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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/11/2017  -  stampato il 18/11/2017


Interpellanza parlamentare M5S: chi sta smantellando il 41-bis e perché?

La vita al 41-bis – meglio noto come carcere duro – alla fine non sembra poi cosi dura.

«Le prescrizioni – scrive Santi Consolo, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nella circolare 3676/6126 firmata con il direttore generale Calogero Roberto Piscitello il 1° ottobre sull’organizzazione del circuito detentivo speciale – non sono volte a punire e non devono determinare un’ulteriore afflizione, aggiuntiva alla pena già comminata, per i soggetti».

Un principio costituzionale rivisitato, con uno sguardo rivolto ai diversi sistemi penitenziari europei, che la circolare declina in 41 fittissime pagine, che spaziano dal contatto dei detenuti tra loro e la comunità esterna, minori compresi, ai doveri dei direttori degli istituti, ai controlli (rigorosamente non invasivi), all’affettività con i propri cari e alla riservatezza con i legali.

La vita di Totò Riina – tanto per ricordare il più famoso tra i circa 500 detenuti ristretti al carcere duro – non deve essere così dura a leggere le disposizioni che lo Stato, da poco più di un mese, è tenuto a riservargli.

 

Rancio ottimo e abbondante 
Il rancio è ottimo e abbondante. No, non quello servito dall’amministrazione penitenziaria ma il sopravvitto che, lui come tutti gli altri, possono acquistare con il cosiddetto “modello 72”. Basta una “X” su un apposito spazio per scegliere come rendere più golosa la giornata tra 60 generi alimentari, 11 tipi di bevande e 20 tipi di frutta e verdure.  Vino, caffè, biscotti e bicarbonato compresi.  Con una tisana (ammessa in elenco), si dorme meglio.

 

Il Sole-24 Ore c’è 
Semplici gesti di una vita domestica che si possono svolgere stando in ciabatte di plastica (niente sabot, legno o sughero), passandosi tra le labbra uno stuzzicadenti (ammesso tra i 51 casalinghi in lista), fumando una sigaretta (tra le 19 marche previste), guardando la tv (compreso Rai Yoyo e Rai Gulp che sono canali tematici per bambini) o leggendo un giornale (tra le 53 testate incluse). Il Sole-24 Ore c’è. Libero, tanto per citarne uno, no. Sia chiaro: tutti acquisti possibili e valutati dalla direzione, a meno che «non si tratti di beni di carattere voluttuario e/o tali da manifestare una posizione di potere e supremazia del detenuto/internato». Comunque – con una sorta di garanzia rimborsati o soddisfatti – se il Riina di turno dovesse scoprire che le merendine ordinate sono difformi dalla sua “comanda”, può rispedirle al mittente.

 

Atti giudiziari e pc 
La cassa a disposizione, prescrive la circolare, è abbastanza capiente: 500 euro al mese ma non oltre 150 euro a settimana, ai quali aggiungere 100 euro per spedire la corrispondenza. I farmaci sono extra budget.

Il pc non è consentito ma il detenuto può consultare su supporti informatici, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria e comunque sotto controllo, il materiale giudiziario voluminoso (articolo 14.1). I controlli in ingresso ed in uscita sono devoluti ad un esperto informatico (laddove c’è) ma appare quantomeno improbabile verificare il contenuto di atti processuali particolarmente corposi e i cui contenuti sono sconosciuti a chi effettua i controlli. Tra le righe può essere introdotto qualunque messaggio o addirittura atti aggiuntivi.

Inoltre la circolare prevede che, quando il detenuto al 41-bis consegna gli atti processuali al difensore, deve essere applicata la norma sulla corrispondenza riservata per motivi difensivi, vale a dire che deve essere garantita l’assenza di lettura degli atti. In altre parole: nessuno può leggere il materiale in uscita.

A colloquio controlli ferrei (anche di tipo audiovisivo) ma il contatto con figli e nipoti sotto i 12 anni non si può negare e dunque niente vetri divisori.  Va sottolineato che, solitamente, i controlli sui minori non sono mai invasivi e non hanno quell’incisività che contraddistingue le verifiche sugli adulti.

Una telefonata allunga la vita e così ne è prevista una al mese (registrata, se lo chiede l’autorità giudiziaria e se non si effettua il colloquio),  mentre i colloqui con i difensori sono faccia a faccia, senza limiti di durata e frequenza.

 

Qualcuno non ci sta 
La questione del 41-bis è molto complessa e, da ultimo venerdì scorso, 10 novembre, i parlamentari del M5S delle commissioni Giustizia e Antimafia, hanno presentato un’interpellanza urgente al ministro della Giustizia Andrea Orlando, attraverso i portavoce Giulia Sarti e Vittorio Ferraresi. Un’interpellanza per provare a chiarire i troppi punti che messi in fila disegnano, secondo i grillini, un vero e proprio smantellamento silenzioso del carcere duro.

La circolare non è proprio piaciuta al Movimento, perché «di fatto allarga le maglie per i mafiosi detenuti: gli avvocati possono consegnare atti processuali su supporto informatico, ma nessuno ha tenuto conto che potrebbero diventare un mezzo per comunicare ordini all’esterno. Il garante nazionale dei detenuti svolgerà colloqui riservati, disposizione che va contro la legge dato che non c’è nessuna norma dell’ordinamento penitenziario che possa permettere questa situazione. Sui garanti locali, regionali e comunali, non c’è chiarezza se possano effettuare visite o colloqui riservati dato che si parla di “incontri”, con tutti i rischi che ne derivano. La circolare allenta anche i controlli sulle telefonate, giornali e denaro, senza che vi sia un parere vincolante della Direzione distrettuale antimafia. Si prevede l’eliminazione del vetro divisorio nei colloqui con un minore, affermando il principio che i figli possano abbracciare i padri, con rischio di usare i figli per inviare “pizzini”. Sarebbe da sottolineare che i padri potrebbero fare scelte diverse, piuttosto che quella di delinquere se vogliono abbracciare i propri figli. La circolare introdotta oltremodo non ha avuto nessun passaggio in commissione Antimafia nonostante un anno e mezzo di lavori preparatori e di interlocuzioni tra Dap, ministero della Giustizia e Garante dei detenuti. Di fatto quello che si sta creando è un indebolimento del 41 bis, a danno dei cittadini e della sicurezza dello Stato».

 

Il Gom impoverito 
Il Movimento 5 stelle solleva anche la questione del Gruppo operativo mobile (Gom), preposto principalmente alla sorveglianza dei detenuti al 41bis e dei terroristi. All’aumento di compiti è corrisposta, al contrario, una diminuzione di organico e di risorse economiche e l’eliminazione della figura del “funzionario delegato” che permetteva una gestione autonoma delle risorse, che invece è stata data al nucleo scorte. Le unità del Gom sono diminuite da 619 a 593 negli ultimi sette anni, nonostante la previsione di 821 unità che era stata stabilita, ora ridotta all’obiettivo delle 620 unità «senza capire che ne servirebbero 200 in più per garantire controlli seri», dicono i 5stelle.

 

Altre note dolenti 
La circolare contiene, a parte  quelle evidenziate dai parlamentari del M5S, altre criticità che dovranno essere giudicate alla prova dei fatti.

Sulla socialità la circolare (articolo 3.1) non vieta ma limita gli incontri «tra i vertici delle medesime famiglie, di gruppi alleati e di gruppi o clan contrapposti». Invece l’articolo 11 sulle attività comuni sembrerebbe non porre particolari limitazioni alle attività (biblioteca, palestra, sala hobby).

Salta all’occhio anche il fatto che la circolare (articolo 23.1) consente il ricorso, pur con mille cautele da parte della direzione carceraria e del dipartimento, ai medici di fiducia indicati dal detenuto, il quale potrebbe essere invece tranquillamente seguito dai medici della Asl/sanità penitenziaria, che possono acquisire tutta la documentazione sanitaria del mondo dai medici di fiducia del detenuto stesso.

 

Curiosità 
L’articolo 16  prevede che ai colloqui sono ammessi i familiari entro il terzo grado di parentela o affini. Ebbene, tra i parenti di primo grado ci sono genitori e figli ma, curiosamente, non compare il coniuge o il convivente.

 

La risposta del Governo 
La Sottosegretaria di Stato per la Giustizia Federica Chiavaroli ha risposto subito all’interpellanza, chiarendo che al fine di evitare disparità di trattamento sul piano applicativo e allo scopo di armonizzare e di rendere coerenti prassi esecutive difformi, è stata elaborata una nuova ed unitaria circolare generale, tenuto conto dei pareri del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute.

Chiavaroli ha affermato che «il parere della Direzione distrettuale antimafia nella gestione del peculio, dei giornali e delle conversazioni telefoniche viene richiesto per garantire un'istruttoria più approfondita e più attenta. Il parere, tuttavia, non è vincolante, non essendo attribuita dalla legge all'autorità giudiziaria la competenza nelle citate materie. Lo scambio di materiale giuridico tra difensore e detenuto, sia esso in formato cartaceo o elettronico e che, comunque, viene sottoposto a controllo, avviene con le modalità previste dal codice di procedura penale a garanzia del diritto di difesa costituzionalmente tutelato. I supporti informatici vengono consentiti solo su espressa autorizzazione delle competenti autorità giudiziarie, che dovranno certificare che il materiale non è consultabile in formato cartaceo. Il colloquio visivo senza vetro divisorio con i figli minori di anni dodici è una previsione introdotta sin dal 1998 in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 376 del 1997. Anche tali colloqui, comunque, sono sottoposti a videoregistrazione ed ascolto, come previsto dalla normativa vigente.

L'attività del Garante nazionale dei diritti dei detenuti è regolata dalla Convenzione di New York del 18 dicembre 2002, ratificata con la legge 9 novembre 2012, n. 195, e il Garante, in quanto organismo di monitoraggio indipendente, è autorizzato ad accedere senza limitazione alcuna all'interno delle sezioni 41-bis incontrando detenuti ed internati e potendo svolgere con essi incontri riservati senza limiti di tempo».

Per quanto riguarda il Gruppo operativo mobile «sono stati programmati interventi di rafforzamento strutturale. L'organico specifico del Gom sarà, infatti, portato a 620 unità».

 

La replica 
Come prevede il regolamento, Ferraresi ha replicato. «Non ci sembra logico, per esempio – ha detto il parlamentare –  che un'amministrazione debba fare fronte con i propri soldi, con il proprio denaro, a presìdi ortopedici o a vari oggetti descritti nella circolare, quando i detenuti normali vivono una situazione di assoluto tracollo, di assoluta inesistenza di principi rieducativi e in condizioni di tortura. Non è possibile garantire ai boss mafiosi, che sono la figura più importante di contrasto allo Stato, di sostituzione della mafia allo Stato, dei presìdi del genere. Allora, prima ci occupiamo del benessere generale di tutti detenuti, perché tutti i detenuti vivono delle situazioni incredibili ammassati nelle celle, alle stazioni di Polizia Penitenziaria, alle mense e ai gabbiotti, dove vivono praticamente rinchiusi gli agenti, e poi magari ai presìdi ortopedici per i 41-bis (...) Oppure, in merito al peculio, alla gestione del denaro, dell'invio del denaro all'esterno o dell'invio del denaro al detenuto: lo sa che molti, nelle nostre carceri, mantengono un predominio assoluto con i pacchi di sigarette Marlboro, con il sopravvitto, con l'invio del denaro all'esterno? E, secondo lei, la Dda non deve esprimere un parere vincolante sulla gestione del denaro ai mafiosi, cioè praticamente il primo punto di contrasto alla mafia? Il primo punto su cui Borsellino e Falcone hanno dato la vita, oltre all'ergastolo ostativo, era la gestione dei soldi e la Dda non deve poter esprimere un parere vincolante sulla gestione dei soldi? Rimango veramente senza parole».

Ferraresi va oltre: «Non capisco perché gli si si debbano dare dei supporti informatici, delle chiavette, con dispositivi addirittura, c'è scritto nella circolare, Kindle, degli Ipad. Viene dato questo supporto a un boss mafioso: con tutte le truffe informatiche che già a fatica riusciamo a controllare nel nostro Paese, figuriamoci cosa riusciranno ad imboscare dentro questi dispositivi informatici, cosa riusciranno a fare!

In merito al vetro divisorio non c'è scritto da nessuna parte che non deve essere garantito, perché la Corte europea dei diritti umani e la Corte costituzionale dicono che deve essere favorito ovviamente il contatto e lo scambio con parenti e familiari, ma dice anche che, per motivi di sicurezza, va assolutamente lasciato lo Stato libero di intervenire con strumenti che possano impedire lo scambio di informazioni e il pericolo di sicurezza per la nazione. Nessuno dice che non devono avere rapporti, ma, quando si parla di vetro divisorio, si parla di un contatto che, in tutti questi anni, come abbiamo visto dalle indagini che nascono, consente il passaggio di pizzini, di comunicazioni dall'esterno all'interno. Lei crede, se sono riusciti a corrompere alcuni agenti, che alcuni figli non possano essere utilizzati per lo scambio di informazioni?».

di Roberto Galullo, Il Sole 24 Ore

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