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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/03/2010  -  stampato il 04/12/2016


DIETRO LE QUINTE DEL CONVEGNO DEL SAPPE. Chi non c’era... non conta niente.

 

Pomeriggio da Red Carpet alla Scuola di via di Brava a Roma, lo scorso 8 marzo.
L’aula magna della Scuola, infatti, ha ospitato uno straordinario convegno del Sappe (e dell’Anfu) sull’emergenza penitenziaria intitolato “Immigrazione e tossicodipendenza: pena, carcere e territorio. Riorganizzazione della Polizia Penitenziaria”.
(Praticamente di tutto; come dire a chi interviene: potete parlare di qualsiasi cosa, con un titolo così qualunque argomento, con la parola carcere in mezzo, è pertinente)
 
Ovviamente, il richiamo più che l’argomento, l’ha fatto la buvette laddove si soppesa il valore dell’essere presente.
Anche l’intervento dei media ha contribuito al richiamo dell’avvenimento, laddove le telecamere di La7, Sky TG24 e Mediaset hanno fatto la loro bella figura, prima all’esterno della sala e, più tardi, all’interno dell’aula magna che ha ospitato i relatori.
 
Straordinario il parterre a ridosso della presidenza del convegno dove, sotto la postazione di Franco Ionta, era schierato l’intero  Establishment del Dipartimento, da De Pascalis a Di Somma; da Ardita alla Mariotti Culla; da Cascini a D’Amico e Mattiello; da Zaccagnino alla Borzacchiello e fino al Direttore della Scuola Luigino Magri.
Tra tutti spiccava la vistosa assenza del “Generale” Ragosa, come sempre più propenso agli  ossimori …
 
Non ha sorpreso affatto il parterre politico, come al solito monocolore, nel quale, anche volendo considerare istituzionale la presenza del Sottosegretario Caliendo, si sono assisi soltanto l’ex forzitalia (ed ex Sottosegretario anch’egli) Luigi Vitali e il Presidente dei Senatori Pdl (ex AN) Maurizio Gasparri. Presente, anche, a rappresentare il Sindaco Alemanno, il dr. Fabrizio Sartori.
 
Interrogati al riguardo, gli organizzatori ci assicurano di aver equamente distribuito gli inviti a tutto l’arco parlamentare così da presupporre, viste le diserzioni, una certa distanza del centro sinistra dal Sappe e non già viceversa come più di qualcuno ha insinuato.
 
Lo staff del convegno ci informa che anche tutti gli altri sindacati del Corpo sono stati invitati a partecipare, e ne è testimonianza la presenza di Peppe Di Carlo (signorilmente partecipe fino alla fine dei lavori) e di C. Eugenio Sarno.
 
Un insolito taciturno Turrini Vita, defilato sulla destra accanto al fidato Cioffi, ha indugiato in sala poco più di un’oretta, da un punto di osservazione privilegiato situato poco fuori dal cono di luce della ribalta.
A qualche malizioso è sembrato di rivedere il Nanni Moretti di Ecce bombo quando si domandava: “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e me ne sto in disparte?”.
 
Un po’ di penombra anche per la Capa della Segreteria Maria Claudia Di Paolo, ospite tardiva che si è ormeggiata tra l’ingresso della sala e le ultime fila di poltrone “lassù in alto”.
Al contrario di Turrini, però, la Di Paolo non si è sottratta alle tentazioni gossippare, intrattenendosi con più di un ospite in sala, compreso qualche piccolo grande dirigente nazionale del Sappe.
 
Il primo colpo di scena si è avuto con l’intervento (a braccio) del Capo Dap Ionta, allorquando “accusa” il Sappe di aver assunto nel Convegno e col Convegno un ruolo inequivocabilmente “Istituzionale”, andando così a svolgere una funzione sussidiaria  all’amministrazione penitenziaria.
 
Dopo il colpo di scena, arriva il coup de theatre con la distribuzione a tutti i presenti del famigerato braccialetto elettronico. Non un modellino, ma l’aggeggio vero e proprio con l’unica differenza di non essere attivo al rilevamento elettronico.
(Più di qualcuno, tra cui anche il Pres. Gasparri, l’ha indossato per buona parte del convegno).
 
A seguire, la proiezione cinematografica di un breve filmato nel quale viene spiegato l’uso e l’impiego dell’apparecchio elettronico di controllo per l’esecuzione penale esterna.
 
Subito dopo il filmato, è salito sul palco un Funzionario del Dipartimento Penitenziario Britannico che ha illustrato alla platea l’esperienza anglosassone del  probation service  mediante l’applicazione del braccialetto elettronico come sistema di monitoraggio e di controllo.
Tanto interessante l’argomento, quanto noiosa l’esposizione. Un po’ per effetto della lingua inglese, un po’ per la lentezza della traduzione simultanea e un po’ per il contesto quasi teatrale, l’esposizione è sembrata più una commedia di Shakespeare che non una conferenza cattedratica.
 
Una parentesi sull’encomiabile stacanovismo del Generale Mattiello (forse anche in omaggio alle aperture del Sappe) e della dottoressa Susi Borzacchiello, inamovibili fino alla fine del convegno dalle proprie poltrone, pur senza obblighi di protocollo e senza essere iscritti a parlare.
A quanto dato vedere nessun’altro (che non vi era tenuto da vincoli organizzativi), a parte il già citato Di Carlo,  ha avuto il coraggio e la costanza di reggere tanto.
 
Breve relazione di Sebastiano Ardita che egli stesso definisce poco più di un saluto. Ci è piaciuta, tra le righe, la non casuale definizione “Polizia di Giustizia”.
 
Secondo colpo di scena, l’intervento del Vice Capo Vicario Emilio Di Somma che più che esercitare il suo ruolo vicario ha interpretato un ruolo critico (quasi di opposizione) rispetto all’intervento del Capo Dap, laddove ha confutato più di una tesi sostenuta da Ionta qualche tempo  prima.
 
E’ apparso senza la solita verve, invece, l’intervento della Mariotti Culla, evidentemente esausta dallo snervante tira e molla tra la direzione generale del personale e quella dell’esecuzione penale esterna...
La Culla ha indugiato a lungo sui “miei allievi funzionari...” così da eludere ogni tema potenzialmente sovversivo. Peccato, perché in genere è abbastanza interessante sentire l’opinione de “l’unico dirigente generale con gli attributi”.
 
Ultimo intervento del convegno quello di Massimo De Pascalis, quasi come una metafora per chiudere il suo triennato alla direzione generale del personale. La sua relazione, però, ha dato l’impressione di un qualcosa di molto teorico e volutamente circoscritto al piano straordinario di edilizia penitenziaria.
 
Emblematico, poi,  l’intervento di Enrico Sbriglia, segretario del Sidipe, che al di là dei contenuti (e della solita noiosa lunghezza) ha significato una sorta di sdoganamento del sindacato dei direttori che, dopo aver sciolto l’affiliazione con la Cisl, si è riavvicinato (almeno simbolicamente) alla polizia penitenziaria ed ai suoi rappresentanti.
(Da notare che la presenza di Sbriglia al convegno del Sappe contraccambia quella di Capece al convegno del Sidipe, tenuto a Trieste appena una settimana prima).
 
Last but not the least l’intervento diMauro D’Amico che rompe un altro tabù del Sappe, quello degli Ufficiali del disciolto Corpo.
Questa la seconda grande apertura del Sappe, dopo quella al Sidipe, allorquando nell’aula magna del convegno hanno risuonato alcune frasi del generale D’Amico quali “recuperare la professionalità degli ufficiali degli agenti di custodia,che tanto hanno dato e che tanto ancora possono dare, nel corpo di Polizia Penitenziaria”, parole che soltanto fino a qualche giorno prima erano inimmaginabili a un convegno del Sappe.
 
Qual è il fil rouge che unisce la proposta di Capece per la Direzione Generale del Corpo, la presenza di Sbriglia, le parole di D’Amico e l’ostinata e paziente presenza fino alla fine del convegno del generale Alfonso Mattiello ?
 
Qual è il leitmotiv del convegno del Sappe che ha fatto confluire nell’aula magna della scuola di Roma tutta l’intellighentia dipartimentale ?
 
Qualcosa mi dice che ben presto lo sapremo …
 
 
(Post Scriptum: per la cronaca si sono susseguiti gli interventi di Gasparri, Caliendo, Vitali, Ezio Savasta della Comunità di Sant’Egidio Marco Angeleri della  Comunità Villa Maraini, Fabrizio Sartori, Paola Saraceni e Angelo Zaccagnino. Ha aperto e chiuso i lavori il direttore della scuola Magri).
 
 
Giulio Raimondo Mazzarino