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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/09/2016  -  stampato il 03/12/2016


Non ve reggae pił ...

Ogni giorno si leggono sulle cronache dei giornali notizie tali da farmi dire, sempre con più frequenza: “fermate l’Italia, voglio scendere”. 

Mi spiego meglio. Sono una persona che ha molti interessi, sono marito e padre, e penso di essere una persona affidabile. Credo in quello che faccio e nel rispetto reciproco, nell’onestà, nella serietà, nel rispetto delle tradizioni e dei valori sociali. Per me assumono importanza una cultura politica e una visione del mondo di orientamento comunitario, che cerca di fondere e valorizzare nella sua azione politica l’unità nazionale, il senso dello Stato, i valori della famiglia, dei corpi intermedi (come associazioni, gruppi politici, ordini professionali...) e delle comunità locali. Per questo, assume per me molta importanza l'educazione civica, ovvero quell’insieme di insegnamenti e approfondimenti che dovrebbero tendere alla creazione di un senso di appartenenza ad un comune destino. Quell’educazione a comportamenti virtuosi che concorrono alla costruzione di una comunità di valori. 

In questo contesto, ritengo che la politica abbia due compiti essenziali: uno è governare e decidere, amministrare gli interessi generali, cambiare le cose e incidere sulla realtà. L'altro è far sentire un individuo dentro una comunità, mutare la massa in popolo, dare simboli, inserire la vita del presente dentro una storia: è la politica come anima civile e passione ideale, che non offra solo promesse contabili o esprima rancori e invettive, ma che incarni principi ideali. In questo contesto sociale, lo Stato si deve dare da fare per migliorare la legittima difesa, inasprire le pene per chi commette reati a forte impatto sociale, come i furti, e soprattutto chiedere certezza della pena. Non uno Stato di polizia, sia chiaro, ma uno Stato serio, credibile, di cui nessuno possa beffarsi, perché le persone perbene desiderano vivere in un Paese in cui lo Stato svolga in modo efficiente una delle funzioni per cui ènato: garantire la sicurezza dei propri cittadini, in particolar modo dei più indifesi. 

Chi sbaglia deve pagare, non solo attraverso le sanzioni e la detenzione ma anche svolgendo lavori di utilità sociale verso la comunità che ha danneggiato con il proprio comportamento. E invece, da quel che si legge periodicamente, mi sembra si stia andando da tutt’altra parte.

Alcuni esempi.

Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i contenuti di un’udienza della Cassazione del 28 giugno scorso che ha chiarito come non vi possa essere più alcuna condanna al carcere per chi commette il reato di atti osceni masturbandosi nella pubblica via, anche nel caso in cui chi compie questa sgradevole e prevaricatoria interferenza con l'altrui sensibilità non lo abbia fatto «occasionalmente» ma abbia scelto il “teatro della sua esibizione scegliendo appositamente una strada frequentata da giovani ragazze”. E questa è la conseguenza pratica della depenalizzazione di alcuni reati introdotta dal Decreto legislativo n.8 del 2015, tra i quali rientrano appunto gli atti osceni ad eccezione di quelli commessi nei luoghi frequentati da minori. Il responsabile, un settantenne di Catania, dovrà adesso solo pagare una multa amministrativa la cui entità sarà decisa dal Prefetto di Catania per una cifra che dovrà essere compresa tra i cinquemila e i 30mila euro, come stabilito dalle norme e sempre ammesso che ne abbia tale disponibilità economica. Così è diventata carta straccia la condanna inflitta a questo molestatore dalla Corte di Appello di Catania il 14 maggio 2015. In primo e secondo grado, l'uomo era stato condannato a tre mesi di reclusione convertiti nella multa di 3.420 euro. Ora gli effetti penali scompaiono. E’ giustizia questa? 

Altro esempio. Nicolas Orlando Lecumberri, il 23enne dj spagnolo arrestato il 27 luglio scorso a Milano dopo una lunga serie di (immotivate) aggressioni con i pugni avvenute in strada contro dei passanti inermi, è "scomparso" dopo essere stato scarcerato il 1 settembre perché il "gip di Milano Livio Cristofano" non ha disposto "alcun servizio di scorta dal carcere al luogo degli arresti domiciliari" in una clinica psichiatrica di Varazze, in Liguria. L’uomo è uscito dal carcere e se ne è andato in Spagna. Dopo il clamore mediatico del caso, è stato chiesto dalla Procura di Milano un mandato d'arresto europeo. Sulla richiesta, firmata dai pm Adriano Scudieri e Cristian Barilli che si sono consultati con il procuratore di Milano Francesco Greco, dovrà esprimersi ora il Gip Livio Cristofano. Lo stesso Gip rischia però di finire nei guai proprio per aver concesso a Lecumberri gli arresti domiciliari senza disporne l'accompagnamento con la scorta della Polizia Penitenziaria. Immagino (e immaginate) quale senso di ingiustizia e di rabbia possano provare le persone colpite a calci e pugni in faccia dal violento spagnolo mentre passeggiavano per strada...

Terzo esempio. Un ex trafficante di droga si è rivolto al Tribunale competente per denunciare le condizioni in cui ha vissuto durante la detenzione ed ha ottenuto un risarcimento pari a 10.592 euro. Hanno scritto i giudici nella sentenza registrata lo scorso 23 agosto: «Si dichiarano illegittime le condizioni detentive alle quali il ricorrente è stato sottoposto nel periodo di detenzione nella casa circondariale di Massa». L’ex trafficante aveva tra l’altro dichiarato di «essere stato costretto, durante la reclusione, a un trattamento disumano e degradante, stante tra l’altro l’alto grado di promiscuità che connotava la vita carceraria dovuto alla convivenza di numerose persone in spazi molto ristretti e all’insufficienza del riscaldamento nelle celle, specie nel periodo invernale». Quasi fosse una scelta personale quella di entrare in carcere da detenuto... Certo non è questo il primo caso in Italia. Sono migliaia gli ex detenuti che hanno ottenuto dallo Stato un indennizzo economico - foraggiato con i soldi dei contribuenti onesti – dopo che nel giugno 2014 il Consiglio dei Ministri approvò un Decreto sui risarcimenti ai detenuti che sono stati ristretti in celle o spazi sotto i tre metri e hanno per questo fatto ricorso alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. 

La misura rientrava tra quelle messe in campo contro il sovraffollamento per rispondere alle richieste imposte dalla Corte di Strasburgo dopo la condanna pronunciata nei confronti dell'Italia nel gennaio 2013. In sintesi, lo Stato ha tagliato e taglia le risorse a favore della sicurezza e della Polizia Penitenziaria in particolare e poi ha previsto (e paga) un indennizzo economico giornaliero per gli assassini, i ladri, i rapinatori, gli stupratori, i delinquenti che sono stati in celle sovraffollate! 

A noi poliziotti hanno congelato e non pagato gli avanzamenti di carriera, le varie indennità, il rimborso delle rette per gli asili nido, addirittura ci fanno pagare l'affitto per l'uso delle stanze in caserma e poi hanno previsto lo stanziamento di soldi per chi le leggi le ha infrante e le infrange ... 

O vogliamo parlare di coloro che neppure entrano in carcere (se gli va male, finiscono ai domiciliari a casa loro) anche se hanno picchiato bimbi all’asilo, anziani negli ospizi o hanno portato loro via i risparmi di una vita introducendosi nelle loro case con le odiose truffe dei falsi poliziottiimpiegati delle poste-operai? O, ancora, delle borseggiatrici pluripregiudicate sempre in libertà perché perennemente gravide, dei delinquenti sorpresi a rubare e spacciare e subito rimessi in libertà e di nuovo riarrestati? O vogliamo parlare dell’indiano accusato di aver tentato di rapire una bambina sul lungomare di Scoglitti, nel Ragusano - un caso che aveva acceso le polemiche per la decisione della Procura di non trattenere lo straniero in carcere – che anziché starsene in carcere 20 anni è stato espulso (con biglietto aereo pagato dallo Stato italiano)? 

Questi sono solamente alcuni esempi di ‘giustizia ingiusta’. Mi limito ad osservare che con la legge n. 47 del 2015 sono state introdotte significative modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Tra esse, l’innalzamento a 5 anni del limite che consente l’applicazione della misura custodiale in carcere e la preclusione della più afflittiva misura cautelare se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore ai 3 anni. 

Insomma, se i detenuti sono tanti e le carceri invece poche, non si pensa a costruire nuovi penitenziari e ad assumere il personale, di Polizia e amministrativo, che serve. No. Chi ci governa ha deciso un’altra soluzione: niente carcere a coloro che si sono resi responsabili di reati, con buona pace di chi quei reati li ha subiti e del lavoro delle Forze dell’Ordine e di Polizia. 

Ma, di questo passo, dove andremo a finire? Possibile che nessuno si stupisca più di nulla? Davvero dobbiamo restare silenti di fronte a queste assurdità, a questo schifo, a questo degrado morale di un Paese che pure è stato Patria di "un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori"? Era davvero avanti anni luce il compianto Rino Gaetano, che nella sua grandezza di cantautore ebbe a scrivere, nel 1978, una indimenticata (ed attualissima) canzone. Ecco, modificandone leggermente il titolo, è proprio quello che vorrei dire io a chi ha concepito e partorito certi obbrobri legislativi: “Nun ve Reggae più…”