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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/09/2016  -  stampato il 10/12/2016


Intervista di Consolo a Il Foglio: Un piano per dare dignitą e speranza a ciascun detenuto

Ho appena finito di leggere un articolo apparso sabato diciassette settembre su Il Foglio e ancora non riesco a riprendermi da un forte senso di disorentiamento. Si tratta di un lungo articolo che descrive le tante cose già fatte (!!?!?) dal Capo del DAP Santi Consolo che, tra l'altro, preannuncia di avere "un piano per dare dignità e speranza a ciascun detenuto”.

Leggi l'articolo completo: IL CARCERE UTILE

Consolo non usa mezze parole e illustra il suo piano: 

“C’è un detenuto che ha delle abilità? Lo utilizzo nel lavoro detentivo. Piastrellista, idraulico, fabbro, etc ... in tanti si possono occupare della manutenzione ordinaria.” 

E poi aggiunge:

“Se non ha abilità, una volta libero l’unico sbocco sarà tornare a delinquere”.

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo queste amenità è che, allora, sarebbe necessario chiedere alla magistratura e alle altre forze dell’ordine di accertarsi se la persona che stanno per arrestare abbia o meno delle abilità, altrimenti come facciamo noi in carcere ad utilizzarlo? Se ha abilità gli facciamo fare il piastrellista (è noto che in Italia c’è una fortissima richiesta di piastrellisti, un lavoro altamente risocializzante) se non le ha ... è chiaro che poi tornerà a delinquere.

Poi il giornalista, e Consolo, proseguono.

“Il Capo del DAP snocciola nuovi esempi. Stiamo ragionando sull’autoproduzione del vitto. Possiamo produrre uova, carne, cibo sano e biologico, facendo lavorare i detenuti anziché rivolgerci a ditte esterne.”

E poi ci sono le scarpe prodotte a Pescara, gli ortaggi e le borse di Venezia Giudecca, le autofficine a Milano e Avellino.

“Fin qui il ragionamento è lineare. Si può condividere o meno, ma l’obiettivo è chiaro a tutti”,  sentenzia il giornalista.

Io invece continuo a non capire. Piuttosto, avrei chiesto a Consolo di spiegare i dati sul lavoro in carcere.

Le statistiche ufficiali del DAP dichiarano che solo il 2,4% delle persone detenute è impiegato in lavori in cui si ha modo di imparare davvero qualcosa. Della rimanente popolazione detenuta, il 22,6% fa lo scopino e il porta-vivande (altri due lavori altamente risocializzanti) e l’altro 75% non fa niente tutto il giorno.

Ma mi rendo anche conto che, probabilmente, sarebbe inutile chiederglielo ... 

Il problema, infatti, non è il Consolo di turno, che ha soltanto la “colpa” di essere l’ultimo Capo DAP in ordine di tempo ... sono decenni che il DAP produce solo recidiva e di "piani" non se ne sono mai visti e non se ne vedono.

Il DAP vive, e ha sempre vissuto, di emergenza: si affronta solo il quotidiano senza uno straccio di progettazione a media o a lunga scadenza. Del resto come dimenticare la parole di Tamburino: Il lavoro in carcere serve solo per passare il tempo e guadagnare quattro spiccioli!

Purtroppo, nel frattempo si susseguono generazioni di dirigenti sempre peggiori di quelle precedenti ... ed è tutto dire.

Sulla stampa, sulle televisioni, su internet si continuano a leggere soltanto le solite dichiarazioni costruite su casi parziali, parzialissimi, “snocciolate” dai soliti giornalisti poco informati, forse anche un po’ amici. Per anni in Italia, stando a quel che hanno scritto o riportato i giornalisti, abbiamo avuto due o tre carceri: Milano Bollate con i cavalli risocializzanti, Roma Rebibbia con un progetto all’anno e il carcere di Volterra con il teatro e  il ristorantino.

Oggi, forse, se ne sono aggiunti altri tre o quattro, ma delle carceri reali, quelle vere, ancora nessuno parla.

Eppure Consolo ci dice spesso che i giornalisti in carcere ci debbono entrare ... e ci entrano! Centinaia di giornalisti l’anno che l’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne autorizza all'ingresso …

Noi ci siamo quasi stancati di cercare di far comprendere a Consolo e al suo Ufficio Stampa che per curare le relazioni pubbliche e per far conoscere all'opinione pubblica la realtà delle carceri non è sufficiente autorizzare la stampa ad accedere nei penitenziari!

Alla fine, ho smesso di leggere l’articolo dopo una pagina e mezza e non riesco proprio ad andare oltre. Davvero non riesco a continuare a leggere. Magari Consolo avrà proseguito spiegando sul serio il suo piano e magari avrei constatato che è un piano che funziona davvero ... ma ho la fondata sensazione che era assolutamente inutile andare avanti.

Sarei felice di sapere, almeno, che Consolo in cuor suo sa bene di dire tante banalità, che sta soltanto facendo un pò di public relation personali, che in fondo sta solamente facendo il suo lavoro di Capo DAP ... quello di cercare di meritarsi i tanti soldi della retribuzione, dicendo a tutti che il DAP ha "un piano".

Tanto dopo potrà sempre dire che "il piano" non glielo hanno fatto realizzare.

E pur tuttavia, alla fine, un dubbio mi assale: ... e se Santi Consolo a certe cose che dice ci credesse veramente?

 

 

Leggi l'articolo completo: IL CARCERE UTILE di Riccardo Lo Verso - Il Foglio, 17 settembre 2016

Il lavoro in carcere serve solo per passare il tempo e guadagnare quattro spiccioli: parola di Tamburino