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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/07/2010  -  stampato il 03/12/2016


Safari all’Ucciardone.

 

     Era una calda notte d’estate. Seduto su una panchina all’interno del carcere dell’Ucciardone vedevo l’asfalto muoversi, ondeggiare; pensavo tra me e me – è il caldo che provoca questo strano fenomeno…… il caldo mi rendeva apatico, gli occhi socchiusi, quando sento un brivido scorrermi lungo la schiena.
     Provo un senso di fastidio, ma non è un brivido, posso sentire le zampette viscide e le antenne che mi fanno il solletico. Realizzo subito e scatto all’impiedi terrorizzato: uno scarafaggio mi è entrato nella camicia della divisa. Inizio lo spogliarello mentre con lo sguardo metto a fuoco l’asfalto davanti a me.
     Centinaia di blatte marroni, sbucate dai tombini e da chissà dove corrono freneticamente avanti e indietro sull’asfalto alla ricerca di avanzi, di spazzatura. Mi levo la camicia e lo scarafaggio cade a terra, ma non gli do il tempo di reagire. Con un colpo secco lo spiaccico sul terreno trasformandolo in una poltiglia giallastra. Maledetti scarafaggi! Nel frattempo che mi sono levato la camicia una decina di zanzare mi ha punto in diverse parti della schiena e della braccia, una sulla guancia: maledette zanzare!
      Devo vendicarmi. Vado in stanza prendo una bottiglia di alcool e consumo la mia vendetta: il mio piccolo safari personale, la svuoto su quel tappeto di insetti nocivi e poi con un fiammifero li faccio bruciare. Si, così, morite, contorcetevi, maledetti scarafaggi dell’Ucciardone!
      La mia è una battaglia personale contro tutti gli animali nocivi che si annidano all’interno della fortezza borbonica, che il Dipartimento vuole a tutti i costi aperta, nonostante le evidenti carenze igieniche. Giorni fa, un collega non ha potuto posare l’arma d’ordinanza perché un ratto era proprio lì sulla maniglia della porta dell’armeria; forse si voleva arruolare? Forse voleva fare un turno di sentinella? Abbiamo pensato anche di installare delle bat box per favorire l’ingresso dei pipistrelli il cui cibo preferito, notoriamente sono le zanzare; ma il risultato qual è stato? Che ci sono talmemte zanzare all’interno dell’Ucciardone che i pipistrelli sono diventati obesi e inappetenti e le zanzare ancora proliferano, anzi dopo che la zanzare tigre si è accoppiata con la zanzara dell’Ucciardone è nato un ibrido chiamato zanzara TIGR-ONE ed è riconoscibile per le strisce rosanero sul dorso.
     Che dire poi dei topi che di notte si aggirano indisturbati per i viali, per le sezioni, nei passeggi contribuendo con i loro escrementi ad aumentare le carenze igienico sanitarie dell’Istituto. D’altronde questi topi sono più grossi della dei gatti che si aggirano all’interno dell’Ucciardone. Gatti orribili, malati e rinsecchiti con occhi gonfi e deformi.
L’Ucciardone è un carcere da chiudere; a prescindere delle carenze sanitarie e della infestazione di insetti e quant’altro non è ammissibile che un assistente della polizia penitenziaria faccia il capoposto comandando le sezioni: 6^, 7^,9^, 4^ 3^ e cubicoli. 800 detenuti un solo capoposto, un povero assistente in balia delle onde!  I poliziotti penitenziari devono poter lavorare in ambienti dignitosi e salubri, con giusti carichi di lavoro. I detenuti devono poter espiare la loro pena dignitosamente. Solo Dio ci può aiutare. C’è una frase ricorrente che gira all’Ucciardone e che sintetizza la rabbia degli agenti nei confronti dei vertici dell’Amministrazione che hanno la colpa di avere abbandonato negli anni questo carcere, stanziando ad esempio solo 8.000 euro l’anno per la manutenzione ordinaria: SEMU N’MANU A NUDDU!
 
Nuvola Rossa