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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/03/2010  -  stampato il 04/12/2016


Il presidente del consiglio regionale del Lazio ha confermato per altri sette anni Angiolo Marroni all’authority sui detenuti.

 

Il Manifesto, 9 marzo 2010
 
Anche il Pd non disdegna i decreti in corso d’opera e le leggi ad personam. Certo, se occorrono preferisce farli di nascosto e senza i toni trionfanti di La Russa o Calderoli. Ma la sostanza si assomiglia pericolosamente. Almeno, si parva licet, nel caso del garante dei detenuti del Lazio. Il presidente del consiglio regionale uscente Bruno Astorre ha infatti confermato per altri sette anni Angiolo Marroni all’authority che controlla il rispetto dei diritti dei detenuti. Una funzione delicata (e remunerata) che il Lazio ha istituito per prima tra le regioni italiane. Tanto più delicata dopo il passaggio della sanità penitenziaria agli enti locali deciso da Prodi.
Nel 2003 Marroni fu scelto dal consiglio regionale all’unanimità. Un voto di prestigio. Peccato che sette anni dopo, la sua conferma avvenga con un decreto fantasma, firmato dal solo Astorre a parlamentino sciolto e dopo le polemiche furibonde dell’ultima seduta prima del voto. Peccato che non sia stato nemmeno esaminato l’unico altro candidato, Antonio Marchesi, che aveva fatto domanda. Peccato perché l’ex presidente di Amnesty International è un esperto del Comitato europeo contro la tortura e professore di diritti umani e diritto internazionale all’università di Teramo e Roma Tre.
Un curriculum di tutto rispetto, indipendente, sostenuto da associazioni come Arci, A buon diritto, Caritas e Antigone. Astorre ha preferito puntare su un politico di lungo corso come Marroni (eletto nelle istituzioni dal 1965, il figlio è capogruppo Pd al comune) che al termine del suo mandato avrà 86 anni. A pensar male si potrebbe perfino pensare a uno scambio elettorale nella corsa alle preferenze che si è scatenata nel Pd romano a un mese dal voto (recentemente Marroni ha partecipato alle iniziative di Esterino Montino).
E l’opposizione? Muta come un pesce. Forse perché i due oscuri vice-garanti (remunerati anche se non attivissimi all’authority) sono indicati proprio dal Pdl. Io nomino, tu taci, l’altro acconsente, noi ci spartiamo le poltrone e i cittadini che votano non sanno.
 
 

 

La replica del Garante, Angiolo Marroni
 
 Il consenso "bipartisan", rappresentato come un inciucio, è in realtà un riconoscimento molto ampio al ruolo ed alla funzione di Garante da me sempre interpretato al di sopra delle parti e con il massimo rispetto delle Istituzioni, così come il mio curriculum testimonia, avendo io ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità e rilievo.
La mia candidatura è stata appoggiata da numerose Associazioni, Enti ed Istituzioni che operano in carcere e di cui di seguito ne elenco tra le più significative: Circolo Arci-Uisp - detenuti C.C. Rebibbia Nuovo Complesso; Circolo Arci-Uisp - detenuti C.R. Rebibbia; Comune di Roma - Assessorato Servizi Sociali; Comunità di S. Egidio; Consorzio Cooperative Sociali; Coop. Soc. Panta Coop; Coop. Soc. 29 Giugno; Coop. Cecilia; Coop. Gisocoop - Non solo chiacchiere; Coop. Soc. Antica Torre; Coordinamento Cappellani Penitenziari Regione Lazio; Direttivo Consulta Carceri di Roma; Enaip Lazio; Forum Sanità Penitenziaria Regione Lazio; Prefettura di Roma; Provincia di Roma - Assessorato Servizi Sociali; Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria Regione Lazio; Questura di Roma - Ufficio Immigrazione; Sindacato Uil Penitenziaria; Tribunale di Sorveglianza di Roma.
Infine, la mia nomina è avvenuta nel pieno rispetto della legge, che prevede l’auto candidatura o la proposta di un nominativo da parte di terzi, così come indica il Regolamento regionale da cui è tratto l’avviso pubblico di partecipazione.