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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/04/2010  -  stampato il 04/12/2016


Dal 27 marzo al 2 aprile: notizie in breve

27 marzo 2010
Alfano: Pubblicare albo dei boss detenuti col 41-bis
Pubblicare un albo dei detenuti al 41-bis per dimostrare che la lotta alla mafia sta producendo risultati concreti, perchè tutti i boss sono in carcere. E'' la proposta del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, secondo cui "sarebbe bello che venisse pubblicato l''albo dei detenuti al 41-bis: farebbe emergere chiaramente come i vecchi boss mafiosi, quelli meno noti che stavano tentando di riorganizzare la Cupola arrestati più di un anno fa e quelli nuovissimi arrestati negli ultimi giorni, sono tutti nelle patrie galere e perdipiù al 41-bis".


27 marzo 2010
Berselli (Pdl): unica soluzione è rimpatriare stranieri
"La popolazione carceraria italiana aumenta di 700 unità al mese. Nessun piano carceri può risolvere il problema, e quindi l’unica soluzione possibile è ridurre il numero degli stranieri, visto che sono loro ad affollare le Case Circondariali". Non ha dubbi il senatore Filippo Berselli, presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama: l’unico modo per far respirare le strutture di detenzione italiane è ridurre la popolazione carceraria, rimpatriando i detenuti stranieri. L’esponente del Pdl lo ha detto durante una visita alla casa circondariale di Sant’Anna, a Modena, organizzata insieme al sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe e al candidato alle regionali del Pdl Enrico Aimi.
"Anche questa struttura - ha detto Berselli - ha troppi detenuti in rapporto al numero di agenti in servizio. Per questo motivo mi impegno a parlare con il capo dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta: gli chiederò di trasferire altri detenuti da Modena. Il provveditore regionale Nello Cesari ha detto che in Romagna c’è la possibilità di ospitarne ancora. Cercherò anche di fare in modo che in questa struttura arrivino altri agenti, oltre ai 31 già previsti. Quelli vanno già bene, ma se sono di più è sicuramente meglio".


30 marzo 2010
Pisapia: "Il carcere evitabile e la riforma dimenticata"

Parla l’avvocato Giuliano Pisapia, presidente della Commissione per la riforma del codice penale istituita nel 2006. Questo gruppo di lavoro ha concluso il suo iter ma nessuno vuole discutere in Parlamento il nuovo testo riformatore che ha prodotto. "L’obbligatorietà della custodia cautelale aumenta il numero dei detenuti. Siamo drogati da campagne di criminalizzazione sul tema della sicurezza".
Rivedere l’intero sistema sanzionatorio, con un maggiore ricorso a sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie guardando al carcere come extrema ratio ed eventualità da riservare ai casi più gravi. Queste in sintesi le linee guida che hanno ispirato il testo di riforma del codice penale redatto da una commissione (istituita nel luglio del 2006 dal governo Prodi) guidata dall’avvocato Giuliano Pisapia (e riportato nel libro In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili, autori lo stesso Pisapia e Carlo Nordio, edizioni Guerini). Il testo, pronto dal marzo del 2007, giace ora in Commissione giustizia al Senato dimenticato da tutti, compresi quelli (come il Pd) che all’epoca lo sostennero con forza.


31 marzo 2010
In Corte d'Assise tutti i reati di "grave allarme sociale"

Sì definitivo all’unanimità da parte della Camera al decreto che definisce le competenze dei tribunali e delle Corti d’assise in merito a procedimenti per reati di "grave allarme sociale" voluto dal ministro della Giustizia Angelino Alfano per impedire l’annullamento di una serie di processi di mafia.
Il provvedimento di 4 articoli si è reso necessario dopo che la Cassazione, con una sentenza di febbraio, aveva aperto la strada al possibile annullamento di processi che vedevano imputati importanti boss mafiosi. Si tratta di processi che sono celebrati nei tribunali, ma in base alle nuove norme antimafia, come sottolinea la sentenza della Cassazione, dovrebbero tenersi solo davanti alla Corti d’assise che sono competenti per i reati che prevedono l’ergastolo o la reclusione oltre i 24 anni.
In sostanza il provvedimento mantiene ai tribunali la competenza a decidere sui reati di mafia in modo da evitare l’azzeramento di alcuni processi e la conseguente scarcerazione di imputati eccellenti della criminalità organizzata.


1 aprile 2010
Trento: nuovo carcere con 240 posti dovrebbe aprire a giugno
Forse non avrà la fama di "Alcatraz", ma a vederlo dall’esterno il nuovo carcere di Spini di Gardolo ha tutta l’aria di essere a prova di evasione. Mura di cinta alte - a occhio - almeno una ventina di metri, inferriate con punte acuminate, tre torrette di controllo su ogni lato con vetri antiproiettile. Insomma, un fortino impenetrabile che dovrebbe essere consegnato il 14 giugno. E il capocantiere giura: "Noi rispetteremo quel termine".


1 aprile 2010
Milano: fumogeno e petardi lanciati dentro mura di San Vittore
Un fumogeno e un petardo sono stati lanciati ieri sera da cinque giovani incappucciati dentro la cinta del carcere milanese di San Vittore. L’allarme, da quanto è stato riferito, è scattato attorno alle 21.30 per il gran rumore provocato dall’esplosione del petardo come quelli usati a Capodanno, che insieme al fumogeno è stato ritrovato in quella che gli agenti di polizia penitenziaria chiamano intercinta (vicino al terzo reparto), cioè una delle zone del carcere maggiormente presidiata che si trova tra il muro di cinta esterno e quello delle sezioni.
Secondo alcune testimonianze a lanciare il fumogeno e il "botto" sarebbero stati cinque persone col volto travisato dal cappuccio della felpa che indossavano e che si sarebbero avvicinati all’ingresso provenienti da piazza Aquileia che poi sono fuggiti dalla stessa parte da cui sono arrivati. Ieri sera sono intervenuti oltre agli agenti di polizia penitenziaria, la polizia e la Digos. Quest’ultima sta effettuando le indagini con la visione anche dei filmati delle telecamere. Al momento non c’è stata nessuna rivendicazione né è stata ritrovata alcuna scritta sul muro del carcere o degli edifici vicini.


2 aprile 2010
Caso Izzo: Corte di Strasburgo condanna il Governo
La Corte Europea dei diritti dell’uomo ravvisando la violazione, da parte dello Stato Italiano, dell’articolo 2 della Convenzione europea, sotto il profilo sostanziale e procedurale, ha condannato il nostro Paese per aver concesso la semilibertà ad Angelo Izzo.
Secondo i giudici, l’Italia, nel 2004, non adottò "tutte le misure necessarie alla protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione". Alla Corte dei diritti umani si erano rivolti i legali della famiglia di Maria Carmela Linciano e di Valentina Maiorano (moglie e figlia del pentito della Sacra Corona Unita, Giovanni Maiorano) uccisi da Izzo il 28 aprile del 2005 in una villetta di Ferrazzano, vicino a Campobasso, mentre godeva della semilibertà. Il governo italiano dopo la prima sentenza del 15 dicembre scorso, sempre favorevole agli avvocati delle due donne, non aveva fatto ricorso impugnandola e così è diventata definitiva. La decisione dei giudici evidenzia le gravi negligenze riscontrate nella concessione della libertà provvisoria da parte dei magistrati di Palermo e di Campobasso.