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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/04/2010  -  stampato il 10/12/2016


Il Profeta

Il film Il Profeta è un prison movie francese che racconta la metamorfosi di Malik, un 19enne finito in galera, che lentamente e progressivamente si trasforma da manovale della delinquenza al servizio di una banda di corsi in un piccolo boss perfettamente in grado di badare ai suoi interessi .

Nel film ritroviamo tutti gli stereotipi tipici del cinema carcerario, usati tutti con intelligenza, ai quali si vanno via, via aggiungendo tutte le caratteristiche e le dinamiche dei grandi gangster movie della storia recente e meno recente del cinema.
Malik El Djebena ha soltanto 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione.
Entra in galera senza niente, una banconota e dei vestiti troppo usurati, che secondo la Polizia Penitenziaria non vale nemmeno la pena di conservare.
Quando esce è a capo di un impero, con tre macchine che lo scortano in giro per la città.
Tra i due Malik c’è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l’omicidio come rito d’iniziazione, l’acquisizione di conoscenze e traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono il via.
Certamente, tutto ciò avviene all’interno di una prigione il cinema lo ha già raccontato tante altre volte, così come ci ha già raccontato della nascita di un padrino.
La novità di Malik è nella capacità di apprendere in fretta.
Il ragazzo impara ad uccidere ma, allo stesso tempo, impara anche che nel carcere c’è una scuola dove possono insegnargli a leggere e a scrivere.
Impara da autodidatta il dialetto franco-italiano della Corsica.
Si procura un’arma, che obbligherà il capo a tener conto di lui.
Dagli arabi impara a capire cosa vogliono, dai Marsigliesi impara a trattare, da un amico, forse, imparerà a voler bene.
I compagni di galera prendono a definirlo un profeta, perché lui è quello che parla, con gli uni e con gli altri, quello che porta i messaggi dentro e fuori, che conosce la gente che può far comodo negli affari.
Egli fa grandi cose, insomma; la sua via è tracciata come quella di chi ha una missione.
Alla fine, il regista Audiard ci racconta l' universo senza speranza delle carceri francesi, dove si impara solo a essere più violenti e più avidi di quanto non si fosse prima di entrare.
La scheda del Film
Grand Prix al
62° Festival di
Cannes (2009).
Regia: Jacques Audiard
Altri titoli: A Prophét
Tratto da un’idea Abdel Raouf Dafri
Soggetto: Abdel Raouf Dafri
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri (sceneggiatura originale),
Nicolas Peufaillit (sceneggiatura originale), Jacques Audiard
Thomas Bidegain
Fotografia: Stéphane Fontaine
Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: Juliette Welfling
Scenografia: Michel Barthélémy
Costumi: Virginie Montel
Produzione: Why Not Production, CHIC Films, Page 114,
BIM, France 2 Cinéma, UGC, Celluloid Dreams
Distribuzione: BIM
Personaggi ed Interpreti:
Malik El Djebena: Tahar Rahim
César Luciani: Niels Arestrup
Ryad: Adel Bencherif
Jordi: Reda Kateb
Vettorri: Jean-Philippe Ricci
Reyeb: Hichem Yacoubi
Professore: Gilles Cohen
Pierre Leccia
Antoine Basler
Jean-Emmanuel Pagni
Frédéric Graziani
Genere: Drammatico
Durata: 153 minuti
Origine: Francia, 2009