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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/05/2010  -  stampato il 09/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere

 

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07144
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 319 del 11/05/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/05/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/05/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07144
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 11 maggio 2010, seduta n.319

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

con ordinanza del 20 aprile 2010 la dottoressa Angelica Di Giovanni, presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli ha disposto «che la direzione della Casa Circondariale di Poggioreale si attivi con pronta sollecitudine per eliminare ogni possibile situazione di contrasto con l'articolo 27 della costituzione e con l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, informandone tempestivamente questo magistrato di sorveglianza»;

il presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli, quindi, prendendo atto della drammatica situazione degli istituti di pena della Corte di appello di Napoli ha inviato, alle rispettive direzioni, l'ordine di disporre quanto necessario per eliminare l'evidente contrasto tra le condizioni di vita all'interno degli istituti di pena partenopei e le norme vigenti;

vista l'importanza e la rilevanza del citato provvedimento giudiziario, la prima firmataria del presente atto ritiene opportuno riportarne integralmente il contenuto: «La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella sentenza Sulejmanovic c. Italia, del 16 luglio 2009 ricorda che: «...L'articolo 3 della Convenzione sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Proibisce in termini assoluti la tortura e le pene o i trattamenti disumani o degradanti, a prescindere dal comportamento della persona a riguardo (Saidic. Italia n. 37201/2006 del 27 febbraio 2008 e Labita c. Italia, n. 26772/1995). Esso impone allo Stato di assicurarsi che ogni prigioniero sia detenuto nelle condizioni che sono compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione del provvedimento non espongano l'interessato a pericoli o a prove di un'intensità che ecceda il livello inevitabile di sofferenza inerente la detenzione e che, avuto riguardo alle esigenze pratiche della detenzione, la salute ed il benessere del prigioniero siano assicurati in modo adeguato»;


rilevato che una situazione di «sovrappopolazione carceraria grave pone in sé il problema che cade sotto l'articolo 3 della Convenzione, come ricorda la Corte Europea, v'è da sottolineare che altri aspetti delle condizioni di detenzione sono da prendere in considerazione nell'esame del rispetto della detta disposizione. Tra questi figurano la possibilità di utilizzare la toilette in modo privato, l'aerazione disponibile, l'accesso alla luce ed all'aria naturali, la qualità del riscaldamento ed il rispetto delle esigenze sanitarie di base»;

infatti, su quest'ultimo punto, la Corte Europea ha dedotto la violazione dell'articolo 3 perfino nei processi in cui ogni detenuto disponeva da 3 a 4 metri quadrati dato che la mancanza di spazio si accompagnava ad una mancanza di ventilazione e di luce (Moisseiev c. Russia del 9 ottobre 2008 e Vlassov c. Russia del 12 giugno 2008). Considerato che il Giudice nazionale, per consolidata giurisprudenza e ormai principio convenzionale acclarato, è tenuto a conformarsi alle pronunce della Corte Europea, pur sempre nel rispetto degli orientamenti costituzionali, e che l'eventuale mancato rispetto delle indicazioni della Corte costituirebbe autonoma violazione della Convenzione, indipendente da quelle denunciate dalla parte ricorrente. Rilevato, peraltro, che l'Italia con l'adesione alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, si è impegnata a conformarsi alle sentenze definitive della Corte Europea nelle controversie nelle quali è parte (articolo 46 della Convenzione). Letta la sentenza della Corte Costituzionale n. 266 del 23 settembre 2009, che nel rivalutare il ruolo complessivo del Magistrato di Sorveglianza nei suoi rapporti con le altre istituzioni ed in particolar modo con l'amministrazione penitenziaria, precisa che «...la norma (l'articolo 69 o.p.), nel quinto comma (ultimo periodo) dispone che il magistrato di sorveglianza «impartisce, inoltre, nel corso del trattamento, disposizioni dirette ad eliminare eventuali violazioni dei diritti dei condannati e degli internati». La parola «disposizioni», nel contesto in cui è inserita, non significa segnalazioni (tanto più che questa modalità d'intervento forma oggetto di apposita previsione nel primo comma dell'articolo 69), ma prescrizioni ed ordini, il cui carattere vincolante per l'amministrazione penitenziaria è intrinseco alle finalità di tutela che la norma stessa persegue»;

ed ancora la stessa Corte Costituzionale nella citata sentenza, ricorda che: «Pertanto, resta valido quanto già affermato da questa Corte con la citata sentenza 212 del 1997, per la quale l'ordinamento penitenziario, nel configurare l'organizzazione dei giudici di sorveglianza (magistrato e tribunale di sorveglianza) ha dato vita ad un assetto chiaramente ispirato al criterio per cui la funzione di tutela giurisdizionale dei diritti dei detenuti è posta in capo a tali uffici della magistratura ordinaria»;

Rebus sic stantibus, attualmente il numero dei detenuti presenti nella Casa Circondariale di Napoli «Poggioreale» è di 2.759 a fronte di una capienza di 1.400 unità, ormai quasi il doppio, per cui la situazione è tale da essere oggettivamente, di per sé, possibile fonte di violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo. Di tutta evidenza, peraltro, appare la compromissione del dettato costituzionale, articolo 27 della Costituzione, atteso che in tali condizioni, resta difficile assicurare la concreta realizzazione del principio per cui «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Rilevata l'esigenza indifferibile di garantire che le condizioni di detenzione siano compatibili con il rispetto della dignità umana e che le condizioni di esecuzione della pena siano tali da consentire che «la salute ed il benessere del prigioniero siano assicurati in modo adeguato», e a tali fini risulta indiscutibilmente prioritaria la necessità di spazi di vita sufficienti, la possibilità di utilizzare la toilette in modo privato, l'aerazione disponibile, l'accesso alla luce ed all'aria naturali, l'uso dell'acqua corrente per igiene personale, la qualità del riscaldamento ed il rispetto delle esigenze sanitarie di base. Letti gli articoli 69 O.P., 27 Cost. e 3 CEDU, dispone che la direzione della Casa Circondariale di Poggioreale si attivi con pronta sollecitudine per eliminare ogni possibile situazione di contrasto con l'articolo 27 costituzione e con l'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, informandone tempestivamente questo magistrato di sorveglianza»;

la prima firmataria del presente atto nel corso di diverse visite ispettive effettuate presso la casa circondariale di Poggioreale ha potuto riscontrare condizioni di detenzione delle persone ivi ristrette che, come evidenziato anche dal presidente del tribunale di sorveglianza nel provvedimento sopra riportato, sono palesemente contrastanti con i principi costituzionale e con le norme dell'ordinamento penitenziario;

ad oggi, gli interroganti hanno depositato, senza ottenere alcun tipo di risposta nonostante i numerosi solleciti, due motivate e dettagliate interrogazioni parlamentari a risposta scritta rivolte al Ministro della giustizia proprio con riferimento alla situazione ad avviso degli interroganti totalmente illegale in cui versa l'istituto di pena di Poggioreale (interrogazione n. 4-03935 e 4-04023 entrambe presentate nella seduta n. 213 di lunedì 14 settembre 2009) -:

quali provvedimenti urgenti intenda adottare, sollecitare e promuovere al fine di risolvere i problemi evidenziati nell'ordinanza del 20 aprile 2010 adottata dal presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli. (4-07144)
 

 

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07121
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 319 del 11/05/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/05/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07121
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 11 maggio 2010, seduta n.319

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Apcom del 3 maggio 2010, lo Stato spende circa 38 milioni di euro ogni anno come riparazione verso i cittadini vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari;

il dato viene fuori da un'inchiesta pubblicata sul numero di maggio del mensile free press pocket, diretto da Daniele Quinzi. Dal 2001 ad oggi la cifra erogata complessivamente è di 383 milioni di euro, con il dato relativo al 2010 ovviamente ancora parziale. Nel frattempo circa il 50 per cento degli oltre 66mila detenuti è composto da presunti innocenti. Sono infatti 15.241 i detenuti in attesa di primo giudizio, 8.182 quelli in attesa della sentenza d'appello, 5.011 i ricorrenti e 1.750 gli «imputati misti», vale a dire detenuti in attesa di primo giudizio che sono anche appellanti, o ricorrenti, per altri fatti a loro carico, o ricorrenti che sono anche appellanti, in ogni caso senza nessuna condanna definitiva;

in base al nostro ordinamento giuridico, chi ha subito una ingiusta detenzione ha la possibilità di fare richiesta di equa riparazione la cui entità, calcolata in 235,82 euro per ogni giorno di detenzione, non può eccedere i 516.456,90 euro, l'equivalente del vecchio miliardo di lire. Chi invece è vittima di errore giudiziario, ossia chi dopo i tre gradi di giudizio viene prosciolto a seguito di un processo di revisione, può reclamare un indennizzo maggiore;

il 12 gennaio 2010 la Camera dei deputati ha parzialmente approvato, su espresso parere favorevole del Governo, la mozione sulle carceri presentata dalla prima firmataria del presente atto e sottoscritta da 93 deputati appartenenti a quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento;

la mozione approvata prevede, tra l'altro, alla lettera a), la riduzione dei tempi di custodia cautelare, perlomeno per i reati meno gravi, nonché del potere della magistratura nell'applicazione delle misure cautelari personali a casi tassativamente previsti dal legislatore, previa modifica dell'articolo 280 del codice di procedura penale;

appare importante, ai fini della valutazione del lavoro della magistratura, conoscere il trend delle azioni promosse da cittadini italiani e stranieri per ottenere il risarcimento del danno da ingiusta detenzione;

è interessante conoscere i dati delle domande presentate dal 2005 al 2009 ed i dati delle domande accolte -:

se e quali urgenti iniziative di carattere normativo il Governo intenda adottare al fine di ridurre i tempi di custodia cautelare, perlomeno per i reati meno gravi, ed il conseguente potere della magistratura nell'applicazione delle misure cautelari personali a casi tassativamente previsti dal legislatore, previa modifica dell'articolo 280 del codice di procedura penale, così come previsto dalla mozione n. 1-00288 approvata dalla Camera dei deputati il 12 gennaio 2010;

quante domande di risarcimento del danno per ingiusta detenzione siano state presentate rispettivamente negli anni 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009;

quante di tali domande siano state accolte;

se, in ragione delle motivazioni delle sentenze di accoglimento delle domande, siano state avviate, per i casi più clamorosi, azioni disciplinari nei confronti dei magistrati responsabili.(4-07121)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07113
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 319 del 11/05/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 10/05/2010
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
PARTITO DEMOCRATICO
10/05/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07113
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 11 maggio 2010, seduta n.319

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa, giovedì 6 maggio Eraldo Del Magro, 57enne originario di Cosenza e ristretto nel carcere Bassone di Como con precedenti per traffico di armi, si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella con i lacci delle scarpe;

trattasi del ventiquattresimo suicidio dall'inizio dell'anno consumatosi nelle sovraffollate carceri italiane;

secondo quanto riferito da Eugenio Sarno, segretario della Uil-Pa penitenziari, già in passato l'uomo aveva mostrato intenzioni suicide;

nel denunciare l'episodio, le maggiori organizzazioni sindacali degli agenti di polizia penitenziaria sottolineano il gravissimo sovraffollamento che si registra nelle carceri italiane e la cronica carenza del personale in generale e, in particolare, quella del corpo degli agenti di polizia penitenziaria;

spesso gli agenti di custodia sono lasciati soli a gestire all'interno delle carceri moltissime situazioni di disagio sociale;

sul tema, le soluzioni tampone ed estemporanee adottate dal dipartimento amministrazione penitenziaria fino a questo momento nulla hanno risolto, se non ad addossare sulle già fragili spalle della polizia penitenziaria responsabilità e competenze estranee al proprio mandato -:

se risulti come si siano svolti i fatti che hanno portato alla morte del detenuto;

se corrisponda al vero il fatto che l'uomo avesse mostrato in precedenza intenzioni suicide e, nel caso, se fossero state avviate tutte le procedure di precauzione per prevenire l'atto suicidale;

cosa intenda fare per riportare la popolazione detenuta nel carcere Bassone di Como nella norma regolamentare e quali provvedimenti urgenti intenda adottare per adeguare gli organici della polizia penitenziaria alle esigenze trattamentali e di sicurezza dell'istituto;

quali iniziative intenda mettere in atto per prevenire i suicidi che così numerosi si verificano negli istituti penitenziari italiani;

se non ritenga che il combinato disposto del sovraffollamento, della carenza di personale di ogni tipo (agenti, educatori, psicologi, medici, infermieri), dell'insufficiente assistenza sanitaria e della mancanza di mezzi per porre in essere misure trattamentali finalizzate alla rieducazione dei detenuti concorra significativamente a determinare stati di frustrazione tali da indurre i più disagiati a gesti di disperazione del tipo di quello verificatosi nell'istituto penitenziario Bassone di Como, e quali iniziative intenda assumere in proposito. (4-07113)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01320
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 377 del 12/05/2010
Firmatari
Primo firmatario: CASSON FELICE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/05/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/05/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01320
presentata da
FELICE CASSON
mercoledì 12 maggio 2010, seduta n.377
CASSON - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il Difensore civico dei diritti delle persone private della libertà dell'associazione Antigone, su segnalazione dei familiari di Carmelo Castro, nato a Biancavilla il 13 agosto 1989, ha esposto pubblicamente il caso della sua morte avvenuta per impiccagione il 28 marzo 2009 presso la Casa circondariale di Catania piazza Lanza;
secondo quanto esposto dal Difensore civico: il 24 marzo 2009 Carmelo Castro viene arrestato e portato nella caserma di Paternò (Catania) e da lì al carcere di piazza Lanza;
il 26 marzo 2009, a seguito del colloquio con l'educatore, Carmelo Castro viene sottoposto al regime di "grandissima sorveglianza";
la mattina del 28 marzo, alle ore 8.30, Carmelo Castro viene accompagnato dall'assistente capo Orazio Lo Nero presso l'infermeria per essere sottoposto a visita medica dalla dottoressa Gaetana Badalà, consulente in psichiatria, e verso le ore 9.00 lo stesso assistente lo riaccompagna in cella;
alle ore 9.30, Carmelo Castro viene invitato dall'assistente Franz Sauro ad usufruire dell'ora d'aria, ma lo stesso vi rinunzia;
alle ore 12.45, come risulta dagli atti di indagine, un assistente capo del carcere, Salvatore Brafa, trova Carmelo Castro nella sua cella, la 9 del reparto "Nocito", "legato con un cappio allestito con un lenzuolo al collo e appeso ad un perno di una branda" e chiama il medico di reparto che consiglia prima di portare il giovane nell'infermeria e poi di condurlo in ospedale con una macchina di servizio,
si chiede di sapere:
se si sia conclusa l'indagine amministrativa interna relativa all'accaduto e, in questo caso, quali siano stati i risultati e se siano stati messi a disposizione dell'autorità giudiziaria;
se dall'indagine interna sia emerso per quale ragione, nonostante fosse stata disposta la grandissima sorveglianza nei confronti di Carmelo Castro, quest'ultimo non sia stato guardato a vista così come previsto da tale tipo di regime;
se dall'indagine interna sia emerso per quale ragione il medico di turno presso la Casa circondariale, intervenuto nella cella di Castro, pur diagnosticando "lo stato di arresto cardiocircolatorio", abbia disposto prima il trasporto presso l'infermeria e successivamente il trasferimento presso il pronto soccorso con un "mezzo ordinario" e non con un'autoambulanza, senza alcuna assistenza medica o alcun presidio al fine di mantenere le funzioni vitali durante il trasporto.
(3-01320)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01066
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 320 del 12/05/2010
Firmatari
Primo firmatario: NEGRO GIOVANNA
Gruppo: LEGA NORD PADANIA
Data firma: 12/05/2010
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
LEGA NORD PADANIA
12/05/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01066
presentata da
GIOVANNA NEGRO
mercoledì 12 maggio 2010, seduta n.320

NEGRO e LUCIANO DUSSIN. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:



il 9 aprile 2010 una circolare del procuratore capo di Venezia, Vittorio Borraccetti, inviata a Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, oltre che ai pubblici ministeri, al procuratore generale, al prefetto e alla direttrice del carcere, invitava i magistrati ad una applicazione rigorosa dell'articolo 558 del codice di procedura penale che, per i reati minori di competenza del giudice unico, prevede il giudizio per direttissima senza necessità di entrare in carcere, salvo in presenza di esigenze istruttorie o investigative;


testualmente, il comma 1 dell'articolo stabilisce che «gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l'arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale giudizio», ma, secondo quanto previsto nel comma 2, qualora il giudice non tenga udienza, gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato gliene danno immediata notizia e presentano l'arrestato all'udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore dall'arresto;


la norma in oggetto viene richiamata in collegamento alla disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, esattamente l'articolo 121, nel quale è stabilito che pubblico ministero dispone che l'arrestato o il fermato sia posto immediatamente in libertà quando ritiene di non dover richiedere l'applicazione di misure coercitive;


la suddetta nota comporta che la polizia giudiziaria, in caso di arresto di un imputato per reati minori, possa trattenerlo, per il breve tempo necessario a sottoporlo a giudizio direttissimo, nelle «camere di sicurezza» presso le questure o le altre sedi delle forze di polizia, con la conseguenza che, qualora questo non sia possibile, il magistrato possa addirittura valutare se rimetterlo in libertà;


tale evenienza si potrebbe verificare, ma solo a titolo di esempio, anche per alcuni reati previsti dalla legge cosiddetta «Bossi-Fini», dato che rientrano nei casi di competenza del giudice unico, per i quali è prevista la richiesta del giudizio direttissimo senza necessità di passare dal carcere così che nel frattempo, dato che il giudice deve fissare l'udienza al massimo entro 24 ore, l'arrestato dovrebbe stare in carico alle strutture della polizia giudiziaria, salvo la possibilità del pubblico ministero di disporre la rimessione in libertà se queste aree non dovessero risultare adatte, sempre naturalmente che non esistano esigenze investigative o cautelari;


la iniziativa del procuratore Borraccetti, intrapresa per arginare il sovraffollamento del carcere di Venezia «Santa Maria Maggiore», ha suscitato indignazione tra gli esponenti del gruppo Lega Nord e del sindacato di Polizia, che ritengono tale intervento assolutamente inutile per risolvere il problema evidenziato oltre che lesivo e pericoloso per la sicurezza dei cittadini -:


se e quali iniziative ispettive il Ministro intenda assumere, ove sussistano i presupposti di legge con riferimento alle vicende sopra ricordate.(3-01066)