www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/05/2010  -  stampato il 10/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere.

 

Resoconti dell'Assemblea
Allegato B

Seduta n. 326 del 24/5/2010
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
ANGELA NAPOLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 23 maggio 2010 è stato celebrato il 18o anniversario della strage di Capaci, dove sono stati barbaramente trucidati dalla mafia Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo;
in occasione delle commemorazioni della citata strage da tutte le parti è stata ribadita la volontà di combattere le mafie, ma, ad avviso dell'interrogante, le varie organizzazioni mafiose non verranno mai debellate se, accanto all'accertamento delle verità, non saranno garantite l'esecuzione delle varie fasi processuali e la certezza dell'espiazione delle pene;
è dei giorni scorsi la notizia dell'impossibilità di svolgere un processo presso la corte d'appello di Milano contro 34 imputati di una cosca della 'ndrangheta, giacché la polizia penitenziaria, sotto organico, non è stata in grado di tradurre in tribunale 14 imputati detenuti nel carcere «Opera» della città;
non è, purtroppo, la prima volta che vengono registrate gravi difficoltà che impediscono il regolare svolgersi delle traduzioni previste, con pesanti conseguenze sullo svolgimento dei processi, molti dei quali in fasi di appello;
sempre dei giorni scorsi è la notizia dell'avvenuta scarcerazione, per motivi di salute, del boss mafioso Salvatore Vitale, condannato all'ergastolo per il sequestro e l'omicidio del tredicenne Giuseppe Di Matteo;
Vitale, anche se poi prosciolto, era stato coinvolto nelle indagini sulla strage di Via D'Amelio, dove il 19 luglio 1992 morirono Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina;
altri noti boss appartenenti alle varie organizzazioni criminali italiane sono riusciti nel tempo ad uscire dalle carceri o per motivi di salute, che ad avviso dell'interrogante andrebbero realmente accertati, o per eccessivi benefici o per ritardi nel deposito delle sentenze o per «cavilli» di ogni genere -:
quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere per garantire l'espletamento di tutte le fasi processuali che coinvolgono, in particolare, mafiosi e terroristi, in particolare quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere per garantire le coperture degli organici della magistratura e della polizia inquirente;
quali urgenti iniziative intenda assumere per adeguare gli organici della polizia penitenziaria;
quali urgenti iniziative, anche normative, intenda assumere per assicurare la certezza dell'espiazione totale della pena inflitta a mafiosi e terroristi.
(4-07298)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa ANSA, Aldo Caselli, 44enne, si è tolto la vita la notte del 19 maggio nel carcere di Reggio Emilia impiccandosi con un lenzuolo alle sbarre della cella;
con Aldo Caselli salgono a 27 i detenuti suicidatisi in cella nel 2010: 21 si sono impiccati, mentre sei si sono tolti la vita inalando gas dai fornelletti;
oltre ai suicidi, in questo primo scorcio dell'anno si contano altri 49 detenuti morti per malattia: in totale, quindi, 76 persone decedute in cella, con una media superiore a 1 ogni due giorni;
tra i 21 suicidi «certi», 5 avevano meno di 30 anni, 8 tra i 30 e i 40 anni, 4 tra i 40 e i 50 anni, 3 tra i 50 e i 60 anni, 1 più di 60 anni (39 anni l'età media). Diciassette erano italiani e quattro stranieri;
su ognuno di questi 27 suicidi gli interroganti hanno rivolto altrettante interrogazioni a risposta scritta ai Ministri competenti chiedendo l'adozione da parte del Governo di alcuni provvedimenti e atti urgenti al fine quantomeno di ridurre nell'immediato le morti per suicidio all'interno degli istituti di pena, ma ai predetti atti di sindacato ispettivo non è stata data alcuna risposta;
lo scorso anno, dal primo gennaio al 20 maggio i suicidi all'interno delle carceri furono 22, nello stesso periodo del 2008 15, nel 2007 13, nel 2006 20 e nel 2005 18 -:
di quali informazioni disponga sui fatti riferiti in premessa e, in particolare, se non intenda avviare, indipendentemente dall'inchiesta che sulla vicenda vorrà aprire la magistratura, un'indagine amministrativa interna volta a verificare eventuali responsabilità dell'amministrazione penitenziaria in relazione alla morte di Aldo Caselli, ciò anche alla luce della forte carenza del personale penitenziario e del l'elevato tasso di sovraffollamento che si registra nel carcere di Reggio Emilia che limitano inevitabilmente le possibilità di assistenza, vigilanza e controllo dei detenuti all'interno degli istituti di pena;
se il detenuto avesse dato precedentemente segni di disagio psicologico che facessero ritenere probabile il compimento da parte sua di un gesto autolesionistico o suicidiario;
se sussistano evidenze che lascino intendere se questo ennesimo suicidio possa dipendere anche dall'elevato tasso di sovraffollamento di cui soffre da parecchi mesi l'istituto penitenziario di Reggio Emilia;
quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere.
(4-07301)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 15 maggio 2010 è apparso un articolo sul quotidiano Sardegna Oggi intitolato: «A Buoncammino ci sono troppi detenuti con problemi psichici»;
secondo le indagini svolte dall'associazione «Socialismo Diritti Riforme», nel carcere di Buoncammino ci sarebbero non meno di 150 detenuti con disturbi psichiatrici tra i 530 ospiti dell'istituto di pena;
i disturbi psichiatrici, in particolare la depressione e la schizofrenia, non possono essere curati all'interno di una struttura le cui finalità non si conciliano con patologie complesse e dove mancano i tecnici riabilitativi specifici, e dove i medici incaricati sono 3 e 11 quelli del servizio integrato di assistenza sanitaria;
il numero dei sanitari e degli infermieri (complessivamente 38) è fortemente sottodimensionato rispetto alla esigenza di far fronte alle necessità dell'intera popolazione detenuta. Secondo gli operatori sanitari, a queste condizioni e con questi numeri è impossibile garantire gli attuali standard del servizio sanitario;
a giudizio della prima firmataria del presente atto il diritto alla salute dei detenuti di Buoncammino, senza opportuni investimenti, è seriamente a rischio -:
se i Ministri interrogati, in relazione alle funzioni di controllo di propria specifica pertinenza, siano informati sulle gravi condizioni di disagio che caratterizzano la vita penitenziaria dei detenuti con problemi psichici del carcere di Buoncammino e se non ritengano opportuno acquisire ulteriori informazioni, anche attraverso un'ispezione, in merito alle disfunzioni segnalate;
se non ritengano necessario adottare urgentemente ogni iniziativa di competenza idonea a rimuovere le rilevate disfunzioni e carenze presenti nell'istituto di pena in esame per garantire ai detenuti ivi ristretti un adeguato trattamento sanitario, anche al fine di ristabilire un clima più adeguato al non facile processo di rieducazione e risocializzazione che fonda la legittimità della pena nel nostro ordinamento costituzionale.
(4-07302)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano La Tribuna di Treviso del 20 maggio è apparso un articolo intitolato: «Treviso: l'insegnante denuncia; al carcere minorile mancano gli spazi per poter fare lezione»;
Roberto Franzin, docente all'istituto penale minorile di Treviso, denuncia che nella struttura mancano gli spazi per poter fare lezione. Al suo interno ci sono 20 persone, due terzi sono stranieri. Dal 2000 sono iniziati i corsi per permettere ai ragazzi di conseguire il diploma di scuola media e superiore. Mancano però le aule adatte a ospitare i ragazzi, sicché le lezioni si svolgono in posti di fortuna, come la mensa;
il docente ha dichiarato quanto segue: «Siamo in una situazione di pericolosità estrema. Manca personale di polizia, gli spazi sono minimi. C'è nervosismo. I detenuti fumano molto, cosa che dovrebbe essere vietata. Le proposte di spostare l'istituto in altra sede sembrano solo auspici. Nel carcere si sta creando una camera di prima accoglienza più grande di quella esistente. Ma un locale di quel tipo non dovrebbe nemmeno esistere dentro il carcere. Dovrebbe stare fuori la struttura. Non c'è nessuna programmazione» -:
quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di risolvere i problemi connessi alla grave carenza di spazi e di personale di polizia penitenziaria denunciata dal docente Roberto Franzin;
se non intenda spostare l'istituto penale minorile di Treviso presso un'altra sede;
se il percorso detentivo che i minori reclusi nel carcere di Treviso stanno vivendo sia in tale situazione anche a causa della carenza e dell'inadeguatezza dei servizi minorili causata dai tagli di spesa che i Governi succedutisi negli ultimi anni hanno operato nella giustizia minorile, che in modo diffuso stanno provocando una carenza di personale e l'impossibilità di praticare forme di trattamento;
se non ritenga opportuno e necessario un ripensamento delle politiche fin qui operate dagli ultimi Governi in materia di giustizia minorile, abbandonando l'idea di un inasprimento del sistema e delle misure detentive per decidere, invece, di sostenere con risorse adeguate tutti gli strumenti alternativi al carcere e promuoverne altri per impedire che i minorenni vivano con il carcere una esperienza di solitudine e di emarginazione, inutile se non dannosa per la loro formazione e il loro reinserimento sociale.
(4-07303)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Domenico Franzese, 45enne, originario di Afragola si è suicidato la mattina di sabato 15 maggio 2010 nel penitenziario di Siracusa;
l'uomo, che aveva sulle spalle una condanna definitiva ed un fine pena a ottobre 2011, si è impiccato nella sua cella del reparto accettazione dove era stato allocato da alcuni giorni, ovvero dal suo arrivo a Siracusa proveniente dal carcere napoletano di Poggioreale;
con Domenico Franzese salgono a 26 i detenuti suicidatisi in cella nel 2010. Sulla vicenda il segretario della Uil-Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, ha dichiarato: «Non potremo mai abituarci a questi rintocchi delle campane a morto che, purtroppo, stanno diventando la colonna sonora che accompagna il nostro agire quotidiano. Appena ieri abbiamo accompagnato nell'ultimo viaggio un nostro giovane collega suicidatosi, ed è il terzo in quindici giorni»;
su ognuno di questi 26 suicidi gli interroganti hanno rivolto altrettante interrogazioni a risposta scritta ai Ministri competenti chiedendo l'adozione da parte del Governo di alcuni provvedimenti e atti urgenti al fine quantomeno di ridurre nell'immediato le morti per suicidio all'interno degli istituti di pena, ma ai predetti atti di sindacato ispettivo non è stata data alcuna risposta -:
di quali informazioni disponga sui fatti riferiti in premessa e, in particolare, se non intenda avviare, a prescindere dalla inchiesta che sulla vicenda riterrà di aprire la magistratura, un'indagine amministrativa interna volta a verificare eventuali responsabilità dell'amministrazione penitenziaria, ciò anche alla luce della forte carenza del personale penitenziario che limita inevitabilmente le possibilità di assistenza, vigilanza e controllo dei detenuti all'interno degli istituti di pena;
per quali motivi il detenuto Domenico Franzese sia stato trasferito dal carcere di Poggioreale a quello di Siracusa;
se presso la struttura penitenziaria siciliana il detenuto abbia potuto usufruire di un colloquio con lo psicologo prima della sua assegnazione alle sezioni, ciò al fine di accertare un suo eventuale rischio autolesionistico o suicidiario;
se vi siano elementi in base ai quali si possa desumere se l'alto tasso dei suicidi e dei tentati suicidi dipenda dall'elevato tasso di sovraffollamento degli istituti di pena dove attualmente sono ristretti quasi 68mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 43mila posti;
quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere.
(4-07304)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la popolazione detenuta femminile in Italia oscilla da sempre tra il 4 per cento e il 5 per cento del totale, non superando mai questa soglia;
le donne detenute in Italia si trovano allocate in sette istituti femminili (Trani, Pozzuoli, Rebibbia, Perugia, Empoli, Genova, Venezia) e in 62 sezioni all'interno di carceri maschili;
circa 70 bambini al di sotto dei tre anni di età si trovano in carcere con le loro madri, sia in prigioni interamente femminili, sia in sezioni ospitate all'interno di prigioni maschili;
le donne detenute, in media, scontano pene di lunghezza molto inferiore a quelle degli uomini e che, in particolare, non superano i cinque anni;
l'ordinamento penitenziario prevede una serie di strutture specifiche per le carceri e per le sezioni femminili, come ad esempio gli asili nido nel caso l'istituto, o la sezione, ospiti gestanti o madri con bambini;
in più di una circostanza l'associazione Antigone ha reso noti, attraverso alcune pubblicazioni e seminari, i risultati di una ricerca transnazionale - cui l'associazione stessa ha preso parte - sul reinserimento socio-lavorativo delle donne ex-detenute, dai quali emergono le seguenti considerazioni: a) nonostante l'esiguo numero di donne detenute in Italia e negli altri paesi europei, la maggior parte dei problemi che esse si trovano ad affrontare durante la detenzione e al momento del loro reingresso in società è diretta conseguenza del sovraffollamento di cui soffrono i sistemi penitenziari europei, determinato in massima parte dalle presenze maschili e subìto anche dalle donne medesime a causa della gestione amministrativa unitaria di prigioni e sezioni maschili e femminili; b) le donne detenute ed ex-detenute presentano problematiche peculiari legate alla loro condizione di genere - prime fra tutte, ma non unicamente, quelle sanitarie e quelle legate alla maternità - per far fronte alle quali si rivelano inadeguati gli strumenti utilizzati per gli uomini; c) la frammentazione della popolazione detenuta femminile, ospitata spesso in piccole sezioni all'interno di carceri maschili (in molte delle quali si trovano non più di due o tre detenute), determina una tendenza a trascurare tali sezioni, destinando alla detenzione maschile la quasi totalità delle risorse economiche e umane. Tale problema non si risolve eliminando le sezioni femminili all'interno degli istituti maschili e contenendo l'intera popolazione detenuta femminile nelle poche carceri interamente destinate a essa, in quanto così facendo si costringerebbe la maggior parte delle donne a scontare la pena lontano dal luogo di residenza del proprio nucleo famigliare -:
se il Ministro non ritenga necessario istituire un apposito ufficio del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che si occupi specificamente del trattamento delle donne detenute.
(4-07305)
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ASCA del 20 maggio 2010, i detenuti presso il carcere di Imperia hanno deciso di protestare contro il sovraffollamento battendo le stoviglie contro le sbarre tra mezzanotte e le 2 del mattino e, successivamente, tra le 4 e le 6;
nell'occasione sono intervenuti la polizia prima ed i carabinieri poi, i quali hanno provveduto, insieme agli agenti della polizia penitenziaria, a riportare sotto controllo la situazione;
le condizioni in cui versa la struttura penitenziaria di Imperia, rispetto alla quale non sono rinviabili i necessari accertamenti, è gravissima ed intollerabile sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria che per le gravi mancanze esistenti nel trattamento al quale sono sottoposti i detenuti -:
se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero;
per quali motivi, in occasione della protesta dei detenuti mediante battitura, si è reso necessario l'intervento della polizia e dei carabinieri;
se non si ritenga opportuno, con atto immediato, predisporre una qualificata ed articolata ispezione all'interno del carcere di Imperia, per accertare se nelle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti non siano ravvisabili situazioni inaccettabili.
(4-07306)
 
Allegato B

Seduta n. 328 del 26/5/2010
GIUSTIZIA
Interpellanze:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
con il P.D.G. del 20 giugno 2007 il Dipartimento per la giustizia minorile bandiva il concorso pubblico esterno ad 80 posti di educatore, il 15 febbraio del 2009 veniva approvata la graduatoria generale dei vincitori e degli idonei al predetto concorso;
il Dipartimento per la giustizia minorile il 4 marzo 2010 inviava al visto dell'ufficio centrale del bilancio del Ministero della giustizia il provvedimento n. 6830 contenente l'elenco dei primi 45 educatori, la cui assunzione è stata autorizzata con il decreto del Presidente della Repubblica del 28 agosto 2009 (40 unità) e con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 novembre 2009 (5 unità);
il visto non sarebbe stato concesso a causa di alcuni rilievi formali, sollevati dall'ufficio centrale del bilancio, relativi all'inottemperanza da parte del dipartimento per la giustizia minorile agli adempimenti previsti dall'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112;
considerato che il previsto blocco delle assunzioni ai sensi dell'articolo 2, comma 8-quater, della legge 26 febbraio 2010, n. 25, decorrerà dal 30 giugno 2010, si rischierebbe di bloccare l'assunzione degli educatori presso il Dipartimento per la giustizia minorile;
tali assunzioni rivestono particolare importanza in considerazione del più volte denunciato sovraffollamento delle carceri e del ruolo rilevante che tali operatori avranno in vista della nuova disciplina delle misure alternative alla detenzione -:
quali rilievi formali hanno portato al rifiuto del visto dell'ufficio centrale del bilancio riguardo al provvedimento 4 marzo 2010 n. 6830 del Dipartimento per la giustizia minorile;
quali interventi urgenti si intendano assumere al fine di consentire in tempi brevi l'assunzione di educatori presso il Dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della giustizia.
(2-00730) «Berretta, Migliori».
Interrogazioni a risposta orale:
BERRETTA e ANDREA ORLANDO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
a partire dal 29 gennaio 2010 una delegazione di consiglieri della provincia regionale di Siracusa, ha effettuato una serie di visite agli istituti di pena della provincia di Siracusa, accertando alcune criticità inerenti al sovraffollamento e alle carenze strutturali e di personale di tali istituti;
nella casa di reclusione di Brucoli-Augusta, dall'illustrazione del direttore è emerso che l'istituto penitenziario è stato aperto nel 1987 ed alla data della visita ospitava oltre 600 detenuti pur essendo concepito per contenerne 300;
risulta insufficiente la dotazione organica effettiva della polizia penitenziaria: a fronte dei previsti 358 agenti di custodia infatti ve ne sono solo 225, una carenza grave dunque pari al 37 per cento della dotazione necessaria a garantire i compiti e le funzioni istituzionali;
la mancanza di personale di polizia penitenziaria comporta aggravio dei carichi di lavoro, stress psicofisico, assenze per malattia, ricorso al lavoro straordinario, ed alimenta il malcontento ed il malessere fra gli agenti;
particolarmente grave risulta la carenza di organico per il personale educativo che presenta solo due unità sulle quindici previste;
sconcertante ed inaccettabile risulta la situazione verificata in merito alle necessità di rifornimento e somministrazione idrica: il rifornimento dell'acqua avviene tramite autobotti ed i detenuti sono sottoposti al razionamento;
questa grave carenza ha delle inevitabili conseguenze sotto l'aspetto igienico sanitario soprattutto per le alte temperature registrate durante la stagione estiva, che causano condizioni di invivibilità per la popolazione carceraria in primo luogo ed anche per il personale che vi opera;
particolarmente carenti le condizioni strutturali del carcere che sono state verificate anche a seguito delle audizioni effettuate successivamente con le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria: i sistemi elettrici non sono a norma e non consentono il raggiungimento di standard minimi sia per la sicurezza della struttura carceraria sia per l'incolumità del personale che vi opera;
gravi si appalesano i mancati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria anche in riferimento alle condizioni strutturali del carcere con particolare riferimento ai locali sotterranei che, da dichiarazioni acquisite, sovente si trasformano in ricettacolo e contenitore di infiltrazioni diffuse di acqua;
il 4 marzo 2010 si è verificato il crollo, a causa del forte vento, di parte dell'alta inferriata di recinzione del carcere;
il 18 febbraio 2010 la succitata delegazione ha eseguito una visita nella casa di reclusione di Noto, rilevando anche qui, notevoli criticità;
tale struttura grazie ai lavori di ammodernamento, terminati nel 2009, avrebbe dovuto migliorare ovvero risolvere il grave problema del sovraffollamento, ad oggi ospita 250 detenuti, nonostante la popolazione carceraria consentita è pari a 180 detenuti;
grave ed insostenibile è la situazione della polizia penitenziaria: l'organico reale è di 75 unità, ma quelli effettivamente in servizio sono circa 60 sui 169 necessari;
vengono denunciate gravi deficienze nelle procedure e negli standard di sicurezza e di controllo: il servizio serale di vigilanza è di sole 6 unità di polizia penitenziaria ed i servizi minimi non possono essere garantiti tanto da compromettere addirittura il livello minimo di sicurezza;
altrettanto grave appare la situazione del personale civile, quale quella degli educatori, presenti in sole due unità;
non accettabile infine si presenta la situazione relativa all'approvvigionamento idrico poiché l'acqua viene razionata e distribuita solo per poche ore durante l'arco della giornata ed in maniera non assolutamente sufficiente;
la carenza di personale di custodia ha assunto limiti intollerabili: i turni che gli agenti sono obbligati a sostenere sono massacranti e lo straordinario non viene remunerato per carenza di fondi;
in data 11 marzo 2010 la delegazione del consiglio provinciale ha effettuato la sua visita presso casa circondariale di Cavadonna;
la struttura ospita 550 detenuti, la capienza ottimale sarebbe di 280, mentre quella tollerabile è di 350 reclusi, la sezione di massima sicurezza accoglie 100 detenuti;
nelle sezioni che ospitano i detenuti comuni, gli standard minimi di decenza e di vivibilità, sono assolutamente intollerabili: in alcune di queste celle i detenuti vivono in 12 in uno spazio di circa 30 metri quadrati che comprendono anche gli arredamenti;
il 35 per cento della popolazione reclusa totale è composta da extracomunitari ed è anche presente una sezione «protetta» dove sono ospitati detenuti per reati che attengono la sfera sessuale: la casa circondariale contiene 138 detenuti che scontano una pena definitiva, mentre la restante parte è in attesa di giudizio o reclusa con pena non definitiva;
la condizione lavorativa della polizia penitenziaria risulta inaccettabile: su una previsione organica di 315 agenti, effettivamente in servizio ce ne sono 150 in quanto 36 risultano distaccati presso altre sedi e 40 si occupano della traduzione dei detenuti, di questo contingente residuo (150), 50 lavorano in attività meramente amministrativa presso uffici;
altrettanto, a dir poco, carente appare l'organico degli educatori presenti in 3 unità;
l'assistenza sanitaria è assicurata con medici ed infermieri 24 ore su 24, mentre mancano i medici specialisti e l'assistenza farmacologica è assolutamente carente;
l'assistenza psicologica è garantita con convenzione ed assicurata per 28 ore mensili;
la struttura, pur di recente costruzione, presenta carenze di manutenzione ordinaria ed in alcuni reparti sono evidenti infiltrazioni d'acqua, che in alcuni casi raggiungono le celle;
la fornitura idrica è garantita dall'esistenza di due pozzi, ma, per carenza di fondi, l'acqua calda è garantita solo un'ora al giorno -:
se sia a conoscenza delle gravi carenze degli istituti di pena presenti in provincia di Siracusa denunciate dal consiglio provinciale;
quali interventi urgenti intenda adottare al fine di fronteggiare le gravi criticità emerse dall'indagine svolta dal consiglio provinciale di Siracusa presso gli istituti di pena della provincia di Siracusa, con particolare riferimento allo stato di abbandono dei mezzi di traduzione dei detenuti, al sistema di video sorveglianza delle carceri, alla situazione di abbandono in cui vengono relegati alcuni detenuti, soprattutto gli extracomunitari che non ricevono adeguata assistenza esterna (visite, denaro), al sovraffollamento nelle celle che trasformano, in alcuni casi, le carceri in luoghi dove si registra una presenza carceraria tripla a quella prevista e doppia rispetto a quella tollerabile, al carente approvvigionamento idrico che rende necessario il razionamento dell'acqua.
(3-01088)
Interrogazioni a risposta scritta:
MELIS e TOUADI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nei soli primi mesi dell'anno in corso 2010, si sono registrati nelle carceri italiane 76 suicidi, ossia - come documenta il periodico on line Ristretti orizzonti - ogni 2 giorni si è suicidato un detenuto (21 impiccandosi, 6 inalando gas);
tale gravissimo dato è certamente da porsi in relazione con le condizioni di insopportabile disagio in cui vivono oggi i detenuti italiani (quasi 64 mila ospitati in spazi che ne potrebbero al massimo contenere 43 mila);
concorrono a determinare questo risultato tragico le condizioni generali di vivibilità (spazio, aria, luce, promiscuità), l'assenza in molti casi oggettiva delle attività di rieducazione, la mancata assistenza psicologica per difetto cronico di personale specialistico, la deficienza numerica degli educatori e in genere la condizione di crisi di tutti i servizi di supporto -:
quali concrete misure il Ministro intenda assumere per porre fine da subito al fenomeno dei suicidi in carcere, o quanto meno per contenerne la crescita;
se non ravvisi l'urgenza di garantire almeno l'assistenza diretta nelle carceri, dando luogo a politiche sistematiche di integrazione degli organici per quanto concerne agenti penitenziari, psicologi, educatori, categorie per le quali il reclutamento o anche la semplice chiamata dei vincitori di recenti concorsi ha subito per ragioni di bilancio significativi blocchi o rallentamenti.
(4-07352)
CASSINELLI, SCANDROGLIO e MINASSO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
dai dati diffusi dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria (SAPPE) è emerso che alla data del 30 aprile 2010 erano presenti nelle 7 case circondariali della Liguria 1.765 detenuti a fronte di una capienza regolamentare degli istituti pari a 1.140 posti letto;
molto alta è la percentuale di detenuti stranieri (tra il 50 ed il 60 per cento) e di tossicodipendenti (circa il 40 per cento) complessivamente presenti negli istituti penitenziari liguri;
ad aggravare ulteriormente queste evidenti criticità, il SAPPE ha evidenziato anche le gravi carenze negli organici del personale di polizia penitenziaria (oltre 400 unità in meno rispetto al previsto): mancano 16 agenti in organico a Chiavari, 155 a Genova Marassi, 58 a Genova Pontedecimo, 23 a Imperia, 53 a La Spezia, 83 a Sanremo e 13 unità a Savona;
gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria lavorerebbero nelle 7 carceri liguri spesso a livelli minimi di sicurezza per le gravissime carenze di personale di polizia e devono quindi fare fronte a carichi di lavoro particolarmente delicati e stressanti, aggravati da una popolazione detenuta ogni giorno sempre più in crescita esponenziale;
la funzione rieducativa della pena, prevista dall' articolo 27 della Carta costituzionale, non si può svolgere pienamente - nonostante l'impegno e gli sforzi di tutti gli operatori carcerari - in penitenziari abbondantemente sovraffollati come quelli liguri;
il provvedimento di indulto, adottato con la legge n. 241 del 2006 sotto il precedente Governo Prodi, per effetto del quale i soggetti usciti dagli istituti penitenziari della Liguria sono stati 1.158 nel periodo 1o agosto 2006/30 settembre 2009, si è dimostrato fallimentare, dal momento che in breve tempo il problema del sovraffollamento è tornato grave ed oltre un terzo di coloro che hanno beneficiato dell'indulto è incorso nella recidiva, facendo rientro in carcere e contribuendo quindi ad aumentare il numero delle presenze negli istituti penitenziari del Paese -:
come il Governo intenda intervenire per superare la situazione come sopra evidenziata e ripristinare adeguate condizioni infrastrutturali e logistiche negli istituti penitenziari della Liguria nonché sanare le carenze dei relativi reparti di polizia penitenziaria.
(4-07353)
VIETTI, TASSONE, MANTINI, MANNINO, RAO, RIA, BOSI, VOLONTÈ, COMPAGNON, CICCANTI, NARO, GALLETTI, LIBÈ, OCCHIUTO, MEREU e PISACANE. - Al Ministro dell'interno - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dai quotidiani del 25 maggio 2010, tra le misure contenute nella manovra economica che a breve sarà illustrata dal Ministro dell'economia e delle finanze, sta avanzando l'ipotesi di congelare i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e, quindi, anche dei comparti della difesa e della sicurezza;
il possibile blocco dei contratti ha già scatenato le proteste dei lavoratori delle forze di polizia sulle cui spalle è ingiusto caricare, ancora una volta, il prezzo della crisi;
oltre a dimostrare poca sensibilità per chi ogni giorno scende in strada per tutelare l'ordine e la sicurezza dei cittadini, la ventilata ipotesi del blocco del rinnovo dei contratti del comparto sicurezza in generale e delle forze di polizia in particolare sarebbe in contrasto con la recente approvazione della norma sulla specificità del comparto medesimo;
la situazione in cui versano le forze dell'ordine è ancor più grave in quanto il personale è in arretrato sul rinnovo di ben due contratti, senza contare che l'ipotesi allo studio, come rilevato dal Sindacato autonomo di polizia, mette sullo stesso piano i dipendenti del pubblico impiego e quelli del comparto sicurezza, nonostante questi ultimi «rischino la vita ogni giorno» -:
quali siano gli orientamenti a riguardo e se non ritenga di fornire assicurazioni agli operatori delle forze dell'ordine sul fatto che i loro diritti contrattuali non saranno compromessi, anche tenendo conto dei brillanti successi ottenuti nella lotta alla criminalità. (3-01082)
(25 maggio 2010)
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03231
presentata da
GIUSEPPE SARO
mercoledì 26 maggio 2010, seduta n.387
SARO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
lo scorso 18 maggio 2010 si è celebrata in tutta Italia la festa del Corpo di Polizia penitenziaria;
a Udine, secondo quanto riportato da "Il Messaggero veneto" del 23 maggio 2010, il Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria (SAPPE) non avrebbe partecipato ai festeggiamenti in segno di dissenso per "troppi detenuti in via Spalato e troppo pochi gli agenti presenti" e perché mancherebbe anche il personale medico-sanitario;
in particolare, nel carcere di via Spalato di Udine "la capienza regolamentare è di 63 detenuti, quella tollerabile di 168 e quella attuale di 224, mentre l'organico previsto è di 147 agenti, contro i 122 in forza e i 110 presenti effettivi in servizio. Il numero necessario sarebbe invece di almeno 180 agenti";
considerato che:
il direttore del carcere di Udine, in occasione delle predette celebrazioni, ha ricordato che si tratterebbe di almeno 20 agenti e che "è difficile lavorare bene in simili condizioni";
secondo il direttore del carcere mancherebbero gli agenti per effettuare i "servizi di piantonamento" e dovrebbe essere restaurata l' "ex sezione femminile (...) per portare avanti altre attività";
preso atto che gli agenti presenti, inoltre, al fine di assicurare l'indispensabile servizio di vigilanza, sarebbero costretti a svolgere turni più lunghi e, pertanto, più faticosi,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tutto quanto sopra narrato;
se e quali provvedimenti urgenti intenda porre in essere al fine di dotare il carcere di Udine di ulteriori unità di personale di Polizia penitenziaria in modo da garantire la sicurezza e promuovere condizioni di lavoro dignitose;
se e in quali modi ritenga di dover intervenire al fine di procedere rapidamente al restauro dell'ex sezione femminile e consentire, quindi, un miglior utilizzo degli spazi disponibili.
(4-03231)
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03223
presentata da
TOMASO ZANOLETTI
mercoledì 26 maggio 2010, seduta n.387
ZANOLETTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
negli istituti di pena, è rinchiusa anche un'umanità fragile, con disturbi mentali, che abusa di droghe, come i giovani sbandati, e per questo esposta a rischio di suicidio;
il Governo e le istituzioni carcerarie si stanno già adoperando attivamente per cercare di prevenire i suicidi in carcere;
nonostante l'impegno, la vita in carcere supera spesso, la soglia di resistenza del detenuto, che, sconvolto, attua purtroppo il grave gesto;
il suicidio è la causa più comune di morte dei detenuti e nel nostro Paese, ha una frequenza 20 volte maggiore rispetto ai cittadini in stato di libertà;
tra i motivi dei suicidi gli studiosi annoverano il grave impatto psicologico dell'arresto, con la perdita della libertà, della famiglia, del supporto sociale;
sono poi da non sottovalutare le crisi di astinenza dei tossicodipendenti, la consapevolezza di una condanna a volte lunga, lo stress quotidiano, i sensi di colpa per il crimine commesso, la paura e il malessere legati alle cattive condizioni ambientali;
con il crescere della durata della pena la permanenza in carcere può portare traumi aggiuntivi come il conflitto con l'istituzione, la vittimizzazione, la lunghezza dei processi, l'esaurimento fisico e nervoso;
le nostre prigioni sono sovraffollate, con una popolazione di 67.500 detenuti, mentre la capienza regolamentare sarebbe solo di 43.000;
considerato che:
l'art. 27, terzo comma, della Costituzione recita che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;
la punizione deve avvenire all'interno di un rapporto normale, umano, tutelato da una presenza che, mentre punisce, valorizza e riaccetta. Tanto che il carcere, nonostante la sua natura costrittiva e separatista, può rappresentare il posto dove riemergono il sogno, la speranza e la fiducia,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo, per la riduzione del numero di suicidi tra i detenuti, oltre ai naturali rapporti di valorizzazione e di rispetto della persona, non ritenga opportuno incrementare la pratica dell'identificazione del "profilo" della persona ad alto rischio di suicidio;
se non ritenga importante l'aggiornamento del personale, onde facilitare la valutazione dei segnali precoci di rischio di suicidio;
se non ritenga opportuno prevedere, ove ritenga necessario, per persone con gravi situazioni di salute, la possibilità di scontare la pena in misura alternativa in luoghi protetti, come piccole strutture socio-sanitarie o in comunità terapeutiche;
se, fra le valide e positive iniziative che si stanno svolgendo, non ritenga utile potenziare convenzioni di collaborazione con ospedali, strutture psichiatriche, servizi di emergenza, per attuare programmi di salute mentale e di disintossicazione nonché facilitare colloqui mirati con mediatori culturali, per operare in maniera integrale a fini della prevenzione del suicidio in carcere.
(4-03223)
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03215
presentata da
GIULIO CAMBER
martedì 25 maggio 2010, seduta n.386
CAMBER - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
è stato celebrato giovedì 20 maggio 2010 il 193° anniversario del Corpo della Polizia penitenziaria;
come in tutte le strutture carcerarie italiane, anche presso la Casa circondariale di Trieste si è svolta la cerimonia commemorativa alla presenza delle autorità cittadine e di un folto pubblico di invitati;
il direttore della Casa circondariale triestina, dottor Enrico Sbriglia (che ricopre anche la carica di segretario nazionale del Sindacato direttori penitenziari - SI.DI.PE.), ha svolto la propria relazione esprimendo "forte preoccupazione per il futuro del carcere di Trieste, il Coroneo, un carcere ancora in grado di reggere l'urto, ma sovraffollato e con sempre meno risorse a disposizione";
infatti i dati forniti nel suo intervento dal comandante del reparto di Polizia del carcere, commissario Antonio Marrone, parlano chiaro: rispetto ad una capienza regolamentare di 160 detenuti, oggi al Coroneo ce ne sono circa 230: spesso devono essere alloggiate nella stessa cella una decina di persone e, all'inizio di maggio, è stato necessario, anche se solo per tre giorni, utilizzare materassi sistemati a terra;
per quanto riguarda l'organico in forza al carcere triestino, i poliziotti del reparto sono 120, mentre l'organico ne prevede 159: "riusciamo a resistere - ha sottolineato Sbriglia - grazie al continuo impegno del personale della Polizia penitenziaria, dei formatori professionali, degli insegnanti, dei volontari, dei medici e degli operatori dell'Azienda per i servizi sanitari e del Sert in particolare";
il direttore del Coroneo, successivamente, nella sua veste di segretario nazionale del SI.DI.PE., rispondendo ai giornalisti, ha quindi lanciato una proposta per rimediare alle oggettive difficoltà nelle quali il personale penitenziario è costretto ad operare, che consiste nel puntare su carceri galleggianti e caserme dismesse per contrastare il sovraffollamento. Il dottor Sbriglia ha infatti sottolineato come Fincantieri sia in grado di realizzare in tempi brevissimi (20 - 24 mesi) delle "piattaforme galleggianti" ancorate alla banchina del porto che potrebbero ospitare fino a 600 detenuti e oltre 300 dipendenti, e sarebbero dotate di tutti i servizi comunitari per i detenuti (celle per due persone con angolo cottura e bagno completo, aule scolastiche, biblioteca, refettori, palestre, infermeria, sale colloqui con gli avvocati, eccetera) nonché dei servizi logistici per il personale della Polizia penitenziaria (uffici, alloggi, mensa e bar aziendale, sala svago del personale, eccetera), strutture che alleggerirebbero la pressione sulle attuali strutture carcerarie a livello nazionale. Si tratterebbe di strutture che - secondo l'ipotesi lanciata dal dottor Sbriglia - al termine dell'emergenza penitenziaria potrebbero essere riutilizzate, per esempio, dalla Protezione civile;
la realizzazione di tali strutture carcerarie sul mare avrebbe oltretutto il vantaggio di garantire commesse di lavoro alla cantieristica italiana in un momento di crisi anche nel settore delle costruzioni navali: tali strutture potrebbero essere infatti realizzate da un'azienda con capitale preminentemente pubblico e offrirebbero occasioni di lavoro a numerosissime persone con riflessi positivi per i territori che ospitano gli stabilimenti Fincantieri come il Friuli-Venezia Giulia,
si chiede di sapere:
quali siano le possibilità, ed in quali tempi, di ripristinare l'organico del Corpo di Polizia penitenziaria in forza al carcere del Coroneo di Trieste, oggi carente di ben 39 agenti, soprattutto in considerazione che a breve dovranno essere assegnati nelle sedi di servizio gli allievi poliziotti penitenziari, che hanno terminato il 161° corso di formazione;
quale sia la fattibilità, ed in quali tempi, della proposta lanciata dal direttore del carcere di Trieste, dottor Enrico Sbriglia, per la realizzazione o l'utilizzo di strutture alternative per accogliere i detenuti in sovrannumero, ivi comprese le piattaforme galleggianti ed il recupero di caserme dismesse, presenti in grande numero in Friuli-Venezia Giulia e nella stessa provincia di Trieste.
(4-03215)
 
a cura di Damiano Bellucci