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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/07/2010  -  stampato il 08/12/2016


Fermiamo lo strapotere dei direttori.

Il mio amico Commissario Ultimo (in graduatoria) mi confessa che quando faceva sindacato attivo era temuto e riverito dai direttori penitenziari, ossequiato, invitato a cena; tutto pur di ingraziarselo ed evitare pesanti note sindacali; ora, invece, che è Commissario e quindi sotto la “cappella” del direttore non fa altro che ricevere rimproveri, limitazioni alla propria autonomia operativa, divieti di firmare perfino un semplice avviso o “disposizione di servizio” senza che la sua firma venga affiancata e sovrastata da quella del direttore.

Il Commissario che doveva essere la novità di questo sistema penitenziario, che doveva essere il riscatto per gli agenti che aspettavano questa figura come il “messia”, si è rivelato solo un maresciallo degli agenti di custodia, comandante di reparto, ma con meno voce in capitolo dei vecchi marescialli degli AA.CC., in quanto incapaci di spostare nemmeno un agente da un posto di servizio all’altro – come monito per un cattivo comportamento – incapaci di dare delle disposizioni al personale o di prendere delle iniziative se non prima concordate con l’onnipresente direttore.
Era il 1996 quando un direttore mi disse, al termine di una burrascosa lite – sindacale, che in fondo, l’unica persona laureata in Istituto era lui e pertanto aveva ragione in virtù della sua bella laurea in giurisprudenza, in mezzo al deserto rappresentato dalle licenze elementari in possesso del personale di polizia penitenziaria, compresi i sindacalisti incapaci di interpretare una legge o di capire una circolare.
Sono passati ben 14 anni da quell’episodio. Adesso le carceri sono piene di giovani Commissari laureati; persone che si stavano affermando nel mondo del lavoro come avvocati o manager e che si sono voluti misurare con un concorso e col discreto fascino della divisa.
Eppure, nonostante l’elevazione culturale dell’apice della polizia penitenziaria, nonostante molti Commissari, a livello giuridico – culturale siano molto superiori alle media dei direttori penitenziaria, questi continuano ad esercitare il loro potere nei confronti della polizia penitenziaria e nei confronti dei Commissari (che vengono visti come antagonisti) come prima e peggio di prima; a volte con un cinismo che rasenta la crudeltà; infatti come la chiamereste voi la pervicacia con la quale un direttore ha fatto ben 4 rapporti disciplinari di seguito ad un giovane vice commissario appena uscito dal corso? E il provveditore di quella regione dov’era? Come la definireste voi la guerra sotterranea che si combatte lungo tutta la penisola, isole comprese, per l’affermazione del potere dei direttori nei confronti dei commissari? E se un commissario osa sfidare il direttore (o anche la direttrice) rischia di trovarsi denunziato in Procura, trasferito in altra sede per motivi di opportunità; se poi il Commissario contravvenziona il Direttore perché fumava al bar, diventa un vero e proprio kamikaze pronto al martirio. Di queste scenette gustose, oggi ne potremmo raccontare tantissime: di direttori prime donne che si fanno invitare nelle manifestazioni pubbliche definendosi “capi della polizia penitenziaria” e alle quali vanno senza il vero capo della polizia penitenziaria che è il Commissario; direttori che pretendono di viaggiare gratis in pullman poiché a capo della polizia penitenziaria della città; direttori che pretendono di fare atti di P.G. Insomma ce n’è per tutti i gusti. Grazie al signor Meduri, oggi ci ritroviamo con una classe di direttori dirigenti che schiacciano ancora di più verso il basso una classe di commissari – perché come disse una direttrice in un convegno pubblico: questi commissari ci fanno ombra! – giovani, menti brillanti, preparati ma buttati in pasto ai leoni e talvolta allo sbaraglio.
Mi rivolgo al Presidente Ionta che ho rivalutato in questi giorni perché l’ho visto sinceramente vicino alla polizia penitenziaria e alla sua elite ovvero i commissari: fermiamo lo strapotere dei direttori nei confronti della polizia penitenziaria. Che il direttore faccia il manager ce ne può fregar de meno, ma che detti solo le linee generali, e che dia le direttive e che lasci lavorare in autonomia e nel rispetto dei ruoli i commissari, poiché non è più sopportabile che il direttore decida tutto dal riposo al congedo ordinario, che emani gli ordini di servizio e gli avvisi pur di far pesare il proprio potere sul personale e continuare ad umiliare i giovani funzionari del Corpo che, in questi ultimi mesi, sempre più numerosi lasciano l’amministrazione per transitare in altre dove viene tutelata per prima cosa la dignità dell’uomo e il rispetto della funzione.
Ultimamente un amico mi ha fatto leggere una poesia, scritta da un Commissario, Giuseppe Romano nel 2004 durante la frequenza del corso all’ISPPE e che è ancora attuale per i temi trattati e direi quasi profetica per come si sono evolute le questioni penitenziarie, prima fra le quali il difficile rapporto tra direttori e commissari; ve la voglio riproporre e spero che vi faccia riflettere su quanta sia lunga ancora la strada da percorrere affinchè i commissari si affranchino dal potere dei direttori:
 
IL MANAGER PENITENZIARIO
Di Giuseppe Romano
 
DA UN LUNGO APPLAUSO, IL COMMISSARIO FU RICEVUTO
QUEL GIORNO MEMORABILE, FU FESTA IN ISTITUTO
COI GUANTI IN MANO, EMOZIONE E SGUARDO FIERO
LUI ERA ANIMATO DA UNO SPIRITO SINCERO
AVEA DECISO DI SCRIVERE UN DIARIO
ORA CH’ERA UN MANAGER, UN MANAGER PENITENZIARIO
SAPEVA BENE QUAL’ERA LA SUA MISSION
MA NON AVEVA ANCORA CHIARA LA SUA VISION
E DOPO APPENA UN MESE DI SCIARPA E SCIABOLA
INIZIO’ LA SUA DISCENDENTE PARABOLA
VOLEA GIR DA MANAGER, FORMARE IL PERSONALE
MA OGNI GIORNO C’ERA UN ATTACCO SINDACALE
DI QUALCHE ISPETTORE, INVIDIOSO E INDIVIDUALISTA
CHE SI ERA CONVERTITO A GRANDE SINDACALISTA
TRA ESSERE, SAPERE E SAPER FARE
TORNO’ ALLA REALTA’ DXELLE DOMANDINE DA FIRMARE
TRA ACQUISTI DI PATATE E COLLOQUI PROLUNGATI
RICHIESTE DI SUSSIDI E CIBI SURGELATI
IL MANAGER FU COLTO DALLO SCONFORTO
D’ORGOGLIO EBBE UN ULTIMO SUSSULTO
DAL DIRETTORE ANDO’ IMBESTIALITO
PER ESTERNARE LE CRITICITA’ CHE AVEVA PERCEPITO
“IO SONO UN MANAGER, DA COMPIERE HO UNA MISSIONE
HO GIA’ DUE STELLE E UNA TORRE SUL GROPPONE
HO FATTO PIU’ DI UN ANNO DI STUDIO SUPERIORE
PER FARE QUEL CHE FACEA L’ISPETTORE?”
(Il Direttore)
 EH, SI, AMICO CARO, CHE T’ASPETTAVI ONORE E GLORIA?
ALFINE SI E’ CALMATA LA TUA BORIA
NON ERAN CERTO QUESTE LE TUE ASPETTATIVE
VOLEVI COMANDARE….IMPARTIRE DIRETTIVE…..
VOLARE COME UN’AQUILA REALE
FINO A DIRIGERE UN UFFICIO DIPARTIMENTALE….
VIE’ QUA! CALMATE. MANGIA STA CARAMELLA
RASSEGNATE COMMISSA’: SARAI SEMPRE SOTTO LA MIA CAPPELLA!!!
 
 
Nuvola Rossa