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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/09/2016  -  stampato il 09/12/2016


Celle aperte e sorveglianza dinamica: Sebastiano Ardita ha squarciato il velo di ipocrisia del DAP

Le parole di Sebastiano Ardita riportate dal Fatto Quotidiano in un’intervista al Magistrato, sono quelle che avrebbero dovuto scrivere tutti i Comandanti di Reparto della Polizia Penitenziaria nelle proprie relazioni di servizio.

Il Magistrato, che per dieci anni è stato il Direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento del DAP (non una persona qualunque quindi), è stato intervistato in merito alla riforma penale in discussione al Senato.

Nell'intervista, Ardita ha esordito dicendo: “Da qualche tempo è stato introdotto un sistema di detenzione che prevede per i detenuti la giornata fuori dalla cella, si tratterebbe di un principio giusto se fosse la Polizia Penitenziaria a scegliere chi possa essere ammesso in base ai principi che stanno dietro ai percorsi rieducativi. Invece, almeno inizialmente, questa sperimentazione è stata applicata in modo generalizzato.”

Leggi l'intervista al Magistrato Sebastiano Ardita

Il giornalista gli ha chiesto, allora, quale fosse il risultato di tale scelta da parte del DAP e il Magistrato ha risposto: “Si sono raddoppiati i reati commessi in carcere e il costo della maggiore libertà interna l'hanno pagato sulla loro pelle i poliziotti penitenziari perché si sono moltiplicate le aggressioni nei loro confronti. In qualunque Paese questa esperienza sarebbe stata considerata fallimentare, invece da noi è ritenuta meritevole di essere inserita in una legge.”

Poche, chiare, lucide ed incisive parole, che in questi anni solo il SAPPE aveva pronunciato, fin da quando la coppia Tamburino & Pagano ha iniziato a propagandare il regime delle "celle aperte” e della “sorveglianza dinamica” come "La Soluzione" in ambito penitenziario per scongiurare la condanna dell’Europa nei confronti dell’Italia, rea di far soffrire troppo i detenuti.

In realtà, però, un’imprecisione Ardita l’ha detta.

Non sappiamo se effettivamente si sono raddoppiati i reati commessi in carcere, per una semplice quanto inconfessata ragione: i dati raccolti dal DAP e propriamente dall’Ufficio per l’Attività Ispettiva e del Controllo, non sono affidabili.

Un fatto è certo (benchè nascosto):  le poche statistiche fornite dal DAP sui cosiddetti “eventi critici” che avvengono nelle carceri, sono assolutamente parziali, perchè demandate alla buona volontà dei poliziotti penitenziari che, secondo i Capi del DAP, non solo devono gestire le carceri in una situazione a dir poco precaria, non solo devono schivare ogni giorno continue aggressioni, non solo sono esposti a malattie contagiose di assoluta pericolosità, ma devono anche trovare il tempo di inserire i resoconti degli eventi critici nell’ennesima applicazione informatica gestita dalla “Sala Situazioni” del DAP.

E’ più che certo quindi che gli eventi critici, che oltretutto il DAP (guarda caso) non rende pubblici se non in modo parziale e poco significativo, sono molti di più di quelli dichiarati e quindi sono più che raddoppiati da quando sono state introdotte le due mirabolanti soluzioni dipartimentali delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”.

Se i dati raccolti dal DAP sugli eventi critici venissero resi pubblici e, quindi, utilizzati per monitorare ciò che avviene nelle carceri, si potrebbero incrociare con le presenze dei detenuti, con le presenze in servizio dei poliziotti penitenziari divisi per ruoli, con la presenza o meno di direttori titolari e comandanti di reparto in ogni singolo istituto penitenziario … si potrebbe, insomma, iniziare a parlare di dati certi e analisi reali sulle condizioni delle carceri in Italia e, per quanto ci riguarda, sul carico di lavoro della Polizia Penitenziaria.

Quello che il Magistrato Sebastiano Ardita ha detto è una amara realtà che ogni poliziotto penitenziario sa per certo da almeno due anni.

Se qualche poliziotto è stato inizialmente contento della “sorveglianza dinamica” è solo perchè si è illuso che questo "stratagemma" potesse migliorare le proprie condizioni di lavoro, nell'illusione che sarebbe diminuito il proprio carico di lavoro e le proprie responsabilità quotidiane.

Il che è stato anche vero nel breve periodo, ma come dimostrano le notizie delle continue aggressioni di detenuti nei confronti dei poliziotti penitenziari e delle risse tra detenuti (notizie quotidiane che raggiungono l’opinione pubblica solo grazie alle denunce da parte del SAPPE), l’aver adottato il regime delle “celle aperte” e  della “sorveglianza dinamica”, lasciando senza far nulla i detenuti tutto il giorno, nel medio periodo ha solo consentito ai detenuti di mettere in atto aggressioni auto ed etero dirette, nella più assoluta indifferenza del DAP, che oltretutto non è nemmeno in grado di monitorare quel che realmente avviene nelle carceri italiane ... e quel poco che sa, non lo rende pubblico.

 

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