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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/03/2010  -  stampato il 02/12/2016


Alla Signoria Vostra Illustrissima, la mia faccia sotto i vostri piedi

Nel nostro lavoro le formalità conservano ancora un loro peso.

In una complessa macchina burocratica, è indispensabile ricorrere ancora al supporto cartaceo che certifichi, mediante l’indicazione delle proprie generalità e firma in calce, l’esistenza stessa di una richiesta, di una ricevuta, di un qualsiasi scambio di informazioni o documenti ufficiali tra l’Amministrazione e il dipendente.

Tutto questo si traduce in pratica, in una serie vastissima di moduli di domande, di autocertificazioni etc. che sono a garanzia del dipendente e obbligatorie per l’Amministrazione senza le quali si navigherebbe nell’arbitrio e quindi nell’illegalità.

Se le formalità sono necessarie, in certe forme e in certi casi però sono anche dannose.

Per esempio non tutte le regole sono state formalizzate e, mentre è chiaro ed evidente che in una domanda di ferie bisogna indicare le generalità del richiedente e i giorni richiesti, per quanto riguarda tutte le regole accessorie, non esistono regole ufficiali e ci si adagia sulla prassi.

Proprio ieri ho avuto la necessità di presentare una domanda di congedo ordinario (ferie) e ho preso uno dei moduli già pronti disponibili in Segreteria. Tra una riga e l’altra, soffermandomi a leggere tutte le parole, ho provato un senso di nausea a leggere formule del tipo “alla Signoria Vostra Illustrissima” oppure “Con Osservanza” e anche il più subdolo: “Al Signor Direttore”.

In effetti tutti i moduli presenti in tutte le Segreterie delle Direzioni in cui ho prestato servizio fino ad ora, sono pieni zeppi di moduli da compilare che riportano formalità simili a queste che lentamente si sono impossessate di tutta la modulistica già pronta che abbiamo a disposizione.

Mi sorge il dubbio che in passato, quando la maggior parte dei nostri colleghi aveva ancora qualche problema con la lingua italiana, ci sia stato un Direttore che con pazienza e metodo abbia compilato personalmente tutti i moduli prestampati che abbiamo a diaposizione oggi, riempiendoli di formule di pura sottomissione che potevano essere giustificate nel tardo medioevo, ma che oggi, un appartenente alla Polizia Penitenziaria potrebbe tranquillamente evitare, per la sua dignità e per quella dell’intero Corpo.

Personalmente d’ora in poi perderò un po’ di tempo a riscrivermi tutta la modulistica che via via mi sarà necessario utilizzare, “purgandola” di quelle formule bizantine ed inutili.

Vi saluto con una formula che ho visto usare da un Ispettore Superiore alla fine di una relazione di servizio indirizzata al proprio Direttore: “Si coglie l’occasione per porgerLe i miei deferenti ossequi”. Praticamente una formula di saluto degna della lettera che Massimo Troisi e Roberto Benigni scrivevano a Savonarola nel film “Non ci resta che piangere”.

P.S. Segnalate (attraverso i commenti all’articolo) altre formule medioevali in uso presso la vostra modulistica del vostro Istituto.