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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/08/2010  -  stampato il 09/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere 26 - 30 luglio 2010

 

ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03527
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 412 del 27/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BARBOLINI GIULIANO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 27/07/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 27/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03527
presentata da
GIULIANO BARBOLINI
martedì 27 luglio 2010, seduta n.412
BARBOLINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha presentato alla Commissione assembleare la relazione annuale (maggio 2010) sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna, come previsto dall'articolo 9 della legge regionale n. 3 del 2008;
nella relazione vengono fornite informazioni sulla situazione penitenziaria a livello nazionale e regionale, evidenziando il problema del sovraffollamento, l'utilizzo di misure alternative alla detenzione, i principali interventi per il reinserimento sociale delle persone in area penale e gli interventi in campo sanitario;
considerato che:
al 31 dicembre 2009 in Emilia-Romagna erano presenti 4.488 detenuti con un tasso di sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare di 2.408 detenuti, del 186,37 per cento;
alla Casa circondariale di Piacenza, all'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, alle carceri di Modena, Bologna e Ferrara, i detenuti sono più del doppio. Negli altri istituti penitenziari (Parma, Forlì, Rimini) il numero di detenuti supera di un terzo la capienza regolamentare. Il problema più grave rimane per il carcere di Bologna che, con una capienza consentita di 494 persone ne ospita 1147;
secondo una recente dichiarazione del Provveditore regionale Nello Cesari la difficile situazione in cui si trovano le carceri dell'Emilia-Romagna sarebbe dovuta a passati errori di natura strategica, all'introduzione di nuovi riti processuali, al conseguente allungamento dei tempi di celebrazione dei processi, e alla crescita esponenziale delle detenzioni di tossicodipendenti e clandestini;
l'Emilia-Romagna è l'unica regione d'Italia con un dato di presenze superiore di oltre il 100 per cento rispetto alla capienza; inoltre, benché il trend di permessi e autorizzazioni a scontare la pena fuori dalle prigioni non sia completamente negativo risulta ancora di molto inferiore alle necessità per contribuire a risolvere il grave problema del sovraffollamento;
l'Emilia-Romagna è agli ultimi posti in Italia anche per il rapporto tra numero di detenuti e agenti di Polizia penitenziaria. Gli agenti effettivamente operanti al 31 dicembre 2009 erano 1.710, in pianta organica ne erano previsti 2.401, rispetto ad un organico assegnato di 1.990, fatto che rivela una carenza del 28,8 per cento degli organici previsti. Riguardo agli educatori, oltre ai 26 presenti nell'anno 2008, presso gli istituti penitenziari a metà anno 2009 ne sono stati inseriti, a seguito di assunzione, altri 11;
le condizioni di vita in carcere sono allarmanti, si registrano episodi di aggressioni, violenze, autolesionismi e persino suicidi fra i detenuti, oltre a fenomeni di grave disagio tra il personale che opera negli istituti penitenziari. È da sottolineare che ogni anno, dal 2007 al 2009, pur non variando sensibilmente la capienza regolamentare, la capienza tollerabile è aumentata, ma è aumentato sensibilmente anche l'indice di sovraffollamento, arrivando a circa il 35 per cento in soli tre anni. Un dato che conferma l'andamento nazionale è l'incremento delle custodie cautelari a carico soprattutto dei detenuti stranieri, che aumenta proporzionalmente all'aumentare del totale della popolazione detenuta;
al 31 dicembre 2009 negli istituti penitenziari della regione sono presenti 2.361 stranieri superando così il 52 per cento dei detenuti e in alcuni istituti si supera il 60 per cento. In Emilia-Romagna, nonostante le difficoltà, vi sono soggetti stranieri, con o senza permesso di soggiorno, ai quali è stato concesso di fruire di una misura alternativa al carcere;
i detenuti residenti in regione si attestano su una percentuale di poco superiore a quella del 2008, con una netta diminuzione percentuale però rispetto all'anno 2007. Infatti, poco meno del 60 per cento (2.626 detenuti) dei detenuti presenti nelle carceri è residente sul territorio regionale. Il dato della residenzialità dei detenuti è rilevante perché il percorso di inserimento sociale è agevolato dal trascorrere la pena nel territorio di riferimento;
per quanto riguarda la posizione giuridica, in Emilia-Romagna risultano condannati in via definitiva 1.882 detenuti, il 41,9 per cento a fronte di un dato nazionale del 51 per cento, mentre 2.156 sono imputati in attesa di giudizio, il 48 per cento a fronte del 50 per cento (2.230) del 2008, gli internati si assestano sul 10 per cento della popolazione carceraria, come nel 2008;
tra la popolazione detenuta, anche per quanto riguarda gli stranieri, sono prevalentemente i detenuti definitivi che possono beneficiare dei progetti trattamentali previsti per legge. Infatti per i non definitivi, pur permanendo in istituto per un periodo relativamente lungo a causa dei già citati lunghi tempi della giustizia, non è possibile attivare percorsi rieducativi e di reinserimento nella presunzione di non colpevolezza;
per quanto riguarda le tipologie di reato ascritte ai detenuti, i dati regionali vedono i reati contro il patrimonio al primo posto, per i detenuti italiani con il 31,14 per cento (il 18,082 per cento per gli stranieri). I reati contro la persona sono la seconda causa di carcerazione per il 18,50 per cento dei detenuti italiani (il 3,98 per cento degli stranieri). Il 31,34 per cento dei detenuti stranieri è in carcere per reati contro la pubblica amministrazione, mentre il 23,01 per cento per reati legati alla droga contro il 10,24 per cento dei detenuti italiani;
la cosiddetta "legge stranieri", la legge n. 94 del luglio 2009, che contiene tra l'altro restrizioni sulla condizione giuridica degli stranieri con l'inserimento del reato di clandestinità, ha portato in carcere il 6,36 per cento dei detenuti stranieri, con un incremento rispetto all'anno precedente;
per quel che riguarda la condizione lavorativa dei 1.232 detenuti rilevati (il 72,5 per cento non è stato rilevato) solo 419 (34 per cento) risultano avere un'occupazione, 675 risultano disoccupati (circa il 55 per cento) e 39 in cerca di occupazione, quindi poco meno del 3 per cento della popolazione carceraria rilevata. Questi dati confermano la natura del carcere come contenitore di esclusione sociale. Il lavoro in carcere è un elemento fondamentale di umanizzazione della pena ma prima ancora costituisce un elemento di trattamento. In Emilia-Romagna solo il 38 per cento dei detenuti definitivi che corrisponde al 16 per cento della popolazione carceraria, può beneficiare del percorso trattamentale, ovvero di corsi, attività culturali e formazione. Ancora più basso il numero di detenuti che lavorano non alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, che si attestano sul 2,25 per cento del totale della popolazione carceraria;
per quanto riguarda le opportunità di lavoro in carcere, per gli stranieri i valori sono inferiori a quelli degli italiani, soprattutto in relazione all'elevato turnover, a testimonianza della difficoltà incontrata dagli stranieri nell'usufruire di un elemento del trattamento penitenziario. Nonostante vengano offerte pari opportunità a tutti i detenuti, solo il 17,16 per cento di essi lavora registrando, tuttavia, un lieve aumento rispetto all'anno precedente (16,8 per cento), solo 20 detenuti non italiani (1,06 per cento) lavorano non alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (in proprio, per datori esterni, in imprese, in cooperative), in questo caso si registra un calo di circa mezzo punto percentuale rispetto al 2008. Allo stesso modo, più bassa è la partecipazione degli stranieri ai corsi professionali attivati negli istituti. I detenuti iscritti ai corsi professionali attivati nel secondo semestre del 2009 sono in regione il 4 per cento (5,5 per cento nel 2008), e solo l'1 per cento della popolazione carceraria straniera ha avuto accesso ai corsi professionali;
per quanto riguarda le donne detenute in Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2009 la loro presenza è di 159, che rappresenta il 3,54 per cento della popolazione carceraria. Di queste 97, che rappresenta il 61 per cento delle detenute, non sono italiane e provengono per il 54 per cento dall'Europa (prevalentemente da Unione europea, ex Jugoslavia, Albania) il 28 per cento proviene dall'Africa (prevalentemente da Tunisia, Marocco, Algeria, Nigeria), il 9,3 per cento proviene dal Centro e Sud America e solo lo 0,7 per cento proviene dall'Asia. Le detenute in attesa di giudizio sono il 55 per cento, le detenute con pene definitive, che sono 71, complessivamente rappresentano circa il 45 per cento, tra le detenute con pene definitive quasi il 51 per cento ha pene inferiori a tre anni, e il 73 per cento ha una pena residua inferiore a tre anni, eppure solo una minima parte di loro usufruisce delle pene alternative. Solo 3 donne su 91 presenti nelle carceri della regione al 31 dicembre 2009 erano iscritte a corsi professionali, per un totale di 6 donne che hanno intrapreso corsi di cucina e ristorazione, arte e cultura, orientamento al lavoro e pulizia. Sono 24 le donne che lavorano alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria, di cui 14 non italiane;
per quanto riguarda la situazione dei bambini in carcere, in Emilia-Romagna si confermano i dati del 2008: due bambini di età inferiore a tre anni, uno a Bologna e uno a Forlì. Nel corso dell'anno tuttavia ancora capita che alcune madri siano tratte in arresto con bambini i quali trascorrono in carcere qualche tempo. In questi casi di solito, quando previsto dalla norma, il territorio si attiva per fornire soluzioni alternative. La realtà regionale non si discosta molto da quella italiana dove la normativa tende a ridurre il fenomeno dei bambini in carcere;
per quanto riguarda il dato di flusso, gli ingressi dalla libertà di donne in corso dell'anno è di 449, di cui 255 sono gli ingressi di donne straniere circa il 57 per cento, rispetto ad un 58,7 per cento dell'anno precedente;
come viene evidenziato dai dati sopra riportati il sovraffollamento pregiudica di fatto ogni possibilità di percorso riabilitativo dei detenuti, così come previsto dalla Costituzione, e aggrava la condizione sanitaria, causando pericoli di contagi e pandemie. In generale, a fronte di un indice nazionale di sovraffollamento del 149,5 per cento, in Emilia-Romagna si riscontra un indice superiore al 185 per cento, che rende la regione quella con le strutture penitenziarie più sovraffollate d'Italia;
tale situazione rende contestualmente insostenibili le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria, già alle prese con una consolidata condizione di organici sottodimensionati;
nell'aprile 2009, a seguito della riunione della Commissione regionale per l'area dell'esecuzione penale adulti, il presidente della Regione, Vasco Errani, ha scritto al Ministro della giustizia Angelino Alfano, sottolineando la difficile situazione degli istituti penitenziari dell'Emilia-Romagna e chiedendo un intervento urgente;
il Piano carceri per l'Emilia-Romagna dovrebbe riguardare i 12 istituiti penitenziari. Lo scopo è quello di elevare a oltre 4.000 posti la capienza delle carceri emiliano-romagnole, per questo sarebbero previsti lavori di ristrutturazione e ampliamento delle strutture già esistenti. Tra gli interventi più significativi, il completamento del carcere di Forlì, i lavori di completamento del penitenziario di Rimini, la fine dei lavori al carcere di Parma che vede altri 200 posti, in 4 sezioni. Ulteriori padiglioni nelle varie strutture porteranno 150 posti a Modena, 200 a Piacenza, 200 a Parma, 200 a Ferrara e 200 a Bologna. Di tutti questi interventi, risultano già appaltati quelli di Modena (previsto completamento dei lavori tra un anno e mezzo); a Piacenza si sta valutando la possibilità di una gara d'appalto, mentre tutti gli altri intervenuti sono ancora nella fase di progettazione. Questi numeri, tuttavia, necessitano di ulteriori conferme che, si presume, verranno rese note nel corso del 2010;
tenuto conto che:
la Conferenza regionale "Volontariato Giustizia" dell'Emilia-Romagna ha espresso, in una lettera aperta alle autorità dei vari territori, la preoccupazione per la disastrosa situazione del sovraffollamento delle carceri e, riconoscendosi nelle considerazioni espresse dal Comitato nazionale per la bioetica, con particolare riferimento all'alto numero dei suicidi verificatisi nei primi mesi del 2010, sollecita il Governo perché metta in atto tutti gli strumenti disponibili a promuovere una maggiore applicazione delle misure alternative alla pena;
per quanto attiene alla situazione nella provincia di Modena, al 21 luglio 2010, la pianta organica della Polizia penitenziaria prevedeva 226 agenti. Il dato complessivo del personale assegnato contava 188 agenti, compreso il personale distaccato presso le strutture di Castelfranco e Saliceta San Giuliano. Gli agenti effettivamente in servizio presso la Casa circondariale di Sant'Anna erano 170, di cui 20 impiegati in funzioni amministrative. Gli agenti, quindi, effettivamente destinati alla vigilanza dei detenuti risultavano 150 a fronte di una popolazione carceraria di 471 detenuti, di cui due terzi extracomunitari;
rilevato che ad un atto di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante sulle condizioni dei detenuti, il personale carcerario e sul piano carceri (4-01762 del 14 luglio 2009) non è stata ad ora data alcuna risposta,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda attuare al fine di intervenire sul grave sovraffollamento del sistema carcerario dell'Emilia-Romagna e in particolare dell'istituto di Modena;
se, a fronte della persistente carenza di organico, il Governo non ritenga di prevedere un'ulteriore messa in servizio di personale tecnico (educatori, assistenti sociali, e altri) e di Polizia penitenziaria al fine di ottemperare alle attuali previsioni organiche;
quali interventi e con quale tempistica, con il cosiddetto «piano carceri», si preveda di attuare sul carcere di Modena al fine di ovviare all'attuale, insostenibile, sovraffollamento.
(4-03527)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08219
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 360 del 28/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: NAPOLI ANGELA
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 28/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
ORLANDO LEOLUCA
ITALIA DEI VALORI
28/07/2010
LO MORO DORIS
PARTITO DEMOCRATICO
28/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 28/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08219
presentata da
ANGELA NAPOLI
mercoledì 28 luglio 2010, seduta n.360

ANGELA NAPOLI, LEOLUCA ORLANDO e LO MORO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

nei giorni scorsi ha suscitato in Calabria grande commozione la tragica scomparsa del provveditore regionale degli istituti penitenziari, dottor Paolo Quattrone;

il dottore Quattrone, persona di notevole esperienza nel settore dell'amministrazione penitenziaria, amava molto il suo lavoro ed ha sempre svolto la propria funzione per rendere meno disumano il carcere, introducendo il lavoro e la formazione di figure professionali in alcune strutture penitenziarie;

la stessa interrogante ha avuto modo di apprezzare l'opera umana del dottore Quattrone;

la tragica scomparsa sarebbe stata addebitata ad alcuni problemi avuti con la struttura penitenziaria di Cosenza;

l'istituto penitenziario di Cosenza, nel 1985, ha registrato l'uccisione del suo direttore, Sergio Cosmai, al cui mandante è stato dato un nome solo nei mesi scorsi, quindi, dopo ben 25 anni;

sempre nell'istituto penitenziario di Cosenza, nel 2006 è stato intercettato un preoccupante colloquio tra politici, uno dei quali a suo tempo detenuto, i cui contenuti sono stati pubblicati sulla stampa del mese di novembre dello stesso anno, ma che poi inspiegabilmente non hanno avuto alcun epilogo giudiziario -:

se non ritenga necessario ed urgente far avviare un'adeguata indagine interna sulla struttura penitenziaria di Cosenza.
(4-08219)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08206
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 360 del 28/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: REALACCI ERMETE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 28/07/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 28/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08206
presentata da
ERMETE REALACCI
mercoledì 28 luglio 2010, seduta n.360

REALACCI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa e dai quotidiani il Tirreno e la Nazione del 27 luglio 2010, due detenuti di nazionalità albanese, Roland Dedja e Bledar Shehu, sono evasi intorno alle ore tredici e trenta, del 26 luglio 2010 dal carcere Don Bosco di Pisa durante l'ora d'aria;

gli evasi sono, a dispetto della giovane età, criminali di provata pericolosità con a carico, tra le altre, condanne per omicidio, tentato omicidio, spaccio e rapina;

secondo una prima ricostruzione i due detenuti si sarebbero arrampicati tramite una tettoia del cortile interno, arrivando primariamente al muro di intercinta. Calatisi poi con un lenzuolo e arrivati alla parete perimetrale si sarebbero serviti dei tubi del sistema di condizionamento per scavalcare il muro esterno e darsi alla fuga;

l'impianto di sicurezza esterno «anti-scavalco» era fuori uso da tempo a causa della mancanza di fondi per la sua riparazione;

si apprende inoltre, che a sorvegliare la cinquantina di detenuti sparsi nei tre cortili dell'istituto di pena ci sarebbe stata una sola guardia di polizia penitenziaria, che doveva anche controllare il cancello di accesso al reparto: condizione di cui avrebbero tenuto conto gli evasi stessi;

il carcere Don Bosco di Pisa, non diversamente da altre strutture di pena in Italia, è afflitto da anni da carenze di organico, dal sovraffollamento, 480 reclusi rispetto ai 250 posti regolamentari, e da mancanza di fondi per l'ordinaria manutenzione dei sistemi di sicurezza del carcere e delle strutture interne all'istituto; a ciò si aggiunge il fatto che il direttore, dottor Vittorio Cerri, gestisce contemporaneamente ben due strutture: quella di Pisa e il carcere di Massa;

le carceri toscane patiscono una generale carenza del personale effettivamente in servizio, che arriva fino a punte del 50 per cento in meno rispetto agli organici che dovrebbero essere garantiti da regolamento. Un fenomeno che si verifica soprattutto per l'effetto delle richieste di trasferimento in altre sedi del Mezzogiorno, provocando l'emorragia di personale nelle carceri del Centro Nord, fra cui appunto la Toscana -:

quale sia l'esatta dinamica di questo episodio e se intenda aprire una rigorosa inchiesta amministrativa sull'evasione dei due detenuti dal carcere di Pisa;

se non si reputi inoltre opportuno intervenire urgentemente, mettendo a disposizione del carcere Don Bosco di Pisa i fondi necessari, per rimettere in funzione il sistema di sicurezza «antiscavalco»;

se non si reputi altresì opportuno intervenire in modo deciso per sopperire alla carenza dell'organico del personale di polizia penitenziaria assegnato al carcere di Pisa e se non si ritenga necessario affrontare con la massima urgenza la grave questione delle condizioni in cui versano le carceri italiane per sovraffollamento, accesso alle cure mediche e carenza di operatori, criticità già oggetto di altri atti di sindacato ispettivo da parte dell'interrogante, il cui iter è ancora in corso. (4-08206)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08205
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 360 del 28/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: TIDEI PIETRO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 28/07/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 28/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08205
presentata da
PIETRO TIDEI
mercoledì 28 luglio 2010, seduta n.360

TIDEI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un dossier presentato il 15 luglio 2010 alla Camera dei deputati dalle associazioni «Antigone» e «A buon diritto» denuncia per l'ennesima volta le inumane condizioni degli istituti penitenziari nazionali; le risultanze del dossier, sulla base delle visite effettuate tra il 21 giugno e il 2 luglio in 15 tra i più affollati istituti di pena nazionali, fanno ritenere che le nostre carceri (così come gli ospedali psichiatrici giudiziari) sono ormai «fuori legge» e rappresentano una costante e palese violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea, in quanto luoghi di tortura o trattamento inumano o degradante;

il sovraffollamento sempre crescente rende le condizioni attuali della vita carceraria lontane anni luce da quelle che un Paese normale dovrebbe pretendere per rispetto della dignità umana. Secondo gli ultimi dati del Ministero della giustizia i detenuti presenti al 30 giugno 2010 erano 68.210 a fronte di una capienza regolamentare di 44.658. Si tratta evidentemente di una situazione esplosiva e che un Governo distratto continua a sottovalutare se anche un pannicello caldo come il disegno di legge sulla detenzione domiciliare, pur presentato dallo stesso Governo, non riesce a trovare d'accordo la stessa maggioranza;

in tale contesto non sorprende che il numero dei suicidi nelle carceri italiane aumenta in misura esponenziale: dall'inizio dell'anno sono già 35 i detenuti che si sono tolti la vita. 29 i suicidi per impiccagione, 6 morti asfissiati con il gas delle bombolette in uso celle. L'ultimo detenuto si è impiccato il 7 luglio, nel carcere di Padova. È il suicidio numero 592 dal 1o gennaio 2000. Si tratta di numeri tragici che confermano un trend in notevole aumento inaugurato lo scorso anno che ha visto ben 69 detenuti suicidi a fronte dei 46 del 2008 e dei 45 del 2007. La situazione appare davvero preoccupante se anche la Commissione bicamerale di inchiesta della Camera sugli errori sanitari ha chiesto una relazione al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dottor Franco Ionta;

il famoso piano straordinario carceri, risposta unica edilizia del Governo Berlusconi, non decolla. Certamente per le note difficoltà finanziarie ma anche che per le difficoltà «burocratiche» derivanti dall'aver nominato la Protezione civile e Bertoloso braccio operativo dell'intera operazione immobiliare. Nel frattempo non si intravede all'orizzonte politico nessuna risposta di sistema: riduzione dell'area penale, la citata estensione della detenzione domiciliare, decarcerizzazione dei detenuti tossicodipendenti, espansione delle misure alternative, strutture detentive «leggere», territorializzazione della pena;

altrettanto pesante appare la situazione del personale penitenziario con gli agenti sottoposti a turni durissimi e il personale di trattamento che, per gravi carenze di organico o di difficoltà di inquadramento, vedono svilire il loro ruolo e la loro funzione professionale -:

quali iniziative urgenti intenda adottare per affrontare la situazione vergognosa per il nostro Paese costituita dalle condizioni incivili degli istituti penitenziari in funzione del ripristino di quel minimo di vivibilità e rispetto della persona umana che anche luoghi deputati all'espiazione dei reati dovrebbero conservare. (4-08205)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08168
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08168
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il detenuto Rocco Manfrè, 61 anni, si è tolto la vita tre giorni dopo il suo arresto. L'uomo è stato trovato morto nella sua cella all'interno del carcere di Caltanissetta. L'allarme è stato dato dal compagno di cella e, malgrado il tempestivo intervento dei sanitari e l'immediato ricovero presso il vicino ospedale, per il detenuto non c'è stato nulla da fare;

il decesso è avvenuto la mattina del 18 luglio ed è ancora avvolto nel mistero. Se, come in effetti, si tratta di un suicidio o di un malore improvviso, lo stabilirà l'autopsia che deve ancora essere eseguita;

Rocco Manfrè, 61 anni, era stato arrestato venerdì 16 luglio nell'ambito dell'operazione «Mantis religiosa» per l'omicidio e l'occultamento del cadavere di Agostino Reina, avvenuto nel giugno del 1992;

nell'ultimo fine settimana, oltre a Rocco Manfrè, altre 2 persone sono «morte di carcere»: entrambe si sono impiccate. Con questi ultimi 3 casi salgono a 104 i detenuti morti da inizio anno: 32 si sono impiccati, 7 sono morti per avere inalato del gas (5 di loro si sono suicidati, per gli altri 2 probabilmente si è trattato di un «incidente» nel tentativo di sballarsi), mentre 65 detenuti sono morti per malattia, o per cause ancora da accertare. In 10 anni i «morti di carcere» sono stati 1.702, di cui 593 per suicidio;

su ogni suicidio avvenuto all'interno delle carceri, gli interroganti hanno rivolto altrettante interrogazioni a risposta scritta ai Ministri competenti chiedendo l'adozione da parte del Governo di alcuni provvedimenti e atti urgenti al fine quantomeno di ridurre nell'immediato le morti per suicidio all'interno degli istituti di pena, ma ai predetti atti di sindacato ispettivo non è stata data alcuna risposta;

il 12 gennaio 2010 la Camera dei deputati ha parzialmente approvato, su espresso parere favorevole del Governo, la mozione sulle carceri presentata dalla interrogante e sottoscritta da 93 deputati appartenenti a quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento; la mozione approvata prevede, tra l'altro, alla lettera n), l'adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi, non solo per ciò che concerne la loro consistenza numerica, ma anche per ciò che riguarda la promozione di qualificazioni professionali atte a facilitare il reinserimento sociale dei detenuti -:

di quali informazioni disponga sui fatti riferiti in premessa e, in particolare, se non intenda avviare, nel rispetto e indipendentemente dalla inchiesta che sulla vicenda ha aperto la magistratura, un'indagine amministrativa interna volta a verificare le responsabilità dell'amministrazione penitenziaria, ciò anche alla luce della forte carenza di personale, sia infermieristico che penitenziario, che limita inevitabilmente le possibilità di cura, assistenza, vigilanza e controllo dei detenuti all'interno dei nostri istituti di pena;

se presso il carcere di Caltanissetta sia presente, attivo e funzionante il servizio «nuovi giunti» e se pertanto il detenuto Rocco Manfrè abbia potuto usufruire di un colloquio con lo psicologo all'atto del suo ingresso in carcere e prima dell'assegnazione alle sezioni al fine di accertare un suo eventuale rischio autolesionistico o suicidiario;

se e quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare, sollecitare e promuovere al fine di aumentare gli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché per quanto di competenza dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi in servizio presso gli istituti di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse, così come previsto dalla mozione n. 1-00288 approvata dalla Camera dei deputati il 12 gennaio 2010;

se non ritenga che l'alto tasso dei suicidi e dei tentati suicidi dipende dall'elevato tasso di sovraffollamento degli istituti di pena dove attualmente sono ristretti quasi 69 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43 mila posti e quali rimedi intenda porre a tale situazione;



quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere. (4-08168)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08167
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08167
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

martedì 20 luglio 2010, Valerio Federico, membro del Comitato nazionale Radicali italiani, e Sergio Besi, iscritto all'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, hanno visitato il carcere di Varese insieme a Giangiacomo Longoni, consigliere regionale della Lega Nord;

militanti e dirigenti radicali stanno promuovendo in Lombardia visite ispettive nelle carceri per monitorare le condizioni di vita dei detenuti e il rispetto della legalità;

all'esito della visita ispettiva Valerio Federico e Sergio Besi hanno rilasciato il seguente comunicato che si riporta qui di seguito in versione integrale: «La visita al carcere di Varese è stata caratterizzata dalla peculiarità di trovarsi di fronte ad un carcere fantasma, formalmente «dismesso». Risale infatti al 2001 la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'atto di dismissione della struttura penitenziaria varesina, ma da allora della nuova struttura che avrebbe dovuto essere realizzata al suo posto non vi è traccia, se non in fiumi di articoli di giornale e dichiarazioni di politici (nel 2004 il ministro Castelli annunciava la costruzione, nel tempo record di 5 anni, di una nuova struttura con la formula del leasing). Nel decreto ministeriale 30 gennaio 2001, in attuazione del comma 34 dell'articolo 145 della legge finanziaria 2001, si legge che la casa circondariale di Varese e altri 20 istituti penitenziari sono stati «dismessi» in quanto «strutturalmente non idonei alla funzione». Ad oggi, come confermato dal direttore Mongelli, non pare essere stato individuato nemmeno il sito del nuovo carcere, e nel vecchio, ufficialmente «dismesso», non si può che operare in condizioni di illegalità a scapito di agenti, operatori e detenuti. Il paradosso di questa empasse burocratica tipicamente italiana è ben rappresentato dalla prima immagine che il visitatore si trova di fronte all'ingresso, un muro di cinta decrepito e dichiarato formalmente inagibile (e quindi messo in sicurezza con tanto di ponteggi) ma che è destinato a restare tale in quanto alle carceri dismesse non vengono assegnati fondi per l'effettuazione di lavori straordinari e/o di adeguamento alle nuove prescrizioni vigenti in materia di edilizia penitenziaria. Le torrette di controllo sono a loro volta inagibili e quindi non utilizzate dagli agenti. A questo riguardo ci chiediamo se sono mai state necessarie nel garantire la sicurezza visto che da tempo se ne fa tranquillamente a meno. Il carcere versa nel complesso in condizioni leggermente migliori rispetto ad altri Istituti della Lombardia ma questo non può consolare, l'illegalità è patente. Le celle, di 8/10 metri quadri, escluso il bagno e compreso lo spazio occupato dai letti a castello, non garantiscono, nei numerosi casi di presenza di 3 detenuti, i 3 metri quadrati (calpestabili) fissati dalla Corte europea per i diritti dell'Uomo, figuriamoci i 7mq per ogni detenuto stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Il bagno è correttamente separato dal resto della cella da parete e porta, ha un WC alla turca e un lavandino. Le celle sono disposte in un unico corpo con struttura a ballatoio: il piano terra ha 14 celle, il primo e il secondo piano 15 celle ciascuno. I due piani superiori sono serviti da stretti ballatoi (basta il carrello del cibo per ostruirli interamente). Il problema del sovraffollamento pur costituendo un ulteriore elemento di illegalità è meno drammatico che in passato: la capienza regolamentare corrisponde a 53 posti, quella massima tollerata è di 90, quella effettiva registrata oggi è di 107 detenuti, un valore tra i più bassi registrati negli ultimi 10 anni ma comunque doppio rispetto a quello regolamentare. L'unico spazio fruibile per il passeggio è un piccolo campo di calcetto completamente asfaltato e in gran parte esposto al sole (attrezzato anche per basket e ping-pong). Il rapporto tra agenti effettivi e detenuti (60/107) è quindi oggi accettabile se raffrontato a quello degli altri Istituti di detenzione regionali e nazionali. Il periodo che i detenuti possono trascorrere fuori dalle celle è in linea con gli standard indicati dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura (che prevedono un minimo di 8 ore al giorno) e buona è anche l'offerta di corsi di formazione offerti ai detenuti. Si segnala a tal proposito anche un qualificante corso di saldatura, al termine del quale i detenuti hanno realizzato la griglia di protezione della rampa interna delle scale. Un dato estremamente negativo è invece quello relativo al numero di detenuti che lavorano all'interno del carcere (solo una decina) che dimostra come la rieducazione del detenuto prevista dal nostro ordinamento non è perseguita. Lo strumento principale a questo scopo, il lavoro, non è utilizzato. La vetusta struttura (risale al 1886) è il principale ostacolo all'opportunità lavorativa per il detenuto. Desta forte preoccupazione l'elevato numero di detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, ben 43 su 107, risultato di leggi criminogene che equiparano di fatto dei tossicodipendenti a pericolosi spacciatori. Come era lecito attendersi vista l'impossibilità di apportare ampliamenti o modifiche agli edifici, come rilevato in passato, gli spazi dedicati alla socialità sono insufficienti (e vengono utilizzati all'occorrenza anche per altri scopi, esempio per i colloqui), anche se è da segnalare l'assegnazione e l'allestimento di un piccolissimo locale ad uso palestra. Novità in chiaroscuro a livello sanitario: certamente positiva l'introduzione di una assistenza odontoiatrica nel carcere, apparentemente invece insufficiente la possibilità per i detenuti di accedere a cure specialistiche in tempi ragionevoli (fatta eccezione per quelle garantite ai detenuti tossicodipendenti e psichiatrici). È stato consegnato al direttore della struttura un questionario predisposto dai Radicali del Gruppo Carceri e Giustizia di Milano» -:

se il Governo abbia acquisito informazioni in merito alle gravi disfunzioni segnalate presso il carcere di Varese;

come mai, pur essendo stato ufficialmente dismesso perché strutturalmente non idoneo alla funzione, il carcere di Varese continui ad essere attivo;

se nel «piano carceri» rientri la costruzione del nuovo istituto preannunciato dall'ex Ministro Castelli nel lontano 2004;

se non ritenga necessario adottare misure urgenti volte a rimuovere le disfunzioni segnalate e le carenze presenti nell'istituto di pena in esame, per garantire ai detenuti del carcere di Varese, nonché agli agenti di polizia penitenziaria, il rispetto delle condizioni minime di vivibilità della struttura, il rispetto pieno degli standard di sicurezza e funzionalità al fine di garantire l'adeguatezza della struttura alle proprie finalità costituzionali.(4-08167)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08163
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08163
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'Osservatorio sulle morti in carcere composto da Radicali Italiani, Associazione «Il Detenuto Ignoto», Associazione «Antigone», Associazione «A Buon Diritto», Redazione «Radiocarcere», Redazione «Ristretti Orizzonti», la mattina del 23 luglio 2010 Andrea Corallo, 39 anni, detenuto nel carcere Bicocca di Catania, si è tagliato la gola con una lametta da barba ed è morto dissanguato. L'uomo era stato arrestato nell'aprile 2008 a Ragusa, nell'ambito di un'operazione contro la criminalità organizzata dedita alle estorsioni;

nel carcere della Bicocca poco più di un mese fa si era suicidato un altro detenuto, Antonio Di Marco, 43enne. Nel complesso degli istituti penitenziari della Sicilia nel 2010 i detenuti suicidi sono 6, di cui l'ultimo in ordine di tempo (il 18 luglio) è stato Rocco Manfrè, 65enne, che si è impiccato nella casa circondariale di Caltanissetta;

da inizio anno salgono così a 38 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (32 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause «da accertare» arriva a 105 (negli ultimi 10 anni i «morti di carcere» sono stati 1.703, di cui 594 per suicidio);

nei primi sette mesi del 2009 (anno che ha fatto registrare il «record storico» di suicidi in carcere, con 72 casi), il numero dei detenuti suicidi era attestato a 31, quindi 7 in meno rispetto al 2010. Un trend negativo che, a meno di clamorose inversioni, a fine anno produrrà un numero di decessi in carcere mai visto, né immaginabile fino a pochi anni fa: a titolo di esempio nel 2007 i suicidi furono 45, l'anno successivo 46, ma oggi i numeri sono quasi raddoppiati;

come sottolinea oggi il Sindacato Uil-Pa Penitenziari, non sono soltanto i detenuti a «morire di carcere»; da inizio anno già 4 agenti di polizia penitenziaria si sono tolti la vita e ieri si è ucciso anche il provveditore alle carceri della Calabria, Paolo Quattrone -:

se intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di appurare se nei confronti del detenuto morto suicida nel carcere Bicocca di Catania siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e quindi se non vi siano state responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte dell'amministrazione dell'istituto;

se non si intendano adottare o implementare le opportune misure di supporto psicologico ai detenuti al fine di ridurre sensibilmente gli episodi di suicidio;

se non ritenga che l'alto tasso di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere. (4-08163)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08162
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08162
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'afa di questi giorni sta peggiorando di molto la situazione nelle carceri, rendendola insopportabile e ingestibile;

secondo quanto riportato da Il Gazzettino.it, un trentanovenne marocchino è stato trovato morto dal suo compagno di cella nel carcere Due Palazzi;

S. T., queste le iniziali del detenuto trovato morto, era un ex tossicodipendente, si trovava in carcere per droga e avrebbe finito di scontare la pena nel 2014;

secondo il medico legale, che si è recato nel carcere assieme agli uomini della polizia scientifica e agli investigatori della squadra mobile, si tratterebbe di una morte naturale;

la Cgil ha denunciato che in questi giorni nelle celle del carcere Due Palazzi la temperatura arriva a sfiorare i 40 gradi reali -:

con quanti altri detenuti il trentanovenne deceduto condividesse la cella;

di quanti metri quadratipotesse disporre al suo interno;

quante ore potesse trascorrere fuori dalla cella nel corso della giornata;

se, vista la sua condizione di ex tossicodipendente, fosse in cura presso il Sert e, comunque, quali patologie erano state segnalate nella sua cartella clinica;

a quando risalisse l'ultima visita medica e, in particolare, quella con lo psicologo;

se risulti se la morte di S. T. sia stata causata, in tutto o in parte, anche dall'eccessiva ondata di caldo e dalla condizioni di eccessivo sovraffollamento di cui è affetta la struttura carceraria patavina.
(4-08162)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08159
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA SALUTE
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08159
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

venerdì 23 luglio 2010 l'agenzia di stampa Il Velino/Campania ha battuto la notizia che da mesi un giovane detenuto del carcere napoletano di Poggioreale attende un'operazione chirurgica per occlusione delle vie urinarie, malattia che lo costringe a camminare con una sacca addosso e a non poter fare nulla;

sulla vicenda Adriana Tocco, Garante dei diritti dei detenuti della regione Campania, ha dichiarato di volersi recare in procura per presentare una denuncia, atteso che il caso in questione denota un livello di diniego dei diritti civili, anche i più elementari, che non può più essere tollerato;

il detenuto da mesi in attesa di una operazione chirurgica si trova in carcere per scontare una lieve pena e sta malissimo;

il professor Pempinello del Cotugno ha recentemente dichiarato che, nonostante i solleciti del direttore degli istituti di pena, gli ospedali non ne vogliono sapere nulla dei detenuti, anche perché i nosocomi sembrano mal sopportare scorte e vigilanze -:

di quali elementi dispongano i Ministri con riferimento ai tempi di attesa dei detenuti per i quali sia disposto un trattamento sanitario presso strutture ospedaliere e se, rispetto a queste specifiche ipotesi, siano garantiti i livelli essenziali di assistenza. (4-08159)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08156
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08156
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA del 18 luglio 2010 due detenuti sono evasi poco prima di mezzogiorno dal carcere di Pescarenico. Secondo una prima ricostruzione i due detenuti si sarebbero arrampicati dal cortile destinato al passaggio e avrebbero poi scavalcato il muro di cinta;

Nicodemo Romeo, 26 anni, calabrese, uno dei due detenuti evasi oggi dal carcere di Lecco, stava scontando una condanna fino al 2019. L'uomo è accusato dell'omicidio a scopo di rapina dell'imprenditore Maurizio Cirillo, ucciso il 15 dicembre del 2008 a Lumezzane (Brescia) nel corso di un tentativo di rapina. Arrestato e poi scarcerato per questa vicenda (il procedimento è ancora in corso), era detenuto per una condanna per traffico di droga. L'altro evaso, El Fadly Aly Amr, 29 anni, egiziano, era invece in carcere per rapina e lesioni personali aggravate, con un fine pena nel 2012;

Romeo Nicodemo, 26 anni, di origini calabresi, e El Fadly Aly Amr, egiziano 29 anni, si trovavano nel cortile della casa circondariale lecchese insieme agli altri detenuti per l'ora d'aria del mattino. Poi, secondo le ricostruzione della squadra mobile della questura di Lecco, i due, avrebbero eluso la sorveglianza degli agenti della polizia penitenziaria, riuscendo a scavalcare il muro perimetrale del carcere -:

quale sia l'esatta dinamica di questo episodio e se intenda aprire una rigorosa inchiesta amministrativa sull'evasione dei due detenuti dal carcere di Pescarenico;

se non si reputi opportuno intervenire urgentemente al fine di potenziare il sistema di sicurezza dell'istituto in questione;

se non si reputi opportuno intervenire in modo deciso per sopperire alla carenza dell'organico del personale di polizia penitenziaria assegnato al carcere di Pescarenico. (4-08156)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08155
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 26/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010
ZAMPARUTTI ELISABETTA
PARTITO DEMOCRATICO
26/07/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI delegato in data 26/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08155
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Presidente del Consiglio dei ministri, Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 18 luglio 2010, dalle 10,15 alle 15,25, la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale Ucciardone di Palermo accompagnata da Laura Baccaro (Ristretti orizzonti); Gloria Cammarata (ufficio del garante per la tutela dei diritti dei detenuti - regione Sicilia); Michele Recupero (volontario Crivop Onlus); Bruno Di Stefano (volontario; presente soltanto nelle prime due ore) e dai militanti radicali Donatella Corleo e Gianmarco Ciccarelli;

nel corso della visita ispettiva la delegazione è stata accompagnata da Maurizio Veneziano, direttore del carcere e Carlo D'Anna, vice commissario polizia penitenziaria;

nell'istituto di pena in questione gli agenti di polizia penitenziaria previsti in pianta organica dal decreto ministeriale sono 530, mentre quelli effettivamente in servizio risultano essere 370 (160 in meno);

i detenuti presenti sono 700 a fronte di una capienza regolamentare di 430; il 15 per cento circa è rappresentato da stranieri e un altro 15 per cento da tossicodipendenti. Vi sono anche 15 sieropositivi; molto diffuse risultano essere tra la popolazione detenuta le malattie infettive; ciononostante vi è un solo medico e un solo infermiere in servizio;

elevatissimo è il turn-over di detenuti: circa 25 tra ingressi e scarcerazioni ogni giorno; si registra un aumento di circa 30 unità al mese. Circa il 20 per cento dei detenuti ha una permanenza in carcere inferiore a 7 giorni;

gli educatori previsti in pianta organica sono 8, quelli effettivamente in servizio sei;

gli psicologi non sono di ruolo: 3 (a ore) + 8 (a ore) per il presidio nuovi giunti. Un ragazzo di 25 anni, affetto da schizofrenia, non riceve alcuna cura, da più di un mese ha fatto domanda per parlare con psicologo e psichiatra senza ricevere alcuna risposta;

il cosiddetto «Canile» rappresenta il primo approccio per chi viene arrestato, in attesa dell'assegnazione ad una sezione ed è a quel che sembra agli interroganti in tutto e per tutto simile ad un canile degradato. Celle assolutamente prive di arredamento. Dovunque sporcizia e degrado. Alcune celle hanno il gabinetto alla turca. Altre non hanno nemmeno il water. A detta del direttore, nel canile la permanenza non supera le 5 ore;

l'Ottava Sezione è ultimata ma in attesa di collaudo. Destinata ad ospitare 120 detenuti, ma ancora non aperta per carenza di personale (servono 40 unità di polizia penitenziaria);

la terza sezione presenta una struttura fatiscente;

al primo piano sono ubicati 37 detenuti. Sezione cosiddetta «protetta». Divieto d'incontro con altri detenuti. Per questi detenuti sono previsti solo 10 minuti d'aria al giorno, peraltro in un passeggio piccolo, con caldo infernale;

il lavoro è praticamente inesistente, così come le attività trattamentali;

umidità, muffa, tetti e muri scrostati sia all'interno delle celle, sia nella doccia comune;

le celle sono prive di doccia. Wc con muretto a vista dal corridoio. In molte celle lo scarico del bagno non funziona e i detenuti sono costretti a riempire secchi o bacinelle per tirare l'acqua;

in corridoio è presente la doccia in comune. Su 7 docce ne funziona una sola. D'inverno non c'è acqua calda. Condizioni igieniche pietose. Piatti doccia sporchissimi: a detta dei detenuti la candeggina non viene mai passata. È consentito ai detenuti di fare la doccia al massimo tre volte a settimana;

i detenuti ricevono gratuitamente soltanto due rotoli di carta igienica al mese. Tutto il resto devono acquistarlo a proprie spese: anche i prodotti per lavarsi e per pulire la cella, e perfino i sacchetti dell'immondizia (molti detenuti infatti per riporre i rifiuti utilizzano fogli di giornale al posto dei sacchetti);

le domandine per i colloqui spesso restano senza risposta. Un detenuto della cella n. 1 non fa colloqui da 13 mesi;

il barbiere non viene da 7 mesi;

in una cella era presente da solo un detenuto con tubercolosi. Indossa la mascherina ed è tenuto a distanza da tutti (detenuti e agenti);

al secondo piano sono ubicati 11 detenuti. Qui su 7 docce ne funzionano 2 e le condizioni strutturali sono uguali a quelle riscontrate al primo piano;

un detenuto (cella n.8) incontinente e affetto da emiparesi destra, con invalidità al 75 per cento, è senza materasso e non ha i soldi per comprare i pannolini. Vorrebbe un piantone. Ha bisogno di assistenza per lavarsi, per mettere il pannolino;

nella cella n. 7 non funziona la televisione. Sono reclusi un ragazzo di 18 anni, un uomo di 70 anni e un tunisino di 42 anni;

l'unica sezione ad avere le docce in cella è la quarta, che ospita 88 detenuti;

nella sezione settima, due settimana fa ha avuto luogo la protesta dei detenuti con battitura ferri per un'ora, da mezzanotte all'una;

i detenuti che lavorano sono pochissimi e i guadagni irrisori. Il porta vitto guadagna 400 euro al mese. Il barbiere guadagna soltanto 90 euro al mese;

un detenuto di 68 anni, diabetico, con la mano atrofizzata, deve essere operato urgentemente al tendine, è senza piantone. Al figlio, pure lui detenuto, non è consentito di accudirlo;

vi sono molti detenuti tossicodipendenti, sieropositivi e affetti da epatite C;

il detenuto affetto da tubercolosi che ora si trova nella terza sezione, prima stava in questa sezione con altri 10 detenuti, che chiedono invano un controllo medico;

anche qui wc con muretto basso e scarico dell'acqua spesso non funzionante;

un detenuto si è fratturato il piede: portato in ospedale dopo 2 mesi, quando ormai l'osso si era calcificato;

un cardiopatico ha la richiesta firmata dal magistrato per fare la scintigrafia, ma ancora non l'ha potuta fare;

le famiglie vengono alle 4 del mattino per prendere il turno per fare i colloqui e sono costrette ad aspettare all'aperto senza alcuna copertura (al sole o sotto la pioggia). Poi i colloqui iniziano alle 11.00;

la sala colloqui presenta muretto divisore e vetro e al suo interno l'igiene è scarsa; sicché molti detenuti preferiscono rinunciare ad avere colloqui con i figli;

nelle celle sono presenti formiche, scarafaggi, topi («grossi» sottolineano i detenuti);

nel passeggio è stata messa (con i soldi del carcere) una piccola tettoia solo dopo che i detenuti si erano autotassati. Nell'area retrostante il passeggio, su cui si affacciano le celle, sono presenti animali morti e salgono odori insopportabili;

c'è una palestra con attrezzi nuovi che non può essere utilizzata per carenza di personale;

per i detenuti è molto difficile avere un colloquio con gli educatori, a volte le attese possono durare anche 7 mesi;

in alcune celle il sovraffollamento ha raggiunto livelli di guardia: in esse stazionano 12 detenuti in circa 18 mq; e un solo agente controlla ben quattro piani. Nelle celle non ci sono le porte del bagno; né le cosiddette «bilancette» (armadietti) -:

se ritenga di dover provvedere affinché sia adeguatamente incrementato l'organico della polizia penitenziaria in servizio presso la struttura carceraria Ucciardone di Palermo;

se, più in generale, visti gli attuali vuoti d'organico di cui soffre il corpo dei «baschi azzurri», il Governo non intenda richiamare in servizio i quasi 2.000 agenti penitenziari distaccati tra Ministero e il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il cui utilizzo sul campo risulterebbe quanto mai prezioso;

quali iniziative intenda assumere il Governo per intervenire tempestivamente rispetto al grave problema del sovraffollamento nonché alle ancor più drammatiche urgenze edilizie e igienico-sanitarie della casa circondariale di Palermo, per le quali non si può certo aspettare la ancora assai lontana prospettiva di realizzazione del cosiddetto «piano carceri»;

se non intenda disporre la immediata chiusura del reparto chiamato «canile» dove i detenuti stazionano in attesa di essere assegnati alla propria sezione;

per quali motivi non sia stato ancora effettuato il collaudo dell'ottava sezione e se non intenda garantirne l'immediata apertura;

quali interventi si intendano mettere in atto per rendere igienicamente ed ambientalmente accettabile l'attuale struttura carceraria palermitana, nella quale i detenuti scontano di fatto una doppia pena e le stesse condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziarie e del personale amministrativo risultano essere alquanto difficili;

cosa intendano fare, per quanto di competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, entro quali tempi verrà ripristinata un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;

cosa si intenda fare per garantire ai detenuti l'attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale dei medesimi previsto dall'articolo 27 della Costituzione;

quali misure urgenti si intendano adottare, promuovere e sollecitare al fine di aumentare l'organico degli educatori che operano nell'istituto di pena in questione;

se non si ritenga di dover urgentemente disporre il completo rifacimento della vetusta ed obsoleta sala-colloqui presente nell'istituto di pena in questione in modo da garantire un miglior contatto umano tra detenuti e familiari e, più in generale, entro quali tempi verrà garantito un normale funzionamento dell'istituto quanto alla manutenzione, al riscaldamento, ai bagni delle celle e all'accesso quotidiano alle docce;

quali provvedimenti intenda adottare affinché vengano garantite ai familiari che si recano a colloquio con i detenuti tempi di attesa tollerabili, da trascorrere soprattutto senza essere esposti alle intemperie del clima;

se ed in che modo si intendano potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;

se non intenda intervenire urgentemente per assicurare una migliore circolazione di aria e luce nelle celle degli uomini, anche mediante la rimozione del pesante retino posto sulle finestre; un ricambio più frequente delle lenzuola ed una migliore qualità del cibo;

se corrisponda al vero il fatto che molti detenuti incontrano difficoltà nel ricevere risposta alle cosiddette domandine per ottenere i colloqui;

se all'interno dell'istituto di pena non intenda garantire la presenza di un barbiere con cadenza periodica;

se intenda assicurare al detenuto invalido al 75 per cento e affetto da emiparesi destra l'assistenza di cui ha bisogno;

se sia noto per quali motivi il detenuto cardiopatico che ha ottenuto il permesso dal magistrato per fare la scintigrafia non vi sia stato ancora sottoposto;

per quali motivi recentemente i detenuti della settima sezione abbiano protestato con battitura ferri per un'ora;

quali provvedimenti urgenti si intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, affinché siano evitate le trasmissioni di malattie infettive tra detenuti e tra questi e gli agenti;

quali iniziative urgenti si intendano adottare al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario palermitano alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo.(4-08155)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03302
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 360 del 28/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: GHIZZONI MANUELA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 28/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
MIGLIOLI IVANO
PARTITO DEMOCRATICO
28/07/2010
LEVI RICARDO FRANCO
PARTITO DEMOCRATICO
28/07/2010
SANTAGATA GIULIO
PARTITO DEMOCRATICO
28/07/2010

Commissione assegnataria
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 28/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 28/07/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03302
presentata da
MANUELA GHIZZONI
mercoledì 28 luglio 2010, seduta n.360

GHIZZONI, MIGLIOLI, LEVI e SANTAGATA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

la giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha presentato alla commissione assembleare la relazione annuale (maggio 2010) sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna, come previsto dall'articolo 9 della legge regionale n. 3 del 2008;

nella relazione vengono fornite informazioni sulla situazione penitenziaria a livello nazionale e regionale, evidenziando il problema del sovraffollamento, l'utilizzo di misure alternative alla detenzione, i principali interventi per il reinserimento sociale delle persone in area penale e gli interventi in campo sanitario;

al 31 dicembre 2009 in Emilia-Romagna erano presenti 4.488 detenuti con un tasso di sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare di 2.408 detenuti, del 186,37 per cento;

alla casa circondariale di Piacenza, all'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, alle carceri di Modena, Bologna e Ferrara, i detenuti sono più del doppio. Negli altri istituti penitenziari (Parma, Forlì, Rimini) il numero di detenuti supera di un terzo la capienza regolamentare. Il problema più grave rimane per il carcere di Bologna che, con una capienza consentita di 494 persone ne ospita 1.147;

secondo una recente dichiarazione del provveditore regionale Nello Cesari la difficile situazione in cui si trovano le carceri dell'Emilia-Romagna sarebbe dovuta a passati errori di natura strategica, all'introduzione di nuovi riti processuali, al conseguente allungamento dei tempi di celebrazione dei processi, e alla crescita esponenziale delle detenzioni di tossicodipendenti e clandestini;

l'Emilia-Romagna è l'unica regione d'Italia con un dato di presenze superiore di oltre il 100 per cento rispetto alla capienza; inoltre, benché il trend di permessi e autorizzazioni a scontare la pena fuori dalle prigioni non sia completamente negativo risulta ancora di molto inferiore alle necessità per contribuire a risolvere il grave problema del sovraffollamento;

l'Emilia-Romagna è agli ultimi posti in Italia anche per il rapporto tra numero di detenuti e agenti di polizia penitenziaria. Gli agenti effettivamente operanti al 31 dicembre 2009 erano 1.710, in pianta organica ne erano previsti 2.401, rispetto ad un organico assegnato di 1.990, fatto che rivela una carenza del 28,8 per cento degli organici previsti. Riguardo agli educatori, oltre ai 26 presenti nell'anno 2008, presso gli istituti penitenziari a metà anno 2009 ne sono stati inseriti, a seguito di assunzione, altri 11;

le condizioni di vita in carcere sono allarmanti, si registrano episodi di aggressioni, violenze, autolesionismi e persino suicidi fra i detenuti, oltre a fenomeni di grave disagio tra il personale che opera negli istituti penitenziari. È da sottolineare che ogni anno, dal 2007 al 2009, pur non variando sensibilmente la capienza regolamentare, la capienza tollerabile è aumentata, ma è aumentato sensibilmente anche l'indice di sovraffollamento, arrivando a circa il 35 per cento in soli tre anni. Un dato che conferma l'andamento nazionale è l'incremento delle custodie cautelari a carico soprattutto dei detenuti stranieri, che aumenta proporzionalmente all'aumentare del totale della popolazione detenuta;

al 31 dicembre 2009 negli istituti penitenziari della regione sono presenti 2.361 stranieri superando così il 52 per cento dei detenuti e in alcuni istituti si supera il 60 per cento. In Emilia-Romagna, nonostante le difficoltà, vi sono soggetti stranieri, con o senza permesso di soggiorno, ai quali è stato concesso di fruire di una misura alternativa al carcere;

i detenuti residenti in regione si attestano su una percentuale di poco superiore a quella del 2008, con una netta diminuzione percentuale però rispetto all'anno 2007. Infatti, poco meno del 60 per cento (2.626 detenuti) dei detenuti presenti nelle carceri è residente sul territorio regionale. Il dato della residenzialità dei detenuti è rilevante perché il percorso di inserimento sociale è agevolato dal trascorrere la pena nel territorio di riferimento;

per quanto riguarda la posizione giuridica, in Emilia-Romagna risultano condannati in via definitiva 1.882 detenuti, il 41,9 per cento a fronte di un dato nazionale del 51 per cento, mentre 2.156 sono imputati in attesa di giudizio, il 48 per cento a fronte del 50 per cento (2.230) del 2008, gli internati si assestano sul 10 per cento della popolazione carceraria, come nel 2008;

tra la popolazione detenuta, anche per quanto riguarda gli stranieri, sono prevalentemente detenuti definitivi che possono beneficiare dei progetti trattamentali previsti per legge. Infatti per non definitivi, pur permanendo in istituto per un periodo relativamente lungo a causa dei già citati lunghi tempi della giustizia, non è possibile attivare percorsi rieducativi e di reinserimento nella presunzione di non colpevolezza;

per quanto riguarda le tipologie di reato ascritte ai detenuti, i dati regionali vedono i reati contro il patrimonio al primo posto, per i detenuti italiani con il 31,14 per cento (il 18,082 per cento per gli stranieri). I reati contro la persona sono la seconda causa di carcerazione per il 18,50 per cento dei detenuti italiani (il 3,98 per cento degli stranieri). Il 31,34 per cento dei detenuti stranieri è in carcere per reati contro la pubblica amministrazione, mentre il 23,01 per cento per reati legati alla droga contro il 10,24 per cento dei detenuti italiani;

la cosiddetta «legge stranieri», la legge n. 94 del luglio 2009, che contiene tra l'altro restrizioni sulla condizione giuridica degli stranieri con l'inserimento del reato di clandestinità, ha portato in carcere il 6,36 per cento dei detenuti stranieri, con un incremento rispetto all'anno precedente;

per quel che riguarda la condizione lavorativa dei 1.232 detenuti rilevati (il 72,5 per cento non è stato rilevato) solo 419 (34 per cento) risultano avere un'occupazione, 675 risultano disoccupati (circa il 55 per cento) e 39 in cerca di occupazione, quindi poco meno del 3 per cento della popolazione carceraria rilevata. Questi dati confermano la natura del carcere come contenitore di esclusione sociale. Il lavoro in carcere è un elemento fondamentale di umanizzazione della pena ma prima ancora costituisce un elemento di trattamento. In Emilia-Romagna solo il 38 per cento dei detenuti definitivi che corrisponde al 16 per cento della popolazione carceraria, può beneficiare del percorso trattamentale, ovvero di corsi, attività culturali e formazione. Ancora più basso il numero di detenuti che lavorano non alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, che si attestano sul 2,25 per cento del totale della popolazione carceraria;

per quanto riguarda le opportunità di lavoro in carcere, per gli stranieri i valori sono inferiori a quelli degli italiani, soprattutto in relazione all'elevato turnover, a testimonianza della difficoltà incontrata dagli stranieri nell'usufruire di un elemento del trattamento penitenziario. Nonostante vengano offerte pari opportunità a tutti i detenuti, solo il 17,16 per cento di essi lavora registrando, tuttavia, un lieve aumento rispetto all'anno precedente (16,8 per cento), solo 20 detenuti non italiani (1,06 per cento) lavorano non alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (in proprio, per datori esterni, in imprese, in cooperative), in questo caso si registra un calo di circa mezzo punto percentuale rispetto al 2008. Allo stesso modo, più bassa è la partecipazione degli stranieri ai corsi professionali attivati negli istituti. I detenuti iscritti ai corsi professionali attivati nel secondo semestre del 2009 sono in regione il 4 per cento (5,5 per cento nel 2008), e solo l'1 per cento della popolazione carceraria straniera ha avuto accesso ai corsi professionali;

per quanto riguarda le donne detenute in Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2009 la loro presenza è di 159, che rappresenta il 3,54 per cento della popolazione carceraria. Di queste 97, che rappresenta il 61 per cento delle detenute, non sono italiane e provengono per il 54 per cento dall'Europa (prevalentemente da Unione europea, ex Jugoslavia, Albania) il 28 per cento proviene dall'Africa (prevalentemente da Tunisia, Marocco, Algeria, Nigeria), il 9,3 per cento proviene dal Centro e Sud America e solo lo 0,7 per cento proviene dall'Asia. Le detenute in attesa di giudizio sono il 55 per cento, le detenute con pene definitive, che sono 71, complessivamente rappresentano circa il 45 per cento, tra le detenute con pene definitive quasi il 51 per cento ha pene inferiori a tre anni, e il 73 per cento ha una pena residua inferiore a tre anni, eppure solo una minima parte di loro usufruisce delle pene alternative. Solo 3 donne su 91 presenti nelle carceri della regione al 31 dicembre 2009 erano iscritte a corsi professionali, per un totale di 6 donne che hanno intrapreso corsi di cucina e ristorazione, arte e cultura, orientamento al lavoro e pulizia. Sono 24 le donne che lavorano alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria, di cui 14 non italiane;

per quanto riguarda la situazione dei bambini in carcere, in Emilia-Romagna si confermano i dati del 2008: due bambini di età inferiore a tre anni, uno a Bologna e uno a Forlì. Nel corso dell'anno tuttavia ancora capita che alcune madri siano tratte in arresto con bambini i quali trascorrono in carcere qualche tempo. In questi casi di solito, quando previsto dalla norma, il territorio si attiva per fornire soluzioni alternative. La realtà regionale non si discosta molto da quella italiana dove la normativa tende a ridurre il fenomeno dei bambini in carcere;

per quanto riguarda il dato di flusso, gli ingressi dalla libertà di donne in corso dell'anno è di 449, di cui 255 sono gli ingressi di donne straniere circa il 57 per cento, rispetto ad un 58,7 per cento dell'anno precedente;

come viene evidenziato dai dati sopra riportati il sovraffollamento pregiudica di fatto ogni possibilità di percorso riabilitativo dei detenuti, così come previsto dalla Costituzione, e aggrava la condizione sanitaria, causando pericoli di contagi e pandemie. In generale, a fronte di un indice nazionale di sovraffollamento del 149,5 per cento, in Emilia-Romagna si riscontra un indice superiore al 185 per cento, che rende la regione quella con le strutture penitenziarie più sovraffollate d'Italia;

tale situazione rende contestualmente insostenibili le condizioni di lavoro del personale di Polizia penitenziaria, già alle prese con una consolidata condizione di organici sottodimensionati;

nell'aprile 2009, a seguito della riunione della commissione regionale per l'area dell'esecuzione penale adulti, il presidente della regione, Vasco Errani, ha scritto al Ministro della giustizia Angelino Alfano, sottolineando la difficile situazione degli istituti penitenziari dell'Emilia-Romagna e chiedendo un intervento urgente;

il Piano carceri per l'Emilia-Romagna dovrebbe riguardare i 12 istituiti penitenziari. Lo scopo è quello di elevare a oltre 4.000 posti la capienza delle carceri emiliano-romagnole, per questo sarebbero previsti lavori di ristrutturazione e ampliamento delle strutture già esistenti. Tra gli interventi più significativi, il completamento del carcere di Forlì, i lavori di completamento del penitenziario di Rimini, la fine dei lavori al carcere di Parma che vede altri 200 posti, in 4 sezioni. Ulteriori padiglioni nelle varie strutture porteranno 150 posti a Modena, 200 a Piacenza, 200 a Parma, 200 a Ferrara e 200 a Bologna. Di tutti questi interventi, risultano già appaltati quelli di Modena (previsto completamento dei lavori tra un anno e mezzo); a Piacenza si sta valutando la possibilità di una gara d'appalto, mentre tutti gli altri intervenuti sono ancora nella fase di progettazione. Questi numeri, tuttavia, necessitano di ulteriori conferme che, si presume, verranno rese note nel corso del 2010;

la Conferenza regionale «Volontariato Giustizia» dell'Emilia-Romagna ha espresso, in una lettera aperta alle autorità dei vari territori, la preoccupazione per la disastrosa situazione del sovraffollamento delle carceri e, riconoscendosi nelle considerazioni espresse dal Comitato nazionale per la bioetica, con particolare riferimento all'alto numero dei suicidi verificatisi nei primi mesi del 2010, sollecita il Governo perché metta in atto tutti gli strumenti disponibili a promuovere una maggiore applicazione delle misure alternative alla pena;

per quanto attiene alla situazione nella provincia di Modena, al 21 luglio 2010, la pianta organica della polizia penitenziaria prevedeva 226 agenti. Il dato complessivo del personale assegnato contava 188 agenti, compreso il personale distaccato presso le strutture di Castelfranco e Saliceta San Giuliano. Gli agenti effettivamente in servizio presso la casa circondariale di Sant'Anna erano 170, di cui 20 impiegati in funzioni amministrative. Gli agenti, quindi, effettivamente destinati alla vigilanza dei detenuti risultavano 150 a fronte di una popolazione carceraria di 471 detenuti, di cui due terzi extracomunitari;

ad un atto di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante sulle condizioni dei detenuti, il personale carcerario e sul piano carceri (4-01762 del 14 luglio 2009) non è stata ad ora data alcuna risposta -:

quali iniziative il Ministro intenda attuare al fine di intervenire sul grave sovraffollamento del sistema carcerario dell'Emilia-Romagna e in particolare dell'istituto di Modena;

se, a fronte della persistente carenza di organico, il Governo non ritenga di prevedere un'ulteriore messa in servizio di personale tecnico (educatori, assistenti sociali, e altri) e di polizia penitenziaria al fine di ottemperare alle attuali previsioni organiche;

quali interventi e con quale tempistica, con il cosiddetto «piano carceri», si preveda di attuare sul carcere di Modena al fine di ovviare all'attuale, insostenibile, sovraffollamento. (5-03302)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03294
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 359 del 27/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: VANNUCCI MASSIMO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 27/07/2010
Commissione assegnataria
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 27/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 27/07/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03294
presentata da
MASSIMO VANNUCCI
martedì 27 luglio 2010, seduta n.359

VANNUCCI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il quotidiano Corriere Adriatico in data 26 luglio 2010 dà notizia di rischio di crolli nel carcere di Fossombrone in provincia di Pesaro Urbino che interesserebbero l'ala ponente;

in considerazione di tale rischio, sarebbero stati trasferiti circa 30 detenuti;

il carcere di Fossombrone ha una sezione di massima sicurezza ed ospita 170 detenuti;

il carcere di Fossombrone, pur nelle generali difficoltà di organico, risponde in maniera fondamentale alle esigenze penitenziarie del Paese e si caratterizza per una corretta gestione ben integrata nel territorio -:

se la notizia diffusa dalla stampa corrisponda al vero;

se il Ministero sia stato informato e quali iniziative siano previste per ripristinare le funzionalità e la piena capienza della casa di reclusione di Fossombrone, anche in considerazione della carenza di posti di reclusione che si registrano nel nostro Paese. (5-03294)
 
TO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03287
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 358 del 26/07/2010
Firmatari
Primo firmatario: FIANO EMANUELE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 23/07/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
ORLANDO ANDREA
PARTITO DEMOCRATICO
23/07/2010
MOSCA ALESSIA MARIA
PARTITO DEMOCRATICO
23/07/2010

Commissione assegnataria
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 23/07/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 26/07/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03287
presentata da
EMANUELE FIANO
lunedì 26 luglio 2010, seduta n.358

FIANO, ANDREA ORLANDO e MOSCA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto denunciato dal sindacato UIL-PA Penitenziari, nella giornata di ieri presso la casa circondariale di Monza i detenuti hanno manifestato rumorosamente battendo le stoviglie sulle grate e sui blindi delle celle per richiamare l'attenzione circa l'insufficiente approvvigionamento dell'acqua;

il caso di Monza non appare isolato, poiché la stessa situazione si riscontra anche nei penitenziari di Lecce, Frosinone, Genova e Santa Maria Capua Vetere;

di fronte alle gravissime condizioni di vita all'interno delle nostre carceri a causa del sovraffollamento, il problema della mancanza di acqua può diventare un ulteriore fattore di tensione al quale gli agenti della polizia penitenziaria, in primis, e tutto il personale penitenziario devono fare fronte nonostante l'organico sia assolutamente inadeguato al numero di detenuti presenti -:

quali siano i problemi che impediscono agli istituti menzionati di disporre del normale approvvigionamento delle risorse idriche;

quali iniziative siano state intraprese per adeguare gli organici di tutto il personale alle reali necessità dei nostri istituti penitenziari. (5-03287)
 
 Damiano Bellucci