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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/04/2010  -  stampato il 10/12/2016


In una lettera Federica Montalto ricorda il suo papÓ ucciso dalla mafia: e il DAP?

"Caro Papà, mi manchi. Siamo stati insieme per pochi mesi e non mi ricordo niente di te. Ho imparato a conoscerti solo attraverso i racconti della mamma che mi diceva molte cose belle sulla nostra vita insieme. Mi sarebbe piaciuto conoscerti e trascorrere dei bei momenti con te, come tutti i papà fanno con i propri figli. Ma questo non ci è stato permesso perché ti hanno portato via da me quando ancora non potevo capire cosa stava succedendo. Non mi ricordo il momento in cui hanno detto che non c’eri più e sono cresciuta con il vuoto della tua assenza. Quella sera quando te ne sei andato, io la mamma e Ilenia, che era nella sua pancia, abbiamo corso un grande pericolo e tu sei morto per salvarci. Tante volte mi sono chiesta perché ti hanno portato via da me e a questa domanda non ho mai saputo rispondere. La mia vita con te sarebbe stata più facile perché è molto difficile crescere senza un padre. Ogni volta che ti penso, ti immagino felice e sorridente, come nelle poche foto che abbiamo insieme. Per quello che sei stato, ti voglio bene e sei il mio eroe".

Questa e la lettera che Federica Montalto ha scritto nei giorni scorsi al padre Giuseppe, Agente Scelto del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio all'Ucciardone, ucciso in un agguato mafioso quindici anni fa a Trapani in contrada Palma.

Federica è stata tra gli studenti che hanno partecipato al concorso indetto dal Comune di Erice, riservato agli studenti delle otto scuole ericine, elementari, medie e superiori, dedicato a Giuseppe Montalto. Un concorso inserito all'interno delle manifestazioni "Non ti scordar di me", il ciclo di manifestazioni indetto per il terzo anno consecutivo dal Comune per ricordare le vittime della strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985. Il ricordo di Barbara Rizzo e dei gemellini Giuseppe e Salvatore Asta, a 25 anni dalla strage in cui furono uccisi da quell'autobomba destinata al pm Carlo Palermo, si è intrecciato quest’anno con quello di Giuseppe Montalto.

Gli studenti si sono misurati con diversi elaborati dedicati a Montalto. Sono stati proiettati i video:

  • «Un futuro che viene dal passato» del primo circolo didattico;
  • «Insieme» dell’Alberghiero;
  • «Giuseppe: l’amico che ognuno vorrebbe avere» dell’istituto comprensivo Castronovo;
  • «Giuseppe Montalto: l’eroismo della quotidianità» del comprensivo Pagoto;
  • «Il diario dei quattro giorni dopo l’uccisione» del comprensivo Rubino;
  • «Facciamo che» del secondo circolo didattico;
  • «Un faro di luce nel mondo» della media Di Stefano.

Anche Liliana Riccobene, la moglie di Giuseppe Montalto, oggi è diventata «testimone» della lotta alla mafia, incontra gli studenti eracconta la sua storia. Rispetto al 1995, lei riconosce che tra igiovani c'è più voglia di fare. E questo è accaduto anche per suo merito, per il sacrificio di Giuseppe Montalto e di altri caduti, e di altri che ancora oggi mantengono un impegno diuturno e carico di sacrifici, ma di grande fedeltà allo Stato ed ai suoi cittadini «liberi».

La notizia è tratta dal sito web Antimafia 2000, non la troverete sul quello della Polizia Penitenziaria, non la troverete su altre pagine web o cartacee dell'Amministrazione penitenziaria. Il perché di un simile comportamento omissivo non lo conosciamo, possiamo però segnalare qualche riferimento al lettore che potrà farsi un'idea del contesto in cui maturano certe inadempienze del DAP.

 

L'INTERESSE DEL DAP IN MERITO ALLA QUESTIONE DEL RICORDO DEI CADUTI

11 luglio 2006: durante una riunione della Commissione Ricompense tenutasi presso il DAP, il rappresentante del Sappe propose di realizzare un volume cartaceo in memoria dei caduti della Polizia Penitenziaria. Proposta accolta favorevolmente dal DAP stesso.

Nel 2006, il Sappe indirizzò al DAP una delle tante lettere in cui si auspicavano iniziative per ricordare i caduti del Corpo: un sacrario, un libro, etc. e il 29 gennaio del 2008 il DAP espresse la prima timida risposta, manifestando l'intenzione di volersi occupare del sacrario.

Ma è qualche giorno dopo, il 1 febbraio del 2008 il DAP fece il primo passo formale, istituendo un gruppo di lavoro incaricato di "procedere ad attività di ricerca e alla realizzazione di un volume dedicato alle vittime appartenenti al Corpo".

Il 19 luglio 2008, ancora il Sappe scrive al DAP per conoscere gli sviluppi del lavoro svolto dal gruppo di lavoro incaricato di realizzare il volume cartaceo.

Il 15 ottobre 2008, giorno in cui (in quell'anno) si celebra la Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria, non ci sono ancora notizie sul sacrario ai caduti del Corpo.

Il 24 novembre 2008 ancora nessun segnale da parte del DAP riguardo il volume cartaceo così come nessuna notizia il 20 gennaio 2009.

Il 15 settembre 2009 "muro di gomma" del DAP riguardo alle attività del gruppo di lavoro incaricato di realizzare il volume cartaceo alla memoria dei caduti del Corpo.

Il 12 ottobre 2009 (tre anni e mezzo dopo) la prima risposta del DAP riguardo lo stato dei lavori per la realizzazione del volume cartaceo. 

 

L'OMICIDIO DI GIUSEPPE MONTALTO 

Era il 23 dicembre del 1995 quando in contrada Palma, Giuseppe Montalto fu assassinato davanti gli occhi della moglie: erano in auto, fermi, sul sedile posteriore la loro figlioletta, Federica di 10 mesi. La moglie Liliana ancora non lo sapeva, ma in grembo stava crescendo un'altra loro figlia, Ylenia.

Un omicidio per il quale i boss si erano messi pure a gara per eseguirlo. L'alcamese Nino Melodia ebbe a lamentarsi del fatto che alla fine Giovanni Brusca, uomo d'onore di San Giuseppe Jato, che nel 1995 faceva il latitante tra le campagne di Trapani e Valderice, non gli disse più nulla. L'ordine di morte era arrivato dall'Ucciardone. Dai boss palermitani, dai Madonia: «Ninuccio manda a dire che vuole fatta una cortesia, vuole eliminata una guardia carceraria che "si comporta male"».

È a Salemi che si svolsero i  «summit» per decidere e organizzare l'omicidio di Giuseppe Montalto, nella villetta di Rosario Calandrino si trovarono i capi mafia di Trapani con Messina Denaro, ebbero anche l'aiuto di una «gola profonda» dentro l''ufficio della Motorizzazione per individuare chi fosse quell'agente: dal carcere infatti avevano fatto sapere che quello da uccidere aveva una Fiat Tipo targato Torino. E così Giuseppe Montalto fu individuato.

I killer lo attesero la sera del 23 dicembre 1995 davanti casa dei suoi suoceri. Non fece in tempo a salire in auto che fu ucciso con due colpi di pistola, cadendo addosso alla giovane moglie che sedeva nel sedile di fianco. «Il regalo di Natale ai detenuti così - raccontarono poi i pentiti durante il processo - si fanno il Natale più allegro». Quei giorni del 1995 erano stati «pesanti» per gli agenti dell'Ucciardone, più volte avevano ricevuto chiari segnali di «pressione» da parte dei detenuti al 41 bis. In questo clima, da aprile 1995 in poi, maturò il delitto. A scatenarlo fu il fatto che Montalto impedì al boss palermitano Raffaele Ganci di passare una lettera al catanese Nitto Santapaola.

Giuseppe Montalto fù ucciso per aver svolto il proprio dovere al servizio dello Stato e nel 1997 gli è stata assegnata la Medaglia d'oro al Valore Civile con la seguente motivazione: "Preposto al servizio di sorveglianza di esponenti del clan mafioso denominato "Cosa Nostra", nonché di criminali sottoposti al regime carcerario 41 bis, assolveva il proprio compito con fermezza, abnegazione e alto senso del dovere. Proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile attentato tesogli con efferata ferocia da appartenenti all'organizzazione criminosa, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni. Località Palma (TP), 23 dicembre 1995."

 Fonti: www.antimafiaduemila.com - www.a.marsala.it - www.sappe.it