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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/06/2010  -  stampato il 07/12/2016


Se prima non scorre il sangue...

Credetemi, il mio amico Commissario Ultimo (in graduatoria) è sinceramente preoccupato: ha dovuto mettere alla sezione femminile a fare servizio con le donne, due maschi della polizia penitenziaria; non era mai accaduto nella storia di quel carcere dell’estremo west della Sicilia, eppure dice lui, è da più di un anno che scriviamo accorate relazioni di servizio, aggiornando periodicamente i dati e profetizzando l’uso di personale maschile nella sezione femminile qualora il fantomatico DAP non avesse preso provvedimenti.

Ma a Roma tutto tace. Anche io avevo fatto una previsione che si è rivelata ormai sbagliata: avevo profetizzato che il nostro Ministro sarebbe stato quello che avrebbe risolto i problemi della polizia penitenziaria, che avrebbe portato avanti il riallineamento o il riordino che dir si voglia e invece, tra intercettazioni e leggi ad personam, tra promesse di assunzioni e tagli enormi ai fondi delle carceri, pare che si sia impantanato in una palude che non gli permette di dedicarsi a questi quattro disgraziati di poliziotti penitenziari . Mi ero sbagliato e me ne pento; mai previsione fu così errata. Non c’è stato l’impulso che tutti ci aspettavamo, specie i siciliani e proprio quelli che in un modo o nell’altro avevamo avuto a che fare (per ragioni per lo più politiche) con il Ministro Alfano.
 
Nelle carceri super affollate, con numeri da record – che quelli pre indulto a confronto, oggi ci fanno ridere – non ci sono soldi per pagare il lavoro ai detenuti, non ci sono soldi per acquistare farmaci, e questi diventano aggressivi, restando in gabbia 20 ore al giorno, e sfogano la loro rabbia sull’operatore penitenziario che sta in prima linea. Il melting pot carcerario dove i marocchini odiano i tunisini, dove i rumeni odiano gli albanesi, dove i bianchi odiano i negri, è diventato una polveriera pronta a scoppiare da un momento all’altro. Nelle carceri, dove l’assenteismo per malattia e per tutta una miriade di diritti riconosciuti dalla Legge (tra i quali l’ultimo arrivato l’estensione dell’art.42 – legge handicap – anche per i genitori sta facendo sfracelli grazie a chi non ha previsto né studiato quali ricadute negative, tale estensione poteva avere sul servizio a turno nella carceri) sta creando vuoti enormi tra il personale, a discapito della sicurezza; dove l’anzianità anagrafica senza ricambio di carne fresca, sta creando problemi psichici ad un bel numero di appartenenti alla polizia penitenziaria (basta vedere i certificati medici che arrivano per stato d’ansia); dove si parla del 29° suicidio di detenuti dall’inizio dell’anno, ignorando sistematicamente il conteggio dei morti per suicidio tra i poliziotti penitenziari, e le morti per infarto o le invalidità ascrivibili probabilmente ad uno stress insopportabile; in un sistema penitenziario dove i sindacati pur mostrando tutta la loro rabbia con sit in e manifestazioni di protesta, non si riesce ad incidere minimamente sui nostri politici che hanno la testa altrove, a problemi ben più gravi di quelli che noi stiamo vivendo ogni giorno, non resta altro che aspettare.
 
Si, non resta che aspettare che scorra il sangue nelle carceri. Che si ritorni agli anni 70 con le rivolte dei detenuti, con gli omicidi, gli accoltellamenti, le sparatorie sotto casa, i sequestri di persona, i danneggiamenti violenti, g,i incendi ed altro. In questi giorni abbiamo avuto notizie delle prime rivolte. Forse qualcuno sta sottovalutando il problema. Nuvola Rossa lo aveva già profetizzato. Cari politici che prima delle elezioni facevate a gara per dichiararvi amici dei poliziotti, aspettate che ci siano i morti in carcere per prendere provvedimenti?
 
Aspettate che scorra il sangue per ergervi a paladini della Polizia penitenziaria?