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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/09/2016  -  stampato il 08/12/2016


Nonostante le REMS, in carcere sono necessari reparti di osservazione e trattamento psichiatrico con l’ausilio di personale sanitario specializzato

Si sta andando, ormai, verso la totale chiusura degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) a favore delle REMS (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza detentive).

Secondo la norma, le REMS si caratterizzano per  l'adozione di una terapia idonea alla riabilitazione del soggetto ricoverato, prendendo in considerazione la misura di sicurezza giudiziaria, la pericolosità personale e sociale e il reato commesso.

In queste nuove strutture, la stessa normativa non prevede l'impiego del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, salvo casi specifici disciplinati e richiamati dalla circolare dipartimentale n. 0188857 del 31.05.2016, ovvero l’impiego limitatamente ai servizi di scorta  in caso di trasferimenti, piantonamenti e traduzioni delle persone ricoverate, se disposti da parte dell'Autorità Giudiziaria.

A prescindere dalle persone ricoverate nelle REMS, però, presso gli istituti penitenziari, a tutt’oggi, esistono detenuti affetti da problemi di natura psichica, i quali rappresentano un grande problema di gestione, soprattutto quando non si riceve il supporto necessario.

Capita così che l’agente di servizio, in prima linea, durante il proprio turno può correre il rischio di ritrovarsi a dover calmare il ristretto che, improvvisamente, può dare in escandescenza.

Oltremodo, non tutte le realtà penitenziarie presentano dei veri e propri reparti dedicati all’osservazione e al trattamento psichiatrico dei detenuti affetti da disturbo mentale.

Infatti,  il più delle volte, i ristretti in questione si ritrovano nei reparti comuni con il resto della popolazione detenuta, e ben si comprende come ciò non è certamente la soluzione migliore.

Talvolta, i ristretti affetti da disagio psicologico vengono allocati nei reparti infermeria, ma anche questa, a mio avviso, non è la migliore ubicazione. Anzi, può capitare che proprio l’infermeria ospiti detenuti affetti da patologie delicate, ad esempio disabilità motorie oppure malattie cardiache, per le quali sarebbe auspicabile una situazione tranquilla, piuttosto che quella dove un detenuto affetto da malattia psichica, soprattutto in fase acuta, può degenerare in circostanze altamente stressogene.

Per queste ragioni sarebbe, invece, necessario realizzare all’interno del carcere un reparto di osservazione e trattamento psichiatrico per i detenuti affetti da disturbo mentale, garantendo la presenza di medici psichiatri e personale infermieristico specializzato, che siano, obbligatoriamente, presenti H 24.

Inoltre, il personale di Polizia Penitenziaria impiegato in servizio in questi reparti deve necessariamente essere adeguato nei numeri, considerata la particolare tipologia di utenza, e deve ricevere una specifica formazione, affinché possa gestire al meglio le situazioni di disagio lavorativo che, purtroppo, vengono ancor di più ad accentuarsi in presenza di detenuti affetti da disturbi psichici, con tendenza a gesti autolesionisti ed aggressivi verso chiunque vi sia attorno.

Per essere funzionale, il reparto in esame deve avere camere detentive idonee, ove tutto deve essere concepito per evitare di diventare un’arma pericolosa.

E’ notorio, infatti, che un detenuto con disturbi psichici potrebbe utilizzare ogni oggetto presente nella cella per farsi del male o per far del male ad altri. Perciò, se tutto viene costruito ad hoc, anche durante una crisi del detenuto è meno pericoloso mantenere il controllo della  situazione.

Nel reparto psichiatrico, inoltre, dovrebbero essere istituite una serie di attività propedeutiche ad un percorso di recupero e/o di stabilizzazione della patologia, così da poter reinserire il ristretto  nei reparti comuni,  una volta ritrovato un minimo di equilibrio.

Ovviamente, anche questa è una proposta finalizzata a migliorare, di riflesso, il lavoro dei poliziotti penitenziari che oggi, purtroppo, in assenza di reparti simili corrono continuamente il rischio di ritrovarsi in situazioni borderline, difficili da gestire e che, inevitabilmente, contribuiscono ad alimentare il malessere sul posto di lavoro.