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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/04/2010  -  stampato il 03/12/2016


Le dichiarazioni di Massimo De Santis (ex Arbitro, ex Commissario di Polizia Penitenziaria) al Processo Calciopoli di Napoli

 

De Santis: «All'esito dell'esame e del controesame, con riferimento alla mia posizione processuale, del colonnello Auricchio, cioè di colui che ha svolto l'attività di indagine nei miei confronti, ritengo doveroso sottoporre all'attenzione del tribunale alcune considerazioni. Da una parte io sono stato sottoposto ad intercettazione telefonica su ordine dei magistrati inquirenti di Napoli, dall'altra sono stato anche sottoposto a intercettazione telefonica, pedinamenti e in pratica la mia vita è stata setacciata anche da un'attività illecita messa in atto da Telecom e Pirelli. E questo è stato sotto gli occhi di tutti, su tutti gli organi di stampa, su tutte le televisioni. Tutti quanti ricorderanno che Tavaroli, Cipriani -quest'ultimo proprietario di una società di investigazione, la "Polis Distinto"- sottopose me, la mia famiglia, a un controllo accurato di tutti i miei spostamenti, delle mie posizioni bancarie, dei miei pernottamenti negli alberghi. Quindi una vita controllata in tutti gli aspetti. Questa attenta analisi, che fece la security di Telecom a suo tempo, arrivò, come detto anche dal presidente dell'Inter Moratti, a dire che il mio comportamento sotto l'aspetto arbitrale era stato senza alcuna macchia, era stato il più corretto possibile. L'interrogativo che mi pongo, è questo: a distanza di qualche tempo, viene fatta la stessa indagine, questa volta ufficiale e lecita, dalla procura di Napoli che delega il colonnello Auricchio; e leggendo e rileggendo tutti gli atti, ancora non riesco a capacitarmi come mai lo stesso scrupolo, gli stessi riscontri che poteva un nucleo operativo dei carabinieri, con tutti i mezzi a disposizione, con tutte le risorse economiche non dare solo esclusivamente un riscontro a delle pure intercettazioni telefoniche! Io, più volte rileggo quello che viene scritto su di me in seguito ad una partita, Lecce-Juventus, dove io dopo aver preso 23 magliette, e averle distribuite ai miei collaboratori, vengo indicato come quello che ha uno stretto vincolo associativo, un profilo altamente..."quasi mafioso", di poter fare e disfare tutto quello che volevo all'interno dell'Associazione Italiana Arbitri. Perché? Perché ho preso 23 magliette! Non mi riesco a capacitare. Leggo addirittura, ad un certo punto, che l'ipotesi investigativa parte da quella che io avrei costituito: "La combriccola romana". Sarebbe bastato, al colonnello Auricchio e agli uomini del suo reparto, informarsi, andare in federazione, acquisire gli atti di come venivano organizzati i poli di allenamento. Sarebbe bastato venire nei punti dove noi ci trovavamo sistematicamente tutti i giorni per fare allenamento agli ordini di un preparatore atletico -Allenamenti che ci erano imposti, non erano a nostra discrezione-, venire lì, fare un appostamento, vedere quello che facevamo, quello che dicevamo. E si sarebbero accorti che "la combriccola romana" non esisteva, non saremmo arrivati qui in dibattimento al controesame del colonnello Auricchio; venire qui e sentirmi dire che era un'ipotesi. Che "la combriccola romana" non esisteva. Perché proprio su quello che ha scritto il colonnello Auricchio, in base a questa "combriccola romana", io non sono potuto uscire da casa, Signora Giudice. Allora le indagini, lo stesso nucleo operativo dei carabinieri, dove io, per la mia professione, svolsi un tirocinio, mi spiegò che le indagini vanno fatte a 360°, e l'obiettivo delle indagini è la ricerca della verità. Qui, tutto ho visto tranne che la ricerca della verità. Perché se il colonnello Auricchio avesse fatto questo ragionamento, e se avesse avuto l'accortezza di andare a valutare quello che accadeva realmente, nella realtà, io non dovevo aspettare 4 anni per sentirmi dire che "la combriccola romana" non esisteva, io non sarei dovuto arrivare qui a sentire il colonnello Auricchio dire che in Lecce-Parma io non c'entravo nulla, che in Lecce-Parma i giocatori hanno smesso di giocare. Il colonnello Auricchio mi ha definito "una persona d'alto profilo delinquenziale"! Forse io pensavo che i carabinieri, anche perché ero anche io nella polizia penitenziaria, sapessero distinguere le persone altamente delinquenziali da persone che si comportano bene e che fanno il proprio lavoro. Perché hanno tutti gli strumenti. Questo non è avvenuto.»
 
 
Casoria: «Terminato?»
 
De Santis: «No»
 
Casoria: «Però, De Santis, guardi che lei è sub judice qui, non è che può...»
 
De Santis: «No no, lo so. Io sono stato zitto 4 anni, sono stato "escluso" da questo processo...ho sentito, ho ascoltato con attenzione tutto quello che è stato detto. Ho letto tutto quello che è stato scritto su di me, quindi penso di aver diritto anche a dire la mia.»
 
Casoria: «E si, però devono essere cose attinenti al tema decidendum, insomma...lei è ancora imputato...vedo che si considera già assolto...»
 
De Santis: «Nono, io non mi considero nulla. Aspetto la giustizia. Aspetto il giudizio di questa corte con ansia e trepidazione. Ormai la mia vita il giorno dell'avviso di garanzia, la mia vita è stata sconvolta, è stata distrutta!»
 
Casoria: «Ma questo capita a tutti i soggetti che vengono sottoposti a procedimento penale...non possiamo fare questi discorsi...»
 
De Santis: «Signor Giudice, mi scusi ma io penso che non dovrebbe capitare. Perché io sono stato negli istituti di pena, ho prestato servizio. E ho visto tante persone che sono finite lì dentro innocenti, per errori giudiziari...»
 
Casoria: «E’ un errore umano...»
 
De Santis: «No, l'errore non è umano. Quando si tratta di giudicare sulla vita umana, non è un errore umano.»
 
Casoria: «La giustizia umana sbaglia, può sbagliare.»
 
De Santis: «Non lo so, io non ho potuto sbagliare come arbitro e sono qui a giudizio.»
 
Casoria: «Va bene, vedremo...qua ci sarà il controllo. C'è il dibattimento pubblico, più di questo non si può assicurare. Il popolo controlla.»
 
De Santis: «La cosa comunque che mi ha lasciato più esterrefatto, anche se sembrerebbe esulare dal periodo di valutazione di questo processo, è quella anche di essere stato querelato per diffamazione aggravata dal figlio dell'allora presidente dell'Inter Giacinto Facchetti, per aver dichiarato di essere stato da lui contattato telefonicamente. Dovendo ritenere inevitabilmente che i dottori Narducci e Beatrice prima e poi il dottor Capuano non fossero a conoscenza dell'esistenza di conversazioni telefoniche intercorse tra me e lo scomparso Facchetti Giacinto, precisamente parlo di quelle intercettazioni telefoniche, delle quali la Difesa Moggi la scorsa udienza ha chiesto la trascrizione, non posso non rimanere sconcertato dal fatto che ho dovuto sottoscrivere una lettera di scuse alla famiglia Facchetti nonostante vi fosse agli atti di questo processo la prova che io avevo detto la verità. La prova della mia assoluta buona fede. Ho dovuto sottoscrivere la lettera di scuse per evitare una condanna certa, e tanto ingiusta, per impedire il grave linciaggio morale al quale sono stato ingiustamente e frettolosamente sottoposto da coloro che mi hanno pretestuosamente additato, non solo come colui che abusava del ruolo di arbitro per perseguire finalità illecite, ma anche colui che avrebbe addirittura diffamato una persona defunta, cioè il presidente dell'Inter! La stessa Inter che...»
 
Casoria: «Ma scusi, questo processo dove pendeva?»
 
De Santis: «Questo pendeva al tribunale di Milano. E' stato su tutti i giornali.»
 
Casoria: «Mi è sfuggito.»
 
De Santis: «Tutti ne erano a conoscenza...»
 
Casoria: «Tranne me...»
 
De Santis: «Per aver diffamato questa persona defunta, cioè il presidente della squadra di calcio a cui è stato assegnato il titolo di campione d'Italia per la stagione calcistica 2004/05, cioè il titolo revocato alla Juventus. Questo sicuramente è uno sfogo, io me ne scuso, ma lo ritengo uno sfogo assolutamente legittimo; perché chi mi ha querelato ingiustamente, non solo non mi ha rivolto ancora una parola di scuse, ma rilascia numerose interviste esprimendo personali opinioni sui fatti oggetto di valutazione da parte di questo tribunale cercando di spostare l'attenzione, come fanno molti media, dalle telefonate tra me e il padre, e il presunto possesso di una scheda svizzera che qui ancora dobbiamo andare a valutare se io ne avevo possesso o meno. E, ultima cosa, io non so se lo sa, ma sono stato squalificato dalla giustizia sportiva, a fronte di tutto questo voluminoso incartamento, solo ed esclusivamente per la partita Lecce-Parma! Tutte le altre imputazioni che mi vengono fatte in questo processo, sono state considerate niente dalla giustizia sportiva che, a differenza di questo tribunale, giudica anche su cose più futili. E quando l'ha sentito il colonnello Auricchio dice che l'unica partita visionata, vivisezionata, è stata proprio Lecce-Parma! Una partita che lui stesso ha detto di aver visto nel suo ufficio, da solo. E la cosa che mi sovviene, mi hanno sempre insegnato che in qualsiasi attività di indagine che un pubblico ufficiale fa, deve annotarla, deve fare una relazione. Io qui non vedo relazioni. Io qui ho visto intercettazioni telefoniche non considerate! Non so se sono state scritte e sono curioso di sapere se alcune intercettazioni telefoniche sono state trascritte nei brogliacci. Intercettazioni che, stiamo vedendo, ne escono giorno dopo giorno sulla stampa! E quindi che succede? Nel momento in cui viene detto (...). Quel giorno Zeman ha fatto delle dichiarazioni dicendo che l'arbitro non c'entrava nulla. Dicendo che il comportamento dei giocatori era da ritenere finalizzato all'acquisizione di quel risultato, di quel 3-3. Quindi non serviva ascoltare un'intercettazione telefonica al termine delle partita tra me e un vice presidente federale, dove io scherzavo, parlavo e spiegavo né più né meno quello che poi ho riportato testualmente nel referto; cioè tutti i provvedimenti disciplinari adottati. Sarebbe bastato ascoltare Zeman, fare un'indagine, allargare il campo delle ipotesi! Qui non è mai stato fatto! Le ipotesi non sono state mai ricercate al di fuori di quello che si voleva andare a cercare! E io, sentendo quel che diceva Auricchio, ho capito che tutto quello che mi hanno insegnato in 25 anni non serve a niente, che un uomo, un essere umano a cui viene dato il compito di fare un'indagine, di andare a ricercare la verità, può decidere se andare a ricercare in un verso o in un altro. Le indagini vanno fatte a 360°! Qui sono state fatte in un unica direzione, almeno per quanto riguarda la mia persona. Io non ho un'intercettazione telefonica con il Dottor Moggi. E sono passato da tutte le parte che io avevo intercettazioni telefoniche a non finire! Sono stato prima doganato, poi sdoganato, poi ridoganato, poi risdoganato. Sono in una confusione che forse sarebbe dovuta venire in mente a colui che ha condotto queste indagini 4 anni fa. Mi viene addebitata una scheda telefonica svizzera nel momento in cui io sono sdoganato! Io sono l'unico arbitro con cui la Juventus, quell'anno, perde 2 partite! Sono l'arbitro che fa parte di quest'associazione! Sono un promotore, e sono l'arbitro che in termini spiccioli arbitra di meno e guadagna di meno degli altri! Io leggo intercettazioni telefoniche di miei colleghi dove chi cambia rapporti, chi dice "faccio questo", chi addirittura, sento dire, va a cena al buio in un ristorante chiuso. E se come ha detto il colonnello Auricchio, la finalità è quello che è stato fatto nelle indagini era che man mano che venivano elementi nuovi da intercettazioni telefoniche, perché qui come lei ha anche ricordato in un passaggio, questo è un processo che si basa solo su intercettazioni telefoniche, nel momento in cui notava che qualche altra persona faceva telefonate alquanto particolari o anomale, veniva sottoposto a intercettazione. Signor Giudice, io sono stato l'unico arbitro intercettato di tutti quelli a disposizione dell'organico della CAN! Qui c'erano colleghi altrettanto famosi, Collina, Rosetti, Trefoloni, che non sono stati mai sottoposti ad intercettazioni telefoniche! Eppure leggo intercettazioni telefoniche che dispetto alle mie 23 magliette, perché a me non va giù questa cosa, sono aberranti, sono sconvolgenti, e sono state considerate irrilevanti! Io mi auguro che nel proseguo di questa attività, esca fuori effettivamente che qualcuno qui ha sbagliato. Perché io sono pronto a pagare se ho sbagliato, però qui deve pagare chi ha giocato con la vita delle altre persone».
 
Tribunale di Napoli – Udienza del 20 aprile 2010.
 
Fonte www.ciaojuve.com