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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/10/2016  -  stampato il 06/12/2016


Caso Cucchi, ancora fango sulla Polizia Pentienziaria: ora il turno della rivista Rolling Stone

Alla Redazione del mensile

ROLLING STONE 

(in foto il direttore editoriale Giovanni Robertini - ndr)

 

Spettabile Redazione,

scrivo dopo aver letto, sul mensile ROLLING STONE in edicola, l’articolo su Stefano Cucchi di Alessandro Zaghi (“La vergogna senza fine della morte di Stefano Cucchi”).

Vorremmo chiedere in base a cosa il signor Zaghi afferma, scrivendosull’esito della perizia medico legale per le indagini preliminari nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, che in essa non vi è “alcuna menzione al pestaggio subito da Cucchi in carcere” dato che “in carcere Cucchi sarebbe stato selvaggiamente pestato da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria”.

Ve lo chiediamo perché sia la sentenza di primo grado che quella di appello hanno assolto i poliziotti penitenziari che lavorano proprio a piazzale Clodio dalle accuse (non suffragate da alcuna prova!) loro mosse. Lo hanno accertato due Corti, 4 giudici togati, 12 giudici popolari. Lo ha confermato, definitivamente, la Corte di Cassazione!

Leggi anche: Caso Cucchi: le sentenze integrali di primo e secondo grado, con le motivazioni dei verdetti

Ora arriva Alessandro Zaghi, con il suo articolo, a disinformare i lettori del mensile Rolling Stone, esprimendo un giudizio senza alcuna prova.

Chiariamo: siamo sempre stati solidali con la Famiglia Cucchi per la perdita del loro familiare, ma anche fieri del nostro lavoro quotidiano e della nostra abnegazione al servizio del Paese. Siamo convinti che il SAPPE proseguirà la battaglia in difesa dei colleghi e dell’intero Corpo di Polizia Penitenziaria che in questa vicenda è attaccato da molti che forse sono in possesso di una verità che conoscono solo loro.

Il processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi ha confermato l’assoluzione per i poliziotti penitenziari coinvolti loro malgrado nella triste vicenda. E la Cassazione, ripetiamo, l’ha definitivamente confermato.

Avevamo ragione quando, in assoluta solitudine, sostenemmo che non si dovevano trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Abbiamo avuto ragione nel confidare nella Magistratura perché la Polizia Penitenziaria non aveva e non ha nulla da nascondere.

L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente – con professionalità, abnegazione e umanità - dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria.

Tanto per dire, negli ultimi vent'anni, abbiamo salvato la vita, in tutta Italia, ad oltre 19.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 124mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo. Non mi sembra che Alessandro Zaghi di tutto questo ha mai parlato o scritto qualcosa…

Tornando all’articolo del Vostro giornalista, già nel dicembre 2009 la rigorosa inchiesta amministrativa disposta dall’allora Capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Franco Ionta sul decesso di Stefano Cucchi escluse responsabilità, da parte del personale di Polizia Penitenziaria, in particolare di quello che opera nelle celle detentive del palazzo di Giustizia a Roma.

E i poliziotti penitenziari, in appello, sono stati assolti per la seconda volta. E in Cassazione per la terza volta!

Vorremmo ribadirlo con chiarezza: abbiamo sempre confidato nella Magistratura. Ma non si può essere garantisti ‘a intermittenza’ o accettare solamente le conclusioni di quelle sentenze che fanno comodo.

Noi non siamo assassini, siamo onesti servitori dello Stato, e non accettiamo accuse false, gratuite ancorché offensive, quali quelle che Zaghi ha inteso diffondere senza alcun elemento a supporto delle sue gravi accuse.

Sono certo che vorrete pubblicare questa nostra.

Cordialità. 

Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE

 

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