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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/02/2018  -  stampato il 23/05/2018


Decreto Legislativo n.81/2008: aspetti giuridici delle norme tecniche

Diverse sono le tematiche concernenti la sicurezza sul lavoro che abbiamo trattato nei numeri precedenti, eppure solo ora mi rendo conto che, tra le disparate, una in particolare non è stata ancora affrontata.

Ritengo, tra l’altro, che sia di fondamentale importanza per la comprensione di alcuni argomenti che potremmo affrontare di qui in avanti. Argomenti che molto spesso, potrebbero far riferimento a specifiche norme tecniche delle quali sappiamo ben poco, e di cui disconosciamo soprattutto l’origine e la ratio.

E’, difatti, frequente, per ogni addetto del settore della prevenzione sui luoghi di lavoro imbattersi regolarmente con queste norme tecniche, che sono soventemente richiamate dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, in particolare nei numerosi allegati.

Va evidenziato, immediatamente, che dette Norme Tecniche non sono leggi, ma secondo il D.Lgs. 81/2008 (art. 2, comma 1, lettera u)), che si rifà alla definizione indicata nella direttiva 98/34/CE del 22 giugno 1998, sono specifiche tecniche approvate da un’organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normalizzazione, la cui osservanza non è obbligatoria.

L’osservanza delle norme tecniche è dunque non obbligatoria per espressa dichiarazione del legislatore, il quale identifica di conseguenza nella volontarietà la “natura” di queste fonti.

Una caratteristica, quella della volontarietà, che trova nell’adozione delle norme stesse, una prerogativa che non consentirebbe di sanzionare coloro che decidono di disattenderle.

In una prospettiva più generale, però, è importante tenere presente, citando un’accreditata giurista della materia della Sicurezza, che le norme “non sono monadi isolate all’interno dell’ordinamento giuridico ma si condizionano a vicenda, esercitando un’influenza le une sulle altre sulla base del loro ambito applicativo ovvero della loro sfera di influenza, un po’ come i pianeti all’interno del sistema solare”.

Per questa ragione, è necessario considerare le norme tecniche entità complementari e specifiche legate alla normativa prevenzionistica, la cui mancata adozione può comportare una sanzione per aver violato la prescrizione che ne imponeva il rispetto.

Il D.Lgs. n.81/2008 all’art. 71, comma 8 (attrezzature di lavoro), ad esempio, prevede che il datore di lavoro debba provvedere ai controlli iniziali, periodici e straordinari delle attrezzature di lavoro, “secondo le indicazioni fornite dai fabbricanti ovvero, in assenza di queste, dalle pertinenti norme tecniche o dalle buone prassi o da linee guida...”. Tale inadempienza comporta, nel caso di specie, una sanzione, a carico del D.L. o del dirigente, dell’arresto da tre a sei mesi o dell’ammenda da 2.740,00 a 7.014,00 euro (art. 87, co 2, lett. c)).

Il Testo Unico sulla Sicurezza dei Lavoratori dispone continuamente, con innumerevoli richiami, l’adozione di norme tecniche. In tutti questi casi dove viene imposta l’attuazione di una norma tecnica, di una buona prassi o di una linea guida, questa diventa obbligatoria, e qualora la norma preveda una sanzione per comportamento omissivo, essa verrà applicata. L’imprenditore è tenuto, non dimentichiamolo, ad applicare nei luoghi di lavoro, a garanzia della salute e sicurezza dei lavoratori, il principio della massima sicurezza tecnologicamente possibile, ai sensi dell’art. 2087 del codice civile, ed il principio generale di tutela del lavoro e dei lavoratori sancito all’art. 35 della Costituzione: “il datore, per tutelare l’integrità psico-fisica del prestatore, ha l’obbligo ex articolo 2087 Codice Civile di predisporre le cautele necessarie secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica: poiché la responsabilità oggettiva del datore non è configurabile, l’adempimento datorile è da valutare sulla base delle regole di esperienza e la ragionevole prevedibilità degli eventi”(Cass. Civ., Sez. Lav., 2 luglio 2008, n.18107).

Partendo dal presupposto per cui le norme tecniche riproducono il cosiddetto “stato dell’arte” (livello delle conoscenze raggiunte in un determinato ambito professionale), verrebbe da chiederci quale sia il collegamento tra l’articolo 2087 del codice civile e le norme tecniche?

La risposta ci viene fornita dalla sentenza (15 aprile 2011) della Corte d’Assise di Torino sul caso ThyssenKrupp, che, di fronte alle argomentazioni della difesa che lamentava le difficoltà legate di dare adempimento all’obbligo previsto dall’articolo 2087 c.c., dapprima nel premettere che “la Corte non ignora una ipotizzabile difficoltà, per il datore di lavoro, di conoscere effettivamente come comportarsi […] a fronte di un dovere generale di solidarietà e di una espressione di ampio contenuto quale quella di cui all’art. 2087 c.c. [...].”, deve, però, evidenziare che “il dovere generale di tutela, derivante dalla Costituzione e dall’art. 2087 c.c., funge da - elementare, ma altrettanto fondamentale - criterio interpretativo per tutta la legislazione in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori, a cominciare dal D.Lgs 626/94 (ora D.Lgs. 81/08) - v. nelle prioritarie enunciazioni […] “misure generali di tutela” - passando per i decreti ministeriali, per giungere alle norme “tecniche” le quali ultime, riproducendo lo “stato dell’arte” (nel nostro caso, relativo alla materia di prevenzione antincendio), costituiscono il “contenuto” preciso del rinvio alla “tecnica” ed alle “conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” come indicate all’art.2087 c.c. e all’art. 3 D.Lgs 626/94.” [Ora art. 15 c. 1 lett c).D.Lgs. 81/08.]

Concludendo, dunque, secondo la sentenza torinese, le norme tecniche, riproducendo lo “stato dell’arte”, costituiscono il “contenuto” preciso del rinvio alla “tecnica” operato dal più volte richiamato articolo 2087 del codice civile, quale norma di chiusura del sistema prevenzionistico, ed anche, per un principio di continuità normativa con l’art. 3 dell’abrogato decreto 626, del rinvio che l’attuale art. 15 del D.Lgs.81/08 (“misure generali di tutela”) fa alle “conoscenze acquisite in base al progresso tecnico” allorché tale norma impone “l’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico”.