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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/10/2010  -  stampato il 05/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere 11 - 15 ottobre 2010.

 

ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01270
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: RAO ROBERTO
Gruppo: UNIONE DI CENTRO
Data firma: 08/10/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01270
presentata da
ROBERTO RAO
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

RAO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dagli organi di stampa, la situazione negli istituti penitenziari di Trento e Rovereto risulta ben oltre i criteri più elastici di «capienza tollerabile»;

i problemi, relativi al sovraffollamento, alle strutture fatiscenti, alla carenza di personale, denunciati ormai da molti anni, hanno raggiunto anche in Trentino, livelli di emergenza;

nel carcere di Trento, costruito 130 anni fa, la capienza è di 60 posti e i detenuti sono 145, di cui 63 in attesa di giudizio (ne consegue che vi siano addirittura tre detenuti in una cella di 7 metri quadrati): una situazione gravissima per la dignità di vita dei detenuti e per il sovraccarico di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria;

il nuovo carcere-modello di Spini di Gardolo, a nord di Trento, realizzato in tempi record, è chiuso per mancanza di agenti (quelli attuali sono soltanto 80), anche se la Provincia ha speso 112 milioni di euro per costruirlo;

nonostante secondo il provveditore ne servano 250, la direzione generale ha previsto un incremento di sole 25 unità: un numero totalmente insufficiente, in previsione dell'annunciata operatività del carcere (con conseguente trasloco dei detenuti) dal 30 novembre 2010;

si tratta di una delle poche strutture detentive moderne non solo nella struttura, ma anche nell'approccio con i detenuti (grazie a strutture sportive, ricreative, di formazione e di lavoro): è giusto infatti che, accanto alla dimensione punitiva della pena, vi sia un'offerta di riabilitazione e di reinserimento sociale dei detenuti;

le nuove assunzioni, a livello nazionale, promesse dal Ministero della giustizia dovrebbero arrivare entro la fine del 2010, ma, a fronte di 2 mila nuove unità, saranno almeno 1.500 in due anni le guardie che andranno in pensione;

le cose non vanno meglio a Rovereto: 78 uomini per 27 posti e 28 donne per una capienza di 16; tra l'altro, l'annunciata chiusura della struttura non farà che peggiorare la situazione, costringendo il personale a sobbarcarsi un trasferimento a Trento che non faciliterà la qualità del lavoro;

sempre a Rovereto, a fronte di 59 unità complessive, il servizio a turno è svolto da appena 20 persone, assolutamente insufficienti per una popolazione di detenuti che risulta essere il doppio di quella tollerabile -:

quali urgenti ed efficaci misure intenda adottare, al fine di risolvere concretamente la drammatica situazione sopra descritta.(3-01270)
 
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01644
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 438 del 13/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: LEDDI MARIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 13/10/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA delegato in data 13/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-01644
presentata da
MARIA LEDDI
mercoledì 13 ottobre 2010, seduta n.438
LEDDI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della giustizia - Premesso che:
il 1° ottobre 2010, la direzione della Casa di reclusione " San Michele" di Alessandria, primo istituto penitenziario in Italia ad avere aperto una scuola al suo interno nel lontano 1956 con l'istituzione del corso quinquennale per geometri, veniva informata della mancata riconferma dei corsi scolastici per l'anno 2010/2111;
senza alcuna informazione preventiva ufficiale, nel corso di una riunione svoltasi giovedì 30 settembre 2010, la direzione dell'Ufficio scolastico provinciale di Alessandria informava i dirigenti della mancata riconferma della prima pluriclasse dei corsi scolastici per geometri ed odontotecnici, per mancanza di organico;
allo stato, pertanto, risultano attivi unicamente la terza pluriclasse del corso per geometri e odontotecnici e la quinta classe del corso per geometri. Ad oggi non è dato sapere quale sia la sorte di coloro che sono stati promossi alle classi che hanno subito i tagli;
a giudizio dell'interrogante, questa è una decisione allarmante e grave, visto che ad oggi la direzione del carcere si trova a gestire un totale di 53 richieste di iscrizione al primo anno del corso per geometri ed odontotecnici, di cui 27 provenienti da altri istituti del territorio nazionale, in attesa di essere trasferiti in questo istituto per motivi di studio, a seguito di un interpello nazionale pubblicato nel mese di marzo 2010;
per il corso per odontotecnici di durata triennale, in particolare, istituito appena un anno fa, si era provveduto con finanziamenti pubblici e privati (attraverso il consorzio dei servizi sociali di Alessandria e la Fondazione Cassa di risparmio), ad istituire un laboratorio con relativo acquisto di materiale per l'avvio del corso. Il progetto prevedeva, al suo termine, la possibilità di istituire un vero e proprio laboratorio odontotecnico, in grado di offrire le protesi dentarie ai detenuti a livello nazionale. Un progetto ambizioso, elaborato anche in collaborazione con l'Azienda sanitaria locale di Alessandria, il Comune e la Provincia, oggi miseramente naufragato;
sottolineato in particolare che:
tali corsi scolastici, attivi in questo istituto sin dal 1956, a fronte del loro valore trattamentale, e delle criticità connesse all'attuale sovraffollamento delle carceri, rappresentano una delle poche e valide opportunità che l'amministrazione penitenziaria è in grado di offrire al detenuto;
una così importante decisione è stata presa senza informare l'amministrazione penitenziaria che, nell'attuale situazione di grave carenza di uomini e mezzi, rischia di vedere compromessi anche l'ordine e la sicurezza dell'intero istituto con inevitabili ripercussioni sul lavoro quotidiano del personale di Polizia penitenziaria;
a giudizio dell'interrogante è ormai inderogabile la necessità di avviare forme di collaborazione strutturate al fine di stilare un protocollo di intesa per la prosecuzione dell'istruzione superiore nel carcere di Alessandria,
si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo siano al corrente della situazione e se intendano intervenire tempestivamente, per quanto di competenza, per assicurare la sopravvivenza dei corsi scolastici in un carcere da sempre noto per la sua alta valenza rieducativa.
(3-01644)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08976
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08976
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

Antonio Granata, 35enne di origini campane, arrestato il 29 settembre 2010, si è tolto la vita la mattina del 4 ottobre 2010 impiccandosi nel carcere napoletano di Poggioreale. Appena entrato nell'istituto penitenziario l'uomo era stato allocato nel padiglione Firenze, nel reparto «nuovi giunti». Successivamente, notificatagli un'ordinanza di custodia cautelare per 416-bis era stato spostato nel padiglione Livorno-alta sicurezza;

secondo una prima ricostruzione, pare che il detenuto abbia utilizzato un lenzuolo per togliersi la vita. A dare l'allarme è stato il compagno di cella che, rientrando dall'ora d'aria, ha trovato il corpo esamine. Salgono così a 52 le persone che si sono suicidate nelle carceri italiane dall'inizio del 2010;

su questo ennesimo suicidio Eugenio Sarno, segretario generale Uil Pa penitenziari, ha dichiarato quanto segue: «il Dap e il Ministero della giustizia non sembrano capaci di arginare la mattanza in atto. Tra auto soppressioni, aggressioni, violenze, sovrappopolamento e violazione del diritto, le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità. Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste»;

il precedente suicidio registrato a Poggioreale risale al 9 settembre 2010: un transessuale di 34 anni, il pugliese Francesco Consoli, detenuto da circa un anno, si era tolto la vita inalando del gas. Il terzo caso in pochi giorni nel carcere campano: nelle settimane precedenti un detenuto era morto assumendo un mix di farmaci (Sanax e Rivodril) introdotti fraudolentemente in cella mentre un altro era stato stroncato da un infarto;

la gravissima, allarmante, incivile emergenza dei suicidi in carcere impone di trovare quelle soluzioni che ancora non si intravedono; il fenomeno è stato denunciato tempo fa anche dal dossier «Morire di carcere», realizzato dai detenuti e dai volontari della redazione della rivista Ristretti Orizzonti;

è emerso dal citato documento che i detenuti si tolgono la vita con una frequenza diciannove volte superiore rispetto alle persone libere; tale dato, di per sé agghiacciante, si carica di implicazioni che sgomentano e avviliscono;

la mancanza di adeguata assistenza psicologica si va diffondendo in modo preoccupante in tutti gli istituti di pena sparsi sul territorio nazionale, ciò accade nonostante il recente decreto di riordino della sanità penitenziaria sottolinei l'obbligatorietà di garantire pari opportunità di cura ai soggetti reclusi rispetto a quelli liberi;

i tagli all'assistenza psicologica carceraria si verificano mentre cresce inesorabilmente il sovraffollamento negli istituti di pena, con impennata dei detenuti stranieri soprattutto al Nord e dei consumatori di sostanze psicotrope e con conseguente aggravamento della condizione di vita in carcere; tutto ciò comporta un aumento esponenziale del rischio di condotte dimostrative e autolesioniste da parte dei detenuti, per non parlare poi del numero dei suicidi, in continua ascesa;

è stato calcolato: a) che il tempo medio che ogni psicologo può dedicare ad ogni detenuto oscilla tra i 7 (sette) e i 15 (quindici) minuti al mese, tempo medio che include non solo il contatto diretto, ma anche la consultazione della documentazione, le riunioni di equipe, le relazioni e tutto ciò che ne consegue; peraltro negli ultimi anni il predetto monte ore, già insufficiente, è gradualmente diminuito fino a non rendere più possibile un serio intervento psicologico; b) che l'impegno economico per questa delicatissima attività è ormai la metà della metà di quello utilizzato non più di quattro anni fa;

la circostanza che l'assistenza psicologica nelle carceri italiane, a cominciare da quella legata alle attività di osservazione e trattamento dei detenuti, risulti essere assolutamente carente e deficitaria, comporta, come naturale conseguenza, che gli istituti di pena siano diventati una istituzione a carattere prevalentemente, se non esclusivamente, affittivo, ciò in palese violazione del dettato costituzionale che affida alla pena finalità rieducative e di risocializzazione -:

di quali informazioni il Ministro interrogato disponga circa i fatti riferiti in premessa;

quali iniziative intenda intraprendere affinché siano accertate le eventuali responsabilità della direzione del carcere Poggioreale di Napoli in ordine alla mancanza degli opportuni controlli che avrebbero potuto impedire il tragico suicidio;

più in generale, quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare, con riferimento alla triste piaga dei suicidi in carcere, al fine di garantire ai detenuti una non effimera attività di valutazione e trattamento, nonché i livelli essenziali di assistenza sanitario-psicologica previsti dalla legge;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario napoletano conformi al dettato costituzionale e normativo.
(4-08976)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08975
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08975
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano Il Centro del 6 ottobre 2010 è apparso un articolo intitolato: «Vasto, un avvocato denuncia: troppi detenuti, il carcere scoppia»;

secondo quanto dichiarato dall'avvocato Angela Pennetta, «nella casa circondariale di Torre Sinello i detenuti vivono in condizioni estremamente disagiate. Il sovraffollamento esaspera i detenuti e rende estremamente difficoltoso anche il compito degli agenti di polizia penitenziaria. È necessario trovare un rimedio. Uno dei miei assistiti vive in una cella di due metri per tre con altri tre detenuti. Le quattro brande occupano quasi tutto lo spazio. Spesso i detenuti italiani rifiutano il cibo per protesta. Una situazione così disagiata crea malumore e nervosismo»;

nel carcere di Vasto, le celle realizzate per un centinaio di detenuti ne ospitano attualmente più di 240, il 40 per cento dei quali di origine straniera. Anche i laboratori sono stati trasformati in celle. Detenuti di etnia, lingua e religione diversa sono costretti a convivere in pochi metri quadri;

non più tardi di due mesi fa, gli stessi sindacati di polizia penitenziaria lamentavano condizioni lavorative insostenibili all'interno della casa circondariale di Vasto. Tutte le sigle: Osapp, Uil, Cisl-Fns, Sinappe, Ugl e Cnpp hanno più volte segnalato i problemi e i disagi al Ministro della giustizia;

il direttore dell'istituto di pena, dottor Carlo Brunetti, già a inizio anno aveva rappresentato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) la situazione divenuta insostenibile -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

se non ritenga opportuno disporre una ispezione presso la casa circondariale di Vasto;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di contrastare il grave sovraffollamento che affligge da tempo l'istituto di pena indicato in premessa;


quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di garantire all'interno del predetto istituto di pena il rispetto dell'articolo 27, comma 3 della Costituzione. (4-08975)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08974
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08974
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa ANSA del 5 ottobre 2010, il diritto alla salute nelle carceri sarde sarebbe a rischio perché lo Stato e regione litigano sulle spese;

secondo quanto denunciato da Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo Diritti e Riforme, «il diritto alla salute nelle carceri della Sardegna viene compromesso, giorno dopo giorno, in seguito al braccio di ferro tra Governo e Regione sulle spese sanitarie e farmaceutiche da affrontare fino al 31 dicembre in attesa del passaggio delle competenze dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria al Servizio sanitario regionale. È una situazione drammatica che rischia di avere gravi conseguenze e che suscita forte preoccupazione anche tra gli operatori sanitari che si trovano nell'impossibilità di far fronte ad una situazione di emergenza per mancanza di fondi a disposizione. È indispensabile un intervento straordinario e urgente del Ministero della giustizia o della Regione per ripristinare la normalità nell'assistenza ai detenuti, in attesa di definire il passaggio di competenze e l'eventuale contenzioso. Se la Regione, responsabile di quanto sta accadendo, stante l'attuale crisi politica, non è in grado o non intende assumere un provvedimento straordinario, i fondi devono essere garantiti dal Governo attraverso il Ministero della giustizia. In caso contrario il perdurare dell'attuale situazione configura l'interruzione di pubblico servizio e richiede un intervento della magistratura e dei sindaci dei Comuni interessati» -:

di quali informazioni dispongano circa i fatti riferiti in premessa;

quali iniziative urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di garantire i fondi necessari per la copertura delle spese sanitarie e farmaceutiche che le carceri sarde saranno chiamate ad affrontare fino al 31 dicembre 2010.(4-08974)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08973
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08973
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:



secondo quanto riferito dall'avvocato Silvano Gaggioli, presidente dell'ordine provinciale degli avvocati, al quotidiano Il Messaggero Veneto del 4 ottobre 2010, il carcere di Gorizia sarebbe «il fanalino di coda di tutta la regione in quanto a condizioni di vita e personale a disposizione, al punto che la situazione rischia di diventare letteralmente esplosiva se il Ministero della Giustizia non interverrà immediatamente»;



nell'analisi dell'avvocato Gaggioli si evidenzia come nella struttura carceraria goriziana è ospitato il 60 per cento di detenuti in più rispetto alla capienza consentita. Contemporaneamente, il personale penitenziario vanta carenze notevoli, con il 25 per cento in meno di impiegati rispetto alla pianta organica prevista -:



di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;


se non ritenga opportuno disporre una ispezione presso la casa circondariale di Gorizia;



quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di contrastare il grave sovraffollamento che affligge da tempo l'istituto di pena indicato in premessa;



se non ritenga opportuno assegnare immediatamente alla citata casa circondariale un numero maggiore di agenti di polizia penitenziaria;


quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di garantire all'interno del predetto istituto di pena il rispetto dell'articolo 27, comma 3, della Costituzione.
(4-08973)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08972
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08972
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riferito da Roberto Santini, segretario generale del Sinappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, al quotidiano Il Tirreno del 4 ottobre 2010, il carcere di Massa starebbe cadendo letteralmente a pezzi;

nel predetto istituto di pena si sarebbe venuta creando nel corso del tempo una situazione generalizzata di incuria e conseguentemente di pericolo per gli agenti della polizia penitenziaria;

nel carcere di Massa vi sarebbero problemi al sistema di illuminazione, a quello d'allarme, ai muri di cinta e alla qualità di vita di chi nel carcere lavora ogni giorno;

secondo quanto riferito da Santini, «da tempo il cancello carrabile del carcere non funziona, la portineria ha il grave handicap di non permettere il riconoscimento a vista delle persone che suonano, alle quali quindi viene aperta la porta, ma con «l'incognita», visto che le telecamere sono rotte. Per lo stesso identico motivo non è possibile effettuare il controllo del deposito armi. Anche la terza portineria presenta gravi problematiche dal punto di vista del funzionamento. Problemi risolvibili con una sala regia, che però non è mai entrata in attività. I reparti detentivi sono sprovvisti di allarme»;

sempre secondo Santini, «nell'area passeggi "comuni" della sezione C l'agente deve "passeggiare" insieme ai detenuti, data l'assenza di un posto di guardia ad hoc e di un allarme. Inoltre nella sezione C, dove la popolazione detenuta ha raggiunto quota 145, (anche il locale riservato agli agenti è stato adibito a cella) viene generalmente addetta una sola unità. E peggio ancora sarebbe nella sezione «A» dove un solo agente dovrebbe controllare tantissimi detenuti. I due cancelli che consentono l'accesso alle sezioni penali A ed M sono comandati dallo stesso agente in servizio alla Terza Portineria. Per non parlare della vasta area destinata alle lavorazioni, che impiega 35 detenuti e numerosi civili ed in cui è ordinario l'utilizzo di arnesi pericolosi, è affidata alla sorveglianza di due soli agenti. Anche il regolare svolgimento del servizio di sentinella sul muro di cinta è ostacolato dal mancato funzionamento degli allarmi e dei segnalatori antiscavalcamento, dalle serrature delle porte, che cadono letteralmente a pezzi, dalle radio trasmittenti rotte e dai telefoni guasti»;

nel carcere di Massa sono 246 i detenuti con 122 unità di polizia, che si riducono a poco più di 90 in servizio -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

se non ritenga opportuno disporre una ispezione presso il carcere di Massa;

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di garantire la sicurezza dell'istituto nonché il rispetto, al suo interno, dell'articolo 27, comma 3, della Costituzione;

se non ritenga opportuno disporre l'immediata chiusura dell'istituto, con conseguente ricollocazione dei detenuti in altre strutture.(4-08972)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08971
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08971
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo domenica 10 ottobre 2010 ha visitato la casa circondariale di Bologna, registrando la seguente situazione:

detenuti presenti: 1.119, di cui 1.047 uomini e 72 donne (un bambino di pochi mesi detenuto con la madre) a fronte di una capienza regolamentare di 483 posti; detenuti in attesa di 1o giudizio 272; detenuti appellanti e ricorrenti 356; detenuti definitivi 491; tossicodipendenti presenti: 293; i detenuti stranieri (comunitari ed extracomunitari) raggiungono la percentuale del 65 per cento e appartengono a 51 nazionalità diverse; la percentuale dei detenuti che lavorano è intorno al 10 per cento mentre coloro che frequentano i corsi scolastici appena ripresi dopo la pausa estiva, sono in tutto 80; 15 sono coloro che frequentano i corsi universitari; l'80 per cento dei reclusi trascorre in cella 20 nella più totale inattività 20 ore al giorno;

molti sono i detenuti incontrati nel corso della visita che si trovano nel carcere per il solo reato di immigrazione clandestina;

a fronte di questa drammatica situazione rappresentata dai numeri sopra esposti, c'è da registrare una forte carenza di agenti di polizia penitenziaria: a fronte dei 567 previsti nella pianta organica, ce ne sono effettivamente presenti solo 393;

la situazione dell'istituto non è esplosiva solo grazie all'abnegazione del personale e alla significativa presenza di volontari che frequentano il carcere, ben 250;

inoltre, l'interrogante ha trovato pieno riscontro a quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa Il Velino del 6 ottobre scorso: a fronte di un così elevato indice di sovraffollamento, nell'istituto i detenuti possono contare su sole due linee telefoniche attive per telefonare ai propri familiari;

Mimmo Nicotra, vicesegretario generale dell'Osapp, lamentava le incongruenze del piano carceri, «laddove si parla di carceri nuove per risolvere i problemi dei penitenziari italiani mentre a Bologna, per telefonare ai propri familiari, i detenuti hanno a disposizione solo due linee telefoniche. Purtroppo questa è una causa ulteriore di aggressione al personale di polizia penitenziaria. E, comunque, di conflitti che possono sfociare in aggressioni. Ecco perché chiediamo più attenzione per le carceri già in uso e che hanno tra l'altro un numero di detenuti maggiore di quello previsto»;

quanto alle telefonate, la carenza di linee e di personale (i detenuti, come è evidente, non telefonano direttamente ma hanno bisogno di essere accompagnati nelle cabine e di personale penitenziario che verifichi i numeri di telefono e componga i numeri fino a trovare l'interlocutore della chiamata) ha trovato un ulteriore incremento di lavoro a causa della peraltro lodevole e giusta iniziativa del DAP che autorizza le telefonate verso i numeri cellulari, previa verifica della corrispondenza fra il titolare della scheda telefonica e il nominativo del familiare destinatario della chiamata -:

quali interventi urgenti intenda mettere in atto per riportare la capienza della casa circondariale di Bologna nei numeri regolamentari;

in che modo intenda affrontare la carenza del personale di polizia penitenziaria, carenza che incide fortemente sulle già scarsissime attività trattamentali;

se e quando incrementerà le risorse da destinare all'istituto per consentire maggiori possibilità di lavoro e di studio per i detenuti;

quali provvedimenti urgenti si intendano adottare al fine di aumentare il numero delle linee telefoniche a disposizione dei detenuti in modo da renderlo adeguato all'elevato tasso di sovraffollamento presente nell'istituto di pena bolognese;

se intenda sollecitare i direttori degli istituti penitenziari italiani ad applicare la circolare del Dap che consente ai detenuti di telefonare verso utenze telefoniche mobili a chi ha familiari che non dispongono di un'utenza fissa. (4-08971)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/08969
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 381 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/10/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010
PARTITO DEMOCRATICO
11/10/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08969
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.381

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il quotidiano La Sicilia del 6 ottobre 2010 riporta la notizia così titolata «Taranto: magistrato concede arresti a detenuto con tumore, dopo 40 giorni è ancora in carcere»;

l'articolo spiega che le condizioni di salute di Christian Bianchini, detenuto di 28 anni affetto da tumore al fegato si sono ulteriormente aggravate ma che continua a stare nel carcere di Taranto nonostante che dall'inizio di settembre il magistrato di sorveglianza gli abbia concesso gli arresti ospedalieri, ordinandone l'immediato trasferimento a Palermo per essere ricoverato al centro clinico Ismet la cui direzione sanitaria si è detta disponibile ad accoglierlo e sottoporlo ad intervento chirurgico per l'asportazione del tumore; incredibilmente è però accaduto che l'ordinanza del magistrato di sorveglianza non abbia trovato esecuzione nonostante l'immediata notifica alla direzione della casa circondariale e per conoscenza alla corte d'appello di Catania (che ha processato Bianchini in abbreviato condannandolo a tredici anni di reclusione per mafia e traffico di droga) e al difensore dello stesso detenuto, avvocato Giuseppe Brandino;

il quotidiano catanese riporta anche la denuncia dei genitori: «i genitori del giovane detenuto, allarmati per le condizioni del figlio, che da una settimana a questa parte, continua ripetutamente a sputare sangue e rifiuta il cibo che gli passa la mensa carceraria, hanno minacciato di presentare una denuncia a carico del direttore della casa circondariale e di trascinare a giudizio i responsabili del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per la omessa attuazione del provvedimento del magistrato di sorveglianza, nonché per il trattamento disumano cui è sottoposto Christian Bianchini, che, nonostante le sue gravi condizioni di salute, viene tenuto in una cella, senza alcuna assistenza sanitaria da parte dei medici del carcere. Le intenzioni del padre e della madre di Christian Bianchini sono state recepite dall'avvocato Giuseppe Brandino che ha immediatamente inoltrato una diffida sia al direttore della casa circondariale di Taranto che ai vertici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, trasmettendone una copia al magistrato di sorveglianza di Taranto, per sollecitare un suo eventuale intervento in grado di far sbloccare la pratica del trasferimento all'ospedale Ismet di Palermo di Christian Bianchini. I motivi della mancata osservanza dell'ordinanza del magistrato sarebbero da ricercare nella carenza di risorse finanziarie per sostenere i costi di trasporto del detenuto da Taranto a Palermo. Ma anche se così fosse, i genitori, e non solo loro, si chiedono indignati: per soldi lo Stato può fare morire un giovane di appena 28 anni?» -:

se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;

se sia vero, in particolare, che il trasferimento del giovane detenuto non sia eseguito per carenza di risorse finanziarie;

se intenda aprire un'indagine per verificare le responsabilità del caso;

cosa intenda fare per dare immediata esecuzione all'ordinanza del magistrato di sorveglianza.(4-08969)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03814
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 436 del 12/10/2010
Firmatari
Primo firmatario: ROSSI PAOLO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/10/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/10/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03814
presentata da
PAOLO ROSSI
martedì 12 ottobre 2010, seduta n.436
ROSSI Paolo - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
con il decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146, è stato istituito il «ruolo direttivo ordinario» del corpo di Polizia penitenziaria con ordine gerarchico e con livello analogo a quello del corrispondente «ruolo dei commissari» della Polizia di Stato;
con il decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, si è provveduto al riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato;
con il decreto legislativo 3 aprile 2001, n. 155, si è provveduto al riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente del Corpo forestale dello Stato, articolati in qualifiche analoghe a quelle dei corrispondenti ruoli della Polizia di Stato;
considerato che:
nessun riordino è intervenuto per il «ruolo direttivo ordinario» del corpo della Polizia penitenziaria, con ciò determinando una sperequazione di trattamento giuridico-economico tra Forze di polizia ad ordinamento civile;
attualmente i funzionari del «ruolo direttivo ordinario» della Polizia penitenziaria sono penalizzati rispetto ai funzionari della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato, sia per quanto attiene alla qualifica iniziale nei ruoli, successiva ai corsi di formazione, che risulta di «vice commissario» per la Polizia penitenziaria (parametro stipendiale 133,25) e di «commissario capo» per le altre Forze di polizia (parametro stipendiale pari a 144,5), sia per quanto concerne gli sviluppi di carriera che consentono ai funzionari della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato il raggiungimento della qualifica apicale, rispettivamente di «vice questore aggiunto» e di «vice questore forestale», attraverso la previsione di un «ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo» dopo cinque anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica di «commissario capo», laddove per la Polizia penitenziaria la promozione alla qualifica apicale di «commissario coordinatore» (da omologare con «vice questore penitenziario») avviene mediante uno scrutinio per merito comparativo nell'ambito di un «ruolo chiuso», con un ritardo minimo, per i più meritevoli, di ben tre anni;
simili problematiche, inerenti alla qualifica iniziale e agli sviluppi di carriera, investono anche il personale appartenente al «ruolo direttivo speciale» del corpo di Polizia penitenziaria,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto esposto, non ritenga opportuno intervenire nelle appropriate sedi, al fine di riallineare la carriera del «ruolo direttivo ordinario» e del «ruolo direttivo speciale» del corpo di Polizia penitenziaria a quella degli omologhi ruoli delle altre Forze di polizia ad ordinamento civile, al fine di annullare la menzionata sperequazione.
(4-03814)
 
Damiano Bellucci