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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/07/2010  -  stampato il 03/12/2016


Ruoli Tecnici: l'opinione di un medico che lavora da dieci anni per la Polizia Penitenziaria

Mi chiamo Andrea Servili e sono un medico che lavora per la Polizia Penitenziaria da 10 anni.

A seguito della mia esperienza fino ad ora maturata in questa realtà mi sento parte integrante del Corpo pur non essendo un poliziotto, condividendone con orgoglio i passi da gigante fatti fin dai tempi della riforma, evidenti sia sotto il punto di vista professionale che di immagine stessa e di presenza attiva sul territorio. E’ per me motivo di orgoglio vedere le meravigliose radiomobili sfrecciare per strada e ascoltare i commenti di stupore positivo da parte della gente comune. 
Questo non è altro che un biglietto da visita per una entità che fino a poco tempo fa veniva considerata dalla gente come un Corpo di secondini ora però, articolato in una svariata quantità di compiti operativi che eleva la Polizia Penitenziaria a pieno titolo con le altre Forze di Polizia Nazionale. Ciò  non poteva non svegliare in me una curiosità di importanza fondamentale ovvero l’inadempiuto progetto di riforma dei ruoli tecnici che finalmente equiparerebbe la Nostra Polizia alle altre Polizie Nazionali. 
Ma in maniera particolare mi sto rendendo conto di giorno in giorno della necessita che si delinei, finalmente,una figura medica che onori il personale penitenziario in tutte le sue particolari esigenze proprio perché,come sopra accennato, la Polizia Penitenziaria non ricopre soltanto il suo arcaico compito di controllo delle carceri, ma si articola in svariati compiti altamente professionali nonché collaborazioni continue con le altre Forze di Polizia.
Viene con sé l’esigenza concreta di attuare, mediante l’approvazione a livello istituzionale dei ruoli tecnici, la figura dell’Ufficiale Medico già esistente da anni in Polizia di Stato, nei Carabinieri e nelle altre Forze dell’Ordine. 
E’ FONDAMENTALE a mio avviso,la figura del poliziotto medico in quanto attualmente il Poliziotto Penitenziario è sprovvisto di copertura medica a tutela delle sue funzioni. Mancanza di una gravità inaudita. E’ assurdo che un poliziotto non sia assistito DI FATTO da un dottore che possa provvedere nell’immediato a casi di difficoltà. Voglio sottolineare i frequenti casi di malattie psichiatriche che purtroppo colpiscono i nostri uomini per lo più in servizio nei carceri, d’altronde è fisiologico che esercitare un mestiere quasi esclusivamente circoscritto in un ambiente coatto e in un contesto molto particolare come quello di una prigione mette a dura prova il sistema nervoso anche della persona apparentemente più solida. Quindi con più profonda convinzione credo nella immancabile presenza del medico in divisa. Oggi il medico presente nelle carceri è finalizzato alla cura del detenuto e quindi con il nuovo ordinamento sanitario penitenziario i medici operanti nelle case di reclusione passati sotto controllo ASL non possono prestare opera al di fuori della loro competenza assegnata. Gli altri medici che prestano assistenza in altri contesti dell’Amministrazione Penitenziaria sono parcellisti attivi  in una fascia oraria limitata i quali possono intervenire solo per una determinata richiesta di assistenza e, tutto ciò che viene effettuato al di fuori della specificità assegnata, viene fatto di propria iniziativa con rischi medico legali piuttosto importanti.
Sottolineo infine la mancata presenza di un Ufficiale Medico di Polizia Penitenziaria nelle C.M.O. per la valutazione delle cause di servizio. 
Come tutti voi sapete, oggi, il Poliziotto Penitenziario è giudicato da una commissione ospedaliera che valuta le patologie legate all’impiego professionale, da un gruppo di miei colleghi appartenenti a Forze dell’Ordine e Difesa che poco hanno a che vedere con la specificità del compito istituzionale della Polizia Penitenziaria. Io personalmente non ritengo giusto che medici di altri Corpi, i quali giustamente non conoscono direttamente le cause delle patologie professionali specifiche, possano, a mio avviso, giudicare le eventuali indennità con la necessaria serenità!
Ad ogni modo mi piacerebbe sviluppare questo argomento scambiando idee con voi ragazzi eventualmente anche nel prossimo numero della rivista.
Spero di poter dare anche in futuro un contributo, seppur microscopico, a questa GIUSTA causa con l’idea di veder realizzato questo progetto in tempi relativamente brevi!