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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/06/2010  -  stampato il 10/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere.

 

ATTO SENATO
INTERPELLANZA 2/00235
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 398 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: COMPAGNA LUIGI
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 16/06/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interpellanza 2-00235
presentata da
LUIGI COMPAGNA
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.398
COMPAGNA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
a fronte di una popolazione detenuta in forte crescita, l'organico della Polizia penitenziaria diminuisce e c'è chi ha quantificato in oltre 6.000 le carenze attuali di personale;
pertanto chi è impegnato nella prima linea delle sezioni detentive e negli innumerevoli servizi esterni di Polizia penitenziaria deve operare spesso in situazioni al di sotto dei limiti di sicurezza;
rilevato come:
il corpo della Polizia penitenziaria ormai da circa 16 anni non viene integrato da nuove unità e la sua situazione stipendiale è da considerarsi sfavorita rispetto a colleghi europei;
la Polizia penitenziaria è stata inserita come figura professionale che fa parte delle Forze di polizia ma è gestita funzionalmente dalla figura dei Direttori penitenziari, cioè da personale civile non appartenente al corpo;
nell'anno 2002 e nei successivi, grazie agli scatti di cui hanno beneficiato gli Ispettori superiori sostituto commissario, il corpo non si è mai visto riconoscere risorse destinate ai propri sviluppi di carriera,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda promuovere al fine di far fronte alle anomalie gestionali e funzionali che si sono succedute con evidenti implicazioni negative rispetto alle esigenze di organico e alle aspettative retributive del corpo della Polizia penitenziaria.
(2-00235)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03340
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 398 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: LANNUTTI ELIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 16/06/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELL'INTERNO
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03340
presentata da
ELIO LANNUTTI
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.398
LANNUTTI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:
come si legge in un articolo pubblicato su "la Repubblica" il 15 giugno 2010, in data 15 giugno si è avviato presso il Tribunale di Firenze il primo processo per l'inchiesta sui "grandi eventi". Imputati sono l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, e l'avvocato Guido Cerruti, indagati nel filone dell'inchiesta sull'appalto per la scuola Marescialli dei Carabinieri;
De Santis e Balducci sono in carcere dal 10 febbraio 2010 per corruzione nell'inchiesta sui "grandi eventi";
in data 14 giugno 2010 De Santis si è presentato al Tribunale del riesame fiorentino, dove si discuteva la richiesta di scarcerazione per lui e per Balducci;
in questa circostanza ha suscitato polemiche l'entrata dell'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana nel cortile del Tribunale scortato dagli agenti della Polizia penitenziaria e ammanettato con un altro detenuto;
De Santis ha fatto sapere attraverso i suoi avvocati di sentirsi frastornato e amareggiato dall'essere stato esibito in manette alle telecamere;
al riguardo è intervenuto subito il Garante per la protezione dei dati personali, il quale ha affermato che: "I media si astengano dal diffondere riprese e fotografie di persone in manette";
la legge n. 492 del 1992 stabilisce che nelle traduzioni di un singolo detenuto l'uso delle manette è obbligatorio "quando lo richiedono la pericolosità del soggetto o il pericolo di fuga o circostanze di ambiente che rendono difficile la traduzione";
Donato Capece, segretario generale del sindacato di Polizia penitenziaria Sappe, dichiara che è regolare e legittimo che i detenuti, ancorché imputati, siano condotti con le manette durante le traduzioni. Tutti i giorni, ha precisato, la stragrande maggioranza delle traduzioni avvengono con le manette e giustamente, egli sottolinea, perché esse garantiscono ordine e sicurezza;
in ogni caso la legge n. 354 del 1975 stabilisce che nelle traduzioni collettive "è sempre obbligatorio l'uso di manette modulari multiple" e De Santis è arrivato con un altro detenuto;
ad avviso dell'interrogante, occorre evitare che il Garante per la protezione dei dati personali intervenga per garantire l'esclusiva privacy dei potenti o ex tali, lasciando alla mercè morbosa dei mass media i cittadini comuni,
si chiede di sapere:
se al Governo risultino i motivi per cui, come fanno notare gli agenti di custodia, le polemiche scoppiano solo con i detenuti "presunti eccellenti" mentre quando sono coinvolti cittadini comuni nessuno si pronuncia al riguardo, confermando che essere un qualsiasi sconosciuto giustifichi, comunque e a prescindere, l'uso delle manette;
quali siano le ulteriori valutazioni del Governo in merito alla vicenda richiamata in premessa.
(4-03340)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07647
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 338 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07647
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.338

BERNARDINI, FARINA COSCIONI, BELTRANDI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - Premesso che:

si fa riferimento alla vicenda di un detenuto attualmente recluso nel carcere napoletano di Poggioreale, nome di battesimo Giuseppe, il cui caso è emerso nel corso di una visita ispettiva condotta dal consigliere regionale Corrado Gabriele e dalla garante per i detenuti Adriana Tocco, e poi resa nota da un dispaccio dell'agenzia «ANSA» del 16 giugno 2010;

in particolare, si apprende che Giuseppe è «un giovane che da sette mesi attende il ricovero all'ospedale Cardarelli per una semplice stenosi uretrale, costretto nei pochi metri quadrati con un catetere da quasi 200 giorni» -:

se quanto sopra evidenziato corrisponda a verità;

se sia noto quali siano le ragioni che abbiano impedito finora il ricovero in questione. (4-07647)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07633
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 338 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07633
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.338

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti Orizzonti, associazione «Il Detenuto Ignoto», associazione «Antigone», associazione «A Buon Diritto», la mattina del 15 giugno 2010, Antonio Gaetano Di Marco, 43enne, si è tolto la vita nel carcere catanese di Bicocca;

l'uomo, condannato per mafia, con altri 10 anni di pena da scontare, si è coperto la testa con il lenzuolo inalando il gas della bomboletta che alimentava un fornelletto da campeggio nella sua cella;

la morte è stata scoperta all'alba dai compagni di cella. Pare che Di Marco, cugino del boss Francesco Montagno Bozzone, l'uomo che Santo Mazzei aveva indicato come rappresentante della commissione provinciale di Cosa Nostra, fosse depresso dopo che la procura di Catania aveva ordinato il sequestro dei suoi beni;

il venerdì precedente l'uomo era stato visitato dallo psichiatra della struttura carceraria, ma il medico non aveva notato segni di peggioramento. Ex detenuto al 41-bis, da mesi Di Marco era stato ammesso al circuito di alta sicurezza uno; in pratica avrebbe dovuto essere controllato a vista;

nelle carceri di Catania solo negli ultimi 5 anni sono morti 7 detenuti, di cui 4 suicidi;

da inizio anno il numero dei suicidi ha toccato quota 32, mentre il totale dei detenuti morti è pari a 90;

nelle carceri italiane negli ultimi 10 anni si contano 586 suicidi e 1.688 detenuti morti -:

nel rispetto e indipendentemente dall'inchiesta avviata dalla magistratura quali siano gli intendimenti del Governo e quali siano gli esiti, allo stato, dell'inchiesta avviata nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria al fine di accertare modalità ed eventuali responsabilità in ordine al suicidio di Antonio Gaetano Di Marco;

se il Governo non ritenga che l'alto tasso di atti di autolesionismo e di suicidi in carcere dipenda anche dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative intenda porre in essere affinché gli indirizzi di gestione del sistema penitenziario siano conformi ai princìpi del nuovo regolamento penitenziario in ordine agli interventi di trattamento del detenuto;

quali siano gli intendimenti del Governo in ordine alla esigenza di riforma della legge n. 354 del 26 luglio 1975 e dunque dell'ordinamento penitenziario e dei criteri di esecuzione delle pene e delle altre misure privative o limitative della libertà. (4-07633)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07646
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 338 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
16/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07646
presentata da
RITA BERNARDINI
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.338

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dal quotidiano di Teramo «Il Centro» con articoli pubblicati il 20 marzo 2010 ed il 30 maggio 2010, la signora Natascia Berardinucci, 35enne, di professione infermiera presso il distretto sanitario di base di Sambuceto, incensurata, è stata arrestata il 30 novembre 2009 perché accusata dei reati di cui agli articoli 612-bis (atti persecutori), 81, 582 (lesioni), 61 n. 1, 635 (danneggiamento) e 625 n. 7 (furto aggravato) del codice penale nei confronti dell'ex convivente, un imprenditore di Atri;

la donna soffre di Parkinson giovanile ed ha difficoltà nella deambulazione, il che la costringe ad assumere farmaci che ne possono alterare l'umore; ciò nonostante, ha sempre svolto attività di volontariato con la Croce rossa sia presso la sua città di residenza, sia presso alcuni Paesi africani, in particolare all'interno della comunità keniota di Chaaria;

durante il periodo di custodia cautelare la signora Berardinucci è stata reclusa nel carcere di Teramo, poi in quello di Pisa ed infine, di nuovo, nel carcere di Teramo;

nonostante sia incensurata ed abbia sempre tenuto una condotta di vita da tutti giudicata encomiabile, il giudice della cautela, su conforme parere del sostituto procuratore presso il tribunale di Teramo, dottoressa Laura Colica, ha respinto numerose istanze di revoca della custodia in carcere avanzate dalla donna al fine di ottenere gli arresti domiciliari presso la clinica Villa Serena, struttura che si era detta disponibile ad accogliere la signora Berardinucci;

nel corso dei primi 23 giorni di carcerazione preventiva la donna non ha potuto ricevere le visite dei suoi familiari e, dopo il trasferimento presso l'istituto penitenziario di Pisa, le è stato somministrato un farmaco per controllare i suoi sbalzi d'umore, il che l'ha costretta ad un immobilismo pressoché totale, al punto che solo la solidarietà delle sue compagne di cella le ha permesso di poter usufruire di condizioni adeguate dal punto di vista igienico;

le condizioni di salute della signora Berardinucci sono andate notevolmente peggiorando a causa della sottoposizione della donna al regime carcerario, sicché ad un certo punto il padre e la cugina dell'imputata hanno deciso di protestare davanti alla sede del tribunale di Teramo;

secondo quanto riferito dal padre della donna al quotidiano di Teramo «Il Centro», le condizioni di salute della figlia avrebbero subito un evidente deterioramento durante la permanenza dell'imputata nella casa circondariale di Pisa, all'interno della quale la signora Berardinucci sarebbe stata sottoposta a terapie tradizionalmente somministrate a pazienti schizofrenici;

dopo 106 giorni di carcere preventivo all'interno delle predette case circondariali, i periti del tribunale hanno accertato l'incompatibilità delle condizioni di salute della donna con il regime carcerario; di tal che il giudice del tribunale monocratico di Teramo, sezione distaccata di Atri, dottoressa Antonella Redaelli, sulla base di una presunta pericolosità sociale dell'imputata, ha concesso alla signora Natascia Berardinucci gli arresti domiciliari presso la casa di cura Villa Serena sita in provincia di Pescara;

la signora Berardinucci si è sempre proclamata innocente rifiutandosi di definire il procedimento nelle forme di cui all'articolo 444 del codice di procedura penale (patteggiamento), sebbene la predetta scelta processuale le avrebbe sicuramente garantito l'ottenimento di una pena più lieve, oltre a tutta una serie di ulteriori benefici e al conseguente alleggerimento della sua posizione processuale;

nel corso del processo la persona offesa si è più volte contraddetta e i testi della difesa hanno riferito che la relazione amorosa tra la signora Berardinucci e il denunciante fosse ancora in piedi nei mesi in cui quest'ultimo ha asserito di essere stato perseguitato; inoltre l'imputata ha sostenuto di essere stata più volte provocata dal suo compagno ed altri testimoni hanno aggiunto che la relazione amorosa tra i due fosse molto turbolenta e che le lesioni fossero reciproche; ciò nonostante all'esito del processo, ovvero all'udienza del 9 giugno 2010, la donna è stata condannata per tutti i reati di cui al capo di imputazione, uniti gli stessi dal vincolo della continuazione e previa concessione delle attenuanti generiche e della diminuente costituita dal vizio parziale di mente, alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione;

con lo stesso provvedimento il giudice, dottoressa Redaelli, ha ordinato, ex articolo 206 codice penale, che la signora Natascia Berardinucci sia sottoposta in via provvisoria alla misura di sicurezza della casa di cura e custodia per il tempo di mesi sei, atteso che la predetta misura di sicurezza sembrerebbe allo stato «l'unica misura idonea a infrenare il pericolo di reiterazione di altri reati in considerazione della condizione di infermità neurologica (che è alla base) della infermità psichica della Berardinucci e del persistere della pericolosità sociale della stessa che fanno emergere come sia inappropriata qualsiasi misura diversa»;

in data 12 giugno 2010 veniva eseguita la misura di sicurezza a carico della signora Berardinucci presso l'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova). In data 14 giugno 2010 l'avvocato Danielle Mastrangelo, difensore dell'imputata, ha impugnato innanzi al tribunale di sorveglianza dell'Aquila la predetta ordinanza chiedendone la revoca non sussistendo i presupposti richiesti dalla legge per l'applicazione in via provvisoria di tale misura di sicurezza o, in subordine, chiedendone la sostituzione con la misura più gradata degli obblighi di dimora e/o della libertà vigilata presso il comune di San Giovanni Teatino, atteso che l'imputata è in grado, come risulta da certificati esistenti agli atti, di «assumere la terapia in corso presso la propria abitazione, essendo il trattamento farmacologico assunto per via orale e tramite un cerotto transdermico, tali modalità possono essere effettuate in qualsiasi altra sede, compresa l'abitazione»;

a sostegno del suo atto di impugnazione, la difesa dell'imputata evidenzia, tra l'altro, come le motivazioni addotte dal giudice del tribunale di Teramo, sezione distaccata di Atri, nell'ordinanza del 9 giugno 2010 siano sprovviste di fondamento, in quanto i periti hanno affermato: a) che il «discontrollo degli impulsi» di cui era affetta Natascia Berardinucci erano stati «slatentizzati» dall'assunzione del farmaco Mirapexin; b) che la presenza di un disturbo della personalità non impedisce al soggetto di condurre una normale vita sociale in ogni suo aspetto; c) che pertanto l'imputata non è pericolosa socialmente;

ed invero il giudice avrebbe applicato la misura di sicurezza, ad avviso degli interroganti, desumendo l'esistenza della (presunta) pericolosità sociale della signora Berardinucci esclusivamente sulla base di quanto dichiarato dalla parte offesa -:

di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati in merito alla vicenda descritta in premessa;

se attualmente nell'ambito dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere venga assicurato alla detenuta un adeguato supporto psicoterapeutico e quali iniziative di rispettiva competenza intendano adottare affinché alla signora Berardinucci venga garantito il rispetto dei diritti inviolabili, considerata la gravità delle sue condizioni di salute.
(4-07646)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07618
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 338 del 16/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: RAMPI ELISABETTA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/06/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07618
presentata da
ELISABETTA RAMPI
mercoledì 16 giugno 2010, seduta n.338

RAMPI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'amministrazione penitenziaria, a seguito delle procedure di assunzione di cui al P.D.G. del 12 marzo 2008, e di cui al P.D.G. del 20 maggio 2008, ha assunto in qualità di educatore penitenziario a tempo indeterminato e parziale al 61 per cento, per i successivi tre anni, «salva la disponibilità di risorse economiche sufficienti a consentire la trasformazione del contratto a tempo pieno»;

originariamente l'assunzione ha riguardato un numero di 22 unità, assegnate nei diversi istituti del Piemonte (Alba, Alessandria, Biella, Cuneo, Fossano, Ivrea, Saluzzo, Torino, Verbania e Vercelli), che allo stato si sono ridotte a 19, in quanto tre di loro sono rientrate tra i vincitori del concorso bandito dall'amministrazione penitenziaria nel 2004, e sono stati dunque riassunti con un contratto a tempo pieno;

la suddetta modalità contrattuale da origine, in primo luogo, a notevoli difficoltà gestionali del lavoro trattamentale, che si traducono soprattutto nella discontinuità negli interventi a favore della popolazione detenuta, nonché in disagi per intere aree trattamentali degli Istituti presenti sul territorio della regione Piemonte;

si tratta infatti, di istituti che hanno vissuto storiche carenze di personale e che attualmente si trovano a dovere fronteggiare tutte le problematiche legate al grave sovraffollamento carcerario che affligge tutto il sistema;

il numero di detenuti da ospitare nelle carceri piemontesi è inoltre destinato a crescere al termine del lavori previsti nei diversi istituti della Regione dal «Piano carcere» del Governo recentemente varato;

l'assunzione degli educatori penitenziari a tempo parziale non ha pertanto rappresentato una soluzione definitiva alle drammatiche carenze di personale nelle aree trattamentali, in particolare degli istituti del Piemonte e in generale del Nord Italia, ma di certo ha generato una questione di dignità ed equità di trattamento economico, oltre che di riconoscimento di un lavoro continuativo oramai pluriennale -:

se il Governo non ritenga di dovere provvedere per sanare tale stato di cose, ad esempio prevedendo che una quota delle risorse economiche a disposizione del Ministero della giustizia (valutando eventualmente la possibilità di utilizzare l'avanzo di fondi derivante dal decreto del Presidente della repubblica del 28 agosto 2009) siano destinate alla trasformazione del contratto suddetto da tempo parziale a tempo pieno, restituendo in questo modo dignità a questi lavoratori, e consentendo, nel contempo, agli stessi di svolgere a pieno il compito istituzionale che compete loro in virtù della loro funzione nel rispetto dell'articolo 27, comma 3, della Costituzione Italiana. (4-07618)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07589
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 336 del 14/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07589
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 14 giugno 2010, seduta n.336

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 27 maggio 2010 il quotidiano online www.primadinoi.it ha pubblicato la seguente notizia: «Mafia. Detenuto chiede i domiciliari per gravi problemi di salute. SULMONA. Due interventi chirurgici subiti nel giro di un mese e un terzo che dovrebbe essere eseguito in questi giorni per un'improvvisa occlusione intestinale». Una storia tra malasanità e malagiustizia quella di Giuseppe Paratore, messinese di 41 anni, da 8 anni in carcere per associazione mafiosa. L'uomo termina di saldare il suo conto con la giustizia alla fine di quest'anno e tramite il suo avvocato, Pietro Luccisano del foro di Messina, ha chiesto al giudice di sorveglianza del tribunale dell'Aquila, di poter scontare il resto della pena agli arresti domiciliari, per poter avere i familiari al suo fianco, in questo momento difficile. In ospedale è, infatti, costantemente piantonato dagli agenti come fosse in cella. «Dopo due interventi chirurgici che non hanno risolto il suo problema clinico», afferma il legale siciliano all'agenzia Ansa, «il mio assistito dovrà essere operato una terza volta. Proprio per la gravità della situazione, ho fatto istanza di rinvio dell'esecuzione della pena, o in alternativa ho chiesto la concessione dei domiciliari che sconterebbe in ospedale. Ad oggi la mia richiesta non ha ricevuto nessuna risposta». Paratore si è sentito male nel mese di aprile per problemi ai diverticoli, il 10 dello stesso mese è stato operato una prima volta. Tornato in carcere, dopo qualche giorno ha avuto delle complicazioni. Nei primi giorni di maggio ha subito un secondo intervento chirurgico e da allora è sempre rimasto in ospedale. Nei giorni scorsi di nuovo complicazioni e dovrà essere rioperato. «La moglie è disperata», conclude l'avvocato, «e lui è spaventato e solo»;

la prima firmataria del presente atto ha effettuato più visite ispettive al carcere di Sulmona ed ha raccolto, oltre a quanto rappresentato nel presente atto, numerose lamentele da parte dei detenuti in merito all'assistenza sanitaria ricevuta tali segnalazioni hanno ingenerato negli interroganti perplessità sull'effettiva garanzia dei livelli essenziali di assistenza per i detenuti del carcere di Sulmona -:

se i ministri interrogati siano a conoscenza della notizia riportata in premessa;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere, negli ambiti delle loro rispettive competenze, affinché sia verificato se il signor Giuseppe Paratore sia stato seguito sia dal punto di vista sanitario che detentivo come richiedevano le sue precarie condizioni di salute;

se non ritengano di dover valutare approfonditamente il modo in cui sono curati i detenuti e se siano garantiti i loro diritti fondamentali in primis, quello alla salute. (4-07589)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07588
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 336 del 14/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07588
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 14 giugno 2010, seduta n.336

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

durante una visita ispettiva realizzata sabato 15 maggio 2010 da una delegazione radicale nella struttura di Quarto d'Asti (Asti) era stata segnalata alla direttrice del carcere, Elena Lombardi Vallari, la pessima situazione, di cui si era a conoscenza, delle attrezzature e strutture adibite alla produzione di prodotti agricoli del progetto Agribio;

la stessa direttrice aveva addotto a motivazione di tale abbandono la carenza di personale e, quindi, l'impossibilità di garantire adeguata sorveglianza ai detenuti potenzialmente impiegabili nello svolgimento dei lavori agricoli;

come in quasi tutte le strutture nazionali anche in questo caso, oltre il sovraffollamento e la carenza di agenti di polizia penitenziaria, è stata verificata durante l'ispezione la permanenza in cella della maggior parte dei detenuti per oltre 20 ore giornaliere;

tale stato di degrado complessivo potrebbe essere alleviato dalla concreta messa in opera di attività che possono in tutta evidenza essere garantite esclusivamente dalla presenza di un numero adeguato di agenti, in rapporto ad un numero sempre crescente di detenuti;

il 19 maggio 2010 un comunicato della segreteria provinciale dell'OSAPP denunciava pubblicamente gravi disfunzioni relativamente alla casa circondariale di Quarto d'Asti (Asti) per quanto riguarda la pessima gestione dell'area giardinaggio/Agribio;

nel documento si poneva l'accento sullo stato di degrado delle attrezzature di confezionamento e conservazione prodotti, sulle serre in decadenza e abbandono, su altre attrezzature che sebbene mai - o quasi mai - utilizzate sono oggetto di riparazioni o di sostituzione e sullo stato di degrado dei locali adibiti; si sottolineava inoltre che le celle frigorifere destinate alla conservazione dei prodotti risultano essere vuote anche se attive continuativamente;

La Stampa del 26 maggio 2010 nella cronaca di Asti riprendeva la notizia riportando al contempo l'impegno della direttrice a monitorare la situazione e a ripristinare le strutture;

ad oggi un'attività che poteva essere un fiore all'occhiello della struttura è nei fatti cessata per carenze di finanziamenti e di personale -:

se sia a conoscenza della situazione di degrado in cui versa la struttura carceraria di Quarto d'Asti;

se sia a conoscenza del fatto che il progetto Agribio, lanciato con enfasi qualche anno addietro, ad oggi è sostanzialmente fermo e non impegna come dovrebbe parte dei detenuti della struttura;

quali provvedimenti urgenti intenda attuare per porre rimedio alla situazione e consentire un ripristino completo delle attività agricole all'interno e all'esterno della struttura, posto che ciò che sta avvenendo all'interno della struttura di Quarto d'Asti appare uno sperpero di denaro pubblico. (4-07588)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07580
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 336 del 14/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07580
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 14 giugno 2010, seduta n.336

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il Detenuto Ignoto», associazione «Antigone», associazione «A Buon Diritto», il pomeriggio del 12 giugno 2010, Luigi Coluccello, 55enne salentino, si è impiccato nel reparto infermeria del carcere di Lecce. Gli mancavano tre anni per terminare la pena;

per il carcere di Lecce si tratta del secondo suicidio del 2010 (il 28 maggio si è ucciso un detenuto straniero di 30 anni): dal 2004 ad oggi nel predetto istituto penitenziario sono morti 17 detenuti, di cui 13 per suicidio;

da inizio anno sono trascorsi 163 giorni e nelle carceri italiane i morti sono stati 89: 25 si sono impiccati, 6 sono deceduti dopo aver inalato del gas, 38 a causa di malattie e 20 per motivi «da accertare» (sui loro casi sono state avviate inchieste da parte della magistratura);

dal 1o gennaio 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.687 detenuti: 585 per suicidio, 7 uccisi da altri carcerati, 84 stroncati da overdose di sostanze stupefacenti. Le restanti 1.011 morti in cella sono da attribuire quasi tutte a «malori improvvisi», oppure a malattie non diagnosticate, o sottovalutate, o curate in maniera inadeguata. L'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) prevede che un detenuto in condizioni di salute critiche sia ricoverato in ospedale, per essere curato e, quando non c'è cura possibile, per consentirgli di morire da persona libera, ma, evidentemente, in almeno 100 casi l'anno questo non viene fatto;

in alcune decine di casi la causa della morte rimane ancora «da accertare» e i procedimenti giudiziari a volte si trascinano per anni senza riuscire a dare una risposta definitiva e convincente, almeno per i famigliari dei detenuti morti. Tra le vicende più controverse vi sono quelle di Marcello Lonzi, di Luigi Acquaviva, di Aldo Bianzino e di Stefano Cucchi;

ogni anno più di 150 detenuti muoiono in cella, di questi 50 o 60 si suicidano: numeri drammatici che da almeno vent'anni sono pressoché stabili;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, il numero dei suicidi potrebbe essere drasticamente diminuito se solo si rispettasse quanto previsto dall'ordinamento penitenziario nella parte in cui viene previsto che un detenuto debba rimanere in cella soltanto la notte in quanto nel corso dell'intera giornata allo stesso l'amministrazione penitenziaria dovrebbe offrire l'opportunità di lavorare, studiare, fare attività sportive e ricreative. Al contrario, oggi le predette disposizioni non vengono rispettate per mancanza di spazi, di soldi e di personale, al punto che, tranne in alcuni istituti di pena, i detenuti arrivano a trascorrere anche 20-22 ore al giorno chiusi in una cella, spesso sovraffollata, dove è possibile soltanto stare in branda ad aspettare che il tempo che passi -:

nel rispetto e indipendentemente dall'inchiesta avviata dalla magistratura quali siano gli intendimenti del Governo e quali siano gli esiti, allo stato, della inchiesta avviata nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria al fine di accertare modalità ed eventuali responsabilità in ordine al suicidio di Luigi Coluccello;

se il Governo non ritenga che l'alto tasso di atti di autolesionismo e di suicidi in carcere dipenda anche dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative intenda porre in essere affinché gli indirizzi di gestione del sistema penitenziario siano conformi ai princìpi del nuovo regolamento penitenziario in ordine agli interventi di trattamento del detenuto;

quali siano gli intendimenti del Governo in ordine alla esigenza di riforma della legge n. 354 del 26 luglio 1975 e dunque dell'ordinamento penitenziario e dei criteri di esecuzione delle pene e delle altre misure privative o limitative della libertà. (4-07580)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07579
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 336 del 14/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07579
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 14 giugno 2010, seduta n.336

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti Orizzonti, associazione «Il Detenuto Ignoto», associazione «Antigone», associazione «A Buon Diritto», il pomeriggio del 12 giugno 2010, Francisco Caneo, 48enne, originario delle Filippine e condannato all'ergastolo, si è tolto la vita nel carcere di Opera;

nella casa di reclusione di Opera l'ultimo suicidio fu quello di Jonny Montenegrini, 32 anni, avvenuto l'11 settembre 2008. Negli ultimi 6 anni nel carcere di Opera sono morti 8 detenuti, di cui 5 per suicidio;

da inizio anno sono trascorsi 163 giorni e nelle carceri italiane i morti sono stati 89: 25 si sono impiccati, 6 sono deceduti dopo aver inalato del gas, 38 a causa di malattie e 20 per motivi «da accertare» (sui loro casi sono state avviate inchieste da parte della magistratura);

dal 1o gennaio 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.687 detenuti: 585 per suicidio, 7 uccisi da altri carcerati, 84 stroncati da overdose di sostanze stupefacenti. Le restanti 1.011 morti in cella sono da attribuire quasi tutte a «malori improvvisi», oppure a malattie non diagnosticate, o sottovalutate, o curate in maniera inadeguata. L'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) prevede che un detenuto in condizioni di salute critiche sia ricoverato in ospedale, per essere curato e, quando non c'è cura possibile, per consentirgli di morire da persona libera, ma, evidentemente, in almeno 100 casi l'anno questo non viene fatto;

in alcune decine di casi la causa della morte rimane ancora «da accertare» e i procedimenti giudiziari a volte si trascinano per anni senza riuscire a dare una risposta definitiva e convincente, almeno per i famigliari dei detenuti morti. Tra le vicende più controverse vi sono quelle di Marcello Lonzi, di Luigi Acquaviva, di Aldo Bianzino e di Stefano Cucchi;

ogni anno più di 150 detenuti muoiono in cella, di questi 50 o 60 si suicidano: numeri drammatici che da almeno vent'anni sono pressoché stabili;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, il numero dei suicidi potrebbe essere drasticamente diminuito se solo si rispettasse quanto previsto dall'ordinamento penitenziario nella parte in cui viene previsto che un detenuto debba rimanere in cella soltanto la notte in quanto nel corso dell'intera giornata allo stesso l'amministrazione penitenziaria dovrebbe offrire l'opportunità di lavorare, studiare, fare attività sportive e ricreative. Al contrario, oggi le predette disposizioni non vengono rispettate per mancanza di spazi, di soldi e di personale, al punto che, tranne in alcuni istituti di pena, i detenuti arrivano a trascorrere anche 20-22 ore al giorno chiusi in una cella, spesso sovraffollata, dove è possibile soltanto stare in branda ad aspettare il tempo che passa -:

nel rispetto e indipendentemente dall'inchiesta avviata dalla magistratura quali siano gli intendimenti del Governo e quali siano gli esiti, allo stato, dell'inchiesta avviata nell'ambito dell'amministrazione penitenziaria al fine di accertare modalità ed eventuali responsabilità in ordine al suicidio di Francisco Caneo;

se il Governo non ritenga che l'alto tasso di atti di autolesionismo e di suicidi in carcere dipenda anche dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno e quali iniziative intenda assumere in proposito;

quali iniziative intenda porre in essere affinché gli indirizzi di gestione del sistema penitenziario siano conformi ai princìpi del nuovo regolamento penitenziario in ordine agli interventi di trattamento del detenuto;

quali siano gli intendimenti del Governo in ordine all'esigenza di riforma della legge n. 354 del 26 luglio 1975 e dunque dell'ordinamento penitenziario e dei criteri di esecuzione delle pene e delle altre misure privative o limitative della libertà. (4-07579)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07576
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 336 del 14/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
14/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07576
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 14 giugno 2010, seduta n.336

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

sabato 5 giugno 2010 la prima firmataria del presente atto si è recata - insieme ai militanti radicali Monica Mischiatti e Matteo Angioli - in visita ispettiva presso il carcere bolognese della Dozza, il cui direttore attualmente è il dottor Palma Mercurio;

a fronte di una capienza regolamentare di 492 detenuti, nell'istituto penitenziario in questione si trovano ristrette 1.145 persone (il 65 per cento è di nazionalità straniera), di cui 1075 uomini e 70 donne; oltre a due bambini sotto i tre anni reclusi nelle celle con le loro madri; ciò provoca molti disagi e problemi organizzativi in quanto tutte le risorse dell'istituto sono tarate solo ed esclusivamente sulla capienza regolamentare;

la struttura ha bisogno di numerosi interventi di ristrutturazione, in particolare le docce sono carenti ed inadeguate, ciò anche in relazione all'elevato numero di detenuti; alle finestre, oltre alle sbarre, c'è una rete di protezione che, facendo filtrare poca luce, crea ulteriore disagio ai detenuti per scrivere e leggere;

nelle celle gli impianti elettrici non risultano a norma, con grave rischio per l'incolumità dei detenuti e del personale, soprattutto in caso di incidente notturno, quando gli agenti di guardia sono ridotti all'osso e un intervento di soccorso dall'esterno richiederebbe troppo tempo per trarre in salvo le persone;

la drastica riduzione delle risorse determina la mancanza anche di beni di prima necessità come gli strumenti necessari a tenere pulita una cella e ciò mette in serio rischio l'igiene più che necessaria nelle condizioni di sovraffollamento riscontrate;

in genere nelle celle di 11 metri quadrati (bagno compreso) convivono tre detenuti; peraltro al momento della visita si contavano tre detenuti in isolamento per sospetta TBC;

per quanto possibile, i tossicodipendenti sono assegnati in tre sezioni di 75 persone e sono seguiti direttamente dal SERT;

il passaggio della sanità penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, ha creato non pochi problemi organizzativi e gestionali, soprattutto in odontoiatria e assistenza psichiatrica, senza contare che le medicine di prima necessità sono a carico dei detenuti i quali sono costretti ad acquistarle all'esterno;

i problemi di cui sopra non sono venuti meno sebbene sia stato mantenuto il precedente personale sanitario, ciò anche a causa del fatto che il compito di coordinare il settore è stato assegnato a due manager esterni che si occupano anche di altro e non vivono né conoscono a fondo la difficile realtà sanitaria dell'istituto;

i detenuti occupati nelle diverse attività lavorative sono 120 ma, secondo quanto riferito dalla direzione dell'istituto, a seguito degli ulteriori tagli alle mercedi operati dal Ministero della giustizia di concerto con quello dell'economia e delle finanze, i lavoranti dovranno essere ridotti a circa 90 unità;

i volontari ammessi dalla direzione sono tantissimi; ogni giorno entrano in carcere circa 200 persone che contribuiscono - per quanto possibile - ad alleviare le sofferenze dei detenuti e del personale;

gli educatori, dopo lo sblocco di un vecchio concorso che ha consentito 6 nuove assunzioni, sono in tutto 8, compreso il capoarea, a fronte di una pianta organica che ne prevede 11;

gli agenti di polizia penitenziaria previsti in pianta organica sono 567, ma assegnati ve ne sono appena 520, di cui solo 379, al netto dei distacchi delle missioni e delle agenti in maternità. Peraltro attualmente di questi 379 circa 35 risultano essere in malattia;

solo una minoranza dei detenuti ha i familiari residenti in regione e tutto ciò comporta grandi sofferenze per coloro che raramente (spesso mai) hanno la possibilità di incontrare mogli, figli e genitori. A questo proposito si segnala il caso di Talbi Seifeddine che da sei mesi ha avanzato - senza ricevere risposta - la richiesta di trasferimento al carcere di Pisa, città dove vivono moglie e figlio di undici anni italiani;

un altro ragazzo Haddar Anis, avendo una condanna a 5 anni e otto mesi ed avendo già scontato tre anni e due mesi ha giustamente chiesto il trasferimento nel reparto penale senza essere costretto a convivere con persone in attesa di giudizio che hanno problematiche completamente diverse da chi ha ricevuto una condanna definitiva ed è in una situazione più stabile e segnata di chi non sa ancora quale sarà il futuro -:

quali urgenti iniziative si intendano assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del carcere della Dozza; in particolare, entro quali tempi si preveda che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

se la ASL di riferimento abbia fatto i previsti controlli periodici sull'idoneità igienico-sanitaria dell'intera struttura e se sia stata rilasciata secondo la normativa vigente la necessaria dichiarazione di conformità di tutti gli impianti dell'istituto;

cosa intendano fare per rimuovere le diffuse situazioni di pericolo riscontrate dall'interrogante;

cosa intendano fare, negli ambiti di rispettiva competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, entro quali tempi verrà ripristinata un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;

cosa si intenda fare per garantire ai detenuti l'attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall'articolo 27 della Costituzione;

se non si intendano adottare le opportune iniziative al fine di aumentare l'organico degli agenti penitenziari, degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

se, più in generale, visti gli attuali vuoti d'organico di cui soffre il Corpo dei «baschi azzurri», il Governo non intenda richiamare in servizio i quasi 2.000 agenti penitenziari distaccati tra Ministero e dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il cui utilizzo sul campo risulterebbe quanto mai prezioso;

entro quali tempi verrà garantito un normale funzionamento dell'istituto quanto alla manutenzione, in particolare se intenda procedere all'immediato rifacimento degli impianti-docce in modo da rendere il numero degli stessi adeguato a quello dei detenuti ivi ristretti;

se ed in che modo si intendano potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;

quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di dare piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall'ordinamento penitenziario, così che possano essere finalmente esercitate al meglio tutte quelle attività di sostegno e trattamento dei detenuti rinchiusi nel carcere della Dozza che richiedono relazioni stabili e assidue tra questi ultimi, i loro familiari ed i servizi territoriali della regione di residenza;

per quali motivi il detenuto Talbi Seifeddine non abbia ancora ottenuto il trasferimento presso il carcere di Pisa, città dove risiedono la moglie ed il figlio 11enne;

quali siano le ragioni che non consentano l'immediato trasferimento del detenuto Haddar Anis - condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi ed attualmente ristretto insieme ai detenuti in atteso di giudizio - presso il reparto penale del carcere bolognese. (4-07576)
 
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03074
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 339 del 17/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: GHIZZONI MANUELA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/06/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03074
presentata da
MANUELA GHIZZONI
giovedì 17 giugno 2010, seduta n.339

GHIZZONI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il magistrato di sorveglianza di Modena è competente a decidere per i detenuti nella casa circondariale Sant'Anna di Modena (oltre 550 individui), nonché per gli internati in esecuzione di misura di sicurezza della casa di lavoro di Saliceta San Giuliano-Modena e della casa di reclusione di Castelfranco Emilia (Modena) che ospita altresì, detenuti in custodia attenuata;

la competenza di tale giudice riguarda, pertanto, migliaia di persone, considerati coloro che attualmente si trovano presso detti istituti, coloro che si trovano in regime di misure alternative, ovvero in permesso o ancora in licenza;

il titolare di tale ufficio dal giorno 10 giugno 2010 ha avuto il trasferimento ad altro incarico;

la comunicazione ministeriale di tale trasferimento è avvenuta il giorno 15 maggio 2010 con obbligatorietà della presentazione presso il nuovo ufficio entro il giorno 11 giugno 2010;

tale situazione era ben nota a tutti i soggetti coinvolti, ivi compreso il presidente del tribunale di Bologna, il quale ha provveduto a due applicazioni temporanee su Modena del magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, la prima con durata sino al 15 giugno 2010 e la seconda con durata fino al 26 giugno 2010, per l'espletamento di problematiche urgenti;

la situazione creatasi ha impedito lo svolgimento dell'udienza fissata in data 16 giugno 2010 innanzi all'ufficio di sorveglianza di Modena per la discussione di posizioni giuridiche de libertate relative a detenuti ed internati in misura di sicurezza e ne ha determinato il rinvio sine die, con grave pregiudizio e lesione della sfera di libertà personale dei soggetti coinvolti, inclusi coloro che si trovano a tutt'oggi internati in casa di lavoro e quanti si trovano in una situazione di detenzione/internamento senza titolo, con termini scaduti;

nemmeno per l'udienza del 30 giugno e 14 luglio 2010 vi è certezza di una trattazione, poiché il magistrato applicato non è stato incaricato sino a quelle date e il magistrato che sarà nominato in via definitiva non ha ancora ricevuto comunicazione sulla effettiva presa in carico;

il protrarsi di questa incertezza, sommato al concomitante trasferimento, causa trasloco dei locali, del tribunale di sorveglianza di Bologna, ove pure le udienze del 15 giugno 2010 e la prossima del 22 giugno, nelle quali si discute di provvedimenti relativi alla libertà personale, non si sono tenute o non si svolgeranno, comporta una lesione ingiustificabile dei diritti dei soggetti detenuti/internati coinvolti, i quali si vedono protrarre la propria detenzione senza giustificato motivo, per disservizi e disfunzioni organizzative che hanno impedito la sostituzione di un magistrato, il cui trasferimento era annunciato da oltre un mese, mediante l'individuazione di altro magistrato, applicato o titolare, che potesse garantire lo svolgimento dell'attività giurisdizionale e amministrativa;

infine, il sovraffollamento e la «forzata» reclusione per mancata discussione di una o più udienze, stante altresì l'avvicinarsi dei mesi estivi, nonché, lo sconforto delle persone coinvolte che senza motivo non possono beneficiare di misure alternative al loro stato di detenzione, prevedibilmente potranno essere causa di tensioni all'interno degli istituti se non verrà al più presto fornita la certezza della nomina in via definitiva del magistrato competente a decidere delle loro sorti -:


se il Ministro non ritenga opportuno acquisire urgentemente informazioni in relazione alla situazione presso il competente tribunale di sorveglianza di Bologna e se non intenda avviare la procedura di «anticipato possesso» per il magistrato di sorveglianza di Modena nominato in via definitiva, onde evitare temporanee applicazioni, con competenza ridotta alla sommaria trattazione di provvedimenti di urgenza, che non consentono la trattazione dell'ordinaria attività, con gravi conseguenze sullo stato di libertà dei soggetti sottoposti alla competenza di detto ufficio di sorveglianza di Modena.(5-03074)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07656
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 339 del 17/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELL'INTERNO
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'INTERNO delegato in data 17/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07656
presentata da
MAURIZIO TURCO
giovedì 17 giugno 2010, seduta n.339

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

da notizie di stampa si apprende che il detenuto Francesco Bidognetti è «ormai sull'orlo del pentimento» -:

in quale carcere e in quale sezione Francesco Bidognetti sia detenuto.
(4-07656)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07655
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 339 del 17/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07655
presentata da
MAURIZIO TURCO
giovedì 17 giugno 2010, seduta n.339

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

da notizie di stampa si apprende con riferimento al detenuto Walter Schiavone che «lo divora una malattia ... è divenuto uno scheletro che cammina e implora ai giudici clemenza» -:

se ciò risponda al vero, in quale carcere e in quale sezione Walter Schiavone sia detenuto. (4-07655)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/07654
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 339 del 17/06/2010
Firmatari
Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/06/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010
PARTITO DEMOCRATICO
17/06/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/06/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07654
presentata da
MAURIZIO TURCO
giovedì 17 giugno 2010, seduta n.339

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

da notizie di agenzia si apprende che è in corso il processo per l'omicidio di Alfio Trovato avvenuto il 5 maggio 1992 e che uno degli imputati, Salvatore Enea, non è presente perché è morto il 30 dicembre 2009 -:

se sia deceduto in carcere e, in caso affermativo, in quale sezione;

se non sia deceduto in carcere, quando sia stato scarcerato e quali siano state le cause della morte. (4-07654)
 
Damiano Bellucci