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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2010  -  stampato il 09/12/2016


N.T.P. : Resa senza condizioni.

Recentemente il Dipartimento ha inviato una nota diretta all’Ufficio Sicurezza e Traduzioni del Provveditorato della Sicilia, rispondendo ad una richiesta pressante di personale di polizia penitenziaria da impiegare nei numerosissimi servizi giornalieri che costringono i coordinatori dei vari Nuclei provinciali a far uscire con un numero ridotto le scorte rispetto a quanto previsto dal modello organizzativo.

Bisogna fare una premessa: già da almeno 3 – 4 anni, tutti i Coordinatori, sono costretti a farele traduzioni sotto scorta, valutando attentamente la natura dei detenuti da tradurre e talvolta ricorrendo a scorte ridicole se paragonate al numero di detenuti da tradurre
La direzione generale del personale e della formazione del DAP, scoprendo l’acqua calda, risponde dicendo che “ già da tempo la maggior parte dei direttori degli uffici della sicurezza e delle traduzioni stanno provvedendo alla pianificazione dei servizi con l’esiguo personale a disposizione, anche al di sotto delle aliquote minime previste dal vigente modello organizzativo”, l’ufficio comunica quello che sapevamo già fornendo una ulteriore raccomandazione e cioè di predisporre un adeguato servizio secondo una prudente valutazione della tipologia e della pericolosità dei detenuti da tradurre.
 
Insomma, una resa senza condizioni. Sul ponte sventola la bandiera bianca della stanchezza. Non ci sono uomini. Questa è la triste realtà che conoscevamo da tempo e che comunque solo i magistrati ignorano; infatti a loro credo poco importi se non abbiamo uomini a sufficienza per garantire tutti i servizi, salvo sobbarcarsi di straordinari, reimpieghi, sacrifici, incidenti stradali, mugugni, note sindacali: il detenuto deve essere portato in udienza ad ogni costo, altrimenti scattano le denuncie.
 
Ricordo che alcuni mesi fa, un coordinatore di un nucleo della Sicilia, fece ritardare una traduzione a causa del mancato arrivo dei buoni carburante; ebbene si trattò di un ritardo, i detenuti erano per strada – erano dei mafiosi – e ciò fece scalpore. Il giornalista colse la palla al balzo scrivendo “salta processo di mafia perché manca la benzina”. In realtà il giudice aveva rinviato il processo a causa di un avvocato del Nord che aveva fretta di rientrare in sede.
 
Ebbene furono giorni duri per il Coordinatore e per il Direttore di quell’Istituto subissati di telefonate e richieste di giustificazioni per iscritto…. E se non li avessero portati i detenuti in udienza per un qualsiasi motivo? Sarebbe scattata la denuncia?
 
Chi legge, penserà: ma che c’entra questo con la lettera. Tutto ha un’attinenza. Il Coordinatore sulla base della tipologia mette una scorta minima al detenuto. Il detenuto durante una fase della traduzione riesce ad evadere……Scatterebbe la denuncia per il Cooirdinatore e per il Caposcorta….. state pur certi che ci sarà qualcuno che dirà:
 
D. - Come mai c’erano solo tre agenti a fare la scorta al detenuto?
 
R. – ma…. il DAP ha scritto che essendo il personale a disposizione ridotto al minimo le scorte si possono effettuare anche al di sotto del minimo previsto dal modello organizzativo...
 
D. – ma il Dap lascia la valutazione della pericolosità al Coordinatore….
 
R. – Per me, quel detenuto non era pericoloso
 
D. – Eppure è scappato….lei non ha saputo valutare bene il pericolo e pagherà per questo.
 
Sicuramente questo è un dialogo immaginario ma plausibile. Insomma, voglio dire non c’è giustificazione che tenga, e le indicazioni date dal DAP, assodate da tempo in periferia non fanno altro che scaricare da un sedere all’altro quel famoso cetriolo.
 
Le valutazioni sulla pericolosità sono relative; ricordo che a settembre del 2009 un detenuto nel recarsi ad una banale udienza in un paesino della Sicilia, in una sezione distaccata del Tribunale, riuscì a fuggire dalla finestrella del bagno! E pensare che era un cinquantenne e pure leggermente claudicante e quindi con una scorta al di sotto del minimo.
 
In questi casi, chi pagherebbe?