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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Massa Carrara, assistente capo di Polizia Penitenziaria originario di S.Maria Capua Vetere si uccide in servizio in carcere. Il cordoglio del Sappe: “terzo agente suicida in pochi mesi”

MASSA CARRARA, ASSISTENTE CAPO DI POLIZIA ORIGINARIO DI S.MARIA CAPUA VETERE SI UCCIDE IN SERVIZIO IN CARCERE. IL CORDOGLIO DEL SAPPE: “TERZO AGENTE SUICIDA IN POCHI MESI”

Nel primo pomeriggio di ieri, lunedì 8 agosto, un Assistente Capo della Polizia Penitenziaria si è suicidato sul muro di cinta della Casa di Reclusione di Massa, sparandosi una raffica di mitra. Z.S., era nato a Santa Maria Capua Vetere  47 anni fa, e da oltre 10 anni faceva servizio a Massa.  Lascia la moglie ed un figlio di 18 anni. Non si conoscono le cause del gesto.

Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commenta: “Siamo sconvolti e sconcertati. Questo di Massa è il terzo suicidio di un poliziotto penitenziario in pochi mesi. In questo triste momento, il SAPPE è vicino alla moglie, al figlio, ai familiari ed agli amici del collega che ha fatto questa tragica scelta. Come hanno rilevato autorevoli studiosi della materia, anche per noi il suicidio di un poliziotto è vissuto dai colleghi come un’esperienza dolorosa che lascia dietro di sé molte domande e sensi di colpa per la convinzione di non aver colto in tempo quei segnali di disagio lanciati da chi meditava il suicidio. E’ altrettanto vero che il suicidio s’innesta in un percorso interiore di pensieri dilanianti sul porre in essere o meno questa scelta definitiva, comprese le motivazioni che possono essere le più varie e non necessariamente riconducibili ad un’unica molla scatenante. Quando a suicidarsi è un operatore di polizia le riflessioni sono maggiori, visto il numero consistente e l’allarme che questo genera sia nei colleghi sia nell’opinione pubblica. E’ risaputo che un poliziotto riesce maggiormente a mascherare le proprie emozioni e molto spesso gli indizi che possono essere colti in altri soggetti è molto difficile captarli in un operatore di polizia. In molti paesi anglosassoni esistono ormai da molti anni dei programmi specifici di prevenzione del suicidio dei poliziotti, nati anche dalla consapevolezza che si tratti di un fenomeno da studiare e da monitorare costantemente. In Italia solo negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso il suicidio degli appartenenti alle forze di polizia con iniziative da parte dei comandi che vanno tutte nell’ottica del sostegno psicologico – clinico. Ma l’Amministrazione Penitenziaria, nonostante i nostri costanti e continui richiamai ad attivarsi su questa drammatica realtà dei suicidi di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, è in drammatico ritardo”.

 

COMUNICATO STAMPA SAPPE