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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/05/2010  -  stampato il 05/12/2016


La Festa del Corpo? NO, Grazie

Il Sappe non ha presenziato  alla Festa nazionale della Polizia Penitenziaria che si è tenuta a Roma il 18 maggio 2010, alla presenza del Presidente della Repubblica. 
Abbiamo ritenuto non vi fosse proprio nulla da festeggiare. 
Le carceri scoppiano per il pesantissimo sovraffollamento e la classe politica tutta assiste inerte all’implosione del sistema penitenziario, che con l’avvicinarsi dell’estate arroventerà certamente  le carceri italiane. 
Gli unici a pagare lo scotto di questo dramma sono le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria, che è l’unica rappresentante dello Stato che sta fronteggiando concretamente questa emergenza anche mettendo a repentaglio l’incolumità fisica dei suoi Baschi Azzurri, come certificano le decine e decine di gravi ed inaccettabili aggressioni avvenute fino ad oggi a nostri Agenti un po’ in tutta Italia. 
Agenti che stanno lavorando logorati dallo stress generato da condizioni particolarmente difficili come quella di essere gli unici esposti a malattie come l’HIV, la tubercolosi, la meningite e altre malattie che si ritenevano debellate in Italia e che invece spopolano nelle celle delle carceri italiane. E devono far riflettere anche i troppi suicidi di Agenti di Polizia Penitenziaria, l’ultimo dei quali proprio giorni addietro a Campoli Appennino (Fr). 
Per l’assenza di provvedimenti concreti a tutela dei poliziotti penitenziari che lavorano ogni giorno in precarie condizioni di sicurezza ed in Istituti di pena sovraffollati oltre ogni misura, noi, il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, non siamo intervenuti alla Festa del Corpo del 18 maggio 2010. 
Non ha proprio senso presenziare ad una cerimonia che allo stato tutto può essere meno che una Festa per coloro che ogni giorno, 24 ore su 24, vivono la tensione nella prima linea delle sezioni detentive delle sovraffollate carceri italiane. 
Perché qualcosa si faccia, subito e concretamente, ci appelliamo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. 
E, per farlo nella maniera più diretta e visibile possibile, abbiamo organizzato un presidio di protesta il 26 maggio, per quello che sta avvenendo all’interno degli istituti penitenziari della Repubblica Italiana, dove la situazione è ogni giorno sempre più allarmante. 
La capienza detentiva degli istituti penitenziari di ben 12 Regioni italiane è stata superata oltre il limite tollerabile, l’indice cioè che individua il limite massimo per la stessa amministrazione penitenziaria di vivibilità delle carceri: stiamo parlando di realtà importanti, anche sotto il profilo della criminalità organizzata, come la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia che insieme all’Emilia Romagna, al Friuli Venezia Giulia, alla Liguria, alla Lombardia, alle Marche, al Trentino Alto Adige, alla Valle d’Aosta ed al Veneto che hanno registrato il tutto esaurito. 
Tutte le altre Regioni hanno superato comunque di gran lunga la capienza regolamentare degli istituti, il numero di posti letto previsti. 
Più dell’84% delle carceri in Italia, dunque, ospita più detenuti di quanti ne prevede la capienza regolamentare: e più del 51% supera addirittura quella tollerabile. 
Dal 13 gennaio 2010 ad oggi, è cresciuta di 163 posti  la capienza regolamentare delle carceri italiane (429 quella tollerabile), mentre nello stesso periodo i detenuti presenti sono aumentati di 2.475 unità. 
In 57 istituti penitenziari su 204 rilevati dal DAP (quasi il 28%) il numero degli stranieri è superiore a quello degli italiani mentre in 106 carceri si registra una presenza di stranieri detenuti superiore alla media nazionale del 37%. 
Solo 11 dei 98 restanti istituti che ospitano una percentuale di stranieri inferiore alla media nazionale, sono situati al Nord. 
Insomma, l’analisi penitenziaria nazionale è impietosa ed imporrebbe l’adozione di urgenti provvedimenti. 

Ma la classe politica sta a guardare, ed allora non ha proprio senso presenziare ad una cerimonia che allo stato tutto può essere meno che una Festa per coloro che ogni giorno, 24 ore su 24, vivono la tensione nella prima linea delle sezioni detentive delle sovraffollate carceri italiane.