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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/08/2010  -  stampato il 03/12/2016


Ferragosto in carcere: presenze inutili e pericolose.

 

Leggo sull’ultimo comunicato stampa del Segretario Generale Donato Capece l’invito rivolto ad una parte della politica ad evitare inutili passerelle all’interno dei penitenziari italiani. Sull’inutilità di tali presenze, duole dirlo, sono in disaccordo con Donato: le passerelle cui siamo stati abituati da qualche anno saranno inutili alla causa dei detenuti e del sistema penitenziario ma tornano di grande utilità ad una sacca di esponenti politici che, oramai, solo in occasione di questa torrida giornata di agosto trovano la loro opportunità per rendersi visibili (almeno a chi al mare non può andarci ed è costretto ad incontrarli!).
            Più che sull’inutilità di tali presenze, io soffermerei l’attenzione sulla loro PERICOLOSITÀ. L’esperienza di questi ultimi anni ci ha infatti insegnato - ed è un dato di fatto che sfido chiunque a confutare – che all’indomani di tali visite, quasi per una strana alchimia, prendono il via le proteste più disparate.
Ed ecco che i detenuti iniziano ad avvertire il disagio (mai negato da nessuno) di condizioni di vita impossibili, di servizi negati, di una detenzione opprimente. E partono le “danze tribali” eseguite da una orchestra che in un perfetto sincronismo comincia a “suonare” le sue pentole, mestoli e bastoni contro le “grate ingrate” di una cella che solo dopo il quindici di agosto pare diventi più affollata del solito.
            Chissà se questa resterà la supposizione di un malpensante, che spero resti tale, oppure il brutto presagio di chi forse sta iniziando a capirci qualcosa di “galera”. In quest’ultimo caso non si potrà fare altro che complimentarsi coi direttori d’orchestra per la magistrale esecuzione, anche quest’anno splendidamente riuscita.
            E come in ogni concerto ben riuscito, alla fine, quando i maestri saranno andati via e gli esecutori avranno smesso, entreranno in gioco quattro sfigati vestiti di azzurro pronti a spegnere gli incendi, a ripulire “l’arena”, magari respirando un po’ di fumo provocato da qualche musicista più estroso.
            Che la musica abbia inizio.
 
Walter Ego