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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/04/2010  -  stampato il 09/12/2016


Ma cosa successo all'Uspev ?

Continuano le incomprensibili contraddizioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Allorquando, dopo lunga e sofferta gestazione, sembrava giunto a compimento il mini rimpasto degli incarichi agli ufficiali del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia, ecco l’ennesimo colpo di teatro.

Revocato il provvedimento che assegnava al generale Mauro D’Amico la direzione dell’Uspev a favore del collega Gianni Sanseverino che (pare) ha assunto  il medesimo incarico, provvisoriamente, per tre mesi.
Alle spalle del clamoroso dietro-front sembra  vi sia il diniego del Ministro Alfano alla nomina fatta dal Capo Dap Ionta, per una presunta perplessità sulla scelta.
 
In questa vicenda, i condizionali, i “se” e i “ma”, sono assolutamente d’obbligo perfino per me che sono avvezzo alle cospirazioni, alle congiure, ai complotti e agli intrighi di corte.
I roumors e i boatos di via Arenula, raccontano una storia alquanto sciagurata che, pare, abbia determinato il ripensamento di Angelino Alfano sulla scelta di D’Amico alla guida dell’Ufficio Scorte e vigilanza del Ministero della Giustizia.
Un osservatore esterno che non conosce i meccanismi di bassa lega che muovono l’ambiente, andrebbe a dedurre che una simile, clamorosa, bocciatura (che, tra l’altro, sminuisce pesantemente poteri e prerogative del Capo del Dap Ionta al quale appartiene la facoltà di nominare i dirigenti dei propri uffici di staff, quale è l’Uspev) possa essere stata determinata da interventi di altissimo livello (Presidenza del Consiglio, Presidenza della Repubblica) a favore dell’ufficiale subentrante o a sfavore dell’ufficiale revocato.
Niente di tutto ciò.
 
La storia sciagurata ricostruita, appunto, dai roumors e dai boatos di palazzo, ci racconta, invece, di un lungo, accurato e tenace lavorìo di una lobby interna allo stesso Uspev, fedele al precedente direttore, che, consapevole di un probabile spoil system incombente sulle proprie poltrone, avrebbe fatto pressione sull’intero Establishment di via Arenula  mediante il discredito  dell’ufficiale designato da largo Luigi Daga.
 
Per comprendere una simile strategia va, innanzitutto, evidenziato come il Reparto Scorte e Vigilanza di stanza al Ministero della Giustizia sia stato (per scelta voluta o indotta del precedente direttore) nettamente distaccato dall’Ufficio Uspev e posto nelle condizioni di autogestirsi in assoluta autonomia da largo Daga e dal polo di Rebibbia degli uffici Uspev.
 
Ovviamente, un simile stato di cose rischiava di essere sovvertito con l’avvento di un nuovo direttore Uspev, soprattutto se questi fa riferimento, direttamente, al capo del Dap.
 
In questo contesto, è stata fisiologica la reazione degli anticorpi contro quello che è stato individuato come un virus patogeno esterno in grado di minare l’integrità del sistema.
 
In tal modo, alcuni elementi maggiormente rappresentativi dell’apparato, pro domo sua, hanno posto in essere un incalzante pressing psicologico sul Ministro e sul suo entourage, sul Gabinetto e sul Sottosegretario Caliendo e il suo entourage, insinuando in tutti loro il sottile filo rosso del dubbio, con argomenti subdolamente efficaci che vanno a toccare le sensibili corde della fiducia, dell’affidabilità e della lealtà.
 
Non posso negare che sembra davvero incredibile che poche persone, di scarsa rilevanza politica e di nessuna rilevanza gerarchica abbiano potuto far fare retromarcia al Ministro, costringendolo a revocare un provvedimento firmato dal Capo dell’Amministrazione Penitenziaria.
Eppure è così. Sono convinto che sia così.
 
Del resto, sfido chiunque a dichiararsi immune dagli effetti del subdolo tarlo del sospetto e dall’ambiguo venticello della calunnia.
 
Comunque, è triste prendere atto di quante sacche di resistenza esistano all’interno della nostra amministrazione e di quanto queste sacche (che sono anche sacche di privilegio) possano fare resistenza al progresso e al rinnovamento.
Mi preoccupa molto questa situazione in relazione alle prossime decisioni che riguarderanno partite molto più importanti e politicamente rilevanti, come gli incarichi di direttori generali o le nomine di dirigenti generali...
 
Allo stesso tempo, però, mi conforta la consapevolezza  che costoro sono disperatamente concentrati, e fanno convergere tutte le loro forze, sul mantenimento del proprio status quo ma che questo, però, non può durare per sempre.
Come diceva Abramo Lincoln, infatti:
 
Si possono ingannare tutti per poco tempo,
Si possono ingannare pochi per tanto tempo,
Ma non si possono ingannare tutti per sempre!
 
Giulio Raimondo Mazzarino