www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/08/2016  -  stampato il 10/12/2016


Suicidi nell’indifferenza

Ho provato una grande pena per le quattro persone sterminate dall’assistente  Luciano Pezzella a Trentola Ducenta, alcuni mesi fa.  In quel caso l’opinione pubblica, che ha la capacità di semplificare senza andare a fondo nei problemi, commentò: "Le guardie carcerarie? Sono tutti pazzi!" – oppure – "Io l’ho sempre detto che i secondini sunnu scattiati di ciriveddu!"

Inevitabilmente, l’opinione pubblica, la gente comune, associò il terribile gesto al lavoro dell’ex collega Pezzella.

Fatta questa breve premessa, l’opinione pubblica, la gente comune (sempre gli stessi che commentano nei bar), nel caso di colleghi suicidi, associano il suicidio ad una condizione di disagio ascrivibile al logorìo, al burnout, derivante dal nostro lavoro.

Perché invece i nostri vertici tendono a minimizzare e a far confluire le ragioni di un suicidio sempre nel problema personale, nei problemi familiari, nei problemi di salute del povero collega che ha fatto questa triste scelta? Certo associare il gesto del suicidio a presunti problemi familiari toglie un bel po’ di problemi di coscienza a chi dovrebbe essere preposto alla nostra gestione, al nostro benessere, ma che in dieci anni, in cui si sono tolti la vita oltre cento agenti di P.P., un Provveditore, una Direttrice, altro non hanno saputo partorire che un numero verde al quale esporre i propri disagi.

Provo una grandissima pena per questo Corpo di Polizia così bistrattato e ormai inesorabilmente  abbandonato a  se stesso; in balia delle aggressioni quotidiane di detenuti pazzi. Con la certezza che lassù (a Roma) nessuno ti pensa.

Mentre la cronaca continua a tingersi di sangue con i continui suicidi di colleghi che si uccidono in mezzo all’indifferenza generale, nessuno è capace di partorire dei provvedimenti seri che possano ridare speranza o un po’ di benessere agli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

Mi chiedo: come mai questo altissimo tasso di suicidi  tra gli appartenenti alle forze dell’ordine ed in particolare alla Polizia Penitenziaria, mentre tra i POLITICI il tasso dei suicidi è veramente risibile e riservato solo a qualche sporadico caso di politico sorpreso con le mani nella marmellata e che per la vergogna ha deciso di farla finita? Cosa ha fatto la politica o i politici per noi negli ultimi anni in tema di benessere? Almeno i nostri vertici dipartimentali qualcosa l’hanno fatta: un numero verde che mai nessuno chiamerà e una continua richiesta di dati statistici sul benessere del personale con domande del tipo "è presente il campo di calcio nell’Istituto?"  (e magari l’età media degli agenti in quell’Istituto è di 55 anni ...) oppure "è presente la biblioteca?" , dimenticando che ormai non legge più nessuno né tantomeno chi è stressato dopo otto nove ore di lavoro e non vede l’ora di tornarsene a casa …

Assenza di visite mediche psicologiche periodiche, assenza di uno psicologo in carcere che possa ricevere gli sfoghi dei colleghi, assenza di provvedimenti seri e concreti volti ad arginare il fenomeno dei suicidi, ma anche il fenomeno diffuso (di cui nessuno osa parlare) del gioco ossessivo compulsivo, il fenomeno dei colleghi – padri separati che non riescono più a vivere per colpa di provvedimenti giudiziari che sbranano gli stipendi riducendoli a poca cosa, fa sì che alcune patologie, magari latenti, o la rabbia accumulata a causa di tanti fattori, tra i quali anche il tipo di servizio e gli orari non graditi (vissuti come un’angheria), esplodano quando meno ce l’aspettiamo, accendendo nuovamente i riflettori su un Corpo di Polizia Penitenziaria martoriato, afflitto da mille problemi, quotidianamente umiliato e aggredito fisicamente in carcere.

Perché tutti minimizzano in caso di suicidio sulla natura del nostro lavoro?  E’ stata mai fatta una indagine seria per capire se il nostro lavoro amplifica i  problemi di natura personale?

Peraltro non voglio fare confronti con altre categorie di persone o lavoratori ma una cosa la voglio dire: perché si scatena il finimondo di fronte al suicidio di un detenuto, mentre quello di un poliziotto penitenziario lascia tutti indifferenti?