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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/04/2010  -  stampato il 08/12/2016


Consiglio Nazionale: subito nuove carceri!

Se il carcere è in larga misura destinato a raccogliere il disagio sociale, è evidente come la società dei reclusi non possa che essere lo specchio della società degli uomini liberi. In altri termini, sembra  che lo Stato badi solo ad assicurare  il contenimento all’interno delle strutture penitenziarie.
E’ giunta l’ora di ripensare la repressione penale mettendo da un lato i fatti ritenuti di un disvalore sociale di tale gravità da imporre una reazione dello Stato con la misura estrema che è il carcere, e dall’altro, anche mantenendo la rilevanza penale, indicare le condotte per le quali non è necessario il carcere (ipotizzando sanzioni diverse). E’ chiaro che una opzione di questo tipo dovrebbe ridisegnare il sistema a partire dalle norme in materia di immigrazione e dalla individuazione delle risorse per affrontare il tema delle dipendenze e dei disturbi mentali fuori dal carcere.
Nell’istituzione penitenziaria, e nei suoi operatori, occorre creare coesione istituzionale, coordinamento tra le diverse istituzioni, per un operare congiunto e mirato al contrasto della criminalità. Da tempo, sono state evidenziate reiteratamente due caratteristiche, che costituiscono gli elementi fondamentali della crisi del sistema penitenziario, vale a dire il sovraffollamento della popolazione detenuta e le carenze di organico del personale, cioè due fattori inversamente proporzionali, difficili da contrastare ma che, comunque, devono essere affrontati con fermezza e con senso di responsabilità.
Circa il primo aspetto, abbiamo l’adozione del braccialetto elettronico, facendo presente anche mediante la televisione gli ingenti oneri economici sostenuti dall’Amministrazione, da anni, in merito; ha rilevato l’importanza di ampliare le misure alternative della pena, in modo da deflazionare le presenze in carcere ed accrescere gli arresti domiciliari, la cui vigilanza e controllo ben potrebbe essere affidata alla polizia penitenziaria, previo un incremento indispensabile di almeno 3.000 unità.
Ultimamente è’ stata presentata ed è giacente presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati la proposta parlamentare di creare una Direzione Generale del Corpo di polizia penitenziaria, a cui attribuire effettivamente la gestione istituzionale del Corpo.
Il SAPPe è perfettamente consapevole delle urgenze operative del Corpo e degli inconvenienti quotidiani che lo assillano: alcune incongruenze è stato possibile superarle e codificarle in sede di contratti collettivi e di Accordo Quadro Nazionale, per altre occorre necessariamente la disponibilità dell’Amministrazione se non quella del legislatore, del Parlamento, del Governo.
Nell’ambito del “Piano carceri”, approvato  dal Consiglio dei Ministri, abbiamo ribadito la necessità di un arruolamento immediato di almeno 2.000 unità, a fronte delle circa 6.000 unità che mancano, significando, inoltre, di utilizzare strutture ex mandamentali, che sarebbero già allestite e arredate ai fini di un proficuo utilizzo. In proposito, sono allo studio diverse ipotesi, al fine di consentire  il reperimento urgente di 20.000 posti  detentivi, da realizzare entro l’anno 2012. Il progetto del Ministro, da noi condiviso, prevede la costruzione di 17 nuovi istituti penitenziari e la ristrutturazione di 47 padiglioni, che potrebbero concretizzarsi in “carceri galleggianti”, composte di 320 celle di 16 metri, da dividere in due, per un totale di 640 ristretti, alla stregua di esperienze poste in essere in altri Stati e comprensive di aree accessorie per il trattamento e di zone operative. Chiaro è che tale ipotesi rappresenterebbe una soluzione temporanea o quand’anche integrativa e sperimentale, un rimedio nelle more di interventi edilizi consistenti e più tradizionali.
Altro progetto riguarda un “sistema modulare”, vale a dire un edificio in acciaio, con grandi capacità di resistenza agli agenti atmosferici, agli attacchi chimici o ad altri processi deteriorativi, che può essere sopraelevato senza particolari misure strutturali e con costi competitivi e tempi di esecuzione estremamente rapidi. Si tratta di edifici con 600 posti letto realizzati  in quattro mesi,  con un costo di circa 20 milioni di euro.
Non sono importanti misure preventive eclatanti, quello che deve essere inalterato è l’esecuzione della pena, nelle forme previste dall’ordinamento, per il periodo di tempo sentenziato, senza riduzioni nel tempo che vanificano ogni provvedimento punitivo e non costituiscono né un risarcimento per la parte offesa né, tanto meno, un deterrente per la potenziale criminalità. La detenzione deve essere appunto rivisitata in una prospettiva e in una direzione che guardi con un’ottica più leggera quei reati che non destano allarme sociale, stabilendo, al contrario, procedure e pene più rigide quando ricorrano recidive o si tratti di reati particolarmente cruenti che colpiscono, per la dinamica e l’efferatezza, l’opinione pubblica. Infine, per quanto riguarda, in modo più specifico, la Polizia penitenziaria, sembra del tutto inevitabile un provvedimento equiordinamentale di tutti i ruoli e di tutte le qualifiche, all’interno dell’Amministrazione, secondo una proiezione ed un raffronto inequivocabile con le carriere del personale della Polizia di Stato:  dopo la legge di riforma si sono realizzate macroscopiche differenze che non hanno assolutamente ragion d’essere.