www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/08/2010  -  stampato il 21/02/2017


Soldi buttati al SADAV: che inizino a pagare i responsabili

Nelle puntate precedenti abbiamo visto che quello delle taglie mancanti è un problema tristemente ricorrente e abbiamo scoperto che l’applicazione informatica studiata dal DAP per gestire il magazzino vestiario della Polizia Penitenziaria è fallita (nella migliore delle ipotesi).

Ma è poi vero che è indispensabile un’applicazione informatica per tener conto di tutte le taglie necessarie al Corpo di Polizia Penitenziaria, così da fare degli acquisti oculati e non rimanere senza quei capi di vestiario più richiesti dal personale?

Ovviamente no! E’ dal tempo dei Sumeri e forse prima che l’uomo ha imparato la sottile arte della burocrazia e della contabilità. In realtà sarebbe bastato che qualche ragioniere un po’ più volenteroso, con carta e penna, avesse segnato tutte le taglie acquistate con i vari contratti degli ultimi anni, avesse poi segnato tutte le richieste di vestiario suddiviso per taglie pervenute dalla periferia e di tanto in tanto avesse avuto pure la briga di farsi un inventario del materiale ancora in giacenza presso il magazzino centrale e quelli periferici. In tal modo, con il passare degli anni, attraverso il solo metodo dell’approssimazione, il DAP avrebbe già dovuto essere in grado di disegnare quella curva “normale” che abbiamo visto nel primo intervento e che qui viene riproposta per comodità di lettura:

Distribuzione teorica vestiario del personale di Polizia Penitenziaria

La realtà odierna è che il magazzino centrale del SADAV e i vari magazzini periferici dell’Amministrazione penitenziaria, traboccano di vestiario dalle taglie minuscole e molto grandi, mentre “soffrono” una carenza di quelle che la maggior parte del personale richiede, costringendo i vari magazzinieri ad uno baratto di vestiario che ha delle proprie regole e tariffe segrete che i magazzinieri più esperti si tramandano di generazione in generazione: fonti accreditate parlano di un’uniforme taglia 52 che può valere anche sei paia di scarpe (numerazione a scelta), 22 cravatte avion e un cammello vivo...

La situazione in cui versano TUTTI i magazzini vestiari dell’Amministrazione penitenziaria è evidentemente dovuta al fatto che l’Amministrazione, nel corso degli anni, non è stata in grado di fare due conti e ha speso in malo modo i soldi pubblici. Non solo ha pagato più di duecento milioni di lire (dieci anni fa e chissà quanti altri ancora che non conosciamo) per acquistare un “superpallottoliere”  informatico (che ancora non funziona), ma ha anche pagato fior di contabili, ragionieri, direttori e dirigenti, che non sono stati in grado nemmeno di fare due conti con carta e penna, con il risultato di aver pagato anche centinaia di migliaia di euro come controparte di capi di vestiario inutilizzabili.

Se ci troviamo in questa situazione lo si deve ad un unico motivo: evidentemente si è acquistato troppo vestiario con taglie piccole e taglie grandi e troppo poco con taglie medie. Più o meno come indicato dalla figura seguente, dove la linea rossa rappresenta idealmente la “tecnica” fin qui adottata dal DAP, negli acquisti del vestiario per il Corpo di Polizia Penitenziaria: “siccome non conosco le taglie del personale che gestisco, allora compro di tutto un po’...”, sostanzialmente procedendo negli acquisti, per ogni capo di vestiario, ipotizzando che le taglie del vestiario fossero equamente distribuite tra taglie piccole, taglie medie e taglie grandi, come mostrato nella figura seguente:

Distribuzione presunta del vestiario acquistato da parte del DAP

La situazione di incertezza e di incapacità di programmazione e gestione dell’Amministrazione penitenziaria è stata più volte denunciata dal SAPPE nelle riunioni  dell’apposita Commissione Vestiario. Nella riunione del 27 novembre 2008 (di cui è possibile leggere il verbale ufficiale), il SAPPE pose all’Amministrazione, cinque semplici domande:

  1. quali sono le taglie di tutti i capi di vestiario, di tutto il personale, divisi per istituto e provveditorato?

  2. quali capi, con quali taglie, per quali Istituti, sono stati distribuiti negli ultimi cinque anni?

  3. quali capi, con quali taglie, sono stati acquistati negli ultimi cinque anni?

  4. quanti sono, con quali taglie, i capi di vestiario in giacenza presso tutti i magazzini vestiario a livello nazionale, di Provveditorato, di Istituto?

  5. che fine ha fatto il programma informatico iniziato nel 1999 che ci è già costato svariati milioni di Lire?


Il DAP, allora, non seppe dare risposta, nemmeno nei mesi successivi. Tuttora il SAPPE non ha ricevuto risposta e sono sicuro che il DAP, nemmeno oggi potrebbe rispondere, per il semplice fatto che quelle risposte NON LE CONOSCE!

Queste sono domande che gli stessi dirigenti, direttori, contabili e ragionieri del DAP si sarebbero già dovuti porre da soli e si sarebbero dovuti rispondere in poco tempo. Altrimenti come si fa a programmare l’acquisto di decine di singole voci di vestiario ed equipaggiamento, moltiplicati per le migliaia di persone della Polizia Penitenziaria (uomini e donne), distribuiti per tutta l’Italia, suddivisi per taglia, moltiplicati per le varie fogge che si sono avvicendate nel corso degli anni, al netto dei capi di vestiario soggetti ad usura e che devono essere sostituiti, ognuno con un proprio specifico tempo minimo di utilizzo stabilito da Decreto? Come si fa?

Non si fa e infatti il DAP non fa. Non è in grado di fare certi calcoli. Certo, un’applicazione informatica che svolgesse questi calcoli al posto dei poveri contabili del DAP sarebbe utile, ma non è indispensabile. Ci sono precise responsabilità individuali di persone che questi calcoli dovevano comunque svolgerli con carta e penna e altrettante precise responsabilità individuali che avrebbero dovuto controllare che certi calcoli venissero eseguiti, per non trovarsi nella situazione odierna in cui i magazzini vestiario dell’Amministrazione penitenziaria traboccano di capi di taglie troppo piccole o troppo grandi e sono “deficienti” delle tagli necessarie... il che comporta uno spreco di denaro pubblico e una sostanziale inefficienza della pubblica amministrazione, come evidenziato dalla figura seguente:

 

Sprechi e inefficienze del DAP sull'acquisto del vestiario

Allo spreco di denaro derivante dal fatto di aver acquistato dei capi di vestiario inutile con delle taglie troppo piccole e troppo grandi perché non si conoscono le taglie dei propri dipendenti, vanno aggiunti i costi di inutile stoccaggio, i costi di inutile trasporto/distribuzione nei vari PRAP e Istituti penitenziari, i costi delle ore di lavoro perse inutilmente dal personale nella vana ricerca della taglia di vestiario necessaria e nelle ore di inutile attività di baratto con il proprio magazziniere di riferimento.

Costi che sarebbe ora si iniziassero a far pagare alle persone fisiche responsabili di questo scempio e non scaricate alla solita voce di spesa pubblica, perché sono sprechi facilmente evitabili e nella prossima puntata vedremo come.

(Continua...)

 

Prima puntata: Hai un problema con il vestiario? Il problema non ti sarà risolto, ecco perché

Seconda puntata: Problemi del vestiario: cronistoria dell'applicazione informatica del SADAV

Terza puntata: Soldi buttati al SADAV: che inizino a pagare i responsabili