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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/09/2016  -  stampato il 04/12/2016


Il benessere del personale passa anche dalla buonuscita

Più volte, dalle pagine di questo blog abbiamo affrontato l’argomento “benessere del personale”, collegandolo, comunque, a talune iniziative che se portate avanti potrebbero migliorare la condizione fisica e psichica del personale. Abbiamo lanciato spesso delle proposte, assolutamente praticabili, ma che non sono mai state prese in considerazione sia dai nostri vertici ma anche dai Sindacati che, a mio parere, non hanno avuto la determinazione di portare avanti con forza alcuni punti.

Attualmente il monitoraggio effettuato dal DAP, sulle condizioni di benessere del personale si limita a raccogliere dei dati sullo stato delle caserme negli Istituti di Pena (se sono presenti e funzionanti) se vi è la presenza del bar – spaccio, di una biblioteca, della palestra o di un campetto di calcio.

Lasciamo da parte  per un attimo  le considerazioni sullo stato delle caserme nella maggior parte degli istituti, ormai in disuso e sulle quali non si è mai investito per ristrutturarle e farle funzionare  come foresterie o come mini alloggi per quei colleghi  che ne hanno bisogno (vedi gli agenti separati) facendo pagare loro un piccolo canone mensile e mettendo quel personale, in grado di risparmiare qualcosa sullo stipendio. Ma poi mi chiedo:  cosa serve  avere una biblioteca, una palestra, un campo di calcio, quando l’età media del personale in tanti Istituti si attesta ad oltre 50 anni?

Il monitoraggio del DAP dovrebbe servire a produrre una serie di investimenti rivolti nel tempo a migliorare il benessere degli agenti? Non mi risulta che siano allo studio dei provvedimenti in tal senso. Poi, all’indomani di ogni morte di colleghi suicidi, ad ogni grave fatto causato da disagi psichici, però tutti si chiedono  cosa si può fare per migliorare  le condizioni di benessere del personale, magari inviando un corposo questionario e nominando un referente per il benessere per ogni Istituto. Ipocrisia e superficialità. E quindi, dopo tanti fatti tragici, dopo 120 suicidi in dieci anni  l’unico provvedimento preso dal DAP è stato quello di istituire un numero verde al quale  rivolgersi telefonicamente in caso di disagio psico fisico. Sarei davvero curioso di conoscere  quante telefonate abbia ricevuto dal momento della sua istituzione.

Mentre le bollette e le tasse crescono in modo inversamente proporzionale allo stipendio del personale, bloccato ormai da quasi dieci anni, rendendo gli agenti vulnerabili alle tentazioni, spingendolo indebitarsi sempre di più per far fronte ai costi di gestione di una famiglia, non ci sono all’orizzonte speranze che cambi qualcosa in meglio.

Il personale più anziano ovvero quello ad un passo dalla pensione, pensa che un modo per ridare benessere  al personale e aiutarlo a risolvere almeno i problemi economici, sia quello di riuscire a prendere in tempi brevi la buonuscita, cosa oggi che ci è negata dallo stesso Stato che serviamo con devozione e che ci ringrazia per questo, quando andiamo in pensione a domanda, concedendoci la buonuscita dopo due anni.

“Certo che se mi permettessero almeno di prendere un acconto sulla buonuscita che mi spetta, potrei stare in servizio fino alla data prevista per la cessazione; ma questo Stato “ingrato” non me lo permette. Devo sposare mia figlia e non ho i soldi per farlo. Ho un mutuo che ancora devo pagare. Cosa debbo fare? L’unica soluzione è affidarmi alla C.M.O. sperando che mi riformino a causa del mio stato d’ansia. In quel caso dopo 90 giorni lo Stato mi premierà con pensione (10% in più e buonuscita subito). Se invece vado in pensione a domanda, mia figlia dovrà scordarsi la data del matrimonio perché passeranno oltre due anni dalla data di cessazione dal servizio…..”

Questo è il tipico ragionamento dell’assistente capo medio, in odore di pensione. Il personale è stanco e demotivato. C’è un malessere diffuso e non si riesce a venire incontro alle esigenze del personale nemmeno dando la possibilità di un anticipo di buonuscita o premiando invece chi va in pensione a domanda abrogando  questa penalizzante norma contro chi ha deciso di restare nel Corpo fino all’ultimo giorno. Altro che benessere!