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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/01/2017  -  stampato il 24/02/2017


Ente di Assistenza: a chi serve?

L'Ente di Assistenza è stato istituito dall'articolo 41 della legge 395 del 1990, che gli ha conferito personalità giuridica di diritto pubblico. Allo stesso Ente sono state attribuite competenze dello Stato individuate negli interventi di protezione sociale in favore del personale del Corpo di Polizia e dell'Amministrazione Penitenziaria e loro familiari, ai sensi dell'articolo 24 del D.P.R. 616 del 1977 (trasferimento competenze alle regioni).

Nel corso degli anni, l'Ente di Assistenza ha incrementato le sue entrate grazie ad una efficiente organizzazione, sia contabile che commerciale, degli Spacci (gestioni periferiche) che ha gestito e gestisce e dai quali riceve gli utili ed ha potuto così garantire sostanziose erogazioni oltre che agli orfani, unico compito del trasformato ente orfani, al personale stanziando milioni di euro in sussidi per famiglie in condizioni disagiate, sussidi post mortem per i familiari di dipendenti deceduti e sussidi funeralizi per decesso di congiunti, oltre ai premi per chi consegue un titolo di studio. Ha organizzato migliaia e migliaia di soggiorni estivi in Italia e all'estero, (anche negli Stati Uniti) per i figli dei dipendenti ed ha realizzato, con i propri fondi, gli stabilimenti balneari di Maccarese, Torre Chianca, Catania e il villaggio di Is Arenas dove le famiglie hanno potuto e possono trascorrere 15 giorni di vacanza in un posto incontaminato.

Gli interventi per garantire il benessere del personale sono aumentati di anno in anno con l'attivazione di foresterie per il personale presso le Scuole dell'Amministrazione (Verbania, Portici, Catania, Sulmona e Parma), con elargizione del “buono Epifania” ai figli dei dipendenti del valore di 50,00 euro e la distribuzione della confezione natalizia al personale composta da prodotti realizzati negli istituti penitenziari. Tutte le attività poste in essere dall’Ente sono state apprezzate nel tempo dal personale sia per quanto concerne gli aiuti economici che per le iniziative di svago.

Ora sembra che tutto andrà perduto, non si sa perché...

Si è tenuta infatti presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, lo scorso lunedì 7 novembre 2016, la seduta del Comitato di Indirizzo Generale dell’Ente di Assistenza che ha discusso il piano delle attività per l’anno 2017. L’informativa a corredo della lettera di convocazione ha chiarito che, nel prossimo futuro, gli scenari saranno davvero inquietanti per i poliziotti penitenziari e andranno ad avvalorare quel che il SAPPE sostiene dal 2008: ossia che l’Ente di Assistenza, così come è stato organizzato dal nuovo decreto, non può funzionare per la sua sostanziale incapacità di mettere in campo progetti a medio e lungo termine.

Con il Comitato di Vigilanza trasformato in una assemblea di trenta persone, tutto il potere decisionale risiede nel Consiglio di Amministrazione e, sostanzialmente, nelle mani di una sola persona: il Capo del DAP.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti e per il 2017, come detto, sarà peggio che andar di notte...

L’Amministrazione Penitenziaria intende infatti aumentare la quota di adesione all’Ente di Assistenza a 3 euro ma contestualmente prevede di ridurre i fondi per i sussidi funeralizi, riconoscendoli solamente per coniugi/compagni o figli (nucleo familiari, e non più per il decesso di genitori del dipendente, quelli per sussidi vari al personale e per le spese dei soggiorni estivi dei figli dei dipendenti.

Non solo. L’informativa presentata, e firmata dal Segretario dell’Ente, prevede anche di ridurre i fondi per l’Epifania, con la consegna a tutto il personale della sola confezione natalizia (composta da prodotti realizzati dai detenuti) ed eliminando quindi il buono Epifania per i bimbi oppure ridurre drasticamente il buono Epifania, dagli attuali 50 euro a 30 euro e quelli destinati ai premi al personale che consegue un titolo di studio superiore a quello posseduto, prevedendo la corresponsione solamente a quelli che conseguono un diploma di scuola media superiore (non più, dunque, lauree triennali e quinquennali, dottorati, etc.).

Insomma, tagli su tagli a fronte di un richiesto aumento della quota di adesione. E poi c’è ancora chi ci chiede perché parliamo di una “Amministrazione Penitenziaria matrigna”?

L’Ente dovrebbe essere di aiuto e di sostegno ai poliziotti penitenziari ed ai dipendenti dell’Amministrazione. Ed invece imbocca una strada completamente opposta. Una cosa è certa: se questo ridicolo progetto dovesse andare in porto, il SAPPE inviterà tutti i poliziotti penitenziari a dare disdetta dall’Ente di Assistenza!

Così com’è strutturato e concepito, non serve e non servirà proprio a nessuno...