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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/09/2016  -  stampato il 10/12/2016


Computer ai detenuti: al DAP il sonno dell''informatica genera mostri

L’informatica non è frutto di un incantesimo di magia che appare quando si accende il computer e scompare quando lo si spegne.

Tuttavia, a giudicare da certi comportamenti e certe inefficienze del DAP, sembra proprio che i nostri dirigenti siano convinti del contrario.

E questo indistintamente a tutti i livelli di dirigenza: dall’ultimo dei funzionari al capo del dipartimento.

Il DAP, nei mesi scorsi, ha ottenuto la fornitura di 6.000 nuovi computer da distribuire in tutte le sedi periferiche. La consegna è già avvenuta in tutte le carceri, nonostante  alcuni difficoltà dovute all’inesperienza e alla mancata pianificazione di come coordinare il personale, individuare le competenze e  il software utile (leggi a proposito Benvenuta DGSIA. Però speriamo che cambiando il direttore d''orchestra la musica non sia sempre la stessa …).

A seguito di ciò, sembra che il Capo DAP abbia deciso di destinare i vecchi computer, che sono in via di rottamazione, alle attività formative e lavorative delle persone detenute nelle carceri italiane.

Di per sé, la proposta di Santi Consolo appare sensata e ragionevole (anche se noi rimaniamo dell’idea che non è certo un computer in più o in meno che può fare la differenza quando migliaia di detenuti vengono lasciati senza fare nulla tutto il giorno). Peccato, però, che questa brillante idea sia avulsa dalla realtà e, per di più, (come al solito) sia l’ennesima iniziativa con cui l’amministrazione penitenziaria “si fa bella” sulle spalle e con i sacrifici della Polizia Penitenziaria.

Ma andiamo per ordine.

 

Il ritiro dei computer

Prima di ogni cosa, va detto che stiamo parlando di computer di proprietà dell’amministrazione della Giustizia e, quindi, non solo dell’amministrazione penitenziaria.

E qui sorgono già i primi banalissimi problemi.

Come farà un’amministrazione coma la nostra, che non riesce ad aggiornare un sito web e che arranca per distribuire le proprie circolari, a coordinarsi con decine, centinaia di Tribunali, Corti d’appello, Uepe … etc.?

Ammesso che vi riesca, come riusciremo a ritirare centinaia di apparecchiature hardware in tutte le sedi?

Chi sarà incaricato del ritiro?

Si utilizzeranno gli uomini dell’NTP o quelli del GOM, oppure quelli del “giro posta”?

Ogni carcere dovrà mettere a disposizione la propria Fiat Punto scolorita oppure saranno utilizzati gli Iveco 370 o i Ducato con le ruote lisce, sotto il coordinamento dei Prap?

Chi valuterà quali saranno le apparecchiature da ritirare e quelle da scartare perché vetuste o rovinate?

Verrà effettuata una verifica preventiva con una prima ricognizione, lo decideranno le persone addette al ritiro, oppure si prenderà tutto in carico e poi si deciderà, con comodo, quali computer utilizzare a quali smaltire in un secondo momento?

 

Cancellazione e installazione del software

Sembra banale anche questo, ma è meglio specificarlo.

I computer, una volta ritirati e selezionati, dovrebbero essere formattati e riconfigurati con lo stesso sistema operativo, che deve essere un minimo comun denominatore.

Su quei computer, però, non si potrà installare l’ultima versione di Windows, ma si dovrà scegliere Windows 8 o, più verosimilmente, Windows 7.

Per un’operazione del genere sarà necessario un accordo con Windows per la fornitura “speciale” di vecchio software (accordo sicuramente possibile) e tutte le licenze dovrebbero costare, mediamente, dai 100 ai 150 euro l’una.

Anche qui, però, sorgono alcuni interrogativi.

Una volta ottenuto il software, chi provvederà a formattare i computer e reinstallare il sistema operativo?

E i driver di sistema?

E chi si occuperà degli eventuali, ulteriori, banalissimi problemi?

Lo faranno gli esperti informatici di cui NON disponiamo in ogni carcere? Oppure saranno compiti demandati all’informatico di turno che in qualche carcere, una volta è il cappellano (non sto scherzando) e un’altra volta è l’educatore o il volontario? O il magazziniere ... ?

 

Utilizzo ed assistenza dei computer

Una volta che questi benedetti computer saranno a disposizione nelle carceri, chi sarà addetto alla loro manutenzione, anti-manomissione, riparazione?

Ancora l’esperto di turno?

O … ci penseremo dopo, intanto “facciamoci belli” con le associazione e i partiti politici sedicenti difensori dei diritti dei detenuti?

Oppure nomineremo un “detenuto di fiducia” che si occuperà di gestire la situazione?

E chi dovrà subìre le escandescenze del detenuto di turno allorquando rivendicherà il proprio diritto di informarsi ed acculturarsi nel momento che una scheda video deciderà di rompersi? 

Ad un Capo DAP, o ai dirigenti generali, che in tutti questi anni (decine) si sono poco interessati (eufemisticamente parlando) su come utilizzare ed integrare l’informatica nell’amministrazione penitenziaria, queste osservazioni sembreranno sterili polemiche.

Al contrario, sembreranno considerazioni meno “banali” a chi, invece (personale di Polizia Penitenziaria e personale del ruolo civile), da decenni sta tappando le falle quotidiane, lavoro indispensabile per mantenere a galla un sistema informatico che fa acqua da tutte le parti, senza peraltro venirsi riconosciuto alcunché (si pensi ad esempio al mancato riconoscimento della specializzazione da informatico o alla recente estromissione da un possibile travaso “per titoli” nei ruoli tecnici del Corpo).

 

Un'altra proposta ...

Secondo ragionamenti più concreti e realmente interessati ai diritti delle persone detenute, in alternativa a proposte inattuabili che non farebbero altro che scaricare al solito personale della periferia tutte le incombenze e le contraddizioni del caso, sembra più conveniente un’altra proposta che “approfitti” di un fatto.

Come ogni fine anno, le amministrazioni pubbliche si ritrovano sui propri capitoli di bilancio migliaia di euro non utilizzati per gli acquisti e, per evitare che l’anno successivo vengano decurtati gli stanziamenti (se i soldi non li spendi, allora non ti servono …), si lanciano in acquisti dell’ultimo momento, spesso inutili.

Secondo questi ragionamenti più concreti, quindi, si potrebbe valutare l’idea di richiedere un nuovo acquisto di computer di livello-base (sufficiente per le esigenze formative e lavorative delle persone detenute), considerando che nella rete Consip, un computer-base compreso di licenza software e garanzia di cinque anni, attualmente ha un prezzo di poco superiore ai trecento euro (consegna compresa).

Ad horas, però, prima della consegna di centinaia di computer fissi nelle carceri, sarebbe necessario che il DAP si risvegliasse dal proprio sonno, tanto rassicurante quanto inconcludente, ed iniziasse ad immaginare uno scenario diverso da quello attuale.

Scenari che altre amministrazioni, in altri Paesi, stanno già mettendo in pratica da anni.

In tal modo, ci si potrebbe accorgere, forse, che il concetto di computer in configurazione "desktop” fissato in una sala informatica con cinque postazioni per trecento detenuti, è già uno scenario obsoleto … e decisamente inefficace.

Altrimenti, oltre a continuare ad ignorare la pianificazione di una seria politica del DAP sull’ICT (acronimo di Information and Communications Technology), si corre il rischio di lanciare proposte inattuabili, senza sapere di cosa realmente si stia parlando e, soprattutto, senza curarsi sulle spalle di chi ricadrà il peso della realizzazione.

 

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