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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/08/2016  -  stampato il 05/12/2016


Stati Generali Esecuzione Penale e tecnologie: se questa la chiamate innovazione...

Si sono da poco conclusi gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale che sono stati anche l’occasione per discutere delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie da utilizzare in carcere. Vediamo a quali conclusioni sono arrivati gli esperti dei 18 tavoli per quanto riguarda il settore tecnologico.

Nella premessa del documento finale, pubblicato sul sito giustizia.it, il Comitato di esperti ha indicato da subito i buoni propositi degli stati generali: “Con il presente Documento il Comitato, avvalendosi del prezioso lavoro dei Tavoli, intende offrire un compendio delle linee di intervento che ritiene più qualificanti per dare un volto nuovo all’esecuzione penale, pienamente rispettoso dei principi costituzionali che informano questa materia e attento a nuove problematiche e a nuove potenzialità, inimmaginabili sino a non molto tempo fa” e ancora più esplicitamente poco dopo: “Si pensi all’evoluzione tecnologica che può consentire, attraverso un accorto e diffuso ricorso alla telematica, se non di risolvere, almeno di rendere meno acuti i problemi legati alla scarsità di contatti affettivi, alle carenze dell’assistenza sanitaria, alle sempre insufficienti opportunità di acculturamento e di aggiornamento, alla penuria di lavoro intramurario, alle eventuali difficoltà di colloquio de visu con il difensore. Si pensi quanto le videoconferenze, ovviamente assistite dalle necessarie cautele, possano risultare preziose per attenuare lo sradicamento culturale e affettivo del detenuto, soprattutto straniero”.

Quindi, nuove potenzialità offerte dall’evoluzione tecnologica. Vediamole una ad una quelle individuate dai 18 Tavoli e dal Comitato di esperti.

 

Collegamenti audio-video per il diritto al mantenimento dei rapporti con il mondo esterno

Il detenuto deve scontare la pena nel luogo più vicino alla famiglia e a ciò deve aggiungersi il diritto di difesa, il cui esercizio sarebbe reso oggettivamente più difficoltoso, qualora l’avvocato del detenuto avesse la sede di attività in luogo distante da quello dell’espiazione della pena. Per migliorare le condizioni attuali, dagli stati generali è emerso l’auspicio che, qualora non sia possibile allocare il detenuto nella stessa regione dove vivono i familiari, si preveda l’utilizzo dei collegamenti audio-video con tecnologia digitale, previa modifica dell’art. 18 dell’ordinamento penitenziario. Per quanto riguarda la corrispondenza, gli Stati Generali raccomandano l’estensione delle buone prassi in uso in alcuni istituti, che hanno realizzato un servizio di posta elettronica in partenza e in arrivo per i detenuti. Il Comitato inoltre propone una integrazione dell’art. 18 O.P. per consentire l’utilizzo di programmi di conversazione visiva, sonora e di messaggistica istantanea che presuppongono l’accesso alla rete internet.

 

Salute: cartelle cliniche digitali e telemedicina

Il Comitato sottolinea l’opportunità di adottare un sistema informatico omogeneo che raccolga i diari clinici dei pazienti detenuti in formato digitale, al fine di assicurare sia il diritto alla continuità terapeutica sia una maggiore efficienza del sistema (evitando ripetizioni di esami clinici e garantendo rapidità di consultazione e di aggiornamento). In un’ottica di modernizzazione, si raccomanda di valorizzare l’utilizzo della telemedicina all’interno degli istituti penitenziari, sottolineando come la stessa potrebbe da un lato ridurre il numero delle traduzioni ed i relativi costi, e, dall’altro, assicurare le prestazioni sanitarie in tempi più rapidi.

 

Movimento dei detenuti all’interno del carcere

Per quanto riguarda i movimenti dei detenuti all’interno della struttura detentiva e sull’utilizzo della videosorveglianza, il documento finale stabilisce: è auspicabile che, grazie anche ad un ricorso più intenso alla tecnica della videosorveglianza, venga progressivamente abbandonato il sistema dell’accompagnamento del detenuto nei suoi spostamenti all’interno della struttura.

 

Formazione dei detenuti

Il Comitato ritiene che è quasi superfluo rammentare l’importanza della teledidattica e, con riferimento alle prove di esame, della videoconferenza.

 

Formazione del personale

Il Comitato considera come necessità prioritaria l’investimento iniziale sulla predisposizione di materiali per corsi basati sull’e-learning, destinati a una fruizione continuata nel tempo e soggetta a progressivi aggiornamenti.

 

Se queste sono le potenzialità che il Comitato e i 18 Tavoli composti da oltre 200 tra studiosi ed esperti, hanno individuato tra quelle messe a disposizione dalle nuove tecnologie “inimmaginabili sino a non molto tempo fa”, per dare un nuovo volto all’esecuzione penale, allora, francamente, sembrano più delle potenzialità a cui è stato applicato il 41-bis (tanto per rimanere in tema). Quello che balza agli occhi di qualunque osservatore, anche non necessariamente esperto di nuove tecnologie, è sicuramente il fatto che i partecipanti hanno sostanzialmente circoscritto l’ambito di opportunità, alla trattazione di singoli strumenti quali le videoconferenze, la videosorveglianza e l’e-learning. Forse un po’ pochino rispetto alle nuove tecnologie “inimmaginabili sino a non molto tempo fa” ...

Ma quel che è peggio, è che gli esperti di esecuzione penale hanno continuato a considerare la tecnologia come singoli strumenti da adottare per migliorare singoli aspetti circoscritti.

Quel che invece è emerso prepotentemente in questi ultimi decenni, è che la tecnologia non solo si è fusa nell’informazione e nella comunicazione andando a costituire appunto la galassia dell’ICT (Information and Communications Technology), ma ha cambiato, di fatto, l’intero approccio alle relazioni con gli altri e alle modalità di apprendimento e lavoro.

Si pensi ad esempio quanti e quali cambiamenti ha determinato la convergenza tra smartphone, social network, banda larga e video in streaming, nelle nostre vite quotidiane. Presi singolarmente sono singoli miglioramenti del telefono, della televisione, dell’agenda degli appuntamenti, ma utilizzati insieme, hanno cambiato il nostro linguaggio, la nostra percezione del tempo e dello spazio, hanno spostato i nostri equilibri di relazioni personali e anche la nostra stessa auto-percezione. Ognuno potrà decidere se sono stati cambiamenti in meglio o in peggio, ma è innegabile che c’è stato un cambiamento di fondo, un nuovo modo di agire e anche di pensare.

Se l’intento degli stati generali era quello di introdurre una nuova cultura delle pena (così come più volte ribadito nella relazione finale), allora molto probabilmente si è persa l’occasione di porre al centro la persona detenuta e le potenzialità di miglioramento/reinserimento offertale dalle nuove tecnologie, intese non tanto come singoli “gadgets” migliorativi, ma come un substrato su cui tessere quelle reti di relazioni, azioni e informazioni, indispensabili per attuare tutti quei buoni propositi emersi dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale.

Soprattutto non si è sfruttata l’esperienza fin qui raggiunta da tante altre amministrazioni penitenziarie europee che da anni si confrontano in un Gruppo appositamente creato. Il Gruppo si chiama “ICT in Prison” ed è una nicchia di esperti di EUROPRIS (www.europris.org), l’organizzazione europea che raggruppa quasi tutti i Ministeri della Giustizia e le Amministrazioni penitenziarie europee e dei Paesi confinanti: Austria, Belgio, Catalogna, Croazia, Danimarca, Francia, Inghilterra, Galles, Germania, Finlandia, Georgia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Irlanda del Nord, Norvegia, Romania, Scozia, Slovenia, Svezia.

L’ICT Group per “tecnologia” non intende solo cancelli automatizzati e videosorveglianza come avviene da noi qui in Italia, ma si riunisce per: definire degli standard europei, il riconoscimento biometrico, le tecnologie per scoprire le nuove droghe, comunicazioni tra operatori, e-mail per i detenuti, utilizzo di telefonia mobile sicura in carcere, sicurezza dei detenuti e personale penitenziario, riduzione dei costi, postazioni informatiche per le informazioni ai detenuti, sistemi di videoconferenza all’interno del carcere, utilizzo di tablet per servizi e formazione scolastica e professionale dei detenuti, etc.

Le discussioni non sono accademiche, ma mostrano i vantaggi e gli insuccessi di applicazioni pratiche che gli altri Paesi hanno già adottato. Ci si confronta per diffondere le “buone pratiche” ed eventualmente correggere il tiro con l’esperienza di ciascun Paese. I recenti stati generali avranno pure individuato nuove migliorie per l’esecuzione penale (anche se forse andavano pure individuati gli ostacoli alla mancata attuazione della riforma del 1975), ma se ancora oggi non si riesce a dotare il personale di una proprio indirizzo e-mail “aziendale” e si fa fatica a pubblicare tempestivamente dati minimi quali le circolari o i dati statistici, dubito che i buoni propositi scritti su una relazione finale che vogliono introdurre qualche telecamera in più nelle carceri per la videosorveglianza e qualche postazione in più per utilizzare Skype, possano davvero migliorare le condizioni detentive delle persone ristrette e degli operatori che in carcere ci lavorano.

Guarda: ICT IN PRISONS