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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/03/2010  -  stampato il 09/12/2016


Shutter island

Martin Scorsese realizza un prisonmovie come thriller psicologico, appassionante, avvincente, pieno di colpi di scena, tratto dal romanzo l’Isola della paura di Dennis Lehane.

Due agenti federali, Teddy Daniels, interpretato da Leonardo Di Caprio e Chuck Aule, interpretato da Mark Ruffalo, vengono inviati a Shutter Island, dove si trova un grande complesso penitenziario con annesso manicomio criminale, per indagare sulla misteriosa e improvvisa scomparsa di una delle detenute dell’istituto, Rachel Solando, interpretata da Emily Mortimer, condannata per aver ucciso, annegandoli, i propri tre figli, e letteralmente volatilizzata tra le mura dell’istituto.

I due agenti otterranno la collaborazione per le indagini del direttore Cawley e del medico Naehring del carcere, interpretarti rispettivamente da Ben Kisgsley e da Max von Sydow. Per il sopraggiungere del maltempo Daniels e Aule sono costretti a prolungare la permanenza sull’isola e finiscono per notare strane cose che avvengono all’interno dell’istituto e una sospetta reticenza da parte del personale della struttura penitenziaria. Il film riesce appieno nei suoi intrighi psicologici, tutto è il contrario di tutto e nulla è come sembra. Anche lo spettatore finisce per perdersi nei meandri della enorme scala a chiocciola del carcere insieme all’agente Teddy Daniels e come lui non sa di quali personaggi fidarsi e di quali invece diffidare. L’agente Daniels è un uomo forte e deciso ma che nasconde un doloroso passato: è stato in guerra e ha visto il campo di concentramento di Dachau con i suoi orrori e la sua bellissima moglie Dolores (Michelle Williams) è morta a causa di un incendio appiccato da un piromane.

La trama è davvero coinvolgente e la storia ha un ritmo incalzante che incolla lo spettatore alla poltrona per tutta la durata del film. Ottima la regia di Scorsese che fa un lavoro magistrale con le inquadrature e l’uso dei colori scuri, inquietanti e claustrofobici. L’apice del pathos è raggiunto nell’inquadratura dal basso verso l’alto della scala a chiocciola.

Tutto ruota e si svolge tra le celle e i camminamenti bui dell’istituto, tra i sogni premonitori e gli incubi del passato di Teddy, dalle sue frequenti emicranie, alle piccole e grandi scoperte delle indagini.