www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/11/2017  -  stampato il 18/11/2017


Le grandi manovre per depotenziare la Polizia Penitenziaria: un gioco a somma zero che porterÓ alla sconfitta di tutti

Mi è tornata alla mente una storiella raccontata in un libro letto tanto tempo fa (avevo quindici anni) basata su un giochetto di logica pura.

Il libro (che poi fu trasposto anche in un bel film) era La storia fantastica di William Goldman.

Il protagonista, Westley, era un umile garzone, innamorato di una principessa, alla disperata ricerca di un modo per coronare la sua storia d’amore.

Ad un certo punto, tra le tante prove che è costretto a superare, si trova a sfidare in un duello di astuzia uno dei tanti villain incontrati sulla sua strada.

Westley mette due coppe di vino sul tavolo affermando che in una soltanto è stato messo del veleno mortale e invita, poi, l’antagonista a scegliere da quale bere.

“Ma è molto semplice” sostiene l’avversario, “tutto ciò che devo fare è indovinare, da quello che so di te, se tu sei il tipo che metterebbe il veleno nella propria coppa o in quella del nemico. Ora, un uomo di ingegno lo metterebbe nella propria coppa, perché solo un idiota prenderebbe quella che gli è stata messa davanti, e io non sono un idiota, perciò non posso scegliere il vino che hai davanti tu. Ma tu dovevi saperlo che io non sono un idiota, ci avrai contato, e quindi non sceglierò il vino che sta davanti a me”.

Alla fine di tutto il ragionamento entrambi bevono dal proprio calice, il villain stramazza al suolo e Westley salva la principessa.

Il giochetto mortale de La storia fantastica è quello che viene definito “un gioco a somma zero”.

Nel 1944 un matematico ed un economista, Von Neumann e Morgenstern, pubblicarono il libro Teoria dei giochi e comportamento economico, in cui tentarono di descrivere matematicamente il comportamento dell’uomo in situazioni in cui ci sono interazioni tra due o più soggetti, nelle quali le decisioni dell’uno influiscono sui risultati conseguibili dal rivale secondo un meccanismo di retroazione. Decisioni ovviamente finalizzate al massimo guadagno di un soggetto rispetto all’altro.

Secondo Von Neumann e Morgenstern alla base della teoria dei giochi vi sono due principi fondamentali: tutti devono essere al corrente delle regole e ognuno deve essere consapevole delle conseguenze di ogni scelta che fa.

L’insieme delle scelte è definita strategia.

In relazione alle strategie adottate si riceve una vincita che può essere positiva, negativa o nulla.

Se alla vincita di un giocatore corrisponde la perdita in parte uguale degli altri il gioco si dice a “somma zero”.

Pochi anni dopo, il matematico canadese Albert Tucker, analizzando più a fondo alcuni aspetti della teoria dei giochi, ideò L’enigma del prigioniero.

In questo dilemma, due criminali vengono arrestati e rinchiusi in due celle diverse, impedendo loro di comunicare.

Ad ognuno di loro viene proposto di scegliere tra confessare o non confessare a queste condizioni:

• se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena, ma l'altro viene condannato a 7 anni di carcere.

• se tutti e due confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.

• se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno.

In una situazione del genere, entrambi i criminali si aspettano che l'altro confessi e, sulla base di questa aspettativa di scelta altrui, decidono di confessare.

L’equilibrio dominante così raggiunto fu definito equilibrio di Nash, dal nome del teorico matematico che elaborò questa teoria.

In realtà, la soluzione migliore, definita ottimo paretiano, è quella in cui entrambi i criminali non confessano.

Tenuto conto, però, della mancanza di cooperatività tra i due, ogni singolo criminale, anche se ha preso precedenti accordi per non farlo, tenderà a confessare confidando sul mantenimento della parola data dall’altro e lo stesso atteggiamento sarà, ovviamente, tenuto anche dal secondo criminale. Alla fine, entrambi i criminali sconteranno una pena di sei anni ciascuno.

Tuttavia, sia nel caso di una confessione spontanea di entrambi, sia in quello di una confessione che vìola un accordo precedentemente preso, il risultato porta maggior danno che non la possibile scelta alternativa, che entrambi hanno, del non confessare affatto.

Proviamo ora a considerare, per analogia, che le professionalità presenti al Dap (Dirigenti Penitenziari, Magistrati, Polizia Penitenziaria) siano giocatori di una partita e che le scelte che ognuno di loro ha fatto negli ultimi anni siano le strategie che ogni singolo giocatore mette in campo per raggiungere un proprio risultato.

Ovviamente, i principi generali della teoria dei giochi non vengono messi in discussione e tutti i protagonisti sono al corrente delle regole e sono a conoscenza delle conseguenze prodotte dalle strategie che decidono di adottare.

Prendiamo, allora, ad esempio il comportamento e le scelte prese negli ultimi mesi dalla dirigenza del Dap e dal Gabinetto del Ministro. Essi hanno agito in modo da ottimizzare il proprio risultato finale a scapito degli altri giocatori.

E, fin qui, nulla di eclatante rispetto alla teoria dei giochi.

Le strategie messe in atto, però, sono proprie di un gioco non cooperativo, cosa questa che non corrisponde affatto ai principi di buona amministrazione.

Le loro scelte si sono mosse nella direzione di quello che abbiamo definito l’equilibrio di Nash.

Assumendo, com’è ovvio e naturale che sia, che anche le altre componenti dell’amministrazione penitenziaria, seppur un po' in ritardo, adottino le stesse strategie, arriveremo inevitabilmente ad una mancanza di equilibrio paretiano.

La speranza e la probabilità, infatti, che il secondo criminale del dilemma del prigioniero non confessi, è pressoché pari a zero.

Ciò che oggi appare, ai dirigenti penitenziari e ai magistrati, come un vantaggio diventerà ben presto uno svantaggio per tutti.

L’equivoco non è da ricercare nella natura delle regole della teoria dei giochi, che governano spesso anche le scelte politiche, ma bensì nel macroscopico errore di confondere un gioco cooperativo con un gioco non cooperativo.

L’accordo del “non confessare”, ed il conseguente rispetto di esso da parte dei due criminali, porterebbe al rispetto dell’assioma di razionalità.

Indubbiamente, un anno di carcere garantirebbe ad entrambi un risultato migliore rispetto a sei o sette.

Invece, a partire dal famigerato DM 2 marzo 2016, si è imboccata la strada del depotenziamento della Polizia Penitenziaria ad apparente vantaggio dei dirigenti penitenziari.

E questa è una strategia messa in atto non considerando il dipartimento come un insieme di giocatori cooperanti in un’unica direzione per ottenere di volta in volta risultati a somma zero.

Ciò comporta che, tale insieme di strategie, porterà inevitabilmente ad un gioco a somma costante, con tutte le conseguenze che ciò implica.

Eppure, fin dall’antichità si è capito che un gioco a somma zero non è molto conveniente, tanto che si suggeriva ai generali di non abusare della vittoria o di fare una attenta valutazione fra guadagni e perdite.

Si pensi alla celebre vittoria di Pirro, che lo indebolì a tal punto da causare la sua rovina.

L’operazione politica che il Ministro Orlando ha fatto con l’attribuzione degli incarichi superiori ad personam, prescinde dall’efficienza, dall’efficacia e dall’economicità della buona amministrazione.

L’operazione politica che il Ministro Orlando ha studiato a tavolino, insieme a Buffa e Del Gaudio, è stata fatta sulle spalle e sulla pelle della Polizia Penitenziaria.

Dirigenti penitenziari (Pietro Buffa in testa) e Magistrati (Gabinetto e Del Gaudio in particolare) non hanno capito una cosa ... che quello che stanno facendo è un gioco a somma zero, ovverosia che quello che guadagnano loro lo perde la Polizia Penitenziaria e, alla fine, inevitabilmente, la sconfitta della Polizia Penitenziaria sarà la sconfitta di tutti.

Il DAP senza la Polizia Penitenziaria finirà per essere uno dei tanti apparati burocratici dello Stato, al pari del Catasto o della Ragioneria Centrale, e allora se le potranno sognare le scorte, la tutela e tutti gli altri benefici ottenuti con l’equivoco (e la strumentalizzazione) delle deroghe per il comparto sicurezza.

Se non altro, i magistrati potranno tornare a fare i magistrati ... ma il dirigente penitenziario tornerà ad essere quello che era prima della legge di riforma: il Policarpo Ufficiale di Scrittura di Mario Soldati.