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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/09/2016  -  stampato il 08/12/2016


Il ritorno degli Appuntati

Quando arrivai in carcere, nel lontano 1980, mi trovai in mezzo a tanti coetanei, giovani agenti e agenti ausiliari; in mezzo qualche raro appuntato e alcuni sottufficiali per lo più anziani.

Anziani con i parametri degli anni ’80 significava dai 35 ai 40 anni di età….già, anche se a guardarli, con gli occhi di oggi sembravano dei vecchi.

In ogni carcere della Repubblica Italiana c’era forse un solo appuntato 50enne. Leggendarie erano le sue gesta e i suoi racconti intrisi di violenza, battutacce di caserma, e fanfaronate varie. Insomma era un mito. Primo perché era uno dei pochi a possedere quegli enormi gradi cuciti sulle maniche della divisa grigio verde, che quando stavi per attraversare un corridoio ti dovevi fermare perché sembrava un semaforo rosso. 50enni rari e rispettati. In pratica non facevano niente. Erano però dei dispensatori di consigli, dei filosofi di periferia carceraria.

Poteva succedere di avere più ragazze che ti telefonavano in Istituto? Allora l’appuntato 50enne rispondendo alla chiamata telefonica serale (perché la portineria fungeva anche da centralino) chiedeva: Ma scusi, lei è la ragazza di Palermo o quella di Caltanissetta? Dimezzandoti di colpo il problema… C’era un detenuto pronto a tagliarsi le vene? Allora arrivava lui, l’appuntato 50enne, dispensatore di consigli, che avvicinandosi al detenuto che gridava minacciando di tagliarsi, gli diceva, indicandogli la carotide: qui ti devi tagliare se hai le palle!!!! Ottenendo l’effetto che il detenuto faceva cadere la lametta abbandonando i sui insani propositi. Appuntati 50enni del passato, uomini di altri tempi a metà tra un Comandante e un caporale di giornata; creature mitologiche che con un foglio bianco in mano riuscivano a girare a vuoto per l’Istituto fino alle ore 16.00.

Oggi nelle carceri, l’appuntato 50enne, pardon l’assistente capo anziano è la normalità. Si è vero: oggi appaiono più giovani nell’aspetto. Sono curati, vanno in palestra o a scuola di ballo; corrono con la bici da corsa o fanno jogging, ma hanno sempre o superato i 50 anni e da almeno 25 svolgono sempre lo stesso logorante lavoro al SAT. Presentano regolarmente istanza per NON fare le notti, così come ti da la possibilità di farlo il regolamento concepito quando nelle carceri l’età media era di 30 anni o anche meno, e si andava in pensione dopo 19 anni, 6 mesi e 1 giorno… e regolarmente si vedono respingere le istanze con la motivazione delle “esigenze di servizio”.

Già ... sempre loro le esigenze di servizio, ma se esentiamo i 50enni, chi le farà le notti? I robot? Le telecamere a circuito chiuso? Dove sono i giovani? Ma i nostri funzionari del DAP hanno mai analizzato seriamente il fenomeno dell’invecchiamento del Corpo? Sanno loro che si rischia tra qualche anno che a fare le notti verranno 2 – 3 unità di personale a fronte di quelle previste? Ma lo sanno i nostri funzionari del DAP che fisicamente le notti sono distruttive?

Paradossalmente le notti di oggi sono più pesante di quelle degli anni 80, quando ad un certo orario si chiudeva il portone del carcere e lo si riapriva alle 7.00 del mattino. Aprire un portone di notte era un evento eccezionale che necessitava di autorizzazioni particolari. Oggi i turni notturni sono quasi tali e quali a quelli diurni per impegno e fatica, grazie anche alla preparazione dei traducenti e alle traduzioni a ritmo continuo che non consentono attimi di sosta a chi effettua il turno notturno.

Il risultato è una percentuale altissima di malattie perché fisicamente non si possono reggere questi ritmi per anni.

Interessa a qualcuno? Eppure il regolamento è sempre lì, è sempre quello di quando eravamo tutti ragazzi, di quando c’era in servizio nelle carceri un solo 50enne e veniva esentato dalle notti …