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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/05/2010  -  stampato il 10/12/2016


YOL

Nel 1981, nel carcere di Imrali, isola dell’Egeo, cinque detenuti turchi ottengono, dopo lunghi anni di detenzione, una sospirata settimana  di permesso da trascorrere con le proprie famiglie.
Il più giovane dei cinque non riesce a compiere nemmeno il viaggio di andata perché dimentica i documenti che attestano il permesso e, al primo posto di controllo, viene immediatamente arrestato e ricondotto in carcere.
Gli altri quattro detenuti, invece, riescono tutti a raggiungere le proprie famiglie ed i propri clan in diverse regioni della Turchia, dove ognuno subirà un differente destino.
Il curdo Omer raggiunge il suo villaggio del Kurdistan, dove i suoi paesani  sono sempre in lotta contro i militari turchi e si darà alla macchia coi ribelli fuggendo dalla vicina frontiera con la Siria e, forse, la sua clandestinità finirà con la morte.
Melviit si riunisce alla sua fidanzata e ad i suoi genitori, ma ben presto si accorge di essere passato  da una vita sorvegliata, quella della prigione, a un'altra vita sorvegliata, quella dell'ambiente familiare che finisce per addolorarlo e per pesargli ancora di più. 
Il trascorrere dei  giorni in quell’ambiente gli fa prendere  coscienza dell'oppressione di certi usi e imposizioni, che gli impediscono di sentirsi un uomo veramente libero. 
Mehe­met Salih tenta di fuggire in treno con la sua donna e i suoi bambini ma viene sorpreso in atteggiamento intimo e, suscitata la furiosa reazione della gente, viene ucciso dal giovane cognato. 
Infine Seyit Ali, l’ultimo detenuto, è quello che esce di  prigione con uno scopo bene preciso: deve uccidere la propria moglie, secondo la legge di famiglia, per recuperare l’onore perduto per il tradimento di lei.
Questa è la parte più drammatica del film con scene  ambientate sulle montagne, battute dalla tormenta di neve invernale, dove la donna muore congelata, in una specie di Giudizio di Dio, dopo una lunga e crudele agonia e nonostante l'estremo soccorso prestato dal marito.
Il film si conclude con la scena finale dove Omer, il curdo, si dà alla clandestinità al grido di Bisogna battersi!
Yol è stato Palma d'oro  al festival di Cannes del 1982 ed è un raro esempio di film prodotto dalle Nazioni Unite. 
Altra particolarità di Yol è quella di essere stato diretto, nella prima parte, dal regista Yilmaz Guney mentre era in prigione con l’accusa di omicidio.