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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/06/2010  -  stampato il 08/12/2016


Ma dove sono finite le donne della Polizia Penitenziaria ?

Il mio amico Commissario Ultimo (in graduatoria) è disperato perché non riesce più a gestire la sezione femminile, in quanto è rimasto con mezza dozzina di donne, che non bastano ad assicurare la presenza femminile durante i turni e per ogni posto di servizio della sezione.

Da tempo, la presenza di personale maschile a vigilanza dei passeggi, è una costante; spesso nei servizi di prima muta, una poliziotta penitenziaria rimane sola in sezione, senza nemmeno avere il cambio per consumare il pasto.

La situazione è drammatica e mentre sulla carta i numeri non corrispondono, in quanto le donne sono molto di più di quelle rimaste effettivamente a lavorare, bisogna fare i conti con gravidanze, astensioni obbligatorie e facoltative, permessi legge 104, istanze di esenzione dalle notti, permessi articolo 42 (legge handicap) oggi estesi anche a familiari conviventi, malattie e quant’altro.
 
Presto, in questo carcere della Sicilia estrema vedremo gli agenti (maschi) montare nella sezione femminile. Non c’è nulla all’orizzonte che faccia sperare in meglio.
 
Il mio amico Commissario si chiede spesso: ma dove sono andate a finire le donne della polizia penitenziaria? Qualcuno dice che in alcune carceri del Nord Italia ci siano gli uffici pieni di donne colleghe, qualche altro mormora che i Provveditorati sono pieni di donne, qualche malalingua dice che nelle carceri ove non c’è la sezione femminile, le donne abbondano occupando posti come le portinerie, colloqui, nucleo ecc.
 
Ma in realtà come sono state distribuite, durante il tempo le donne sul territorio? E’ possibile che in Sicilia qualche Istituto si è ridotto a dover elemosinare una perquisizione chiedendolo ad una infermiera – promossa sul campo agente di p.p. – e invece in altri Istituti del Nord ne siano pieni gli uffici? E le pari opportunità a chi sono riservate? Poiché se al Sud si è costretti a togliere un’agente donna dall’Ufficio Matricola per mandarla a lavorare in sezione, perché al Nord, nei provveditorati e aggiungo io al Dipartimento, dove abbondano le colleghe donne, non si riesce a schiodarle dalla sedia per mandarle a lavorare nelle sezioni?
 
Certo, in un clima sereno, con personale adeguato, nessuno andrebbe a cercare le centinaia di donne “occultate” all’interno di uffici o in anticamere di dirigenti generali, o fidanzatine di qualche alto papavero, ma in una situazione così drammatica sul versante “personale”, dove si auspica che il personale delle sezioni navali sbarchi a terra per dare una mano ai loro fratelli sfortunati, è giusto chiedere al Capo del Dipartimento che fine abbiano fatto queste benedette donne, che posti occupano, e mettere mano ad una seria ed equa ripartizione delle stesse sul territorio?