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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/07/2010  -  stampato il 10/12/2016


Lettera aperta al Provveditore Paolino Quattrone, defunto il 22 luglio 2010

Egregio Provveditore,

Sono trascorsi alcuni giorni dalla Sua tragica scomparsa.
Mi ci è voluto fino ad oggi per riprendermi dalla sconvolgente ed inaspettata notizia che Ella non è più tra di noi.
In primo luogo vorrei dedicare le prime parole che riesco ad esprimere, con non poca difficoltà, ai Suoi Cari, perché pur non avendo avuto il piacere di conoscerLi, ho dentro di me la certezza e la consapevolezza dell’enorme dolore che stanno vivendo per il gran vuoto che Lei ha lasciato nelle loro esistenze; mi sento vicino a Loro nella condivisione e nell’accettazione della disgrazia che li ha così profondamente colpiti.
Io e Lei abbiamo avuto dei trascorsi molto tumultuosi, caratterizzati da comprensioni e anche tante incomprensioni, momenti costruttivi ed altri meno costruttivi, dialoghi pacati e altri molto meno pacati, divergenze e convergenze; insomma abbiamo in fondo condiviso nella vita professionale il perfetto equilibrio dettato dall’inesorabile ed indispensabile gioco delle parti.
Ma la sincera e profonda stima che nutro nei Suoi confronti, dovuta al riscontro oggettivo della Sua indiscussa Professionalità, preparazione, serietà ed umanità, mi fanno sentire autorizzato ad eccepire (ho eccepito tante volte le Sue decisioni) la Sua ultima scelta: sono furibondo, perché lei poteva scegliere di vivere e ha deciso invece di non vivere!
Poche ore dopo aver ricevuto la notizia della Sua morte e delle circostanze che l’hanno determinata, ho provato rabbia e frustrazione e ho subito deciso di non perdonarLa per aver scelto la morte piuttosto che la vita.
Oggi, a distanza di pochi giorni, comunque molto pochi per farmene una ragione, ho deciso di scriverLe che La perdono. 
La perdono perché Lei ha dimostrato ancora una volta di essere forte e, mi lasci passare la battuta, di voler avere ragione a tutti i costi. Dio solo sa quanto avrei voluto provare a fargli cambiare idea, come qualche volta sono riuscito a fare. A nessuno è concesso di poter giudicare il prossimo e le scelte degli altri, per quel tipo di giudizio, Noi Cristiani (quelli veri e non i falsi bigotti che viaggiano con l’Osservatore Romano sotto il braccio), sappiamo che esiste la Giustizia Divina e sarà solo essa a giudicare Lei, me ed il Resto del mondo.
Ho deciso di perdonarLa perchè sconosco i motivi del Suo gesto e darei molto di quello che ho per conoscerli, ma sono certo che non essendo Lei una persona superficiale, di sicuro ne avrà avuti di buoni e di validi; forse avrà accettato molto male o non avrà proprio accettato il fatto che quello Stato che Lei ha sempre servito in maniera integerrima e con obbedienza assoluta, abbia avuto così scarsa considerazione di Lei.
Se ha pensato questo, credo proprio, stavolta, di doverLe dare ragione, ma al tempo stesso voglio dirLe che lo Stato è fatto di tante persone e che la maggior parte di esse erano e sono tuttora pronte a giurare che Lei è un autentico, irreprensibile e degnissimo Servitore dello Stato.
Lei mal sopporterà la presunzione di questa mia lettera, anzi, vedo già la Sua faccia incazzata e seriosa  con la quale la leggerà, ma tanto una litigata in più o una in meno, non cambierà i Nostri rapporti.
Dopo averLa fatta arrabbiare un’ultima volta, faccio appello a quell’umanità e generosità che in tantissime occasioni, anche molto tristi, le ho visto mettere in campo, per chiederLe perdono io, stavolta, per la sfacciataggine che ho di testimoniarLe, a nome di una Regione Intera, la nostra, (tranne forse 4 o 5 persone...  inezie rispetto al totale. sic!) eterna riconoscenza e gratitudine, per ciò che ci ha insegnato e per l’indelebile impronta che Lei ha lasciato nei Suoi anni di permanenza nella verde Umbria.
Forse non avrei dovuto essere io a dirLe grazie pubblicamente, ma in assenza di altri e più qualificati a farlo, mi prendo volentieri l’onere  e l’onore di questa incombenza.
Con affetto e stima  sinceri, da parte mia e di tutto il personale dell’Amministrazione Penitenziaria umbra!!!.
 
Orvieto, addì 26 Luglio 2010