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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/07/2010  -  stampato il 11/12/2016


Ma quale sovraffollamento, ma quale carenza di organico?

Oramai è diventato un mantra.
«Sovraffollamento e carenza di organico». 
«Sovraffollamento e carenza di organico». 
«Sovraffollamento e carenza di organico”...
 
Questo ritornello, asfissiante e un po’ patetico, comincia a diventare imbarazzante anche per noi addetti ai lavori che, se non fosse per la tragedia quotidiana che ogni giorno si consuma all’interno delle carceri italiane, avremmo voglia pure noi di smetterla con questa litania.
 
Siamo pressoché alla metà di questo interminabile duemiladieci ed i numeri della tragedia sono di quelli da fare tremare le vene ai polsi: trentotto suicidi di detenuti, quattro suicidi di poliziotti penitenziari e un suicidio di un provveditore regionale; decine e decine di suicidi sventati dal personale di sorveglianza e centinaia di aggressioni ai poliziotti penitenziari.
Più che la cronaca di ordinaria detenzione sembra un bollettino di guerra.
 
A questo punto è lecito domandarsi a chi faccia comodo mantenere la situazione dell’esecuzione penale italiana al livello di uno stato sudamericano degli anni settanta, del secolo scorso.
E’ inevitabile chiedersi se non esista una Cricca, una sorta di P4, che ha l’inspiegabile interesse di far permanere la situazione borderline all’interno delle carceri italiane.
 
Non sembra possibile, infatti, in uno Stato Normale che le Istituzioni, il Governo, la Politica, i Mass media e l’opinione pubblica in generale,  restino a guardare inermi lo svolgersi di una simile tragedia.
Dopo il fallimento dell’indulto, nel 2006, che è stato concesso ad abundantiam, ma senza essere accompagnato da adeguate riforme strutturali del sistema, ad aprile del 2009 si è cominciato a parlare, per la prima volta apertamente, di Emergenza penitenziaria e della necessità di un Piano Carceri Straordinario.
 
A gennaio di quest’anno, addirittura, è stato proclamato dal Presidente del Consiglio Lo stato di emergenza delle carceri italiane.
 
Eppure, nonostante tutto ciò, ad oggi, nessun provvedimento concreto è stato adottato dal Governo o dal Parlamento.
 
Si pensi, ancora, che già nel 2000 Papa Giovanni Paolo II lanciò un appello (in occasione del Giubileo) allo Stato italiano affinchè affrontasse la degradata situazione delle carceri.
Lo stesso Wojtyla riprese l’argomento tre anni più tardi parlando solennemente alle Camere, riunite per l’occasione.
 
Il Presidente Berlusconi, e con lui Gianni Letta, hanno condiviso più volte la necessità di un Piano Carceri straordinario.
Quest’anno ne ha parlato anche il Presidente Napolitano nel messaggio augurale di fine anno.
Per non dire, infine, di tutte le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Alfano e dal Capo del Dap Ionta.
 
Come è possibile, allora, che non succede nulla?
 
Qualcunopuò spiegare perché una questione che raccoglie i consensi di tutti, nessuno escluso, non riesce a trovare soluzione?
Nel frattempo, però, si sprecano le direttive e i suggerimenti ai Direttori, ai Comandanti ed al personale della Polizia Penitenziaria, per affrontare al meglio l’emergenza estiva.
In particolare, va per la maggiore un nuovo modo di svolgere il servizio, moderno ed innovativo: la vigilanza dinamica.
 
In buona sostanza, si tratterebbe di una interpretazione abbastanza elastica dei posti di servizio e del modo di ricoprirli, non più in modo statico e rigido ma, appunto, in maniera dinamica.
In pratica, si intende superare il dogma di far presidiare tutte le sezioni da almeno un agente e si vogliono sopprimere definitivamente tutti i posti di sentinella sui muri di cinta, surrogati da servizi di vigilanza esterna automontata.
 
In altre parole, si sta cercando di riciclare, con definizioni moderne e neologismi, il buon vecchio sistema di far ricoprire più posti di servizio allo stesso agente.
Bella scoperta...
 
A me sembra che, oramai, siamo diventati come diceva il buon De Niro nel film Gli intoccabili: Chiacchiere e distintivo... Tutti chiacchiere e distintivo.
E meno male che il trucco di mettere sagome di agenti di cartone sul muro di cinta è venuto in mente  per primi agli argentini perché, altrimenti, l’evasione di massa ce l’avremmo avuta noi, qui, nella Repubblica delle Banane.