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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/07/2010  -  stampato il 07/12/2016


Il suicidio del Provveditore Paolino Quattrone e l’eutanasia dell’amministrazione penitenziaria.

 

Staccate la spina, non voglio che l’amministrazione penitenziaria, in coma da qualche anno, continui a vegetare e soffrire maledettamente e con lei tutti gli operatori penitenziari che giorno dopo giorno non vedono all’orizzonte margini di miglioramento!
         Questo avrei detto ad un immaginario primario al capezzale dell’amministrazione malata, qualora avessi avuto la scelta tra farla morire o lasciarla vegetare così come fa adesso, senza soldi, senza prospettive future, senza uomini della polizia penitenziaria, dilaniata da lotte di potere interne tra funzionari che si denunciano l’un l’altro, con mezzi da rottamare, con 68.000 detenuti stipati come sardine tra malattie che sembravano sconfitte e conflitti razziali.
         Il 38° detenuto si è suicidato oggi a Catania Bicocca; un morto in più nella statistica penitenziaria, un argomento in più ai radicali, al garante dei detenuti per sparare addosso agli operatori penitenziari; seguirà un’inchiesta, fortemente voluta dai garanti dei detenuti, con la quale si cercherà a tutti i costi qualcuno a cui farla pagare! Sembra che la notizia del suicidio dell’ennesimo detenuto, abbia avuto più spazio – nei mass media – dello sconvolgente suicidio di un alto funzionario dello Stato, il Provveditore della Calabria, dott. Paolino Maria Quattrone; uomo integerrimo, dotato di grande cultura, minacciato nel passato dalla n’drangheta che per lui aveva pronta un’autobomba stile Via D’Amelio (ma molto prima della strage del Giudice Borsellino).
        Che dire. Pare che, la motivazione del suicido del dott. Quattrone potrebbe essere l’inchiesta condotta nel più assoluto riserbo dalla Procura di Cosenza, al fine della quale, i PM cosentini, nei giorni scorsi avevano richiesto il rinvio a giudizio proprio nei confronti del provveditore regionale che, si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa. La vicenda trarrebbe origine dagli accertamenti eseguiti dopo la ricezione di alcuni esposti con cui venivano segnalate presunte anomalie negl'interventi di edilizia della casa circondariale di Cosenza.
         Al provveditore Paolo Quattrone i pm contestavano i reati di minaccia e abuso d'ufficio. Le presunte minacce sono quelle che l'alto funzionario avrebbe rivolto all'ex direttore del carcere di Cosenza, per indurlo a omettere di comunicare al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di Roma problematiche interne alla casa di reclusione. Quattrone avrebbe utilizzato, secondo l'accusa, nei confronti della presunta parte offesa frasi intimidatorie. L'abuso d'ufficio che veniva contestato al provveditore Quattrone è legato, invece, all'autorizzazione concessa per l'esecuzione degli interventi di manutenzione e ristrutturazione nel carcere di Cosenza. Provvedimenti che, a parere dell'accusa, avrebbero determinato un ipotetico danno ingiusto all’ amministrazione penitenziaria; una vicenda giudiziaria di scarso livello, in un mondo di ladri e corrotti.
        Il provveditore Quattrone aveva sempre respinto le accuse mossegli dalla Procura. Se per un attimo pensiamo a quello che avrà provato questo onesto dirigente generale alla notizia del suo rinvio a giudizio, è ipotizzabile un momento di grande sconforto che l’abbia potuto portare ad una reazione abnorme come quella del suicidio. Probabilmente non accettava di essere trattato male da quello Stato per il quale aveva sempre dato tutto, senza obiezioni, obbedienza assoluta, lui con la faccia apparentemente truce, ma sempre pronto a slanci di grande umanità. Ora i soliti bene informati, così come hanno fatto in passato con altri casi di suicidi di agenti di polizia penitenziaria ci diranno che il dott. Quattrone era esaurito, che aveva problemi personali o che forse era malato e che pertanto non c’entra nulla il suo lavoro di Provveditore e le vicende giudiziarie inevitabilmente legate al suo lavoro. Io non ci credo. Il nostro è un lavoro che con le sue vicende tristi, e talvolta con gli strascichi penali, ci logora dentro fino ad ucciderci. Chi subisce un’ingiustizia o crede di subirla può anche impazzire (vedi il caso attuale di un assistente capo della polizia penitenziaria che, congedato dalla CMO ogni giorno protesta, con azioni eclatanti, davanti al Tribunale di Trapani, e per il quale tutti ci chiediamo con ansia come finirà la vicenda…) e il suicidio di un Provveditore, così come lo fu quello di un’altra mitica Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria, l’indimenticata Armida Miserere , così come quello di un giovane commissario del ruolo ordinario, non sono altro che il sintomo di un’Amministrazione malata; un’amministrazione in agonia alla quale bisognerebbe staccare la spina.
      Il Signore, nella sua misericordia, dia al dott. Quattrone,in cielo quella pace che, in terra, aveva perduto. Ai nostri dirigenti generali o aspiranti tali, sempre in cerca di qualche posto al sole, dico con cinismo che, i problemi nelle carceri rimarranno sempre gli stessi o si aggraveranno, ma ora avranno un ulteriore poltrona in più cui ambire.
 
Nuvola Rossa
 
Fonti Bibliografiche:
Melitonline.it; www.dailyblog.it; www.nuovacosenza.com; “Sussurri e grida” blog. Di Franco Calabrò;