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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/03/2010  -  stampato il 08/12/2016


Dal 20 al 26 marzo 2010: notizie in breve

20 marzo 2010
Milano Opera: Graviano e Schiavone al 41bis colloquiano tra loro durante l’ora d’aria
Gennaio 2010, penitenziario milanese di Opera. Due detenuti in regime di carcere duro e in area speciale sono reclusi nello stesso braccio dell''istituto. Uno è un feroce capomafia condannato per le stragi del 92-93, l''altro è il padrino di Gomorra. Il primo, il boss di Brancaccio, è appena uscito da tre anni di isolamento ed è reduce dal processo d''appello sul caso Dell''Utri dove ha fatto scena muta, il secondo è in attesa del verdetto della Cassazione sul processo "Spartacus", quello che potrebbe infliggere il colpo di grazia al clan dei Casalesi. Per alcuni giorni, all''inizio dell''anno, il capomandamento di Cosa nostra siciliana Giuseppe Graviano e il boss di Casal di Principe Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan" hanno condiviso l''ora di "socialità" prevista dall''ordinamento per i malavitosi al 41 bis.


20 marzo 2010
Ingroia: “evitare il sistema mafioso integrato in carcere”
Il procuratore aggiunto alla Dda, Antonio Ingroia: “evitare il sistema mafioso integrato, impedire incontri tra 41-bis. Il carcere duro non ha una funzione penalizzante per il detenuto ma ha solo lo scopo di impedire che il mafioso possa continuare ad essere tale. E questo obiettivo si realizza evitando di fargli pianificare affari e strategie. Ovvero impedendogli di comunicare all’esterno. Oggi è necessario considerare qualcosa di più il sistema mafioso integrato. Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra fanno affari insieme. Ecco perché gli incontri in carcere fra esponenti di organizzazioni criminali diverse sono davvero pericolosi”.


22 marzo 2010
Droghe: molti più i tossicodipendenti in carcere che in comunità
Su circa 67.000 detenuti nelle carceri italiane, il 25% sono tossicodipendenti, eppure l’accesso alle misure alternative o sostitutive interessa solo 1 condannato su 6; 24.371 tossicodipendenti in carcere contro 16.433 tossicodipendenti in comunità nel 2007, 24.646 tossicodipendenti in carcere contro 17.042 tossicodipendenti in comunità nel 2006. Questi dati confermano che realtà in Italia ci sono molti più drogati in carcere che non nelle comunità terapeutiche.
La denuncia arriva dalle Comunità Saman e Villa Maraini, organizzazioni che da tempo si occupano (Saman a livello nazionale, Villa Maraini a Roma) di cura dei tossicodipendenti.


23 marzo 2010
Nelle carceri, i minori italiani sorpassano gli stranieri
Rapine, aggressioni, violenze sessuali, omicidi che coinvolgono minori stranieri, in particolare nordafricani, rumeni, albanesi, sudamericani, sono ormai all’ordine del giorno sulle pagine dei giornali; ma da un po’ di tempo sono aumentate anche le notizie che riguardano episodi di violenza dei giovani italiani.
Un nuovo fenomeno emerge dai dati raccolti da Eurispes: sarebbe aumentata la quota di italiani tra i ragazzi che sono finiti dietro le sbarre per reati di vario tipo. A fronte di un lieve calo del totale di minorenni che sono finiti nei centri di prima accoglienza, strutture nelle quali vengono ospitati i ragazzi fermati o arrestati, sui 1.209 detenuti dei primi sei mesi del 2009 il 62% era composto da italiani e il restante 38% da stranieri, mentre nel 2001 le percentuali erano rispettivamente del 46% e del 54%.
Si tratta di una significativa inversione di tendenza: dopo l’aumento che dal 1997 ha portato a un vertiginoso aumento dei detenuti stranieri che, complice il fenomeno dell’immigrazione e di una difficile integrazione, hanno riempito carceri minorili e centri di prima accoglienza, circa due anni fa si sono iniziate a vedere le prime avvisaglie di un nuovo sorpasso da parte degli italiani e questa situazione è rimasta inalterata fino a queste ultime rilevazioni.


24 marzo 2010
Magistrato di Sorveglianza di Milano: “spegnete le telecamere nel bagno di Lo Piccolo”
Il carcere duro applicato a mafiosi e terroristi non può essere così invasivo da violare la privacy dei detenuti perfino quando essi sono in bagno. Lo ha deciso il magistrato di sorveglianza di Milano che ha accolto un reclamo del boss Lo Piccolo: spenti i controlli video nella toilette della sua cella ad Opera.
Il regime del carcere duro per mafiosi e terroristi non può essere così invasivo da violare la privacy dei detenuti perfino quando usano il bagno. Lo ha deciso il magistrato di sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa che ha disposto che sia spenta la videosorveglianza nella toilette della cella del carcere di Opera in cui è rinchiuso il boss palermitano Salvatore Lo Piccolo. Lo Piccolo, 68 anni, arrestato con il figlio Sandro nel novembre 2007 a Palermo, ritenuto l’erede di Bernardo Provenzano, nel 2008 fece "reclamo" al magistrato di sorveglianza di Milano contro il provvedimento con il quale era stato assegnato alla cosiddetta "Area riservata", trattamento del 41bis ulteriormente rigoroso.


25 marzo 2010
Empoli: Alfano blocca l’arrivo dei detenuti transessuali
Bloccato. Questa volta l’inghippo viene dal ministero. Angelino Alfano ha messo il veto al trasferimento dei transgender da Sollicciano a quello di Empoli. E la struttura di Pozzale rimane ancora vuota e improduttiva, sulle tasche dei contribuenti. Doveva essere aperto il 9 ma a ieri non si sa quale sarà il suo destino. Il progetto dei transessuali è stato congelato. Quale è, però, il motivo di questo ennesimo blocco dopo che il carcere è vuoto da quasi un anno? Sconosciuto. La domanda è stata girata all’amministrazione penitenziaria. Ma il provveditore, Maria Pia Giuffrida, non c’è. Dall’ufficio spiegano che: "la situazione è stata fermata dal ministero, siamo in attesa di ulteriori disposizioni".
Altro non emerge. Se non che il carcere di Pozzale, che era femminile a custodia attenuata, è vuoto da quasi un anno ormai e che i lavori di riconversione sono ormai terminati e collaudati da tempo. Tanto che era stato predisposto anche un corso di formazione per il personale che doveva lavorare nel carcere. E che a un tratto è stato sospeso in attesa di ulteriori disposizioni. Che il ministro Alfano ci abbia definitivamente ripensato e che abbia optato per una diversa categoria di detenuti? Forse Pozzale avrà un destino diverso.


26 marzo 2010
Livorno: aggressioni, tentati suicidi, incendi. Il Direttore viene ogni tanto

Non si placano le tensioni all’interno del carcere delle Sughere. Martedì c’è stata un’altra aggressione di un agente da parte di un detenuto durante il trasporto al campo sportivo. Un gesto di violenza, originato per banali motivi, che è il sintomo del malcontento che domina all’interno del carcere. L’agente ha riportato delle ferite alla mano per parare il calcio ed è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso. Secondo il referto medico, ne avrà per una decina di giorni. L’episodio è avvenuto a pochi giorni dal caos esploso domenica, quando nel giro di poche ore si sono verificati tre tentati suicidi e un incendio all’interno di una cella. I detenuti, come denunciano i sindacati, sono esasperati da una situazione di sovraffollamento; mentre gli agenti penitenziari sono molti meno rispetto al numero previsto dal regolamento.
Mentre le celle create per una persona ne ospitano tre, mentre i detenuti soffrono per le condizioni precarie e gli agenti si ritrovano a far fronte a un’emergenza 24 ore su 24, l’istituto detentivo continua a non avere un direttore. A capo delle Sughere, infatti, non c’è nessuno da quando l’ex direttrice Anna Carmineo è andata in pensione. C’è solo un direttore provvisorio, che però è in carica a Volterra e viene ogni tanto anche in città.