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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/08/2010  -  stampato il 05/12/2016


Il carcere realtą poco conosciuta tra i giovani: sanno solo quello che racconta la TV.

 

Quasi tutte le persone giovani - tra i 18 e i 34 anni- sono a conoscenza del problema del sovraffollamento delle carceri e in otto su dieci lo ritengono un problema da risolvere. Ma solo pochi riescono ad entrare nel merito della questione: il 3,6% sa che il numero di detenuti è compreso tra 65 mila e 70 mila e meno del 5% riesce a indicare quanti siano gli istituti in Italia (che sono 206). Sono le conclusioni della ricerca 'I giovani pensano il carcere', condotta su mille giovani, fino a 34 anni, dall'istituto Gpf per conto del Forum Giovani e presentato a palazzo San Macuto a Roma.
"I giovani ammettono di essere poco informati perché non vanno oltre la televisione", sintetizza il portavoce del Forum, Antonio De Napoli. Dallo studio, infatti, in base ai fattori analizzati emerge come solo nel 14% dei casi si possa parlare di una buona conoscenza della realtà carceraria.
In particolare risulta scarso il livello di conoscenza di coloro che si informano solo attraverso la televisione (89% degli intervistati), rispetto a chi legge i quotidiani (26%). Di contro i risultati evidenziano che i giovani non mostrano preclusioni o chiusure nei confronti dei detenuti: solo il 17% non assumerebbe un ex carcerato mentre l'87% è d'accordo sulla funzione rieducativa della pena.
Eppure la maggior parte ritiene che il sistema carcerario non risponda efficacemente allo scopo, l'80% pensa che chi ha avuto esperienze in carcere tenda a commettere nuovi reati. In questo caso la ricerca evidenzia come l'attenzione dei media sui casi di recidiva sia condizionante: l'85% degli intervistati è convinto che chi ha beneficiato dell'indulto tornerà a delinquere, eppure, si ricorda nello studio, è il 30% degli indultati che è tornato in carcere.
La cattiva conoscenza del mondo delle carceri tra i giovani "é anche colpa - secondo il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, intervenuto alla presentazione della ricerca 'I giovani pensano il carcere' - della scuola e dell'università che non funzionano".
"Ci sono delle lacune - spiega - perché in pochi istituti si insegna diritto penitenziario, in nessuno politica criminale". Ed è la cattiva conoscenza in questi campi, è il ragionamento, che genera "il collasso delle carceri". "Quando cambia l'informazione - conclude Gonnella - cambiano anche gli orientamenti di massa".
"Ritengo meritoria, nonché segno tangibile di grande serietà e consapevolezza, la partecipazione con la quale i giovani italiani interpellati nell'indagine promossa dal Forum Nazionale dei Giovani sulla realtà carceraria italiana hanno risposto e ragionato su un tema così delicato e complesso". Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, commenta i dati dell'inchiesta commissionata all'Istituto di ricerca Gpf dal Forum Nazionale dei Giovani sulle carceri e sulla loro situazione in Italia, presentata nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati a Roma.
"C'é grande consapevolezza del fatto che, tra chi vive la realtà carceraria italiana, ci sono anche tanti loro coetanei - prosegue il ministro - Ragazzi che, durante il proprio giovane cammino, hanno smarrito la strada, sono caduti, ma hanno poi trovato ugualmente il coraggio di rialzarsi e riprendere la marcia".
"Avere una seconda possibilità è un diritto, non un privilegio, in particolare per chi è giovane e con tutta la vita davanti a sé. Di più, è un'opportunità per l'Italia. Chi ha commesso un errore e, messo di fronte alle proprie responsabilità, ha riconosciuto gli sbagli e ha ripianato il suo debito con la società, ha infatti pieno titolo, al pari di chiunque altro, per riprendere il cammino interrotto e contribuire alla crescita economica, culturale, sportiva o sociale della nazione. Compito delle istituzioni è esortare le coscienze a non ignorare questa realtà, a non voltarsi dall'altra parte, a non farsi annebbiare la vista dal pregiudizio. Ancora una volta - conclude Meloni - è proprio dai giovani, così spesso tacciati di essere totalmente privi di principi ed ideali, che giunge una grande lezione di umanità, civismo e senso dello Stato".
 
Cesare Cantelli
 
Tratto da: ANSA LEGALITA’ GIU 2010