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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/06/2010  -  stampato il 03/12/2016


Vittorio Mangano: Eroe o mafioso ?

Lo ammetto: non ci sto capendo più niente. Stasera ho ascoltato con attenzione le dichiarazioni del Senatore Marcello dell’Utri, condannato a 7 anni dalla Corte di Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e gli ho sentito dire che Vittorio Mangano era stato il suo “eroe”! Poverino, era una persona ammalata, in carcere – ha detto – invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto, ma ha preferito stare in carcere e morire, che accusare ingiustamente. E’ stato il mio eroe”. Forse, qualcuno dice che, da raffinato bibliofilo qual è il Dell’Utri, ha citato i fratelli Karamazov, quando Andrej viene presentato come un furfante ma eroe…..sarà, ma a me  quella dichiarazione mi ha fatto venire il vomito, tanto da ricorrere al Plasil.

Ad un italiano dalla cultura media, come me, infatti, rivolta lo stomaco nel sentir parlare un Senatore della Repubblica che enfatizza un mafioso e lo paragona ad un eroe solo perché, pur pressato dagli inquirenti non ha mai parlato dei suoi rapporti con Berlusconi. Davvero la misura è colma!!

Noi che a questi “eroi” abbiamo dedicato la nostra vita combattendo la loro tracotanza applicando le leggi ed isolandoli dal resto del mondo, pagando anche un tributo di sangue, siamo disgustati dalle parole forbite del Dell’Utri che forse voleva fare delle similitudini con l’eroe dei fratelli Karamazov, ma secondo l’opinione comune  era meglio che se la risparmiava. Vergogna! A dieci anni dalla sua morte, Dell’Utri ha voluto ricordare agli italiani questo eroe palermitano, detto anche lo stalliere di Arcore che non è mica morto nella battaglia del Ponte dell’Ammiraglio, ma nel suo letto, stroncato da un male incurabile, dopo anni di onorata galera! All’epoca della sua morte,certa stampa  dedicò a Vittorio Mangano articoli commossi: era morto un martire, torturato dallo Stato con la carcerazione dura, era morto un uomo che aveva rifiutato di "barattare la dignità con la libertà". Alcuni giornali erano concordi: Vittorio Mangano aveva affrontato il carcere con la potente serenità di un eroe risorgimentale. Che cosa chiedevano i suoi torturatori? Che denunciasse, ai magistrati comunisti, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Se l'avesse fatto, sarebbe stato libero e avrebbe potuto curarsi, ma lui non lo fece. Un eroe popolare. Gli stessi giornali facevano notare che, nonostante condanne all'ergastolo per tre omicidi, traffico di stupefacenti, associazione mafiosa, estorsione, Vittorio Mangano non era un condannato definitivo, e quindi, un "presunto innocente".

Da giovane agente ho conosciuto lo stalliere di Arcore, l’ho immatricolato quando venne arrestato nel blitz che portò poi al primo maxi processo per mafia. Non potevo certo immaginare all’epoca di trovarmi di fronte ad un Silvio Pellico dei nostri giorni, un eroe risorgimentale: Pianosa come lo Spielberg, l’Ucciardone come la Fossa di Favignana.

In Italia, le sentenze vengono rispettate solo se colpiscono le persone normali o i poveracci; quando le sentenze colpiscono i potenti o i politici potenti, sono invece frutto di macchinazioni di giudici comunisti, sono sentenze pilatesche, vogliono sovvertire l’ordine politico ecc.

Da poliziotto penitenziario che ogni giorno ha a che fare con detenuti mafiosi, non posso far altro che indignarmi e sentirmi offeso così come dovrebbero sentirsi offesi tutti coloro che giornalmente combattono la mafia. Vuoi vedere che tra vent’anni, anche Totò Riina verrà ricordato come un “eroe” perché non ha parlato del rapporto Mafia – Politica?

Nuvola Rossa