www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2010  -  stampato il 07/12/2016


Viaggio nell'isola delle contraddizioni del Dap.

Non deve far gridare allo scandalo la recente esibizione teatrale di un gruppo di 30 detenuti, in viaggio da Roma a Milano, con 18 componenti di scorta. I detenuti stavano compiendo un viaggio introspettivo: il teatro come terapia per il loro successivo reinserimento, e l’opera “l’isola di Sakhalin” un mattone da record dello sbadiglio, messa in scena solo per la presuntuosità di chi ha portato avanti questo progetto, era per questo motivo, importante.

Al di la di come la penso sul fatto che un detenuto in carcere debba zappare, discerbare l’erba, rimuovere pietre dai campi, fare lo scopino ecc. e che le cazzate delle rappresentazioni teatrali che fanno montare la testa a quattro balordi che probabilmente non sanno parlare nemmeno l’italiano (che però immaginano veramente un futuro di attore magari nelle fiction televisive!!) non servono a nulla. In un momento poi di crisi mondiale, ed in particolare, in un momento in cui vengono emanate continuamente direttive sul risparmio in genere, sull’accorpamento delle traduzioni (tanto la carne da macello – vedi poliziotti penitenziari possono montare alle sei del mattino e smontare alle 22 dello stesso giorno!), su quanta attenzione si fa allo sciupio di carburante, su quante polemiche si fanno se una traduzione arriva in istituto 5 minuti prima che chiuda la mensa (non si può fare il fuori mensa, collega che ti credi? La mensa è aperta, il DAP deve risparmiare!) e non mi dilungo oltre; in questo triste scenario, assistere allo spettacolo di buttare oltre 3.000 euro nell’immondizia, (quello è stato il vero spettacolo!!!) solo per accompagnare una compagnia teatrale di detenuti è da applausi! Quel dirigente d’istituto, quel magistrato che ha approvato, a quei dirigenti distratti del DAP ai quali magari questo episodio è sfuggito, vorrei chiedere: ma le norme sul risparmio sono valide da Bolzano a Trapani, o Roma gode di qualche deroga o privilegio?
 
Qualcuno fermi finchè si è in tempo questo obbrobrio. Siamo davvero indignati: qui non si tratta più di credere o meno al reinserimento del detenuto, qui si tratta di gestione finanziaria, gestione delle risorse umane ecc. tutte cose che ci hanno fatto studiare nei vari corsi di management ma che in pratica nessuno applica. Mi chiedo: non sarebbe bastato tradurre gli attori a Milano e poi ritradurli in seguito? Non sarebbe stato più facile – ove ci fossero state le condizioni (non conosco le loro posizioni giuridiche), dare loro un permesso premio e quindi risparmiare questi 3.000 euro e con questi soldi comprare il carburante per i mezzi?
 
Presidente Ionta, da oggi mi rivolgerò ogni volta a lei, fortunatamente il blog me lo consente, altrimenti l’avrei dovuto fare in via gerarchica; ma lei, a parte il caso dell’isola di Sakhalin, lo sa quanti sprechi di denaro pubblico ogni giorno deve affrontare l’amministrazione per far fronte alle richieste – diciamo un pò esagerate – della magistratura?
 
Lo sa che alla polizia penitenziaria, mettendo benzina, uomini e mezzi, e nonostante una strenue resistenza viene imposto ad esempio di accompagnare un vecchio di settanta anni agli arresti domiciliari fino all’ospedale (distante 100 km dal luogo del NTP) per togliersi i punti di sutura? Lo sa che per cambiare domicilio anche da una parte all’altra della strada, viene chiamata la polizia penitenziaria in nome di una presunta pericolosità sociale; e che ne dice poi se la p.p. deve approntare un permesso con scorta per permettere ad un detenuto albanese di telefonare dalla cabina posta di fronte all’Istituto? Ricoverare un detenuto, agli arresti domiciliari, dalla Sicilia a Milano accompagnandolo in aereo e quando questi arriva a Milano mette la firma per le dimissioni, con conseguente altra ritraduzione? Forse ci avevano scambiato per una compagnia low cost: la POL – AIR! Pensi, quindi, piuttosto a far impartire direttive severe nei confronti di quella magistratura che tratta i poliziotti penitenziari come servitori, o come taxi dei detenuti di nessuna pericolosità, dagli arresti domiciliari ovunque lo credano. Ben vengano gli esempi di magistrati rispettosi come quello di Venezia, ancora troppo pochi purtroppo ad avere considerazione di questo Corpo di P.P. i cui appartenenti per il carico di lavoro e di responsabilità sono arrivati sull’orlo del baratro.