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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/04/2010  -  stampato il 07/12/2016


Si pente il mandante dell'omicidio Bodenza.

Il 25 marzo 1994 veniva ucciso il collega Luigi Bodenza, assistente capo della polizia penitenziaria, in servizio alla Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza.

Per quell’omicidio furono condannati all’ergastolo il boss Giuseppe Maria Di Giacomo, Giuseppe Ferlito e Salvatore La Rocca, mentre i collaboratori di giustizia Alfio Giuffrida e Salvatore Troina – esecutore materiale dell’omicidio – a 16 anni di reclusione.
Tutti facevano parte del Clan Laudani meglio conosciuti come “mussi di ficurinia”.
 
Il 4 dicembre 2009 è divenuto di pubblico dominio il pentimento del mandante dell’omicidio Bodenza ovvero Pippo Di Giacomo, in quanto il boss ha deposto al processo contro il “re dei supermercati” Sebastiano Scuto, accusato di essere organico alla cosca Laudani.
Il Di Giacomo era stato una sorta di enfant prodige del crimine; arruolato nella criminalità quando ancora era un ragazzino, divenne il capo dei Laudani ad appena 24 anni, dopo la morte di Santo e Gaetano laudani. Eletto per “acclamazione” come racconta ai magistrati, si trovò a comandare anche su persone di 20 anni più grandi di lui.
 
Un personaggio dall’intelligenza diabolica – così lo definirono alcuni affiliati alla cosca – la cui reggenza del clan durò però appena due anni. Ma il boss continuava a comandare anche da detenuto. Anzi è proprio dal carcere di Firenze “sollicciano”, dove viene rinchiuso nel settembre del 1993 che ordina delitti eccellenti, regolamenti di conti e clamorose ritorsioni, a cominciare dall’attentato alla caserma dei carabinieri di Gravina (CT) appena una settimana dopo il suo arresto. Indispettito non solo per la fine della sua latitanza ma anche perché era stato beccato mentre era in compagnia dell’amante, il bosso ordina la vendetta: una Panda imbottita di tritolo viene piazzata davanti alla caserma dei carabinieri di Gravina. Poteva essere una strage analoga a quella di Ciaculli, ma fortunatamente l’attentato fece solo alcuni feriti lievi perché una pattuglia di rientro in caserma si accorse in tempo della miccia a lenta combustione che usciva fuori dall’abitacolo.
 
Sei mesi dopo, Di Giacomo lancia un altro messaggio tutto interno al mondo delle carceri, ordinando l’eliminazione dell’assistente di polizia penitenziaria Luigi Bodenza.
 
Il boss voleva a tutti i costi un omicidio senza preoccuparsi tanto di chi doveva cadere: prima di arrivare a Bodenza, furono infatti scartati altri 2 obiettivi.
 
Ma la cosa sconvolgente è che il pentito Alfio Giuffrida dichiara di “non conoscere nemmeno la ragione per cui Di Giacomo avesse individuato nel Bodenza, l’agente di P.P. da uccidere”; < Signori miei, gli ordini di Di Giacomo noi non li potevamo discutere ne andava della salvaguardia della nostra vita.
 
Altri pentiti dello stesso clan Laudani, in buona sostanza, confermano che l’omicidio fu ordinato da Pippo Di Giacomo per mandare un segnale alle “guardie carcerarie” affinchè trattassero bene i detenuti al 41 bis. Bodenza fu ucciso per dare una dimostrazione di forza. Probabilmente toccò proprio a lui perché all’interno del carcere di Piazza Lanza si era messo in luce per la sua particolare intransigenza con i detenuti, non avendo imbarazzo anche quando si trattava di personaggi di spicco di clan catanesi.
 
Non dimentichiamo che il Di Giacomo, che oggi è pentito, fece partire dal carcere anche l’ordine di uccidere l’avvocato penalista Serafino Famà verso il quale aveva motivi di risentimento in quanto difendeva la sua ex amante e le aveva consigliato di avvalersi della facoltà di non rispondere, cosa che Di Giacomo considerò un torto, in quanto riteneva che la donna avrebbe testimoniato a suo favore.
 
Oggi, il mandante dell’omicidio Bodenza, ha 44 anni e continuando a collaborare con la giustizia e trovando riscontri alle sue dichiarazioni, tra qualche anno probabilmente uscirà di galera con un vitalizio, trovandosi qualche altra amante compiacente, trastullandosi fin quando la prostata glielo permetterà – con buona pace di coloro che vennero uccisi per sua disposizione, e dei loro familiari cui la vita è stata rovinata per sempre.
 
Nuvola Rossa 
 
Fonti bibliografiche e iconografiche:
“S” numero 24, del febbraio 2010 – “Omicidi, estorsioni e la protezione a Scuto. Parla il pentito Di Giacomo – di Alfio Sciacca.