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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/07/2017  -  stampato il 20/06/2018


Con il riordino ridimensionata la subordinazione gerarchica della Polizia Penitenziaria ai dirigenti penitenziari

In questi giorni stiamo assistendo ai primi effetti benefici che ha portato il riordino, attribuendo a tutti i ruoli della Polizia Penitenziaria gli stessi tempi per la promozione al grado superiore previsti per i cugini della polizia di stato.

Dal 26 luglio inoltre è un bel colpo d’occhio il grande numero di torri e di stelle da ufficiale superiore, prima appannaggio esclusivo di polizia e carabinieri.

Ma i benefici del riordino non terminano qui.

E’ attribuita ai commissari la possibilità di emanare non solo disposizioni ma anche ordini di servizio ed inoltre leggendo l’art. 43 del decreto legislativo numero 95 del 2017 ci si accorge come il dato normativo faccia intendere in modo inequivocabile che la subordinazione gerarchica della Polizia Penitenziaria ai dirigenti penitenziari si applichi solo nel caso in cui il dirigente penitenziario sia adibito a funzioni di direttore di istituto e inoltre limitatamente al personale dell’istituto che gestisce.

Diverso è invece la subordinazione gerarchica del personale verso i superiori gerarchici in divisa (commissari, ispettori ecc.), la cui subordinazione esiste a prescindere dalla funzione, anche fuori servizio e anche verso se appartenenti ad una direzione diversa da quella di nostra appartenenza.

La norma in questione è l’art. 43 del decreto di riordino che dice in modo lapidario :“Norme di raccordo 1. Ai sensi dell'articolo 9 della legge 15 dicembre 1990, n. 395 e dell'articolo 2 del decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63, il personale della carriera dei funzionari e del ruolo ad esaurimento del Corpo di Polizia Penitenziaria è gerarchicamente e funzionalmente dipendente dal direttore dell'istituto in ragione delle specifiche attribuzioni conferite all'autorità dirigente dell'istituto dalle leggi e dai regolamenti.”

Si tratta pertanto di subordinazione gerarchica attribuita solo ai dirigenti penitenziari con funzione di direttore di istituto e limitatamente alle specifiche attribuzioni conferite all’autorità dirigente.

Si avvicinano pertanto, seppure a passo lento, i tempi per una direzione generale del Corpo, magari presso il Ministero dell’Interno.