www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/08/2016  -  stampato il 08/12/2016


Nelle carceri aumentano jiadhisti islamici e clandestini, ma diminuisce la sicurezza

Pensavamo che un'Amministrazione Penitenziaria seria e concreta in un momento di forte tensione internazionale come quello che stiamo vivendo, si dovesse preoccupare di rappresentare al Governo, alla cariche istituzionali e anche ai mass media, la criticità della situazione che si sta vivendo nelle carceri pugliesi e nazionali.

Invece, abbiamo preso atto che, a parte tenere sotto controllo le persone arrestate per reati ben precisi che hanno attinenza con il terrorismo islamico, per le migliaia di stranieri musulmani che sono detenuti nelle patrie galere, solo qualche raccomandazione, qualche disposizione di impossibile applicazione(ne abbiamo le prove) ai responsabili delle carceri, e tutti in ferie.

Il SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, è consapevole che i vertici del DAP, nominati dalla politica, non possono uscire fuori dal coro per denunciare un pericolo che diventa sempre più concreto man mano che nelle carceri entrano detenuti musulmani che non hanno nulla da perdere, poiché nulla hanno se non delinquere.

Eppure la magistratura ci dice che l’Italia, con la Puglia in prima linea, è terra di passaggio, se non di riposo, per questi signori che preparano attentati, uno dietro l’altro, dovunque.

Quindi, vediamo solo ordinaria amministrazione da parte di chi non perde tempo a leggere le notizie che, soprattutto i giornali locali da nord a sud, mettono in prima pagina su quello che sta accadendo nelle carceri, ormai sguarnite di poliziotti a causa della carenza organica.

Basterebbe anche che il Capo del DAP, o i suoi collaboratori, desse un’occhiata alla rassegna stampa del SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria,  per sobbalzare dalla sedia ed iniziare a preoccuparsi, poiché le notizie non sono per niente buone e la sicurezza non è più garantita, come dovrebbe essere, dai poveri poliziotti penitenziari, ma dalla sorte, nonostante il sacrificio, l’immane lavoro, i rischi per la propria incolumità che questi lavoratori giornalmente vivono sulla loro pelle.

Peraltro vorremmo sapere come si può pretendere che un poliziotto penitenziario (da solo), soprattutto nelle ore pomeridiane, serali e notturne, possa vigilare su 100,  200 detenuti dislocati in più sezioni detentive, per garantire la sicurezza del carcere?

Come può lo stesso poliziotto verificare, controllare, tenere sotto osservazione (da solo) la marea dei detenuti musulmani presenti nelle sezioni detentive, senza dimenticare i mafiosi, i camorristi ecc.ecc.?

Quante possibilità ci sono di scovare eventuali reclutatori di terroristi se il poliziotto è impegnato in varie attività, quali la socialità per i detenuti, la somministrazione della terapia, ecc.ecc., che lo tengono impegnato, senza un attimo di pausa, per la durata dell’intero turno di servizio di 8, 9 ore e, oltretutto, senza poi capire nulla di quello che dicono.

Alcune nostre indagini rivelano che lo stress a cui è sottoposto il personale di Polizia Penitenziaria è paragonabile a quello dei militari in zona di guerra (i continui suicidi di poliziotti sono un drammatico campanello d’allarme).

Eppure, da più parti è stato denunciato che proprio le carceri potrebbero essere l’avamposto per reclutare persone da utilizzare per la guerra santa.

Perché, nonostante ciò, per le carceri non si fa nulla … se non disposizioni da barzelletta?

Ogni giorno che passa l’organico del personale si riduce sempre di più, per pensionamenti, malattie, ecc.ecc., tra l’indifferenza generale.

Un concorso per 400 poliziotti (pure una goccia nel mare) è stato bloccato perché la magistratura di Roma sta indagando e, tuttavia, al Ministro della Giustizia abbiamo chiesto l’integrazione dell’organico con il personale dei concorsi precedenti, ma stiamo ancora aspettando.

Il SAPPE ritiene che sarebbero necessarie misure straordinarie come quelle adottate dal Ministro dell’Interno per la sicurezza pubblica, mentre per le carceri non si fa nulla nonostante il rischio concreto di poter pagare questa inerzia irresponsabile in maniera molto pesante.